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Povero Lettering

Dal giorno precedente l’elezione del nuovo Papa l’«Avvenire» pare aver iniziato una revisione “morbida” della grafica del giornale e del lettering. E’ in particolare per quanto riguarda la foto-notizia principale del giorno che si nota il cambiamento [Vedi giornale del 12 Marzo e del 13 Marzo, e successivi].

Nel titolo della foto-notizia viene sempre evidenziata sia per dimensione del carattere che nel colore una sola parola. I limiti della scelta si mostrano con chiarezza nella prima pagina di oggi dove l’evidenziazione accentua la parola sbagliata [#] togliendo senso al messaggio del Pontefice o quanto meno distorcendolo.

Povero lettering.

Avvenire Lettering

[#] Per stressare adeguatamente il concetto espresso dal Papa sarebbe stato necessario evidenziare tre parole anziché una sola: “per i poveri”. Credo.

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Scenario Pubblicitario & Andamento dei Media

Inizia da questa settimana la mia collaborazione con EJO, European Journalism Observatory, centro studi non profit dell’Università della Svizzera italiana nato nel 2004 con la missione di contribuire al miglioramento qualitativo della professione agendo in stretta relazione con le esigenze di giornalisti, direttori ed editori, avvicinando così il mondo accademico della comunicazione a quello dei media.

Proprio ai media, all’andamento degli investimenti pubblicitari ed alle previsioni di scenario effettuate da ZenithOptimedia  la scorsa settimana con «Adspend Forecast», è dedicato il mio primo articolo. I numerosi riferimenti all’Europa Orientale nel suo insieme ed i dettagli relativi a diverse nazioni, Italia compresa, consentono di circostanziare adeguatamente gli sviluppi di ciascun mezzo in riferimento a realtà e dinamiche a noi più prossime di quella statunitense.

Potete leggerlo qui. Credo, e spero, possa risultare d’interesse.

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La Campagnetta

Posso come vederli mentre parlano, discutono animatamente su come risolllevare le sorti dell’azienda in questo momento di crisi.

Gino Brambilla, imprenditore 72enne proprietario di una fabbrica di lampadari in ottone e relativa showroom  sulla Milano – Meda, sta parlando con suo figlio Mario. Sono ormai tre anni che le cose vanno davvero male, bisogna farsi venire un’idea per risollevare le sorti aziendali.

Mario allora dice al padre: “Secondo me potremmo fare una campagnetta pubblicitaria, non grandi cose, senza spendere troppo. Sai su quelle riviste  mensili di arredamento che ci mandano gratuitamente tutti i mesi qui in azienda”

E’ questa l’immagine mentale che mi ha richiamato l’insight, l’approfondimento realizzato da Nielsen sull’andamento della pubblicità nel comparto della stampa [quotidiani e periodici] nel 2010 che riporta anche i valori dell’investimento medio per mezzo.

Ah, auguri a Gino e Mario, credo proprio che ne abbiano bisogno, ovviamente inseme agli editori.

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Stampa & Distribuzione del Financial Times

Il video mostra come avviene la stampa e la distribuzione in tre stati [New York/ New Jersey / Connecticut] del celebre quotidiano economico.

Pochi mesi fa ho avuto l’opportunità [grazie!] di fare una visita guidata all’interno del centro di stampa di uno dei principali quotidiani nazionali del nostro paese e sono rimasto davvero colpito dal processo di produzione che parte dalla “stagionatura” delle bobine per la stampa sino ad aspiratori che risucchiano gli allegati per inserirli nel giornale.

Se lavorassi all’interno di un quotidiano di questi video ne farei circolare di più.

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Communications Market Report 2010

Ofcom, organismo anglosassone equivalente all’ AGCOM [Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni], ha rilasciato il 19 di questo mese la settima edizione del rapporto annuale sul mercato delle comunicazioni in Gran Bretagna.

Il Communication Market Report 2010 consta di ben 377 pagine ed analizza con profondità e dettaglio ogni media, ogni mezzo di comunicazione, fornendo un panorama del mercato di riferimento davvero particolareggiato ed esaustivo.

Ho selezionato alcuni dei dati di sintesi che mi sono sembrati più interessanti, che maggiormente mi sono parsi in grado di stimolare la riflessione ed il confronto sul panorama mediatico, concentrando i commenti sull’area relativa alla carta stampata.

La televisione continua ad essere il mezzo principale ed in generale i media tradizionali tengono in termini di penetrazione della popolazione. La carta stampata complessivamente ha una penetrazione di circa il 50% che sale all’80% su base settimanale.

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Lo stato di crisi e la disaffezione dei lettori nei confronti della carta stampata emerge con chiarezza esaminando la tendenza delle variazioni relativamente a quali mezzi i cittadini sentirebbero una maggiore mancanza. Come evidenzia il grafico di sintesi sottostante, la stampa risulta essere il media che ha il peggior rapporto, del quale con minor difficoltà i consumatori-lettori potrebbero prescindere. Questo si acutizza nella fascia di popolazione in età tardo adulta che rappresenta complessivamente “lo zoccolo duro” di questo mezzo.

Si evidenzia, inoltre, come per la fascia d’età 16-24 anni i videogiochi rappresentino il media che riscuote maggior affezione.

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La collocazione della stampa nel quadrante in basso a destra, relativo ad alta importanza ma basso livello di attenzione, è un altro campanello di allarme sull’appeal del mezzo sia del rapporto con i lettori che in riferimento alla relazione con gli investitori pubblicitari.

Sotto questo profilo la soluzione presentata ieri potrebbe rappresentare un importante contributo sia per i contenuti informativi che per le proposte di comunicazione pubblicitaria, soprattutto per [ri]avvicinare i giovani.

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Oltre a raccomandare inevitabilmente la lettura completa del documento, sono di assoluto interesse, a mio avviso le considerazioni espresse da Silvia Cobo, giornalista presso la Fundació Escacc , che giustamente rileva come l’analisi delle diverse fasce orarie di consumo dei media debba essere tenuto in considerazione nella progettazione di nuovi prodotti editoriali.

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Armageddon

In questi spazi sono già stati presentati e commentati, , all’epoca, i risultati del Newspapers Outlook 2009 condotto da PWC in collaborazione con The World Association of Newspapers.

Rileggendo il rapporto, in vista del workshop di domenica prossima, ha attirato la mia attenzione il grafico sottostante che confronta la tendenza della quota di investimenti pubblicitari tra internet e la stampa.

Certo esistono distinzioni tra le diverse nazioni e l’Italia ha una quota di investimenti decisamente inferiore rispetto a quella che il grafico propone, certo si può continuare a contare sulle sovvenzioni anche per il 2010, certo le previsioni sono sempre suscettibili di errore.

Passerà un anno in più o, più probabilmente, vista la prepotente accelerazione delle dinamiche in atto, uno in meno, ma non vi è dubbio che senza una importante e drastica riconsiderazione di modi e modalità di proposizione l’Armageddon della carta stampata sia sempre più prossimo.

Se è vero che quel che avviene oltreoceano anticipa le tendenze di quanto accadrà in Europa e nel nostro paese, potrebbe essere questa la chiave di lettura della partenza da questa settimana di un circuito di ben 850 megaschermi sui quali vengono veicolati i contenuti [e la comunicazione pubblicitaria, eh!] del New York Times.

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I dieci mali del giornalismo

Il Rapporto annuale sul Giornalismo rilasciato, nella sua edizione per il 2009, dall’ Asociación de la Prensa de Madrid riassume in 10 punti gli attuali problemi del giornalismo:

  • Perdita di audience
  • Perdita di ricavi
  • Perdita di posti di lavoro
  • Perdita di diritti sul lavoro
  • Perdita di qualità
  • Perdita di indipendenza
  • Perdita di credibilità
  • Perdita di influenza
  • Perdita di riferimenti
  • Perdita di futuro

Constatazioni a tinte fosche su temi che sono stati evidenziati più volte anche all’interno di questi spazi e che ruotano fondamentalmente intorno al problema di come riuscire a riportare giornalismo e giornali verso chi li legge invece di centrarli sulle esigenze di terzi.

Indicazioni ed esempi sono concretamente disponibili è la disponibilità a raccoglierli che appare tutt’ora estremamente limitata, purtroppo.

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