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Fotogiornalismo: La Nuova Tiananmen

La foto del bambino in bicicletta davanti al massiccio spiegamento di polizia schierato contro per le proteste popolari anti Putin che in questi giorni stanno avendo luogo in Russia è diventata popolarissima sul Web ed all’interno delle reti sociali.

Immagine icona al pari del ragazzo schierato davanti ai carri armati nella celebre foto della rivolta nella cinese piazza Tiananmen.

L’immagine è stata scattata con un iPhone da  Julia Ioffe, giornalista free lance che risiede a Mosca e da lì effettua servizi per numerose testate estere, e postata su Twitter agli oltre 6700 follower da dove ha cominciato a diffondersi a macchia d’olio arrivando alle edizioni online dei principali organi d’informazione nel mondo; ad eccezione, pare, di quelli del nostro Paese, al momento.

Il fotogiornalismo ai tempi degli smartphones e dei social network.

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Analisi della Condivisione Sociale delle Notizie Online in Italia

Verificato il grande interesse, sia da parte dei professionals del settore che delle imprese coinvolte, che si è generato in seguito alla pubblicazione dei dati relativi alle connessioni ed alle condivisioni  delle fonti d’informazione principali nel nostro paese, il cui obiettivo di fondo era di verificare la centralità, o meno, di social media e reti sociali, il ruolo ed il valore per le principali testate del nostro Paese, Human Highway ha realizzato delle nuove elaborazioni sul tema.

I dati si basano sull’incrocio tra i dati Audiweb e quelli di UAC Meter, strumento di misurazione della social popularity delle notizie messo a punto dal precitato istituto di ricerca. Rispetto a quelli precedentemente pubblicati, oltre ad essere attualizzati, è stata effettuata l’analisi del peso di ciascun social network, offrendo il dettaglio di Facebook e di Twitter per ciascuna delle testate giornalistiche prese in considerazione.

Si conferma, e non poteva essere altrimenti, la predominanza assoluta di Facebook che pesa complessivamente il 91,4% degli sharing acts, delle condivisioni, Twitter, il newswire per eccellenza, incide l’8%; irrisoria l’inicidenza di Google+.

La mappa di affinità tra le testate e le due piattaforme principali consente di verificare il diverso posizionamento delle singole testate al loro interno con, ad esempio, «Giornalettismo» che raccoglie il 98% delle condivisioni da Facebook mentre per «Il Post», per restare nelle testate all digital, l’incidenza dei tweet sul totale delle condivisioni è superiore al 40%.

Elementi ulteriormente confermati dall’analisi specificatamente condotta sui dati relativi alla condivisione delle notizie su Twitter che vede un ribaltarsi delle posizioni con «Il Corriere della Sera» che scavalca «La Repubblica”.

Se la gerarchia delle condivisioni su Twitter  complessivamente rispecchia i dati generali che facevano emergere come, ad  esclusione di «Lettera43», fossero i “superblog”, i quotidiani all digital, ad avere l’indice di partecipazione più elevato, è il rapporto tra le condivisioni su Twitter e quelle su Facebbok che aiuta ad inquadrare meglio il panorama attuale.

Si evidenzia una sorta di bipolarismo con una generale elevata affinità tra i pure players all digital fortemente concentrati su Twitter e le testate tradizionali che invece la fanno da padrone, per così dire, su Facebook. Parebbe quasi di vedere in Twitter un pubblico, minoritario, fatto di avanguardie, al quale si contrappone la grande massa multiforme di persone attive su Facebook. Il nuovo viaggia su Twitter, come testimonia anche l’affinità con «SKI.it», la testata giornalistica digitale di Sky che si è recentemente rifatta il look, ed il vecchio, o perlomeno ciò che è più tradizionale resta su Facebook, pare.

La testimonianza [in]diretta di pubblici diversi con attitudini distinte per le varie testate che non si può che portare alla conclusione della necessità di utilizzare, in chiave di comunicazione e di relazione da parte delle testate, i distinti mezzi in maniera diversa e, possibilmente, complementare.

Aspetti che avremo modo di approfondire ulteriormente al Festival Internazionale del Giornalismo grazie ai dati che verranno presentati in quella sede da Vincenzo Cosenza.

Una cosa è certa, come segnala Giuseppe Granieri, “Non coglieremo mai le nuove opportunità se le raccontiamo con la nostalgia per come andavano le cose prima, se continuiamo a descrivere le spinte della cultura digitale in termini generazionali, o se continuiamo ad assolverci dalla responsabilità di usare queste possibilità per creare un mondo in cui la qualità delle connessioni è la norma e non l’eccezione”.

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Social Popularity & Sharing Through dell’Informazione in Italia

Visto l’interesse rispetto all’analisi proposta ieri, manifestato, a proposito, con numerose condivisioni sulle diverse piattaforme social, ho pensato di rendere disponibili pubblicamente i dati, le elaborazioni realizzate in collaborazione con Human Highway grazie a UAC Meter.

Rispetto ai dati proposti, ho avuto modo di apprendere che Banzai, società attiva nel mercato Internet e focalizzata sui settori e-commerce, media, e Web design che da fine 2011 “controlla” «Giornalettismo», parla di 70mila lettori nel giorno medio per la testata in questione e che stime, riportate nella nota dell’articolo di ieri, erano quindi eccessive. I dati sono dunque stati corretti ed impattano, come potrete verificare nella presentazione sottostante, sullo sharing through e sulle mappe relative realizzate su tale base di dati.

L’amico Marco Dal Pozzo, riprendendo le elaborazioni fornite, spiega che i fattori che influenzano lo sharing through sono a suo avviso:

  • La qualità dei contenuti
  • La strategia social della testata
  • La propensione alla condivisione del pubblico di riferimento

Concludendo che il peso maggiore vada alla terza voce, alle terza variabile.

Ipotesi di lavoro che mi pare assolutamente condivisibile come, mi pare, affermavo già ieri confermandolo anche su Twitter in una conversazione sul tema.

Aspetti che, per correttezza e completezza, vanno integrati con interesse sul tema proposto e situazione ambientale di riferimento nel momento specifico. Variabili che, a parità di condizione, hanno un loro impatto sull’attenzione e la condivisione di determinate notizie.

Le conclusioni che tiravo ieri, alla luce dei dati diffusi in giornata sulle perdite del «The Guardian», sono, se possibile, ancor più rilevanti.

In prospettiva, a medio-lungo termine, ritengo che resteranno pochi giornali generalisti in grado di fare grandi volumi di traffico a livello internazionale, magari risolvendo da qui ad allora qualche “problemino“; per gli altri sarà d’obbligo la specializzazione, la focalizzazione su interessi specifici delle persone e la capacità di coinvolgere e realizzare una comunità attorno a questi interessi.

Iniziate a pensare come salvare il vostro dinosauro, pardon giornale. [#]

Note:

[#] La visione della slide n° 7 vi consentirà di comprendere meglio

Nota bene – I dati relativi ai portali [Virgilio, Libero, Yahoo, Tiscali], evidenziati in rosso nella tabella proposta ieri, sono puramente indicativi poichè non distinguono tra i servizi generici dei portali [search, posta, communities… etc.] e i canali specifici di news dei portali stessi.

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Connessioni & Condivisioni Quotidiane

Verificato il grande interesse per l’elaborazione realizzata partendo dai dati Audiweb di Febbraio, in collaborazione con Human Highway [#], società di ricerche di mercato tutta italiana a dispetto del nome, abbiamo approfondito cercando di verificare la centralità, o meno, di social media e reti sociali, il ruolo ed il valore per le principali testate del nostro Paese, provando, grazie a UAC Meter, strumento di misurazione della social popularity delle notizie messo a punto dall’istituto di ricerca, a dare elementi di razionalità ad un dibattito di assoluta rilevanza per l’ecosistema dell’informazione nostrana.

L’intento, meglio dirlo subito, non è quello di stabilire classifiche di merito o punteggi, che si preferisce lasciare ad altri, bensì di fornire elementi il più possibile fattuali a interrogativi spesso restati senza risposta sin ora, auspicando che non siano il punto di arrivo ma il punto di partenza, stimolo del dibattito al quale si ha, davvero, grande piacere nel poter partecipare.

Sulla base dei dati disponibili e delle relative elaborazioni [§] emergono, è davvero il caso di dirlo, moltissimi elementi di riflessione. E’ importante ricordarsi che sempre a valori assoluti ridotti corrisponde maggior varianza statistica.

Nel complesso le versioni online dei quotidiani tradizionali ottengono rispetto agli omologhi all digital un livello di diffusione e condivisione sulle tre piattaforme prese in considerazione enormemente superiore con un rapporto generale di 5:1. Sia per la versione digitale dei giornali stampati che per i new comers dell’informazione è Facebook la rete sociale che genera il maggior numero di condivisioni. Assolutamente irrilevante il valore di Google Plus la cui incidenza non lascia spazio a interpretazioni o equivoci.

Condivisione Articoli per Social Network e Tipologia Testate

Si tratta della conseguenza dei valori in gioco sia per numero di utenti unici che di persone presenti su Facebook in generale e specificatamente fans delle diverse fonti di informazione di gran lunga superiore a Twitter che mostra comunque una dinamicità davvero interessante anche nel breve, con testate quali «Il Post» e «Wired» dove il numero di condivisioni sulla piattaforma da 140 caratteri è molto vicino a quello dei likes, dei mi piace, su Facebook.

Il dettaglio delle diverse testate prese in considerazione dalla desk research mette in evidenza che a pesare però sono più gli aspetti qualitativi che non quelli quantitativi. In particolare è lo “sharing through” [°], l’indice di partecipazione che abbiamo voluto verificare, che evidenzia come non vi sia una correlazione diretta tra followers o fans e neppure con gli utenti unici.

Si evince infatti, ed è questo forse uno degli aspetti di maggior valore dell’elaborazione, come pubblici, gruppi di persone distinti con interessi, molto probabilmente, altrettanto distinti abbiano stili di partecipazione che sono estremamente distanti tra loro.

Un aspetto che, a titolo esemplificativo, si può verificare con chiarezza nelle differenze che emergono tra «Il Fatto Quotidiano» e « La Repubblica» che pur avendo un numero di fans su Facebook e di followers su Twitter quasi pari , come mostra la tabella di sintesi sottostante, hanno invece uno sharing through molto diverso. Piuttosto che la fortissima divergenza rilevata tra «Linkiesta» ed «Il Sole24Ore», per citare gli estremi opposti.

Condivisione Articoli Dettaglio Testate

- Clicca per Ingrandire -

Se per testate quali «Il Sole24Ore» il divario tra interesse nei confronti della testata, in termini di utenti unici, ed adesione e condivisione all’interno dei social media può forse essere spiegato con una certa tradizionalità del pubblico di riferimento, è evidente che nel caso dei portali si tratta invece di una mancanza di attenzione a queste leve da parte dei responsabili.

Al di là di puntualizzazioni e distinguo si conferma come gruppi di persone diverse per tipologia ed interessi richiedano un approccio differenziato anche sui social media. Banalità scontata apparentemente che nella tendenza diffusa alla generalizzazione mi pare doveroso rimarcare.

Ad esclusione di «Lettera43» sono i “superblog”, i quotidiani all digital, ad avere l’indice di partecipazione più elevato. Un dato che incrementa l’ottimismo dopo due mesi di rilevazioni Audiweb che segnalano tassi di crescita a doppia cifra e che dovrebbe incentivare queste testate ad una partecipazione maggiore rispetto all’attuale, davvero scarsa, alla conversazione ed al coinvolgimento delle persone attraverso le reti sociali.

Dall’altro lato è evidente, fatto salvo quanto sin qui proposto, che le grandi testate tradizionali non hanno ancora padronanza dei meccanismi e delle modalità di coinvolgimento nella relazione con le persone attraverso i social media.

L’interazione delle persone, il “word of mouth” virtuale esercitato attraverso le diverse piattaforme di social networking, e tutti i fenomeni ad esso collegati, ha cambiato e continuerà a cambiare inevitabilmente l’attuale modalità di diffusione delle notizie che saranno sempre meno divulgate anonimamente ad una massa eterogenea di soggetti, sempre più diffuse attraverso l’interazione delle persone in funzione del livello di fiducia di cui queste persone godono tra i membri della propria comunità virtuale [e non].

Spero di poter dire che i dati presentati, in esclusiva sul “Il Giornalaio”, aiutano a metterne a fuoco modalità e dinamiche. La mappa sottostante ben sintetizza quanto sin qui espresso ed i valori [*] attualmente in gioco.

Mappa Lettori-Condivisioni nel Giorno Medio

- Clicca per Ingrandire -

Note:

[#] Il sottoscritto NON intrattiene alcuna forma di collaborazione remunerata, neppure sotto forma di omaggi o regalie, con Human Higway.

[§] Fedele all’idea che questo possa essere un punto di partenza del dibattito sul tema, i dati completi che integrano quanto pubblicato sono disponibili a chiunque ne faccia richiesta. Il mio indirizzo di posta elettronica è disponibile allo scopo nell’about di questo spazio.

[°] Sharing through dei contenuti della testata: rapporto tra il numero di condivisioni complessive sulla testata nel giorno medio e il numero di lettori nel giorno medio della medesima testata.

[*] Il numero di condivisioni di un articolo è la somma dei Facebook Like, Twitter Tweets e +1 su Google+. Il dato relativo a Giornalettismo.com – è qui stimato dai dati di Google AdPlanner e da comunicazioni dell’editore sul numero di lettori nel mese, pari a poco meno di un milione.

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#Bossi si è Dimesso, Lega “Spuntata”

Tra tutte quelle che circolano in Rete davvero ottima, per capacità di narrrazione e di sintesi del fatto al tempo stesso, l’immagine realizzata da Massimo Gentile, art director del «Secolo XIX», riguardo alle dimissioni di Bossi e alle possibili conseguenze per il futuro del carroccio.

L’immagine pubblicata sul suo blog personale, da mettere nei preferiti, dove quotidianamente sono visibili uno o più poster grafici su un fatto rilevante del giorno, dimostra concretamente forme di narrazione delle notizie diverse dalla consuetudine alla quale siamo abituati che, a mio avviso, hanno grandi potenzialità in termini di diffusione e condivisione attraverso le reti sociali.

Nell’anno di Pinterest è una delle opzioni che i quotidiani farebbero bene a non sottovalutare.

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Impatto dei Media sul Processo di Scoperta delle Informazioni

Goodreads, rete sociale esclusivamente concentrata sulla lettura ed i libri, ha pubblicato di recente i dati su come i libri vengono scoperti dai propri iscritti, su quali siano i media e le modalità che influenzano il processo di conoscenza, di scoperta di un titolo. I dati emergenti, a mio avviso, sono d’interesse al di là del segmento di mercato editoriale al quale si riferiscono in maniera specifica.

I risultati pubblicati, che si basano sull’osservazione e l’analisi, vale la pena di ricordarlo, di oltre 7 milioni di utenti,  confermano, in caso ce ne fosse bisogno, il valore, il potere del passaparola come veicolo principale di influenza.  Nonostante Goodreads sia molto ben integrato con Facebook, sia il social network più popolato del pianeta che Twitter non sembrano avere un ruolo rilevante nel processo di scoperta, nel suscitare interesse nei confronti dei libri.

Immediatamente dopo amici e canali specializzati, librerie, biblioteche e lo store di Amazon, sono i giornali la prima fonte di apprendimento dell’uscita di nuove pubblicazioni. Elemento che lascia ipotizzare un forte legame tra lettura di quotidiani e libri. Probabilmente chi legge lo fa a prescindere dal mezzo e dal supporto, parrebbe.

Come mostra il grafico di sintesi sottostante l’interesse e l’attenzione dei lettori, degli iscritti a Goodreads, schizza letteralmente alle stelle, indipendentemente dal genere letterario,quando un titolo viene citato da un mass media che sia un’importante broadcaster radiofonico o, ancora una volta, un quotidiano [inter]nazionale.

Elemento che riporta alla mente l’ipotesi, la tendenza che Tom Foremski ha raccolto nella definizione di SoDOMM [The Social Distribution of Mass Media] con social media e social network nel ruolo di mezzi di distribuzione sociale dei mezzi di massa.

Si tratta di aspetti che coniugati all’analisi di quali siano le aree di discriminazione, di qualificazione per trovare e valutare quale sia informazione di qualità per le nuove generazioni, per  i cosiddetti digital natives, possono aiutare ad qualificare la dimensione sociale dell’informazione digitale fornendo gli elementi di qualificazione e di riflessione sui possibili scenari evolutivi identificando al meglio le corrette modalità di promozione e di relazione con il proprio pubblico di riferimento.

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I Social Network Predicono chi Vincerà le Primarie USA

Facebook e il quotidiano conservatore all digital «Politico» hanno annunciato di aver raggiunto un accordo per misurare opinioni e sentimenti relativamente ai candidati repubblicani alle primarie ed un gruppo di lavoro di Facebook si occuperà di raccogliere, misurare ed analizzare le menzioni, i links e quant’altro definisca le preferenze espresse attraverso la rete sociale di Zuck. Dati che poi saranno forniti alla redazione del quotidiano in questione per la pubblicazione.

Esperimento di grandissima rilevanza sia in termini di ascolto delle reti sociali che per quanto riguarda tutta l’area del data journalism di cui parlo dalla mia colonna settimanale all’interno degli spazio dell’European Journalism Observatory.

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Facebook è un Sistema Aperto, Secondo Facebook

Facebook ha pubblicato in questi giorni un nuovo documento: “Rethinking Information Diversity in Networks” teso fondamentalmente a sostenere che il social network non è una “echo chamber”, un sistema chiuso nel quale la condivisione e diffusione di informazioni passa attraverso un numero, più o meno ristretto, di amici, di contatti.

Per sostenere la tesi, il gruppo di lavoro di Facebook cita i legami deboli, sostenendo che è attraverso di essi che fondamentalmente si ovvia al circolo chiuso entrando in questo modo in contatto con notizie, informazioni, in maniera più allargata.

Se il ragionamento di per se stesso appare effettivamente con una base di fondamento, gli autori fanno davvero ben poco per sostenere l’argomento, non apportando dettaglio alcuno dello studio che affermano di aver fatto sull’argomento e rifacendosi ad un documento dell’American Journal of Sociology del 1973.

Altre citazioni riguardano uno studio dell’anno scorso che conclude invece che le persone passano la maggior parte del loro tempo comunicando con una cerchia ristretta di contatti. Argomento che lascerebbe dunque propendere più per il sistema chiuso che per l’ipotesi che il gruppo di lavoro di Facebook vorrebbe sostenere.

Insomma, Facebook è un sistema aperto, secondo Facebook, ma fanno davvero poco per convincere che sia così davvero.

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La Repubblica & Il Social Media Marketing

Il 2 giugno il quotidiano “La Repubblica” ha lanciato l’iniziativa a sostegno del voto ai referendum di domenica prossima: “Io vado a votare: Passaparola”.

Si tratta di una campagna che è possibile classificare nell’ambito del social marketing, o cause related marketing che dir si voglia, che coniuga, appunto, una causa, una motivazione sociale, ad un obiettivo d’impresa.

Il 28 maggio infatti, “Il Fatto Quotidiano” annunciava trionfalmente il superamento di mezzo milione di fan su Facebook. Nell’articolo venivano riepilogati il numero di fan degli altri principali quotidiani nazionali Repubblica inclusa che, secondo quanto riportato, contava quel giorno 365.293 fan.

E’ quasi certamente questo l’obiettivo di quella che in qualche modo è possibile definire come una contromossa del quotidiano diretto da Ezio Mauro, incrementare il numero di sostenitori su Facebook. Non a caso, nella pagina dedicata all’iniziativa [promossa anche in home page] sotto il logo disegnato da Altan, che si viene incitati a condividere, viene riportato con grande evidenza, tutto maiuscolo e in colore rosso, l’invito a diventare fan di Repubblica sul celebre social network.

Se su Twitter parrebbe che l’impatto della campagna sia limitato, la ricerca su Google all’interno dei blog restitusce circa 50mila risultati.

Per quanto riguarda specificatamente Facebook, ho monitorato il numero di fans sulla pagina del quotidiano rilevando, a questo momento, 383.143 fans. Un incremento di oltre 16mila utenti rispetto ai dati del 28 maggio e di poco meno di 1500 rispetto allo stesso momento di ieri quando avevo visionato il loro numero.  Il post   dedicato all’iniziativa ha ottenuto 1579 “likes” e 112 commenti. Continuerò a monitorare quotidianamente il numero di fan aggiornando quest’articolo con i nuovi dati sino al giorno del voto.

Pare dunque che l’iniziativa, ad eccezione di Twitter, che comunque ha una bassa penetrazione sia in assoluto che in riferimento specifico all’Italia, stia funzionando. Una volta incrementato il numero di fan e raggiunta una massa critica significativa resta il problema di come “sfruttare”, di come relazionarsi adeguatamente con queste persone, di quali obiettivi darsi e di come mantenerli attivi convertendoli in visitatori fedeli del sito del quotidiano. Non vi è dubbio che sia questa la parte più rilevante di una campagna di social media marketing di un quotidiano, e dunque anche di Repubblica.

Se fossi chiamato infine ad esprimere una mia personale raccomandazione, suggerirei di integrare questa presenza con la realizzazione di una piattaforma sociale proprietaria. In tal senso il miglior esempio, ad oggi, di gestione attiva delle relazioni con l’utenza in ambito editoriale, dal quale trarre spunto, è Eskup di “El Pais” che rinforza sia il brand della testata che il rapporto con l’audience.

Inutile dire che, al di là della sintetica analisi svolta, il 12 giugno personalmente non vi è dubbio che io vada certamente a votare.

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Linkedin Clichè

Dati, cifre, statistiche e riassunti si inseguono e ci perseguitano ricorrentemente in questo periodo dell’anno.

Dicembre è il mese delle classifiche e delle previsioni per il futuro prossimo venturo per antonomasia.

Essendo Linkedin un social network con finalità esclusivamente attinenti al mondo del lavoro, tra tutte le reti sociali è quella relativamente alla quale filtrano meno informazioni.

Anche per questo motivo mi è sembrata di particolare interesse la mappa dei termini, delle definizioni più usate dagli iscritti per descrivere le proprie competenze pubblicata questa settimana   dal network più utilizzato in assoluto da dirigenti e professionals di tutto il mondo.

Dall’analisi condotta su 85 milioni di profili emerge come il termine maggiormente utilizzato nelle descrizioni del proprio profilo sia la parola “innovativo”.

Termine che alla luce dei risultati appare paradossale, confermando in realtà esattamente il contrario:  la propensione agli stereotipi, ai clichè.

 

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