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The Dark Side of the Apple

«The Los Angeles Times» published an article yesterday “On the Media: Steve Jobs vs. a free press” about the man and his company’s focus on control led to repeated fights with reporters.

Among other cases you can read, it writes: “One of the ironies of the digital communications age is that some of the greatest revolutionaries for transparency and human connectedness prefer to apply those principles to everyone else. [Google and Facebook are among the other tech giants that have made the Pentagon look pliant in comparison.] Apple “has taken stances that, in my opinion, are outright hostile to the practice of journalism,” said Gillmor, a former San Jose Mercury News journalist and founding director of the Knight Center for Digital Media Entrepreneurship.”

Also «ReadWriteWeb» shows “The other Steve Jobs: Censorship, Control and Labor rights”. Enumerating, once again, a long list of misbehaviors by Apple. The most recent one, at mid september, was the censorship of an app, done by italians of Molle Industria, a game about coltan extraction in Congo, outsourced labor in China, e-waste in Pakistan and gadget consumerism in the West by Apple.

Moreover, the 7th of september, «Il Manifesto», may be the only communist newspaper left in Western Europe, as reported on the front page of the daily edition,  analized the contradictions of the so called “tecnoutopia”, explaing the all cock-eyed between Steve Jobs’ ideals and Apple’s practices.

Some afterthoughts are certainly needed after reading the conclusions written by Benedetto Vecchi: “In un discorso tenuto poco tempo fa a Stanford, che può essere considerato il suo testamento spirituale, Jobs invitava i giovani a perseguire e a lottare per i loro sogni. Parole commoventi. Basta però intendersi per quale realtà valga la pena battersi”.

The huge celebration on how great and visionary was Steve Jobs needed, in my opinion, some food for thought from a different outlook. Hopefully the above provided it.

[Comment is free]

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Fermate le Rotative

La notizia della morte di Steve Jobs ha iniziato a diffondersi mentre in Italia erano circa le 02 del mattino. Un orario nel quale ormai tutti i quotidiani sono già stampati pronti alla distribuzione.

Tra tutti solo il Corriere della Sera è oggi in edicola con la notizia in prima pagina nell’edizione stampata.

Chapeau!

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La Morte di Steve Jobs in Rete

Steve Jobs, sicuramente uno dei personaggi più geniali e di maggior influenza della nostra epoca, ci ha lasciato, è morto.

Il sito web dell’azienda da lui fondata presenta solo una sua foto con anno di nascita e di morte come si usa in questi casi, all’interno un comunicato ufficiale pubblicato dell’ufficio stampa Apple in meno di 50 parole ne recita l’epitaffio.

L’home page di Boing Boing si trasforma nell’interfaccia dei primi Mac in omaggio a Jobs, Wired si tinge di nero, Google effettua la commemorazione con un rigore esemplare, The New York Times propone la timeline della sua vita, la sua azienda ed i suoi prodotti ed anche Bill Gates, “nemico” da sempre, gli dedica nel suo blog parole commosse.

L’intera Rete ricorda il fondatore dell’azienda di Cupertino e su Twitter il picco di menzioni supera il milione pari al 17,13% di tutto il traffico della piattaforma di microblogging.

Ciao Steve.

“Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario”. -Steve Jobs-

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Top 100 Media Influencers 2010

Il Guardian ha pubblicato la lista delle 100 persone più influenti, più potenti, nell’universo mediatico.

Nella top 10 al primo posto si piazza Steve Jobs ed al secondo Brin & Page, seguiti sia dal fondatore di Twitter che quello di Facebook; gli unici rappresentanti della stampa sono Rupert Murdoch e figlio, rispettivamente al quarto ed ottavo posto che, come noto, non operano esclusivamente in tale settore.

La classifica sembra riflettere la crescente influenza dei media digitali e testimonia la crisi del ruolo della carta stampata nel panorama dei media.

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