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Informazione [In]Sensibile al Crowdfunding?

Información Sensible è una nuova piattaforma di crowdfunding, di finanziamento di massa in Rete, in castigliano [quello che normalmente – erroneamente – chiamiamo spagnolo], che a breve sarà operativa per finanziare progetti legati all’informazione sia sotto forma di articoli, e-books o documentari.

La piattaforma non avrà pubblicità al suo interno per mantenersi maggiormente indipendente nei contenuti proposti affidandosi esclusivamente alle donazioni delle persone per finanziare ciascun progetto giornalistico. Il sito web si presenterà al visitatore con una doppia veste, quella di testata d’informazione, dove saranno progressivamente pubblicati i contenuti finanziati, e quella, appunto, di piattaforma di crowdfunding sulla falsariga, per citare la più celebre di Spot.us.

Al suo interno è stata creato un sistema di gestione della reputazione che riassume il profilo professionale di ciascun autore e premia coloro che producono contenuti più completi, che hanno ottenuto le migliori valutazioni dei lettori e/o sono di maggiore impatto sociale.

Una volta arrivati alla cifra necessaria i contenuti saranno pubblicati sotto licenza Creative Commons 3.0 rendendo possibile a chiunque, anche a coloro che non hanno co-finanziato i progetti,  leggerla, condividerla o riprodurla altrove.

Il video sottostante ne riassume le caratteristiche principali mentre la pagina web dedicata all’iniziativa fornisce tutti i dettagli  sia in generale sulle caratteristiche della piattaforma che le indicazioni utili a giornalisti e lettori.

Se l’iniziativa pare certamente meritevole di attenzione e successo è sull’efficacia del modello di finanziamento proposto che, in specifico riferimento all’area dell’informazione che resto perplesso, dubbioso sulle effettive possibilità.

Infatti il grafico di sintesi pubblicato da «The Economist» relativamente alle tipologie di progetti che hanno ottenuto maggior successo nel 2012 su Kickstarter, la maggior piattaforma di crowdfunding al mondo, secondo quanto dichiarato dai gestori stessi, non lascia ben sperare.

Come mostra l’immagine sottostante la categoria del publishing si colloca al fondo sia per quanto riguarda gli importi mediamente versati da ciascuna persona che, soprattutto, per il tasso di successo, per il raggiungimento della cifra necessaria.

L’impressione è che in ambito strettamente informativo sia difficile entusiasmare e coinvolgere “a scatola chiusa” lasciando immaginare che in quest’area sia più funzionale, e funzionante, un modello freemium che non quello di crowdfunding che invece funziona molto bene per quanto riguarda i giochi.

Combinando questi aspetti mi pare possibile ipotizzare un buon grado di probabilità di successo per iniziative di crowdfunding incentrate sui newsgames per quanto riguarda l’informazione.

Tema che, posso anticipare, verrà trattato in un panel ad hoc al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo  al quale parteciperò come valletto, come moderatore. Come si suol dire, se il tema vi interessa, stay tuned.

Crowdfunding

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Sputass

A margine del recente articolo di Giovanni Boccia Artieri si è aperto su più fronti un confronto piuttosto accesso rispetto alla chiarezza per l’utenza della differenza tra Spot Us e SpotUs.it. Etica, onestà intellettuale sono state le parole usate per richieste di una maggior chiarezza effettuate da alcuni addetti ai lavori ai referenti di Spotus.it. La mia posizione al riguardo è stata espressa all’interno del dibattito.

Quasi contemporaneamente si dava risalto ad una iniziativa del settimanale diretto da Giovanni De Mauro che è assolutamente identica a quella che “The Economist” ha realizzato da tempo.

Sono due esempi, tra i più recenti, della dipendenza da modelli e idee del mondo anglosassone trasversale al mondo dei media e della comunicazione nostrani. Segnali di una povertà di azione, di scarsa [pro]positività, che, su queste basi, rende davvero difficile guardare l’orizzonte.

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MediaBugs

Arriva il correttore di errori della stampa.

Dopo quasi un anno di sperimentazioni ha visto la luce MediaBugs, progetto diretto da Scott Rosembreg e finanziato dalla Knight Foundation. L’iniziativa vuole essere un terreno di confronto civile che riunisca gli errori e migliori la comunicazione tra cittadinanza attiva e giornalisti riunendo tutti gli errori ed omissioni in un solo sito con l’obiettivo di risolverli.

Una volta pubblicato l’errore, i suoi responsabili – redattori, capi servizio o editori – possono spiegare il proprio punto di vista e le misure adottate per risolverlo.

MediaBugs, seppur ancora in beta, ha iniziato ad essere pubblico dal 20 di aprile e sin ora ha raccolta una decina di errori dei quali solo uno è stato corretto al momento. Il servizio attualmente è funzionale solo per la stampa statunitense ed, in particolare, per quella dell’area della baia di San Francisco.

Chissà mai che, come è avvenuto con Spot.Us, non venga realizzata la versione italiana, ce ne sarebbe un gran bisogno.

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