Archivi tag: referenziazione prodotti

Contraddizioni editoriali

L’arbitrarietà dei rifornimenti e le carenze degli approvvigionamenti sono già state ampiamente documentate all’interno di questi spazi.

La scarsa informatizzazione della rete di edicole presenti sul territorio, generata da arretratezza culturale del comparto e da una mancanza di univocità relativamente al software da adottare ed ai costi relativi da sopportare, si uniscono ad una distribuzione intermedia [i distributori locali] caratterizzata da criteri gestionali d’impresa che è generoso definire 0.2 – in antitesi al concetto di enterprise 2.0.

Sono questi aspetti che, congiuntamente ad una ritrovata e rinnovata qualità del giornalismo, sono cruciali per lo sviluppo dell’ editoria nazionale.

Customer Killing

Grazie alla segnalazione di un lettore di questi spazi abbiamo scoperto un paradosso che mi pare interessante divulgare.

Circa un paio di mesi fa, per esemplificare le difficoltà di approvvigionamento e comunicazione in cui sono costrette a lavorare quotidianamente le edicole, abbiamo redatto un articolo dal titolo Ke Skifidol. Nell’ articolo lamentavo sostanzialmente come la rottura di stock prolungata avesse causato una perdita significativa di vendite e dei relativi margini. Testualmente: “……..vorrei sapere sia come possa essere possibile una gestione così approssimativa dei rifornimenti che quali siano le tutele per rivalersi relativamente alle vendite ed ai relativi margini perduti”.

Come dicevo, grazie alla segnalazione ricevuta abbiamo avuto modo di appurare che la linea di prodotti in questione è distribuita da una società che fa capo allo SNAG il Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai. Sul sito che promuove gli Skifidol – home page, chi siamo – possiamo infatti leggere: “Gedis è un editore italiano di proprietà dello S.N.A.G. – Confcommercio – il più importante sindacato dei giornalai italiani. Gedis ha sviluppato una conoscenza profonda del mercato delle edicole, composto da piccoli imprenditori indipendenti sparsi in tutta Italia, visitati e riforniti settimanalmente dalla rete di distribuzione”.

Sono assolutamente esterrefatto.

Uno dei sindacati che dovrebbe [il condizionale è davvero d’obbligo] tutelare i giornalai ed i loro interessi lascia in rottura di stock gli stessi per settimane intere causando perdita di vendite e marginalità relativa e, ancor peggio, perdita di credibilità ed affidabilità di fronte alla clientela.

“Una conoscenza profonda del mercato” non c’è che dire davvero, in particolare in riferimento ai loro primi clienti, sotto ogni profilo, gli edicolanti. Chapeau!

Skifidol Stat

Ah, l’articolo citato relativo agli Skifidol è uno dei più letti, adesso i potenziali clienti che attraverso i motori di ricerca approdano in questi spazi si faranno una idea ancora più precisa del genio che caratterizza la gestione del prodotto.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Vendite Editoria

Il consiglio

Poco più di una settimana fa riceviamo l’ennesima circolare [per i dettagli vd. immagine a fondo pagina] in cui in buona sostanza il segretario provinciale del sindacato, avendo verificato che ultimamente sta aumentando “la resa a specchio”, consiglia di evitare questa pratica sia perchè è contraria alla legge che impone di dare parità di trattamento ad ogni testata che per preservare il privilegio ottenuto nel tempo dagli edicolanti ferraresi. 

Questa volta non ho nulla da ridire sulla forma che è complessivamente adeguata ma è la sostanza, il contenuto, che mi lascia alquanto perplesso. 

In sintesi: 

  • Gli scaffali non sono estensibili, se continuiamo a ricevere senza freno alcuno migliaia di pubblicazioni siamo costretti, volenti o nolenti, a fare una selezione. Se la selezione venisse fatta a monte sarebbe di gran lunga migliore per tutta la filiera, ma poiché questo non avviene è, a mio avviso, assolutamente congruo e positivo effettuarla alla consegna delle pubblicazioni. In caso contrario l’unica differenza sotto il profilo commerciale sarebbe quella di accantonare le riviste per poi renderle a suo tempo; nella sostanza nulla di positivo.

  • La parità di trattamento è una bufala colossale da abolire con la massima sollecitudine. E’ mia intenzione formare un gruppo [vi terrò aggiornati al riguardo] che battagli su questa specifica istanza. E’ una bufala poiché di fatto non perseguibile visti gli spazi medi delle edicole alle quali è da sempre impossibile esporre tutto quel che si riceve. Oltre ad essere di fatto impossibile è, altrettanto insensato che edicole situate in contesti e zone diverse ricevano teoricamente gli stessi prodotti.

  • Gli editori, pur consci da tempo della realtà e dei conseguenti effetti collaterali, non hanno esitato e non esitano a riempire le edicole di ogni genere e tipo di marocchinerie che ne dequalificano l’immagine. Ogni titolare di attività deve avere la libertà di poter selezionare quali referenze trattare all’interno del proprio punto vendita così come avviene normalmente per ogni altro canale/attività commerciale.

  • Poiché, come viene rilevato nella comunicazione, si vive della vendita delle riviste e delle pubblicazioni editoriali in genere, è evidente che se queste vengono respinte è perchè nell’esperienza di chi è imprenditore della propria attività non sono vendibili.

  • Come è stato detto è difficile che una persona di un paese occidentale, in uno stato di diritto, possa facilmente comprendere come possa esistere che un fornitore ti imponga di comprare la merce e che soprattutto non ti mandi ciò che il mercato vuole; che si abbia ancora l’ardire di richiedere rispetto degli accordi è clamoroso. 

Infine, ancora una volta, mi sorprende [mi duole dirlo ma ahimè è così] che il segretario provinciale del sindacato/dell’associazione che dovrebbe tutelare i giornalai si schieri così diligentemente dalla parte della “ragion di stato” ed invii comunicazioni la cui sostanza è irragionevole e detestabile per le motivazioni che sin qui ho cercato sinteticamente di esprimere. 

Non voglio, non vorrei, più entrare in contrapposizione con persone deputate a tutelare – almeno a livello istituzionale – un’area importante del business che coltiviamo con fatica e sacrificio quotidianamente ma per farlo mi attendo ben altri confronti e consigli. 

Come è stata mia consuetudine augurare per circa due anni mañana sol sol y buen tiempo, non sono solo editori e giornalisti ad averne bisogno, garantisco.

Resa a specchio

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Loop in edicola

Dopo due uscite spedite solo in abbonamento approda in edicola “Loop, culture linguaggi e conflitti dentro l’apocalisse”.

Anche se detta così potrebbe sembrare la pubblicazione dei seguaci di Nostradamus o peggio, in realtà il bimestrale in questione è, a mio avviso, di assoluto interesse.

La scelta del nome della rivista non è casuale, il termine loop si riferisce in genere a qualcosa che si richiude su sé stesso ed infatti la neonata pubblicazione nell’editoriale di apertura spiega che è ciclo infinito dal quale è impossibile uscire se non con una inizializzazione di sistema. Ma senza la fretta del politicismo, del lavorismo, dello sviluppismo, del soggettivismo, del furbacchionismo: loop è attraversamento icastico [nota] dell’apocalisse contemporanea.

 Loop si concentra sulle dinamiche sociali ed economiche che avvengono, sotto l’alone di indifferenza generale che caratterizza l’attuale fase, a livello internazionale e nazionale proponendosi come bacino di raccolta collettivo non per contenerle ma per farle straripare con maggior forza. 

L’attuale uscita è incentrata sull’analisi degli aspetti legati a welfare e reddito con, appunto, il focus “Reddito vs Lavoro”.  

L’acquisto della rivista è ampiamente giustificato dalla presenza dell’articolo “Cognitivi”di Andrea Fumagalli [ex professore associato a Yale] che effettua una brillantissima ed, altrettanto, estremamente efficace analisi sul lavoro cognitivo – relazionale. Fumagalli constata come sempre più la nostra economia si basi su i cosiddetti “intangible assetts” e di come questo crei conseguenze importanti nella divisione ed organizzazione del lavoro e sui processi di formazione al/nel lavoro. Straordinaria la sintesi che coinvolge anche il mondo dell’informazione oltre a quello del lavoro: “Siamo di fronte a un paradosso o meglio ad una potenziale contraddizione: il general intellect consente la creazione di un valore che trae linfa dalla cooperazione sociale, ma che viene distribuito tramite processi di espropriazione sociale”. [nota]

escher

Personalmente mi ha anche particolarmente coinvolto ed interessato l’apertura dedicata alla morte di Sbancor e sulla sua, apparente, incredibile capacità predittiva e di analisi dei fenomeni economici/finanziari dei nostri tempi. Un expertise decisamente più convincente e meno autoreferenziale rispetto a quanto normalmente in circolazione.

La ciliegina sulla torta, infine, è data dalla copertina e dalla frase che reca impressa: “E così muore la libertà sotto scroscianti applausi” [Star Wars – La vendetta dei Sith].

I cinque euro meglio investiti per questa settimana; da acquistarsi assolutamente; ahimè in un’altra edicola che non sia quella del sottoscritto avendone trattenuta io stesso l’unica copia ricevuta.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Nuovi Prodotti Editoriali

Diffusione e confusione

Il sabato viene prestata mano d’opera gratuita per assemblare quotidiani ed inserti. In particolare un sabato al mese praticamente tutti i giornali hanno l’inserto e quindi la prestazione d’opera gratuita diviene particolarmente onerosa in termini di consumo di tempo.

Per migliorare la situazione e l’umore intervengono soluzioni creative strepitose degli editori come nel caso di quella sottoriportata.

AM è una delle tante riviste che vive solo della diffusione dei quotidiani poiché in caso contrario praticamente nessuno l’acquisterebbe. Nel tentativo – vano – di proporla comunque riceviamo la sottostante comunicazione che praticamente fa si che la rivista permanga in edicola, occupando come sempre spazio prezioso, per l’intero mese.

La confusione raggiunge poi i massimi livelli quando si legge che la rivista in abbinamento al quotidiano costa 0,50 € ed dal giorno successivo passa ad 1,00 €; i geni che hanno inventato questa meravigliosa iniziativa mi spieghino gentilmente ad un misero edicolante quanto mi costa la rivista e quanto recupererò dunque nel momento della resa.

In attesa della risposta, nel dubbio, ho reso immediatamente il tutto; prego.

AM Tuttosport

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Vendite Editoria

Dell’editoria e dintorni

La mail di chiarimento ricevuta da parte di un responsabile di un’impresa che ha scelto il canale edicole per commercializzare i propri prodotti è davvero ricca di spunti di riflessione circa le logiche e le dinamiche della filiera editoriale.

La testimonianza delle difficoltà che gli editori – o comunque di coloro che commercializzano prodotti all’interno del canale edicole – riscontrano nel rapporto con i distributori locali mi è da un lato di conforto rispetto al vissuto quotidiano e, dall’altro lato di ulteriore preoccupazione relativamente all’organizzazione della filiera editoriale.

Nello scritto si evidenzia come di fatto non esista apparente possibilità di relazione tra punti vendita ed aziende/editori; questo, nella mia esperienza, costituisce sempre un limite. L’importanza del contatto diretto tra l’impresa e i propri clienti è di vitale importanza per entrambi in termini di scambio di informazioni e di sviluppo. I grossisti – in questo mercato chiamati distributori locali – normalmente custodiscono gelosamente i dati che non passano alle aziende e che perlopiù non usano. Si crea dunque un gap significativo tra coloro che producono e coloro che commercializzano con danno certo per entrambi.

Nella mia “vita precedente” ho avuto modo/necessità di utilizzare sia distributori nazionali che regionali, per evitare di perdere il contatto con il mercato, oltre agli affiancamenti periodici on the field, legavo una parte del compenso riconosciuto per vendita e distribuzione fisica al passaggio [pre]codificato di informazioni con cadenza mensile. In un momento di crisi strutturale quale l’attuale che attraversa tutta la filiera – edicole comprese obviously – immagino possa esistere la possibilità di rinegoziare i rapporti tra editori e distributori inserendo questo aspetto qual’ora non contemplato come sembrerebbe.

Un’ altro aspetto che emerge è la definizione di edicola, cit: “ secondo la ormai consolidata prassi che ha trasformato le edicole in piccoli bazar dove si trova di tutto”. E’ questo uno, forse il più grave, degli effetti collaterali. Su quali possano essere a mio avviso gli ambiti di sviluppo/rivitalizzazione delle edicole mi pare di essermi espresso, spero con chiarezza, recentemente [torneremo – comunque – a parlarne ben presto inevitabilmente].

Le edicole si sono di fatto nel tempo despecializzate e, di conseguenza, dequalificate, trasformandosi effettivamente in minibazar con assortimenti da marocchinerie della più infima qualità.

L’immagine del canale – che in virtù della “parità di trattamento” ha assorbito di tutto – è da riqualificare riposizionandola verso l’alto con prodotti e servizi qualificati.

Infine, l’ultimo [giuro] argomento emergente dagli spunti forniti dalla predetta mail è relativo al “conto deposito”. L’azienda in questione, secondo quanto dichiarato:”a partire dai tempi “biblici” del saldo delle vendite (stiamo ancora aspettando il saldo di un prodotto distribuito nello scorso novembre e pagato al produttore circa 10 mesi or sono)” sarebbe ancora in attesa di ricevere l’incasso di quanto consegnato alle rivendite da quasi un anno.

Sono assolutamente contrario al conto deposito sia in veste di commerciante che “cambiando giacca” e vestendo quella di responsabile d’azienda.

Il conto deposito – pratica effettuata anche in altri canali di vendita – è il modo più semplice per introdurre nuovi prodotti ma anche per farli fallire. Non valorizza e non coinvolge i responsabili del punto vendita rispetto alla commercializzazione del prodotto e svilisce l’immagine del prodotto.

Nel caso/canale specifico obbliga anche a trattare il prodotto usando violenza rispetto alla volontà dei gestori delle edicole già provata dalle angherie della distribuzione editoriale.

Certamente trattare argomenti di così ampio respiro in spazi così ristretti non può che essere stimolo per la riflessione, l’approfondimento ed il dibattito; spero di aver assolto almeno a questo obiettivo.

Edicola

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Leggo meglio e vedo più chiaro

Recentemente abbiamo parlato di comunicazione e time to market esemplificando il caso di “una pubblicazione” che partendo da un’idea corretta aveva apparentemente trascurato l’ultimo miglio non beneficiando così dell’idea e del relativo investimento.

L’altro ieri ricevo – con vero piacere – una mail dal direttore responsabile della pubblicazione di chiarimento rispetto a quanto riportato all’interno di questi spazi.

Dopo aver risposto chiedendo, tra l’altro, l’autorizzazione a pubblicare quanto ricevuto in forma privata abbiamo [avete] la possibilità di avere dei chiarimenti sia relativamente al caso specifico che più in generale sulle dinamiche della logistica e della filiera editoriale nel suo insieme.

Riprendo dunque alcuni stralci di quanto ricevuto:

Buongiorno, sono________direttore responsabile delle pubblicazioni LeggoMeglio e Le scrivo, in forma privata, per alcune puntualizzazioni che ritengo doverose a riguardo di quanto da Lei esposto nel blog https://giornalaio.wordpress.com/ E’ certamente vero che l’operazione da noi portata in edicola altro non è che un prodotto editoriale, secondo la ormai consolidata prassi che ha trasformato le edicole in piccoli bazar dove si trova di tutto………… In merito alle difficoltà di approvvigionamento, purtroppo abbiamo dovuto constatare che la collaborazione dei DL nelle varie regioni non è stata molto costruttiva. Ma d’altra parte noi non possiamo avere con loro un rapporto diretto, ma solo tramite il nostro Distributore Nazionale. Per questo motivo nella seconda uscita del nostro prodotto editoriale, abbiamo inserito i nostri indirizzi e mail e telefonici ed abbiamo già provveduto personalmente a sostituire una decina di occhiali, in forza della garanzia prevista sul prodotto……… Riguardo la lunga “tempistica” di approvvigionamento, purtroppo le complicazioni sono molte: a partire dai tempi “biblici” del saldo delle vendite………Siamo comunque lieti che Lei abbia colto il positivo risvolto commerciale della nostra iniziativa (anche se a vantaggio di un altro fornitore) e se vorrà comunicarmi il Suo indirizzo, il codice edicola ed il DL che La serve, provvederemo ad inviarle le sostituzioni che ci vorrà chiedere, a titolo ovviamente gratuito”.

Continuando nella mail di “autorizzazione” alla pubblicazione: “Ovviamente può disporre di quanto Le ho scritto e di cui mi prendo ogni responsabilità, visto che sto imparando sulla mia pelle le difficoltà di inserimento in un mercato così “impenetrabile” dove il rapporto fra editori, Distributori Nazionali, DL e, finalmente, punti di vendita, è tormentato ed ostacolato da mille invisibili lacci e lacciuoli ( e ritorsioni commerciali). E dove alcuni DL (ma questo non lo pubblichi)……………….” Devo per correttezza interrompere qui ma anche il seguito è davvero interessante, garantisco.

100 maneras de matar una idea

100 maneras de matar una idea

Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente dell’attenzione e dell’intervento davvero interessante e chiarificatore che, come predetto, ho ritenuto importante riprendere come elemento di ulteriore dibattito rispetto ai temi su cui si fonda lo spazio che curo.

Lascio a voi la parola. Lunedì Martedì proporrò la mia visione ed i relativi commenti.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Nuovi Prodotti Editoriali, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Feedback

Qualche giorno fa nel tentativo [che talvolta mi appare davvero vano] di apportare positività al dibattito ed allo sviluppo del canale edicole, mi interrogavo relativamente alla possibilità di allocare meglio le risorse da parte degli editori grazie, anche, ad una stratificazione dei punti vendita.

Per amor di ragionamento utilizzavo il caso di un prodotto ricevuto recentemente chiedendomi, tra l’altro, come la casa editrice in questione volesse risolvere i riordini successivi al primo ordine d’impianto.

Avendo terminato la prima dotazione ho proceduto con il riordino – utilizzando il codice dell’espositore, l’unico ricevuto – il lunedì 27 aprile ultimo scorso, curioso anche di verificare cosa sarebbe successo stante quanto premesso.

Ebbene nella bolla del 02 maggio ho ottenuto il feedback atteso: “20363 – Litllest Pet Shop esp. Da 6 pz. – N.ro 90001 Esaurito, attendiamo rifornimento dall’editore”.

E’ sempre un piacere per l’essere umano avere delle conferme.

edicola-del-futuro

Update: nella bolla di stamane -“Art 20363 Littlest Pet Shop esp. da 6 pz. n°90001 Esaurito ripetere la richiesta all’uscita del prossimo numero” …………

Lascia un commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Vendite Editoria

Mille bolle, bolle blu

Feeling blue in inglese significa sentirsi giù di corda, tristi/depressi.

Infatti alcune delle verbalizzazioni raccolte all’interno dei gruppi di giornalai presenti su Facebook recitano: “Io mi alzo alle 5,15 e alle 5,45 appena arriva il furgone mi incazzo….è normale? Ciao a tutti ” e simili.

Non solo non mi sorprende ma addirittura, anche se mi spiace ammetterlo, mi riconosco nel sentimento espresso da alcuni miei colleghi.

I casi vissuti in poco più di un anno di attività sono davvero tanti; ne riporto, a titolo esemplificativo, un paio pescando tra le comunicazioni inserite nelle bolle di accompagnamento più recentemente.

Bolla del 17.04: “- Super WheelsL’uscita di qs numero è supportata da una massiccia campagna pubblicitaria per il rilancio della pubblicazione. L’editore non accetterà copie di resa anticipata e quindi l’agenzia si troverà a dover respingere tutte le copie rese <<a specchio>>

Ricevuta una copia vendute zero.

Bolla del 23.04: “ – Anch’io Fotografo Oggi in uscita la nuova collana Anch’io Fotografo al prezzo di 1.99 €, per scelta editoriale deve rimanere in vendita per 3 settimane fino all’uscita n° 3; non verranno accettate rese in anticipo. Esporre il prodotto vista la massiccia campagna pubblicitaria sui media

Ricevute due copie della prima uscita, ad oggi nessuna vendita.

rope

Al di là del fatto che “il giochino” della massiccia campagna pubblicitaria è vecchio come il cucco [suvvia un po’ di fantasia] è l’impostazione medioevale di una relazione basata sull’arroganza che davvero dapprima stupisce ed in seguito indispettisce.

Su Facebook esistono attualmente 4 gruppi di giornalai, si va da i giornalai incazzati a quelli stressati passando per quelli italiani il cui motto è, giustamente, “informarsi per non farsi fregare” ed esprimono tutti lo stesso sentimento di frustrazione rispetto al rapporto con distributori locali e editori.

Se vi occupate di giornalismo e di editoria usateli [usateci] come focus group per capire davvero, al di là di statistiche ed allarmi, quale sia lo stato complessivo dell’editoria italiana dalla voce di chi con i lettori/consumatori ci sta a contatto ogni giorno.

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Time to market e comunicazione

Circa 6 mesi fa ho ricevuto la richiesta da parte del distributore di aderire all’inserimento [per una volta] volontario all’interno del punto vendita di una – sedicente – pubblicazione editoriale. “Leggo Meglio News“, questo il nome, è in realtà un prodotto ottico a tutti gli effetti e la pubblicazione – fatta per avere la stessa aliquota iva degli altri prodotti editoriali – è solo un foglio insignificante.

Per testare a costo zero, essendo ancora una volta in conto deposito, il mercato locale ho deciso di aderire ed ho quindi ricevuto un espositore con 12 occhiali assortiti.

La rotazione del prodotto è stata interessante ma i rifornimenti da parte del distributore non sono proseguiti, così come nessun riscontro è stato fornito relativamente a due paia di occhiali rotti restituiti dei quali non ho mai avuto il piacere di sapere nulla, pur avendoli cambiati all’acquirente.

Ricevo ora la sottostante comunicazione integrata da una nota del distributore nella bolla di consegna che recita: “Visto il grande successo della prima uscita [si dice sempre così] l’editore ha prodotto una nuova serie di modelli. La distribuzione è stata fatta alle rivendite che ne avevano fatto richiesta“. Ed infatti il sottoscritto ha ricevuto un nuovo espositore di occhiali.

Peccato che nel frattempo, visto il lasso di tempo trascorso e verificata la consueta assenza di comunicazione, mi sia attrezzato ed abbia ora due espositori di modelli e marca diversa. L’espositore ricevuto – in conto deposito as usual – giace nel retrobottega in attesa di essere restituito.

La morale è evidente, l’azienda [una visita al sito web aziendale offre ulteriori “chiarimenti” sul modello] in questione ha testato questo nuovo canale – le edicole – per verificarne la resa ma ha poi lasciato passare troppo tempo e, soprattutto, non ha interloquito con il trade e quando, quindi, si è [ri]presentata sul mercato, gli spazi da lei stessa aperti erano già occupati.

Comunicazione e time to market non sono mai stati un optional, oggi, se possibile, lo sono ancor meno.

time-to-market

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Ke Skifidol

Tra le montagne di cards e figurine ricevute stavano avendo un buon esito di vendite le “Skifidol Puzz”, cards dal nome e dall’odore nauseabondo. Sull’onda del successo dell’iniziativa sono stati lanciati successivamente dei barattoli contenenti una gelatina colorata, gli “Skifidol Slime”.

Le cards, dopo un vago tentativo di difesa, sono state ritirate dal mercato successivamente al sequestro cautelativo del prodotto a Torino in seguito all’apparente tossicità del prodotto in questione. In seguito l’azienda ha immesso sul mercato una nuova versione del prodotto “senza puzza” che a circa dieci giorni dalla ricezione giace invenduto.

Il display box contenente 12 barattoli di Skifidol Slime è andato “bruciato” in un solo pomeriggio e, a conferma del postulato dell’edicolante, abbiamo ricevuto la consueta comunicazione relativa alla richiesta di un nuovo rifornimento del quale siamo ancora in attesa da oltre 15 giorni. Stimo di aver perso tra le 80 e le 100 vendite a causa dell’assenza di prodotto.

Sono due gli aspetti preoccupanti di questa vicenda.

Da un lato mi chiedo quali tutele e garanzie sulla bontà della merce posta in vendita abbia l’edicolante che riceve queste pubblicazioni, giocattoli cinesi ed altra merce che ricevendo in “conto deposito” non possiamo rendere.

Dall’altro lato vorrei sapere sia come possa essere possibile una gestione così approssimativa dei rifornimenti che quali siano le tutele per rivalersi relativamente alle vendite ed ai relativi margini perduti.

Parlando con altri giornalai in zona vedo in loro una forte rassegnazione rispetto allo status quo. A fronte delle mie rimostranze “gli anziani” rispondono sempre “tanto non cambia nulla“, “è sempre stato così” .

Ke skifidol!

Lascia un commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Vendite Editoria