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2013 In Breve

I 5 articoli più letti nel 2013 di questa TAZ [*] sono stati, in ordine decrescente di numero di visualizzazioni:

  1. Houston Abbiamo un Problema: Articolo del 14 marzo 2013 su come il mobile sia un’ulteriore minaccia più che un’opportunità per i già precari conti dell’industria dell’informazione [2.973 visualizzazioni].
  2. Wired Diventa Digital First: Articolo del 07 novembre 2013 “leak” della lettera del direttore di «Wired» alla redazione che anticipava  i cambiamenti della rivista [2.864 visualizzazioni].
  3. Le 5 W del Giornalismo nel 2012: Articolo del 23 Agosto 2012 su le evoluzioni dell’ecosistema dell’informazione che richiedono un’interpretazione in chiave di coinvolgimento del lettore da parte dei giornalisti e dei giornali [2.815 visualizzazioni].
  4. About: Il mio profilo personale, e dintorni [2.475 visualizzazioni]
  5. I 24 Social con il Maggior Numero di Utenti Attivi: Articolo del 01 dicembre 2013 di censimento ed analisi di social media e social network nel mondo [1.674 visualizzazioni].

I 5 principali referrers sono stati,  in ordine decrescente di numero di visualizzazioni:

  1. Motori di Ricerca: 46.444 visualizzazioni
  2. Facebook: 24.732 visualizzazioni
  3. Twitter: 14.660 visualizzazioni
  4. Linkedin: 1.173 visualizzazioni
  5. Google+: 996 visualizzazioni

Le 5 nazioni di provenienza con il maggior numero di visualizzazioni, in ordine decrescente, sono state:

  1. Italia: 152.481 visualizzazioni
  2. USA: 3.792 visualizzazioni
  3. UK: 1.443 visualizzazioni
  4. Francia: 1.070 visualizzazioni
  5. Svizzera: 1.027 visualizzazioni

Vi ringrazio davvero di cuore poiché anche nel 2013 il mantenimento, la cura di questa modesta TAZ [*] mi ha consentito di apprendere davvero molto.

Scriveva Ernest Hemingway che “tutti, uomini e animali, ogni anno che passa acquistano un anno, ma alcuni ne acquistano uno in più in conoscenza”, per me è stato davvero così, spero possiate dire altrettanto. AUGURI!

cogito

[*]TAZ: Temporary Autonomous Zone. Una definizione e gli approfondimenti/spiegazione di perchè questo spazio sia una TAZ e NON un blog.

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Questo NON è un Blog

Ci sono termini che vengono usati convenzionalmente sino a perdere il loro significato divenendo una “parola scatolone”, un  termine che vuol dire tutto e nulla per quanto è vago. Uno di questi termini è sicuramente blog e, peggio ancora, il suo derivato blogger, colui che, come noto, scrive, appunto, un blog.

Si stima che i redattori di “blog” che pubblicano “post” [iniziamo a virgolettare questi termini] in modo continuato in Italia, sarebbero circa 500mila, una popolazione enorme che, per le ragioni più diverse, ha voglia di esprimersi e di entrare in relazione con altri a distanza, su Internet.

Originariamente, l’insieme dei comportamenti e del lavoro in Rete di queste persone costituiva la “blogosfera”, termine usato per la prima volta undici anni fa dall’inglese Brad L.Graham per denotare il sistema aperto e interconnesso di “blog”, che viene configurato progressivamente dai “blogger”: un sistema che produce conoscenze in quantità superiori a quelle generate finora dall’umanità nei millenni passati.

Oggi i “blog” sono un format editoriale al quale attingono ampiamente gli editori tradizionali per fare traffico, per portare visite ai loro siti web, ed i giornalisti per diletto o, più spesso, per migliorare la loro visibilità e reputazione. Questa galassia di produttori e consumatori di informazioni , di organizzazioni sociali rette dalla comunicazione, appare come un medium davvero globale, che, in chiave corporate, può diventare utile per veicolare commerci di massa e fidelizzare consumatori o per trasmettere modelli di comportamento pubblico e ottenere consenso dai cittadini, su vasta scala.

I  “blogger” da sempre sono soggetti che prestano opera gratuitamente per ottenere al massimo collanine e perline, et similia, quando si prestano ad azioni di comunicazione aziendale, o “visibilità” quando, appunto, scrivono gratuitamente, all’interno di testate registrate quali, uno per tutti, l’Huffington Post.

E’ per questo che, come avrà notato chi ha la pazienza di leggere quotidianamente ciò che scrivo,per questo spazio alla definizione di blog personalmente privilegio da anni quella di T.A.Z, di zona temporaneamente autonoma, concetto introdotto nel 1991 nel libro di Hakim Bey che descrive la tattica sociopolitica di creare zone temporanee che eludono le normali strutture di controllo sociale, poichè, credo davvero di poter dire, all’interno di “Il Giornalaio”, con la dovuta attenzione alla legge, scrivo ciò che voglio, quello di cui ho voglia di parlare e che mi appare interessante condividere senza prestarmi a “marchette” di sorta come ho avuto modo di spiegare, di ribadire, anche nella mia intervista contenuta in questo libro degli amici Daniele Chieffi, Claudia Dani e Marco Renzi di recentissima pubblicazione.

Ancor meno sono un “blogger”. Il mio lavoro credo sia noto, anche se poi talvolta mi trovo appiccicata questa definizione, non è fare blog, io di professione faccio altro.

In un momento nel quale content curation sta divenendo una delle tante “buzzwords” usate, ed abusate, con una grande maggioranza di soggetti che immaginano che la cura dei contenuti sia fare copia-incolla di pezzi di articoli, o immagini e video, altrui su Scoop.it o altre piattaforme simili, credo che il termine blogger possa finalmente essere sostituito da content curator, o curatore di contenuti se si preferisce una volta tanto l’italiano, poichè è questo che i migliori fanno, una selezione accurata di contenuti che vengono riaggregati e commentati, rielaborati in nuove forme e contenuti.

Per concludere questo mio ragionamento vorrei anche sottolineare che a mio avviso i “post” sono quelli che si mettono sulla bacheca di Facebook ed altri social media. Il termine post attribuito ai contenuti prodotti per una TAZ è inadeguato, frutto di un classismo culturale atavico secondo il quale gli articoli li scrivono i giornalisti che nell’era dell’informazione partecipata non ha più senso di esistere.

Questa è una TAZ, io, per hobby, per curiosità intellettuale, ed anche per lavoro fuori da confini di “Il Giornalaio,” curo contenuti e scrivo articoli,

Questo NON è un blog, i blogger NON esistono, era un po’ che volevo dirlo. Comment is free!

perché-ho-aperto-un-blog

Si ringrazia l’amico Massimo Gentile per la realizzazione in esclusiva dell’immagine sopra riportata

13 commenti

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Passaggi & Paesaggi [11]

La TAZ è << utopica >> nel senso che prevede un’intensificazione della vita quotidiana, o come avrebbero potuto dire i surrealisti, la penetrazione della vita da parte del meraviglioso. Ma non può essere utopica nel senso normale del termine, da nessuna parte, o PostoNessunPosto. La TAZ è da qualche parte. Giace nell’intersezione di molte forze, come un qualche luogo-di-potere pagano all’incrocio di misteriose ley-lines[*], visibili all’adepto in parti di terreno, paesaggio, correnti d’aria, acqua, animali apparentemente slegati tra loro.

Ma ora le linee non sono tutte incise nel tempo e nello spazio. Alcune di esse esistono solo “all’interno” della tela, anche se si intersecano anche con tempi e luoghi reali. Forse alcune delle linee sono “ non-ordinarie”, nel senso che non esiste alcuna convenzione per quantificarle. Queste linee potrebbero venire studiate meglio alla luce della scienza del caos, invece che della sociologia, statistica economia ecc. I Modelli di forze che portano la TAZ in esistenza hanno qualcosa in comune con quei caotici “strani attrattori” che esistono, per così dire, tra dimensioni.

Hakim Bey – T.A.Z. Zone temporaneamente autonome

[*]Ley-lines: Linee geoimantiche di forza che possono essere tracciate attraverso paesaggi.Un popolare passatempo tra gli occultisti inglesi.

Passaggi & Paesaggi 1

Passaggi & Paesaggi 2

Passaggi & Paesaggi 3

Passaggi & Paesaggi 4

Passaggi & Paesaggi 5

Passaggi & Paesaggi 6

Passaggi & Paesaggi 7

Passaggi & Paesaggi 8

Passaggi & Paesaggi 9

Passaggi & Paesaggi 10

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