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La lezione di Tiger Woods

Partendo dalla notizia dell’incidente avvenuto a Tiger Woods e dalla tempestività con la quale, ancora una volta, è stata data la notizia attraverso Twitter è possibile interrogarsi sul valore delle notizie in tempo reale diffuse dai diversi social network e messaggistica istantanea.

Dalla parte degli entusiasti si schiera Techcrunch che al riguardo titola “This is why the internet [and twitter] wins”, sottolineando la tempestività del mezzo rispetto alle versioni on line dei mainstream media.

Scoprire qualche ora più tardi che le dinamiche e le cause dell’incidente avvenuto parrebbero ben distinte da quanto riportato ed espanso all’infinito su Twitter offre l’occasione per chiedersi quale sia il reale valore del mezzo in chiave giornalistica.

Sotto questo profilo ottima la sintesi offerta dalla matrice sottostante realizzata da Broadstuff.

Sono questi certamente parametri sui quali riflettere e lavorare per un giornalismo che non può essere fatto solo di algoritmi e che deve, anche, saper scindere tempo reale e qualità.

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Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

Media scarcity is dead.

Inizia così l’articolo pubblicato su TechCrunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, concentrando l’analisi sui mezzi digitali, traduce tutto in files che possono essere scambiati e piratati prevedendo dunque il prevalere degli smartphones con particolare riferimento ad Apple e App store, per concludere come, a suo avviso, sia necessario vendere accesso ed esperienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a conferma della attuale fragilità dell’industria dei media ed in particolare dell’area digitale degli stessi, alla ricerca di un modello di business degno di questo nome, nonché della complessiva bontà delle ipotesi formulate da Segal, si assiste al lancio di quella che potrebbe essere la killer application della conversazione su internet e di quello che per convenzione viene definito twitter giornalismo.

Twitter Tim.es consente di separare il segnale dal rumore selezionando i temi con precisione ed in maniera personalizzata secondo i propri interessi. Le informazioni possono essere organizzate per rilevanza ed in funzione della popolarità della fonte, è possibile filtrare le notizie sulla base dei profili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Grinev, responsabile tecnico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene calcolato quante volte un link viene pubblicato dai nostri << amici >> ed in questo modo siamo in grado di costruire un giornale, un notiziario, personalizzato”. Non è da escludere che in futuro Twitter Times possa essere utilizzato all’interno dei siti web dei quotidiani stessi restringendo il concetto ad una singola fonte. Parrebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Grinev, possa essere interessato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guardian e Murdoch sulla possibilità effettiva di far pagare i contenuti on line e la guerra agli aggregatori che registra ogni giorno un nuovo capitolo, dimostrano l’incertezza e l’inesperienza di un settore che per troppo tempo ha retto la propria esistenza sull’ uovo e la gallina e [per continuare la parafrasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapidità per ragioni strutturali organizzative né sulla personalizzazione per motivi di oggettiva limitazione, che i media tradizionali [ed in particolare quotidiani e periodici] potranno vincere la sfida con la comunicazione e l’informazione digitale.

Le notizie del XX secolo sono inadatte alla società del XXI ricorda il manifesto sui new media redatto dall Harward Business Publishing che riassume brillantemente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Conoscenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abilitazione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scarsità contro circolazione
  • Provocazione non perfezione
  • Non vendersi
  • Messaggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chiesto a Mark Zuckerberg quali fossero i motivi essenziali del successo di Facebook la risposta fu: “focalizzazione, astuzia e rapidità”, tre punti che emergono chiaramente nelle raccomandazioni del manifesto.

Sono evidentemente consigli generali e generalizzati che vanno adattati contestualizzandoli ad ogni realtà specifica, per questo esistono i manager aziendali, no?

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Journalist Tweets

JournalistTweets si propone come tool, strumento, di collaborazione per addetti alle PR ed ovviamente giornalisti come dice il nome.

In buona sostanza si tratta di un aggregatore di cinguetii che offre, oltre alla possibilità di effettuare delle ricerche e ricevere [registrandosi] alerts sul tema d’interesse, anche l’opportunità di rispondere direttamente con immediatezza al giornalista/messaggio del caso.

Attualmente il servizio è attivo per gli USA, dove i giornalisti/twitter sono suddivisi per argomento, Canada, UK, Germania, Portogallo e Penisola Scandinava. Il progetto di comunicazione, intrapreso da Cision a maggio di quest’anno, è partito con solo gli Stati Uniti, non è da escludere che in futuro comprenda anche l’Italia.

Journalist Tweets

JournalismTweets rappresenta una integrazione, ma anche un possibile sostitutivo, del servizio di realizzazione di comunicati stampa via Twitter di recente realizzazione precedentemente riportato in questi spazi.

Ho ritenuto interessante segnalare l’iniziativa che penso possa essere di supporto a chi si occupa di giornalismo e comunicazione nel nostro paese, nonché aiutare coloro che parrebbe debbano ricorrere alle cartoline postali per poter avere contatti con i giornalisti.

Relativamente all’utilizzo del mezzo, si ricorda che complessivamente qualunque comunicazione e qualsiasi media, a parità di condizione, risultano più funzionali se indirizzati ad un gruppo specifico di persone. Sotto questo profilo l’iniziativa potrebbe ottenere dunque un discreto successo.

Mi chiedo infine, se i giornalisti presenti su twitter sono una minoranza, i contenuti segnalati ed aggregati saranno quelli di maggior o di minor valore? Soprattutto, oltre all’utilizzo, più o meno ristretto, circoscritto in ambito professionale può essere questo uno strumento, un mezzo, di dialogo e dunque di democrazia o meno?

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ConversActions Failure

Il futuro del giornalismo e delle notizie è appeso al filo della collaborazione allargata e delle conversazioni.

Twitter ed il twitter-giornalismo sono indubbiamente parte integrante del percorso.

Pare che i giornalisti professionisti [o quantomeno retribuiti] continuino a restare prevalentemente al margine del processo con risultati evidenti.

Twitter and Journalist

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Twitter press release

Nell’era del twitter-giornalismo non poteva mancare il comunicato stampa via twitter.

Il servizio è stato lanciato in questi giorni dalla agenzia statunitense Muck Rack e viene proposto ad un costo di 1 $ per carattere con una tariffazione minima di 50 $.

Secondo l’agenzia che propone il servizio essendo i giornalisti estremamente indaffarati la brevità del messaggio sarebbe particolarmente apprezzata. E’ possibile effettuare il pagamento attraverso Pay Pal ed ovviamente inserire un link al comunicato stampa completo avendo in questo modo la possibilità di valutare la redemption conteggiando i click ricevuti all’indirizzo web segnalato nel “twitter press release”. Pepsi Cola e Diesel hanno già aderito al momento della redazione di questo articolo.

L’inserimento del mini comunicato stampa è semplice e veloce [vd. immagine form sottostante] ed in un battito di ciglia viene pubblicato sul sito dell’agenzia e veicolato attraverso l’account twitter della stessa che, nel momento in cui scrivo, ha 3491 followers.

Comunicato Stampa Twitter

Se l’azienda sta già conversando con i distinti pubblici di riferimento, giornalisti compresi, attraverso un proprio account di twitter di successo, non mi pare assolutamente sensata la proposta che, invece, potrebbe essere utilizzata per testare le iniziative da parte di coloro che sono ancora perplessi sull’utilizzo corporate di twitter.

Mi sono già iscritto all’account twitter della precitata agenzia di PR e sono proprio curioso di seguire la vicenda per verificarne l’applicazione e gli esiti nonché gli eventuali effetti collaterali

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Commenti ed indicazioni per il futuro dell’editoria

Nel corso della settimana ho provato a fornire il mio contributo relativamente al futuro dei giornali e dell’editoria più in generale, ponendo l’accento in particolare su due argomenti di attualità quali il twitter-giornalismo ed il pagamento delle notizie on line.

Relativamente al secondo tema proposto, interessante e condivisibile il commento di Gaspar Torriero che sintetizza le ulteriori possibili “derivate” argomentando che: Credo che da quei sei milioni e rotti ricavati dalla vendita dei contenuti online al 10% dei visitatori, occorra sottrarre il mancato guadagno per l’altro 90% che non si becca più la pubblicità. Meno facilmente quantificabile ma altrettanto importante è la perdita di rilevanza nelle ricerche su Google.

L’articolo pubblicato mercoledì sul “Corsera” consente di riprendere ed ampliare il discorso.

Massimo Gaggi in “La rivoluzione di Twitter manda in affanno i media” partendo dall’ hype del momento, parla di come le reti sociali impongano una ridefinizione del giornalismo sia in termini di skills richiesti ai giornalisti, che di attendibilità delle fonti.

Più che il pezzo stesso – senza nulla togliere al diligente giornalista – sono i commenti che sono di vero interesse.

La fotografia che tracciano sullo stato del giornalismo e sul futuro dei giornali è davvero puntuale. Credo che valga davvero la pena di riprenderne la maggior parte per poter – al pari di una ricerca qualitativa – comprendere desiderata dei lettori di quotidiani e aree di miglioramento per l’editoria nostrana. Per semplicità di lettura ho evidenziato i passaggi che mi appaiono più interessanti.

  • Il problema e’ l’ignoranza tecnologica di molti giornalisti. Finche’ non ci sara’ un ricambio generazionale i media inseguiranno. Oggi e’ twitter domani saranno altre tecnologie che sono gia’ qui ma sconosciute ai molti. Twitter e’ nato nel 2006 ed io lo uso da allora, possibile che i giornali lo scoprano solo adesso? Ci vogliono giornalisti competenti o i giornali moriranno, e’ inutile parlare di giornali a pagamento quando ci sono altre opzioni, l’informazione deve essere gratuita, cercate altri modi per far soldi. Non illudetevi, gli utenti di internet abbandoneranno immediatamente tecnologie non gratuite. Vedrete che l’idea di Murdoch per i giornali a pagamento fallira’. FraDolcino

  • Se voglio la notizia nuda e cruda in tempo reale vado su internet, se voglio approfondirla il giorno dopo compro il quotidiano (oppure -meglio- pago per un accesso premium ad internet). Ovvio che se l’approfondimento non approfondisce mi irrito (leggasi non pago). Iuruiuri

  • Come al solito ci si concentra sul mezzo mai sul contenuto. Twitter è sicuramente uno strumento rivoluzionario per la sua semplicità e per il legame che stabilisce tra chi scrive e chi legge ma non è questo a mandare in crisi gli editori. La loro crisi nasce dalla mancanza di generare contenuti interessanti per i lettori. Sentire dalla viva voce di chi è nella notizia più di chi fa da intermediario è la sfida degli editori. Forse il pubblico giovane non vuole più intermediari, non si fida o peggio non ci sono. I giornali, i telegiornali sono un copia e incolla di notizie di agenzie. I vecchi media sono diventati aggregatori di feed. Per raccontare le cose bisogna scendere in strada tra la gente. Lettore_727580

  • Al giornalismo tradizionale sono richieste delle caratteristiche differenti rispetto a un messaggio di 180 caratteri. Ormai non compro o leggo un giornale per avere notizie dell’ultimo minuto ma perché mi aspetto che una redazione con esperienza nel giornalismo mi fornisca pezzi articolati (prendendosi tempo per verificare le fonti, non facendo il copia-e-incolla da Wikipedia), approfondimenti, inchieste di un certo livello. Secondo me cercare di scimmiottare questi nuovi media farà solo peggiorare le condizione in cui si trova oggi la stampa. Batracos

  • Con i Nuovi Media i Vecchi Giornali e Giornalisti potrebbero iniziare a dirci la Verità sui fatti e non a nasconderli come è sempre stato fatto. I Vecchi giornali non sono più credibili ne tanto meno I Vecchi giornalisti. Con i Nuovi Media si rischia un po di confusione ma qualche pezzettino di Verità Vera da qualche parte si trova. Quindi Iniziate a dire la Verità e batterete il Citizen Jounalism. “Questa è la Stampa, Bellezza !” disse Humprey Bogart nel film “L’ultima minaccia”. Andate a rivedervlo è sulle reti P2P. MisterMister

  • È chiaro che le due cose debbano essere integrate. Un messaggino da 140 caratteri è poco più di un avviso. Ad un giornale ‘decente’ si richiede di analizzare le fonti, ampliarle, spiegarle, analizzarle, approfondirle. Le due cose non sono necessariamente in opposizione. Max Paine

  • Mi sembra che si stia paragonando cose completamente diverse tra loro. Un messaggio da 140 caratteri non è una notizia, è un’avviso. “Un’ansa”. Non vuol dire essere informati, vuol dire accontentarsi. Se un ragazzino con il cellulare riprende la morte in diretta di una donna è perchè ha avuto fortuna. Ed ha fregato un bel po’ di soldi a qualche reporter di carriera, che giustamente si sente messo in pericolo (monetario) dalle mini-tecnologie. Poi il problema dell’attendibilità della notizia viene relegato in un trafiletto in fondo al’articolo. Ci credo che questo giornalista ha paura di Twitter. Per FraDolcino: la tendenza va nella direzione opposta; la gente pagherà sempre per ciò che gli interessa. Ale081

open your eyes

I commenti sopra riportati forniscono chiare indicazioni su quali siano i temi e le aree di miglioramento che i lettori si attendono per continuare a fornire loro un [buon] motivo per acquistare informazione degna di questo nome.

Il cosiddetto web 2.0 è fatto di interazione che, come noto, in termini di comunicazione è fatta di erogazione ma anche, se non soprattutto, di ascolto, di scambio. [#]

Gli elementi che i mezzi di comunicazione digitale forniscono quotidianamente sono chiari e puntuali sulla direzione che il pubblico di riferimento, i lettori, si attende. E’ ora che editori e addetti ai lavori ascoltino. Adesso o mai più.

[#] Quasi due anni fa scrissi un articolo dal titolo “Questo blog non è mio” magari prossimamente lo riproporrò vista la morte digitale degli archivi che mi ospitavano al tempo.

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La notizia

Uno dei fundamentals del [buon] giornalismo si basa sulla famosa “regola delle 5 W” considerati i cinque punti irrinunciabili per il coinvolgimento del lettore.

La regola, nata negli USA agli inizi dell’800, può essere funzionale da un lato per sintetizzare al massimo una notizia e dall’altro per costruire lo scheletro dell’articolo da redigere.

Approfondendo l’argomento si scopre che Tommaso D’Aquino alla fine del 12° secolo aveva già ampliato il concetto nella sua opera Summa Theologiae distinguendo otto elementi fondamentali:

Latino Italiano 5 W
1. QUIS «Chi» “Who”
2. QUID «Cosa» “What”
3. QUANDO «Quando» “When”
4. UBI «Dove» “Where”
5. CUR «Perché» “Why”
6. QUANTUM «Quanto» assente
7. QUOMODO «In che modo» assente
8. QUIBUS AUXILIIS «Con quali mezzi» assente

[Via]

Il giornalismo e le notizie subiscono [ad oggi è il termine più consono] l’influenza dei cambiamenti relativi dal passaggio in corso dal broadcasting al narrowcasting, del “twitter giornalismo” , della disintermediazione e degli aggregatori, nonché delle nuove strategie di comunicazione e coinvolgimento che ne derivano.

La notizia esce dunque da schemi classici sino ad arrivare ad essere analisi semantica come nel caso delle due immagini sottoriportate [cliccando sulle immagini avrete accesso ai relativi siti d’informazione]

Newstin - analisi semantica media & publishing

Newstin - analisi semantica media & publishing

Silobreaker - news barak Obama

Silobreaker - news Barak Obama

La notizia si crea infine anche attraverso il data mining generando quello che è stato definito giornalismo computazionale nato per affiancare l’attività di indagine giornalistica con strumenti digitali e sviluppatosi – all’eccesso, spesso senza il controllo delle fonti – per il contenimento dei costi.

Come organizzare le relazioni tra giornalisti, pubblico attivo, pubblico di esperti, in modo che emergano le informazioni e circolino nel modo più libero e intelligente è sicuramente uno dei nodi centrali da sciogliere relativamente alle notizie ed alla notiziabilità per la ripresa e lo sviluppo dell’editoria.

Apparentemente in Italia abbiamo risolto il problema a monte assumendo a tempo determinato il miglior newsmaker sul mercato.

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