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Analisi della Condivisione Sociale delle Notizie Online in Italia

Verificato il grande interesse, sia da parte dei professionals del settore che delle imprese coinvolte, che si è generato in seguito alla pubblicazione dei dati relativi alle connessioni ed alle condivisioni  delle fonti d’informazione principali nel nostro paese, il cui obiettivo di fondo era di verificare la centralità, o meno, di social media e reti sociali, il ruolo ed il valore per le principali testate del nostro Paese, Human Highway ha realizzato delle nuove elaborazioni sul tema.

I dati si basano sull’incrocio tra i dati Audiweb e quelli di UAC Meter, strumento di misurazione della social popularity delle notizie messo a punto dal precitato istituto di ricerca. Rispetto a quelli precedentemente pubblicati, oltre ad essere attualizzati, è stata effettuata l’analisi del peso di ciascun social network, offrendo il dettaglio di Facebook e di Twitter per ciascuna delle testate giornalistiche prese in considerazione.

Si conferma, e non poteva essere altrimenti, la predominanza assoluta di Facebook che pesa complessivamente il 91,4% degli sharing acts, delle condivisioni, Twitter, il newswire per eccellenza, incide l’8%; irrisoria l’inicidenza di Google+.

La mappa di affinità tra le testate e le due piattaforme principali consente di verificare il diverso posizionamento delle singole testate al loro interno con, ad esempio, «Giornalettismo» che raccoglie il 98% delle condivisioni da Facebook mentre per «Il Post», per restare nelle testate all digital, l’incidenza dei tweet sul totale delle condivisioni è superiore al 40%.

Elementi ulteriormente confermati dall’analisi specificatamente condotta sui dati relativi alla condivisione delle notizie su Twitter che vede un ribaltarsi delle posizioni con «Il Corriere della Sera» che scavalca «La Repubblica”.

Se la gerarchia delle condivisioni su Twitter  complessivamente rispecchia i dati generali che facevano emergere come, ad  esclusione di «Lettera43», fossero i “superblog”, i quotidiani all digital, ad avere l’indice di partecipazione più elevato, è il rapporto tra le condivisioni su Twitter e quelle su Facebbok che aiuta ad inquadrare meglio il panorama attuale.

Si evidenzia una sorta di bipolarismo con una generale elevata affinità tra i pure players all digital fortemente concentrati su Twitter e le testate tradizionali che invece la fanno da padrone, per così dire, su Facebook. Parebbe quasi di vedere in Twitter un pubblico, minoritario, fatto di avanguardie, al quale si contrappone la grande massa multiforme di persone attive su Facebook. Il nuovo viaggia su Twitter, come testimonia anche l’affinità con «SKI.it», la testata giornalistica digitale di Sky che si è recentemente rifatta il look, ed il vecchio, o perlomeno ciò che è più tradizionale resta su Facebook, pare.

La testimonianza [in]diretta di pubblici diversi con attitudini distinte per le varie testate che non si può che portare alla conclusione della necessità di utilizzare, in chiave di comunicazione e di relazione da parte delle testate, i distinti mezzi in maniera diversa e, possibilmente, complementare.

Aspetti che avremo modo di approfondire ulteriormente al Festival Internazionale del Giornalismo grazie ai dati che verranno presentati in quella sede da Vincenzo Cosenza.

Una cosa è certa, come segnala Giuseppe Granieri, “Non coglieremo mai le nuove opportunità se le raccontiamo con la nostalgia per come andavano le cose prima, se continuiamo a descrivere le spinte della cultura digitale in termini generazionali, o se continuiamo ad assolverci dalla responsabilità di usare queste possibilità per creare un mondo in cui la qualità delle connessioni è la norma e non l’eccezione”.

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Social Popularity & Sharing Through dell’Informazione in Italia

Visto l’interesse rispetto all’analisi proposta ieri, manifestato, a proposito, con numerose condivisioni sulle diverse piattaforme social, ho pensato di rendere disponibili pubblicamente i dati, le elaborazioni realizzate in collaborazione con Human Highway grazie a UAC Meter.

Rispetto ai dati proposti, ho avuto modo di apprendere che Banzai, società attiva nel mercato Internet e focalizzata sui settori e-commerce, media, e Web design che da fine 2011 “controlla” «Giornalettismo», parla di 70mila lettori nel giorno medio per la testata in questione e che stime, riportate nella nota dell’articolo di ieri, erano quindi eccessive. I dati sono dunque stati corretti ed impattano, come potrete verificare nella presentazione sottostante, sullo sharing through e sulle mappe relative realizzate su tale base di dati.

L’amico Marco Dal Pozzo, riprendendo le elaborazioni fornite, spiega che i fattori che influenzano lo sharing through sono a suo avviso:

  • La qualità dei contenuti
  • La strategia social della testata
  • La propensione alla condivisione del pubblico di riferimento

Concludendo che il peso maggiore vada alla terza voce, alle terza variabile.

Ipotesi di lavoro che mi pare assolutamente condivisibile come, mi pare, affermavo già ieri confermandolo anche su Twitter in una conversazione sul tema.

Aspetti che, per correttezza e completezza, vanno integrati con interesse sul tema proposto e situazione ambientale di riferimento nel momento specifico. Variabili che, a parità di condizione, hanno un loro impatto sull’attenzione e la condivisione di determinate notizie.

Le conclusioni che tiravo ieri, alla luce dei dati diffusi in giornata sulle perdite del «The Guardian», sono, se possibile, ancor più rilevanti.

In prospettiva, a medio-lungo termine, ritengo che resteranno pochi giornali generalisti in grado di fare grandi volumi di traffico a livello internazionale, magari risolvendo da qui ad allora qualche “problemino“; per gli altri sarà d’obbligo la specializzazione, la focalizzazione su interessi specifici delle persone e la capacità di coinvolgere e realizzare una comunità attorno a questi interessi.

Iniziate a pensare come salvare il vostro dinosauro, pardon giornale. [#]

Note:

[#] La visione della slide n° 7 vi consentirà di comprendere meglio

Nota bene – I dati relativi ai portali [Virgilio, Libero, Yahoo, Tiscali], evidenziati in rosso nella tabella proposta ieri, sono puramente indicativi poichè non distinguono tra i servizi generici dei portali [search, posta, communities… etc.] e i canali specifici di news dei portali stessi.

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Connessioni & Condivisioni Quotidiane

Verificato il grande interesse per l’elaborazione realizzata partendo dai dati Audiweb di Febbraio, in collaborazione con Human Highway [#], società di ricerche di mercato tutta italiana a dispetto del nome, abbiamo approfondito cercando di verificare la centralità, o meno, di social media e reti sociali, il ruolo ed il valore per le principali testate del nostro Paese, provando, grazie a UAC Meter, strumento di misurazione della social popularity delle notizie messo a punto dall’istituto di ricerca, a dare elementi di razionalità ad un dibattito di assoluta rilevanza per l’ecosistema dell’informazione nostrana.

L’intento, meglio dirlo subito, non è quello di stabilire classifiche di merito o punteggi, che si preferisce lasciare ad altri, bensì di fornire elementi il più possibile fattuali a interrogativi spesso restati senza risposta sin ora, auspicando che non siano il punto di arrivo ma il punto di partenza, stimolo del dibattito al quale si ha, davvero, grande piacere nel poter partecipare.

Sulla base dei dati disponibili e delle relative elaborazioni [§] emergono, è davvero il caso di dirlo, moltissimi elementi di riflessione. E’ importante ricordarsi che sempre a valori assoluti ridotti corrisponde maggior varianza statistica.

Nel complesso le versioni online dei quotidiani tradizionali ottengono rispetto agli omologhi all digital un livello di diffusione e condivisione sulle tre piattaforme prese in considerazione enormemente superiore con un rapporto generale di 5:1. Sia per la versione digitale dei giornali stampati che per i new comers dell’informazione è Facebook la rete sociale che genera il maggior numero di condivisioni. Assolutamente irrilevante il valore di Google Plus la cui incidenza non lascia spazio a interpretazioni o equivoci.

Condivisione Articoli per Social Network e Tipologia Testate

Si tratta della conseguenza dei valori in gioco sia per numero di utenti unici che di persone presenti su Facebook in generale e specificatamente fans delle diverse fonti di informazione di gran lunga superiore a Twitter che mostra comunque una dinamicità davvero interessante anche nel breve, con testate quali «Il Post» e «Wired» dove il numero di condivisioni sulla piattaforma da 140 caratteri è molto vicino a quello dei likes, dei mi piace, su Facebook.

Il dettaglio delle diverse testate prese in considerazione dalla desk research mette in evidenza che a pesare però sono più gli aspetti qualitativi che non quelli quantitativi. In particolare è lo “sharing through” [°], l’indice di partecipazione che abbiamo voluto verificare, che evidenzia come non vi sia una correlazione diretta tra followers o fans e neppure con gli utenti unici.

Si evince infatti, ed è questo forse uno degli aspetti di maggior valore dell’elaborazione, come pubblici, gruppi di persone distinti con interessi, molto probabilmente, altrettanto distinti abbiano stili di partecipazione che sono estremamente distanti tra loro.

Un aspetto che, a titolo esemplificativo, si può verificare con chiarezza nelle differenze che emergono tra «Il Fatto Quotidiano» e « La Repubblica» che pur avendo un numero di fans su Facebook e di followers su Twitter quasi pari , come mostra la tabella di sintesi sottostante, hanno invece uno sharing through molto diverso. Piuttosto che la fortissima divergenza rilevata tra «Linkiesta» ed «Il Sole24Ore», per citare gli estremi opposti.

Condivisione Articoli Dettaglio Testate

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Se per testate quali «Il Sole24Ore» il divario tra interesse nei confronti della testata, in termini di utenti unici, ed adesione e condivisione all’interno dei social media può forse essere spiegato con una certa tradizionalità del pubblico di riferimento, è evidente che nel caso dei portali si tratta invece di una mancanza di attenzione a queste leve da parte dei responsabili.

Al di là di puntualizzazioni e distinguo si conferma come gruppi di persone diverse per tipologia ed interessi richiedano un approccio differenziato anche sui social media. Banalità scontata apparentemente che nella tendenza diffusa alla generalizzazione mi pare doveroso rimarcare.

Ad esclusione di «Lettera43» sono i “superblog”, i quotidiani all digital, ad avere l’indice di partecipazione più elevato. Un dato che incrementa l’ottimismo dopo due mesi di rilevazioni Audiweb che segnalano tassi di crescita a doppia cifra e che dovrebbe incentivare queste testate ad una partecipazione maggiore rispetto all’attuale, davvero scarsa, alla conversazione ed al coinvolgimento delle persone attraverso le reti sociali.

Dall’altro lato è evidente, fatto salvo quanto sin qui proposto, che le grandi testate tradizionali non hanno ancora padronanza dei meccanismi e delle modalità di coinvolgimento nella relazione con le persone attraverso i social media.

L’interazione delle persone, il “word of mouth” virtuale esercitato attraverso le diverse piattaforme di social networking, e tutti i fenomeni ad esso collegati, ha cambiato e continuerà a cambiare inevitabilmente l’attuale modalità di diffusione delle notizie che saranno sempre meno divulgate anonimamente ad una massa eterogenea di soggetti, sempre più diffuse attraverso l’interazione delle persone in funzione del livello di fiducia di cui queste persone godono tra i membri della propria comunità virtuale [e non].

Spero di poter dire che i dati presentati, in esclusiva sul “Il Giornalaio”, aiutano a metterne a fuoco modalità e dinamiche. La mappa sottostante ben sintetizza quanto sin qui espresso ed i valori [*] attualmente in gioco.

Mappa Lettori-Condivisioni nel Giorno Medio

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Note:

[#] Il sottoscritto NON intrattiene alcuna forma di collaborazione remunerata, neppure sotto forma di omaggi o regalie, con Human Higway.

[§] Fedele all’idea che questo possa essere un punto di partenza del dibattito sul tema, i dati completi che integrano quanto pubblicato sono disponibili a chiunque ne faccia richiesta. Il mio indirizzo di posta elettronica è disponibile allo scopo nell’about di questo spazio.

[°] Sharing through dei contenuti della testata: rapporto tra il numero di condivisioni complessive sulla testata nel giorno medio e il numero di lettori nel giorno medio della medesima testata.

[*] Il numero di condivisioni di un articolo è la somma dei Facebook Like, Twitter Tweets e +1 su Google+. Il dato relativo a Giornalettismo.com – è qui stimato dai dati di Google AdPlanner e da comunicazioni dell’editore sul numero di lettori nel mese, pari a poco meno di un milione.

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Disastri Quotidiani

Sono stati diffusi ieri i dati Audiweb relativi all’ audience online del mese di febbraio 2012.

Complessivamente l’audience online nel giorno medio registra una crescita del 7,3%, con 13,8 milioni di utenti attivi. Calano però sia il tempo speso, che passa da 1 ora e 37 minuti a 1 ora e 26 minuti, che le pagine viste, che si riducono a 166 da 202; il tempo per pagina si riduce altrettanto del 7,2%. Dunque, a parità di condizione, vi sono più persone che accedono ad Internet ma, pare davvero, vi dedicano meno tempo, minor attenzione ed interesse.

Allertato da questo campanello d’allarme, ho voluto verificare la situazione di quotidiani e “superblog”, quotidiani all digital, elaborando i dati forniti da Audiweb.

Per le edizioni online dei principali quotidiani nazionali emerge un panorama davvero desolante sia in termini di utenti unici che di pagine viste e tempo per utente. Vi sono cali di utenti unici che raggiungono picchi del – 63,5%, com’è il caso dell’ «Unità», e crollo di pagine viste sino al – 68,7% forte discesa delle pagine viste, – 30,3%, per «Il Fatto Quotidiano» [#], una situazione che nel complesso vede una riduzione degli utenti unici, dei soli quotidiani, dell 1,5% e una debacle per le pagine viste che raggiunge ben il – 20,1%. Riduzione che colpisce anche «Repubblica» e «Corriere della Sera», che da soli valgono oltre il 50% degli utenti.

In controtendenza, vuoi per la nuova linea editoriale apportata dal nuovo Direttore, vuoi per interesse generale verso i temi prevalentemente trattati, confermato anche dal buon andamento dell’edizione cartacea, «Il Sole24Ore» con quasi il 40% in più di utenti unici ed un incremento del 27,8% delle pagine viste.

Buona altrettanto la performance del «Post» di Luca Sofri e di «Lettera43» che confermano la tendenza positiva del mese scorso. Finalmente disponibili rispetto alle rilevazioni precedenti i dati dell’ «Linkiesta» che ha numeri davvero modesti rispetto agli altri due superblog e di «Varese News» che, per avere una connotazione locale rispetto agli altri, merita una menzione d’onore per il numero di utenti che riesce ad attrarre. Si tratta, comunque, nel complesso di valori ancora decisamente modesti sia per numerosità di utenti che per tempo speso per pagina. Gli all digital restano con un peso specifico molto ridotto allo stato attuale.

Tra i portali, infine, spicca Virgilio che stacca decisamente Yahoo e si avvicina minacciosamente ad intaccare la leadership di MSN di Microsoft, entrambi in calo netto.

Quotidiani & Superblog Feb 2012 vs Feb 2011

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Insomma, nel complesso un mese di febbraio a tinte fosche per l’informazione online del nostro Paese. Se per alcuni la causa potrebbe essere nella fine dell’effetto traino dell’anti berlusconismo, per altri le ragioni sono evidentemente distinte. Vedendo il numero di pagine viste ed il tempo medio per utente, direi, pare essere la conferma degli effetti della “snack information”.

L’evidenza ulteriore di come necessariamente i giornali debbano tornare ad essere  perno centrale degli interessi delle persone, delle loro conversazioni e dei diversi gruppi, delle distinte comunità, sia in Rete che fisicamente. O così o morte, non è un problema di supporto, di piattaforma di offerta, ma di approccio ancora una volta.

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[#] Update: Peter Gomez, mi segnala un errore da me commesso nel riportare i dati 2011 relativamente al «Il Fatto Quotidiano»; alle ore 11.00 l’articolo è stato aggiornato e doverosamente corretta la tebella dell’elaborazione. I dati sono certamente migliori di quelli riportati in precedenza ma non drammaticamente diversi nella sostanza, direi.

Il file di calcolo dell’elaborazione è disponibile, a chi interessasse, su richiesta, mandando una mail all’indirzzo di posta elettronica riportato nell’about.

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Quotidiani & Superblog Italiani su Twitter

Ho effettuato una elaborazione sulla presenza dei quotidiani italiani su Twitter elencando il numero di followers ed il numero di persone seguite, la quantità di tweet e la data dalla quale sono presenti su quello che è stato assorto al news network per eccellenza. Sono stati presi in considerazione i principali quotidiani nazionali, i dati sono aggiornati a ieri sera, dinamici e dunque variabili per definizione.

«La Repubblica» capeggia su tutti gli altri quotidiani sia per numero di followers che per quantità di tweets. Se la maggior parte dei direttori dei giornali hanno scoperto, o comunque aderito a, Twitter relativamente di recente, così non è per gli account ufficiali dei giornali che prevalentemente hanno una presenza sulla piattaforma dal 2009.

Non pare esistere una correlazione tra accessi alle edizioni online dei quotidiani e/o vendite in edicola e numero di followers come dimostrano le deludenti performance del «Messaggero» e «Libero» a cui fa da contrasto «Il Foglio» con un numero di followers straordinariamente positivo rispetto alla sua dimensione.

Se, come dimostrano nel complesso i tre quotidiani sportivi, lo sport tira sempre, appare davvero trascurata la posizione del «Messaggero» che, banalmente, in quanto quotidiano di Roma non dovrebbe avere difficoltà a coinvolgere più e meglio gli iscritti a Twitter. Da tralasciare allo stato attuale «Il Corriere della Sera» ed «Il Sole24Ore» che evidentemente hanno aperto solo di recente gli account ufficiali dopo aver veicolato per lungo tempo i loro messaggi con altri account.

Quotidiani Nazionali su Twitter Febbraio 2012

Tra i cosiddetti superblog la leadership è di Dagospia, sito a cavallo tra l’informazione e il gossip. Proporzionata alle dimensioni degli accessi online ed alla visibilità generale la presenza degli altri quotidiani all digital italiani che però, evidentemente, non sfruttano adeguatamente le potenzialità del mezzo.

E’ questa una caratteristica, una costante, che accomuna i quotidiani all digital a quelli che nascono dalla tradizione della carta. In entrambi i casi infatti non pare che allo stato attuale nessuno vada oltre la promozione dei propri  contenuti.

Non vi sono domande nè risposte, non esiste interazione alcuna con i followers assorti a elenco da mailing list a cui spammare con insistenza contenuti di dubbia validità ed interesse per gli stessi. Che Twitter abbia un peso relativamente modesto nel nostro Paese non è scusante per modalità di questo tipo che al contrario potrebbero, dovrebbero, permettere di sfruttare meglio l’opportunità di testare modalità di comunicazione e di relazione con le persone iscritte, con i followers.

Superblog su Twitter Febbraio 2012

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Correlazioni: Il Dato è Tratto

A complemento e completamento della visione che emerge dalle elaborazioni realizzate nell’ultima settimana, sollecitato da una mail a commento dei dati, inviatami da un professionista del settore di cui ho stima e considerazione,  ho deciso di paragonare i dati precedemente prodotti relativamente all’online con quelli delle vendite  [edicola + abbonamenti pagati] dei quotidiani nella loro versione cartacea.

Obiettivo dell’analisi verificare il mercato contendibile, quello di chi va a comprare in edicola ed ha la possibilita’ di scegliere una qualunque testata, e ogni volta che compra un giornale fa una scelta, come avviene altrettanto ogni volta che punta un browser ad un indirizzo di un sito web di un quotidiano online.

L’elaborazione realizzata si basa sui dati aggiornati a settembre di quest’anno per le edizioni online, mentre i dati delle vendite sono aggiornati a luglio 2011. Il totale del mercato è riportato a 100 in maniera “fittizia” per rendere il più omogeneo possibile il confronto tra i due segmenti che sappiamo essere molto più articolati e complessi di quanto rappresentato dalla tabella di sintesi sottoriportata. In base a questa, minima, precisazione metodologica, per inquadrare i contorni generali è possibile contestualizzare meglio il panorama generale e le singole specificità.

Complessivamente, tra le testate prese in considerazione, si evidenzia, ad esclusione di  «Gazzettino» e «Messaggero», entrambi dello stesso gruppo editoriale [Caltagirone], andamento negativo per le vendite della versione cartacea alle quali corrisponde invece positività per numero di utenti unici che accedono al sito web corrispondente alla medesima testata.

L’andamento negativo dei quotidiani tradizionali è confermato, anche se solo in forma aggregata, dai dati FIEG che sono aggiornati a settembre 2011.  Seppure in maniera meno accentuata rispetto ad altre nazioni, anche in Italia dunque si assiste ad un  progressivo spostamento verso l’online. Tendenza che, visti dati di permanenza sul sito e per singola pagina, al momento, a mio avviso si concentra sui lettori deboli di quotidiani tradizionali, su coloro, per dirla in una battuta, che comunque già prima non compravano quotidianamente il giornale in edicola.

Sono portato a ritenere che invece per gli “heavy users”, per chi fruisce di informazione con continuità, si tratti di duplicazione, di sovrapposizione tra piattaforme diverse, anche, in funzione di momenti diversi della giornata. E’ una sensazione, un’ ipotesi di lavoro, che pare essere confermata dallo share, dalla quota che ciascuna testata ha nei due formati.

Proprio dall’analisi dello share sulle diverse piattaforme emerge come «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera» siano molto sopra la loro quota di mercato cartaceo, beneficiando sia di  investimenti realizzati in ambito digitale certamente superiori alle altre testate che del fatto di essere generalisti e nazionali.

A livello di singola pubblicazione si evidenzia, da un lato, la forza relativa del «Fatto Quotidiano» in Rete con una quota quasi doppia rispetto all’edizione cartacea e, dall’altro lato, un allineamento “perfetto” tra edizione digitale e cartacea del «Sole24Ore» contrariamente a quanto avviene per gli altri quotidiani presi in considerazione.

Forse il dato più interessante che emerge dall’analisi realizzata è relativo a come, complessivamente, l’informazione online sia decisamente più concentrata rispetto a quella cartacea con le prime 4 testate che raccolgono il 65% degli utenti contro il 49% delle vendite. Una concentrazione che contribuisce a spiegare ulteriormente la difficoltà di emergere da parte delle nuove iniziative editoriali, dei cosidetti “superblog”. Sotto questo profilo sembrerebbe dunque che la vantata pluralità della Rete sia distante dalla realtà delle cose. Aspetto che, evidentemente, impatta direttamente non solo sulla qualità dell’informazione ma anche sulle prospettive di ottenere ricavi dall’online da parte degli “outsider”.

Se a commento dei dati Audiweb sono state mosse perplessità da più parti, personalmente resto decisamente più dubbioso sull’attendibilità dei dati Audipress che ho incluso nella tavola di sintesi che che preferisco, per questo motivo, astenermi dal commentare.

Sempre in  tema di commenti, in conclusione, ancora una volta, ogni commento è gradito, auspicato, nonchè gratuito.

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Anatomia di un Post

Nella fase attuale  i blog sono sempre più un format redazionale, ampiamente adottato dalla versione online delle pubblicazioni editoriali tradizionali o addirittura rivale, in termini di attrazione dell’utenza, come dimostrano sia l’Huffington Post che la nostrana declinazione tutta italiana accomunati nella definizione di superblog.

L’infografica illustra le caratteristiche di quelli che, secondo l’autore, sono gli elementi imprescindibili per rendere perfetto un post di un blog, definendone priorità ed aspetti distintivi.

Utile guida per studenti di giornalismo e neofiti.

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