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Il Lato Social di Miss Italia

In questi giorni sono alle finali di Miss Italia a collaborare alla realizzazione di un prodotto editoriale “istant” che con le due edizioni giornaliere stampate, alle quali si aggiunge la versione online ed una web app per smartphones,  si propone come link tra notizie dal backstage degli addetti ai lavori e le persone comuni, come una sorta di giornale di bordo sul concorso di bellezza più celebre del nostro paese.

Tra i diversi eventi che sto seguendo in questi giorni, ieri alla presentazione delle due serate di diretta televisiva della manifestazione è stato fatto cenno alla svolta social della manifestazione.

Secondo quanto annunciato alla stampa durante la conferenza, Eleonora Pedron coadiuverà Fabrizio Frizzi riportando in trasmissione i commenti raccolti in rete dalle postazioni blog presidiate da Massimo Bernardini [conduttore di TV talk] e dal blogger Davide Maggio.  Aspetto ulteriormente stressato dalla patron della manifestazione, Patrizia Marigliani, che riferendosi alla realizzazione della pagina dell’evento su Facebook ha parlato di scelta coraggiosa dettata dal desiderio di capire i giovani e dalla necessità di comprenderne la loro relazione con Miss Italia.

Ho deciso di approfondire.

Le azioni di comunicazione sui social media appaiono scarsamente cordinate ed integrate probabilmente anche a causa della doppia anima della manifestazione con da un lato la macchina organizzativa della RAI e dall’altro quella degli organizzatori del concorso che risulta evidente non si sono coordinati tra loro su questo aspetto.

Esiste un altro blog “ufficiale” realizzato da Juanita De Paola segnalato nel sito web dell’evento, mentre i due precitati non lo sono,  ed un ulteriore spazio che racconterà in live blogging la cui relazione con organizzatori e RAI non è chiarissima anche se esistono dei riferimenti allo stesso nella bacheca della fan page su Facebook. Spazio all’interno del celebre social network che attualmente conta circa 12mila fans e nel quale è caricato un eccesso di materiali con una frequenza di aggiornamento decisamente eccessiva che però tralascia di citare il canale video su YouTube che infatti ottiene un numero di visualizzazioni decisamente scarso nonostante ci sia del buono al suo interno.

Insomma un guazzabuglio che disorienta e non coivolge gli internauti.

Non si tratta di non saper perdonare “errori di gioventù” legati all’iniesperienza di utilizzo del mezzo, ma di richiamarsi, banalmente, ai principi più basici della comunicazione che vedono da sempre, a prescindere dal ventaglio di mezzi utilizzati, la necessità di coerenza ed integrazione nell’utilizzo dei diversi strumenti uno dei fundamentals da non dimenticare.

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No, Non è la BBC

Erik Huggers, Director of BBC Future Media & Technology, illustra il percorso di sviluppo della area on line dell’emittente di stato inglese.

Nell’articolo ripercorre sinteticamente le tappe del cammino effettuato sin ora, motivandolo attraverso la storia dell’evoluzione del consumo di media da parte delle famiglie del Regno Unito, coniugando efficacemente sintesi e chiarezza.

Spiega come il ruolo, ed anche il dovere, di una emittente pubblica sia quello di adattarsi alle nuove esigenze del proprio pubblico di riferimento.

Con l’ausilio di immagini semplici e chiare illustra la situazione ex ante e gli obiettivi, il punto d’arrivo della televisione anglosassone. Come mostra l’immagine sottostante, una strutturazione definita per cinque macroaree: Notizie, Bambini, Radio & Musica, Conoscenza & Formazione e Televisione ed iPlayer.

Con specifico riferimento alla area delle notizie si impegna pubblicamente ad offrire il miglior giornalismo on line al mondo, ricordando come la BBC per qualità, imparzialità ed accuratezza dell’informazione, sia una delle organizzazioni che godono di maggior fiducia e miglior reputazione a livello internazionale.

Questo avverrà, assicura Hugger, riportando anche altre fonti esterne con punti di vista distinti così da evitare inutili duplicazioni ed arricchire ulteriormente la qualità dell’offerta.

No, non è la Bbc, questa è la Rai, la Rai-tv, diceva una vecchia canzonetta, impossibile non notare ancora oggi la sostanziale differenza rispetto all’approccio utilizzato dall’emittente di stato del nostro paese, nella quale, il potere fondato sulla televisione, sul controllo dell”informazione o disinformazione televisiva, viene anteposto, di volta in volta, ai diktat del padrone anziché al servizio del pubblico.

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