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Dal Web alla Carta

Di ritorno dalla “gita” milanese al convegno dell’ANES per parlare davanti ad un’attenta platea di 150 editori delle opportunità,  dei modi, e soprattutto delle ragioni, della mia previsione di un futuro “ibrido”, anche, per l’editoria tecnica professionale specializzata, ha attirato la mia attenzione una neo nata pubblicazione: «Spam Magazine».

La rivista, che viene pubblicata con cadenza mensile, è stata lanciata il 10 ottobre, ha una foliazione di 112 pagine ed un formato di 14,8 x 21 cm. Per il primo numero è stata fatta una tiratura di 10mila copie distribuite gratuitamente a Milano in 100 punti di distribuzione e attraverso delle hostess negli atenei universitari della città.

Mentre le riviste passano dalla carta al digitale, SPAM passa dal digitale alla carta. Il free magazine nasce  per portare su carta i pensieri e le idee più interessanti della rete: recensioni, articoli, grafiche, fotografie, illustrazioni, ricette, video, per un totale di 12 sezione che vanno dall’attualità all’ambiente passando per letteratura e multimedia.

«Spam Magazine» si propone come il primo magazine da sfogliare con uno smartphone: per collegarsi alla fonte degli articoli e delle foto proposte nel magazine, per fruire di contenuti multimediali extra, per connettersi direttamente a landing page commerciali, giochi interattivi creati ad-hoc dagli inserzionisti o per visualizzare pagine pubblicitarie che sfruttano la tecnologia della realtà aumentata. Per  ogni articolo grazie all’utilizzo dei QR codes, o meglio action codes come li ho ormai ribattezzati, sono forniti contenuti supplementari fruibili con il proprio smartphone.

Molto interessante anche l’approccio alla comunicazione pubblicitaria che più che basarsi sui format tradizionali, sulle classiche pagine pubblicitarie, si propone di integrare il più possibile gli annunci promozionali con i contenuti del magazine al fine di rendere più naturale e interessante la loro presenza, rendendo così la proposta più in sintonia con i lettori e dunque di maggior appeal per gli investitori pubblicitari, per le aziende.

Interessante esempio concreto di convergenza editoriale e conferma di come sia possibile innovare anche sulla carta.

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Scenario dei Media 2012 – 2016

Se il rapporto “The medium is the message*: Outlook for magazine publishing in the digital age” segnalato ieri si concentrava sulle evoluzione delle pubblicazioni periodiche [settimanali e mensili], la pubblicazione, sempre da parte di PriceWaterhouseCoopers, di “Global entertainment and media outlook: 2012-2016” permette di verificare con buona approssimazione, trattandosi di previsioni, le tendenze dell’industria dell’informazione sulle quali vi è stato un fitto confronto nei giorni scorsi.

Confronto, per chi se lo fosse perso, al quale hanno partecipato, in ordine cronologico: Pier Luca Santoro, Giuseppe GranieriLSDI, Pier Luca Santoro, Giuseppe Granieri, LSDI, Marco Dal Pozzo, Pier Luca Santoro, Luca De Biase e LSDI.

Il rapporto realizzato dalla PWC è relativo sia all’intrattenimento, all’industria del tempo libero nelle sue diverse forme: dalla musica al gioco, che a mezzi di comunicazione. Per brevità ed interesse mi concentrerò sulle tendenze emergenti relativamente al solo comparto dei media, con particolare attenzione alle evoluzioni previste per quotidiani e  periodici, rimandandovi alla lettura completa del documento per ulteriori approfondimenti su aree di vostro specifico interesse.

Lo studio analizza le tendenze in atto e ne prevede le evoluzioni per 48 nazioni del mondo Italia inclusa.

Complessivamente la crescita del digitale nel medio – lungo periodo, prossimi 5 anni, appare meno importante di quanto ci si potesse immaginare passando dalla quota attuale del 28% a quella del 38% nel 2016. I supporti, i mezzi tradizionali continueranno anche nel futuro prossimo a mantenere la quota maggioritaria.

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A. I LIBRI:

La metà del mercato digitale sarà negli USA che arriverà complessivamente [carta + ebook] a 21mila milioni di dollari rispetto agli attuali 19.500 [+7,7%]. In Europa il calo delle vendite di libri non sarà sostituito dalla crescita del digitale. Nel caso dei libri di testo la situazione resterà praticamente uguale.

B. CINEMA:

I ricavi cresceranno del 3,1%. Il consumo casalingo di video digitali raddoppierà nel prossimo quinquennio arrivando a pesare il 36% del totale mercato. Lo streaming di film on demand [a pagamento] in Rete supererà il valore delle sottoscrizioni ai canali a pagamento.

C. RADIO:

Il mercato radiofonico crescerà del 3,5% da qui al 2016. Due terzi dei ricavi del settore deriveranno dalla pubblicità. Radio digitali e radio online nonj vedranno crescere in maniera significativa le loro revenues. Gli abbonamenti ai canali radiofonici satellitari saranno quelli con il maggior tasso di crescita ma manterrrano un peso relativamente modesto con una quota sul totale del 9,5%.

D. TELEVISIONE:

A livello mondiale si prevede una crescita del 6,6% degli investimenti pubblicitari; uno sviluppo legato all’avanzare della diffusione di contenuti e pubblicità multipiattaforma anche su tablet e smartphones. La televisione tradizionale, “terrestre”, continuerà ad essere qualla che si accaparra la fetta maggiore. La Russia supererà l’Italia diventando così il mercato pubblicitario televisiovo più importante d’Europa.

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E. PUBBLICITA’ ONLINE:

Da qui al 2016 PWC prevede una crescita del 15,9%. La search a pagamento continuerà ad essere la parte più rilevante del mercato, buona la crescita di banner/display grazie anche al tempo passato dagli utenti, dalle persone, nei diversi social network. Nonostante tassi di adozione e penetrazione straordinari per smartphones e tablet il mobile advertising resterà il fanalino di coda come valori investiti.

Giornali e periodici, come vedremo più avanti, beneficieranno complessivamente poco della crescita degli investimenti online.

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F. GIORNALI:

Vi è un rapporto diretto tra diffusione della banda larga e circolazione, vendite, dei giornali; a minor diffusione corrispondono maggiori vendite e crescita dei ricavi pubblicitari e viceversa. Da questo punto di vista l’Italia si trova a metà strada tra le tendenze degli Stati uniti e Gran Bretagna e quelle di Argentina o India.

In Europa gli abbonamenti alla versione digitale dei quotidiani raggiungeranno una quota significativa nel 2016 compensando in parte la tendenza negativa della versione cartacea senza mai però consentire il ritorno ai livelli antecedenti al 2009. Una previsione che potrebbe incoraggiare a puntare tutto, o quasi, sul lettore.

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Negli Stati Uniti rallenta il calo della raccolta pubblicitaria ma la quota dell’online resta assolutamente minoritaria.

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G. PERIODICI:

Si dovrebbe assistere ad una stabilizzazione delle vendite  anche in Europa, continente dove le vendite di settimanali e mensili sono le maggiori al mondo.

L’area digitale triplicherebbe addirittura ma la quota resterebbe assolutamente minoritaria con la versione cartacea a farla da padrone ancorpiù che per i quotidiani.

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Pare insomma che le mie previsioni controtendenza di ottimismo e di un futuro anche per la carta vengano confermate nel complesso. Resta da lavorare, da un lato, sul ruolo di ciascun formato in un’ottica multipiattaforma di convergenza tra le distinte versioni e, dall’altro lato sull’ottimizzazione nella gestione dell’esistente e all’individuazione di nuove forme di ricavo oltre a vendite e pubblicità.

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Condivisioni Sulla Carta

Se la carta stampata ha da sempre il vantaggio della condivisione di lettura, come testimoniano banalmente i quotidiani nei bar la cui fruizione della singola copia è da parte di molte persone, ora è possibile condividere le proprie riviste preferite anche in Rete.

E’ da questo mese on line infatti Magpile, un social network per appassionati di riviste. L’idea è simile a quella di Goodreads ma al posto dei libri sono i magazine protagonisti. Allo stato attuale la maggior parte delle testate sono inglesi ed europee, se la rivista è già presente è possibile impilarla  all’archivio esistente, in alternativa è possibile aggiungerla creando un nuovo archivio dedicato.

Le riviste possono essere anche inserite nella propria wishlist, lista dei desideri. Al momento la testata più popolare, più caricata e condivisa è «Monocle», [quasi] mensile britannico. Ovviamente, come avviene in ogni social network, è possibile seguire altre persone, commentare e discutere relativamente alla pubblicazione ed ai temi proposti.

Offscreen, nuova rivista dedicata al mondo del web ed alle app, e Stack, editore di riviste “indipendenti”, le prime imprese a credere nel network ed a promuoversi pubblicitariamente al suo interno.

Magpile, a mio avviso, è una proposta interessante che potrebbe sorprendere per il successo che ottiene poichè, come risaputo, vi sono testate, di nicchia o meno, che hanno una folta schiera di collezionisti, di persone che conservano le copie delle riviste, e ancorpiù nell’ambito dei comics,  dei fumetti, preferite. La possibilità di trovare il numero mancante e di relazionarsi con persone appassionate alla stessa pubblicazione, e dunque, probabilmente, con i medesimi interessi mi appare un’idea sensata e vincente.

Accordi commerciali con gli editori per incentivare la sottoscrizione di abbonamenti potrebbero, altrettanto, risultare il modello di business che nel tempo offra dei ritorni degni di questo nome, più che i ricavi della pubblicità.

La risposta “social” alle fallimentari iniziative di edicole virtuali collettive sin qui realizzate. La conferma di come ora anche per i social network il futuro sia incentrato sulla verticalizzazione, sulla specializzazione per contenuti e relativi interessi.

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Le Promozioni dei Settimanali vanno a Rotoli

Il numero in edicola quest’oggi di “Di Più Settimanale” è incellophanato per veicolare, come sempre più spesso avviene, inserti pubblicitari.

Nel caso specifico si tratta di un magnete, di quelli che pare alcuni amino attaccare al proprio frigorifero, che è la micro rappresentazione dei rotoli asciuga tutto di una nota marca di quel segmento di mercato.

Sono, almeno, tre gli aspetti che emergono da questo caso.

In estrema sintesi:

  1. Ingombro che non consente esposizione a scaffale nella maggior parte delle edicole
  2. I “micro-rotoloni” coprono la comunicazione, l’altro inserto pubblicitario che la rivista contiene oscurandone la visione e creando una potenziale associazione che non è certamente ideale
  3.  Assenza totale di comunicazione tra editore ed edicolanti che dà luogo alle fantasie più diverse nei gruppi di giornalai su Facebook. Confermando così, purtroppo, la carenza assoluta di qualsivoglia concetto di trade marketing e rendendo un pessimo servizio agli inserzionisti che avrebbero potuto ottenere se, banalmente, fosse stato suggerito di esporre al contrario la rivista, laddove possibile, per evidenziare il magnete “che tanto piace”.

La quadra sul perchè gli investimenti pubblicitari e le vendite dei periodici vadano, in questo caso letteralmente, a rotoli.

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La Lettera

Tra le molte aree di recupero di redditività per il comparto editoriale quella probabilmente più trascurata è relativa alla distribuzione ed alla gestione delle scorte nel punto vendita, nelle edicole.

E’ un tema di assoluta rilevanza che in questi spazi si è cercato di portare all’attenzione di tutti gli attori coinvolti nella filiera a più riprese, convinto che, in tempi di crisi del settore, la marginalità residua recuperabile da una miglior efficienza  sia decisamente un ambito sul quale intervenire.

Dovendo identificare l’anello debole della catena personalmente non ho dubbi sulle responsabilità di distributori nazionali e locali, vero tappo per editori e giornalai.

Affari Italiani pubblica la lettera di un lettore di quotidiani che sintetizza perfettamente lo stato dell’arte:

Egr. Direttore,

sono un comune lettore di giornali che come migliaia di altri cittadini si reca all’edicola più o meno sotto casa per acquistare il quotidiano o la rivista che più mi aggrada. Ora frequentando più assiduamente la mia edicola, vengo a scoprire che in Italia esiste una sorta di oligopolio, formato dai distributori di giornali che a loro piacimento, seguendo un criterio alquanto oscuro, decidono se un edicola debba avere più o meno copie di un dato quotidiano, se un lettore debba o meno seguitare a rivolgersi ad una data edicola.

Il sistema semplice nel suo svilupparsi, parte appunto dal fatto che il distributore decide cosa e quanto inviare all’edicola, e già questo potrebbe essere opinabile, se fatto in barba alle richieste effettive di quella zona, ma può decretare la morta economica o il successo di un’attività di edicolante semplicemente sottraendo con mirata oculatezza le riviste richieste o i giornali più venduti, facendo di fatto emigrare i lettori ad altra edicola più fornita. Ho provato tramite amicizie a far presente quanto sopra a direttori di giornali di importanza nazionale, ma evidentemente questo “problema” oltre a sembrare di poca importanza per l’opinione pubblica sembra essere spinoso anche per la stampa stessa che sa di poter essere strozzata da una “involontaria” cattiva distribuzione del proprio giornale in un dato territorio.

Invece di essere accanirsi con la tabletmania sarebbe opportuno intervenire prontamente per correggere queste distorsioni del sistema.

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L’Odore della Stampa

Mono Kultur è una rivista tedesca che si definisce, in maniera decisamente altisonante ed autoreferenziale, come: “Magazine di interviste, domande e risposte. Conversazioni con le poche persone che risultano interessanti. In tutta la sua estensione e profondità, senza filtri”.

La rivista pubblica per ciascun numero una sola intervista, monotematica. L’uscita attuale, la numero 23, non ha immagini in copertina, presenta 12 odori [non profumi o aromi, ma esattamente odori] scelti dalla norvegese Sissel Toolas, che, secondo il NYT, è una delle figure più controverse dell’industria del profumo, e che è, appunto, il personaggio intervistato in questa uscita.

Pubblicazione microincapsulata,, a copertura di micronicchie alla ricerca di profumazioni, di sensazioni che il web indubbiamente non è in grado di replicare e proporre. Che sia anche questo il futuro della carta stampata?

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