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Inoptato In breve

La bufala sull’unico acquirente per l’inoptato di RCS Mediagroup circolata sino al tardo pomeriggio di ieri e ripresa da quasi tutte le più “autorevoli” [inevitabilmente virgolettato] testate del nostro Paese ripropone per l’ennesima volta il confine tra tempestività ed affidabilità,  qualificandosi ulteriormente per quello che è il titolo scelto da molti quotidiani online che hanno parlato di “giallo” sull’11% acquistato da un solo soggetto; non a caso in Spagna la “prensa amarilla”, la stampa gialla letteralmente, è quella scandalistica e sensazionalista.

La scelta fatta di non correggere gli errori sul presunto “giallo”, riportando ora e motivazione della rettifica, ma di produrre altri articoli che correggevano il tiro sulla questione, dimostra infine che, per dirla con le parole di Mattew Ingram, “If there’s one thing traditional media outlets still suck at, it’s making corrections”.

Non credo ci sia molto altro da aggiungere se non che, almeno, questa volta non pare sia colpa di Twitter, della Rete o, peggio, del “popolo del web”.

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L’Edicola che non c’è e le Copie Digitali

A marzo 2102 fu annunciato in pompa magna il lancio di Edicola Italiana, piattaforma multi-editore per offrire online in un unico sito le diverse testate. Inizialmente la piattaforma avrebbe dovuto ospitare sia quotidiani che periodici di quattro editori passati poi a sei alla fine dell’anno scorso quando si tornò a parlare del progetto. Di fatto, ad oggi, non si hanno notizie del livello di avanzamento e se sono occorsi 9 mesi per giungere dalle dichiarazioni di intenti alla creazione del consorzio, e complessivamente sono passati 15 mesi, è facile immaginare che i tempi non siano brevi.

Personalmente, tra febbraio e marzo di quest’anno, ho provato a contattare alcuni dei membri del consiglio di amministrazione del consorzio Edicola Italiana per inserirne le prospettive nel mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” ma dopo un lungo tergiversare non ho avuto, ahimè, il piacere di ottenere risposte.

Nel frattempo, come noto, da gennaio di quest’anno ADS ha iniziato a pubblicare i dati delle copie digitali di quotidiani e periodici. Se per i periodici, escludendo gli inserti allegati ai principali quotidiani, i volumi di vendita sono marginali così non è per i giornali, o almeno per alcuni di essi.

I primi cinque quotidiani per vendite realizzano l’86% del totale mostrando una concentrazione di gran lunga superiore a quella della carta stampata. Da quando sono stati resi disponibili i dati le vendite di copie digitali sono passate da 188mila a 242mila con un incremento del 28.7%.

«Il Sole24Ore», primo quotidiano per numero di copie digitali vendute, ha registrato nei primi quattro mesi di quest’anno un incremento del 56% e ad aprile il peso di questo formato è del 26.8% sul totale delle copie vendute [edicole + abbonamenti].

Peso quasi doppio rispetto a «Il Corriere della Sera», che cresce del 34%, e di «la Repubblica», che invece cresce “solamente” del 6.7%. Anche se i valori assoluti sono inferiori rilevante la quota di copie digitali anche per «Il Fatto Quotidiano» con un peso del 16.7% sul totale delle copie vendute ed il “fenomeno” di «L’Unione Sarda» con oltre 7mila copie [+12.7% vs gennaio 2013] per un peso del 13.8% sul totale. Per tutti gli altri quotidiani le copie digitali restano assolutamente marginali.

Il grafico, realizzato da Human Highway,  con l’evoluzione delle vendite delle copie digitali nel primo quadrimestre di quest’anno, mostra a colpo d’occhio le dinamiche evolutive.

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RCS: La Situazione Attuale & i Piani di Sviluppo

RCS MediaGroup è al centro dell’attenzione ormai da mesi, tra conti in bilico, come la stragrande maggioranza dei gruppi editoriali, e relative ristrutturazioni non passa giorno senza che il colosso di Via Solferino faccia notizia, emblema, in qualche modo, dell’attuale fase dell’industria dell’informazione o, meglio, di quella che una volta lo era.

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory, partendo dal bilancio 2012 e dal piano di sviluppo strategico 2013-2015, analisi e commento della situazione attuale e dei piani per il futuro del gruppo editoriale milanese.

Buona lettura.

RCS Digital Traiettorie

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I Media Spagnoli Scommettono sul Gioco

Il crollo degli investimenti pubblicitari nella maggior parte delle nazioni del sud Europa, Italia compresa,  unitamente al forte calo delle vendite per quanto riguarda la carta stampata, richiedono la ricerca di nuove forme di ricavo, l’abbandono del tradizionale binomio basato su vendite e raccolta pubblicitaria che non basta più.

Se molti nei mesi scorsi hanno iniziato a sperimentare, attraverso applicazioni di realtà aumentata, la possibilità di effettuare degli acquisti direttamente dai, sui, giornali come fonte supplementare di guadagno, in Spagna alcuni media su buttano sul gaming online, sulle scommesse.

Antena 3, gruppo radio-televisivo di rilevanza nazionale, Mediaset España, controllata dalla nostrana Mediaset e da Prisa, il gruppo editoriale che tra gli altri detiene «El Pais», e Unidad Editorial, gruppo editoriale che è di proprietà di RCS e che è causa di grandi problemi per l’editore di via Solferino, a giungo dell’anno scorso hanno ottenuto le necessarie licenze da parte dello Stato Spagnolo per operare nel settore delle scommesse online.

A fine 2012 «Marca», il principale quotidiano sportivo spagnolo, di proprietà appunto di Unidad Editorial, ha annunciato la nascita di Marca Apuestas sito web di scommesse sportive.

Marca Apuestas

Accordo che il direttore generale del giornale sportivo, Nicola Speroni, ha definito un importante passo per il futuro digitale del quotidiano e Unidad Editorial da tempo organizza delle conferenze sulle opportunità dell’ e-commerce e dell’ m-commerce.

Nei giorni scorsi è partita la campagna di promozione di Marca Apuestas con un video collocato su YouTube, preambolo sicuramente di una campagna pubblicitaria che coinvolgerà altri media.

Che il gaming online sia un segmento in fortissima espansione e che possa generare ricavi interessanti è fuori discussione, credo, ma resto perplesso sulle ricadute sull’immagine dei media che scegliessero di seguire questa strada. Molto meglio valorizzare i newsbrand in un altro modo a mio avviso.

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RCS MediaGroup: Il Piano di Sviluppo 2013 – 2015

Ieri, al termine della prevista riunione del Cda, RCS MediaGroup ha diffuso i contenuti principali del proprio piano di sviluppo per il prossimo triennio.

Sia per capire quali siano i differenziali competitivi proposti per i tre anni a venire che per comprendere rispetto agli obiettivi originariamente dichiarati quale fosse lo stato di avanzamento, ho rivisto quali erano all’epoca i piani di sviluppo proposti nel piano strategico 2011 – 2013 diffuso all’inizio dell’anno scorso.

Due sono i principali elementi di differenziazione: contenimento delle attese di ricavi che nel piano triennale precedente erano di 2.453 milioni di euro, mentre oggi si parla di ricavi stabili a circa 1.600 milioni di Euro nel 2015, e la dismissione di attività “non core”, che precedentemente non era considerata e che tante tensioni sta creando nell’ambito di RCS Periodici che dovrebbe essere la più colpita dalla razionalizzazione prevista.

RCS Struttura Gruppo

Nel comunicato stampa, diffuso nel primo pomeriggio di ieri, sui contenuti del piano 2013 – 2015 si parla di “visione strategica chiara e improntata alla discontinuità”. Discontinuità che si fonda su una forte accelerazione verso la multimedialità e l’internazionalizzazione basata sui seguenti elementi chiave e obiettivi economici:

– Focus sull’innovazione editoriale e sul rafforzamento qualitativo dei power brand, anche grazie a contenuti editoriali di qualità creati nativamente digitali.
– Sviluppo ed ampliamento digitale dell’offerta per potenziare l’esperienza editoriale del lettore.
– Focalizzazione del portafoglio verso le aree di business in cui RCS può esprimere una solida leadership.
– Forte presidio della marginalità con focus sul recupero di efficienza anche attraverso significative riduzioni di costi.
– Dismissioni di attivi “non core” [come già segnalato]

La spinta sul digitale, di cui ha parlato recentemente anche Federico Vittadello  mobile, tablet, and e-commerce managing director di RCS Mediagroup, dovrebbe portare a fine 2015 al 25% il peso di quest’area sul totale dall’attuale 14%, per un valore pari quindi a 400 milioni di euro. Si segnala che due anni fa le attese erano di un peso del 20% a fine 2013 con ricavi per 536 milioni di euro a fine 2013 nel settore dell’editoria digitale. Lascio a chi legge, ed all’apposito spazio nei commenti, ogni possibile considerazione al riguardo, ma ovviamente non a caso viene detto che “tali linee di sviluppo non possono prescindere dal costante presidio del mezzo cartaceo”.

rcs-piano

Per quanto riguarda l’area dei quotidiani italiani, tra le varie azioni che il piano si propone di implementare, viene specificatamente citato il lancio di social community, una proposta di valore che è stata richiamata a più riprese, anche recentemente, in questi spazi.

Forte enfasi ed obiettivi ambiziosi per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria in ambito digitale che il piano si attende realizzi performance superiori alle previsioni di andamento del mercato e il contributo del digitale in ambito diffusionale è previsto in forte crescita, arrivando in Italia al 36% e in Spagna al 23%.

Le stime sono di investimenti totali per circa 300 milioni di euro supporto delle strategie previste nel piano anche se si rimanda alla presentazione dei risultati del 2012 per il dettaglio delle informazioni relative alla struttura finanziaria necessaria a supporto del piano stesso.

I contenuti resi disponibili sono di carattere troppo generale per poter entrare specificatamente nel merito del valore di quanto RCS MediaGroup si propone, anche se il percorso intrapreso ieri è certamente un segnale in tal senso.

Quel che appare certo è che se il 75% dei ricavi attesi dovrebbe derivare dal cartaceo, generando immagino sconforto in quanti proclamano un giorno si e l’altro pure l’imminente fine dei giornali, preoccupa che non vi sia accenno a quali azioni e mezzi saranno implementati per il raggiungimento di quanto continua a rappresentare il core, per usare un termine utilizzato nel comunicato stampa, del business. Sarebbe spiacevole vedere buttar via il bambino con l’acqua sporca ancora una volta.

RCS MediaGroup Brands

Sul tema da leggere l’articolo pubblicato da “Il Futuro dei Periodici”, blog che chi si interessa di editoria consiglio di mettere tra i preferiti e che personalmente ho inserito nel blogroll per non dimenticarmi di andare a leggerlo quotidianamente.

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I Conti in Tasca all’Industria dell’Informazione Italiana

La settimana scorsa sono stati diffusi i risultati gestionali dei principali editori relativamente ai primi nove mesi del 2012.

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory, sulla base dei dati pubblicati, si fanno i conti in tasca all’industria dell’informazione italiana, per fare il punto della situazione sul suo stato di salute, o meglio misurare la febbre del settore.

Sono stati presi in  considerazione i resoconti intermedi gestionali al 30 settembre dei principali players per quanto riguarda i giornali italiani: RCS Mediagroup, Poligrafici Editore, Caltagirone Editore, Gruppo 24 Ore, Espresso-Repubblica.

Buona lettura.

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Il Mondo va in Orbita?

Dalle colonne del «El Mundo» annunciano trionfali il raggiungimento di 50mila abbonamenti alla piattaforma proprietaria di distribuzione digitale: Orbyt.

Se i dati del consuntivo a fine luglio parlavano di 33mila abbonamenti, per differenza, sono state effettuate 17mila sottoscrizioni al quotidiano spagnolo negli ultimi 5 mesi. Si tratta indubbiamente di un’accelerazione significativa.

Secondo quanto riportato, di questi, 5mila abbonamenti sono stati realizzati nel mese di dicembre grazie all’offerta che permetteva di ottenere per meno di 100€ all’anno non solo l’edizione digitale del quotidiano generalista ma anche di altre tre testate del gruppo editoriale, ed in particolare di «Marca», il più popolare dei quotidiani sportivi spagnoli.

E’ come se in Italia venisse offerto a quel prezzo l’abbonamento a «Corriere della Sera» e «Gazzetta dello Sport» più altre due pubblicazioni del gruppo,che invece nel nostro Paese vengono proposti a 179€ cadauna. Paragone, oltre che esemplificativo,  assolutamente calzante visto stiamo parlando di testate che appartengono sempre allo stesso gruppo: RCS mediagroup.

Una spinta verso il digitale che nasce già priva di valore, stiamo parlano di meno di 8 centesimi a copia, personalmente non mi pare sensata sia sotto il profilo economico che dal punto di vista dell’immagine di marca delle pubblicazioni in questione. Sbragare sui prezzi, come si suol dire volgarmente, è sempre la tentazione più facile quando si cerca di recuperare vendite. Nella mia esperienza è anche molto spesso la meno opportuna.

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