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Scenario dei Media 2012 – 2016

Se il rapporto “The medium is the message*: Outlook for magazine publishing in the digital age” segnalato ieri si concentrava sulle evoluzione delle pubblicazioni periodiche [settimanali e mensili], la pubblicazione, sempre da parte di PriceWaterhouseCoopers, di “Global entertainment and media outlook: 2012-2016” permette di verificare con buona approssimazione, trattandosi di previsioni, le tendenze dell’industria dell’informazione sulle quali vi è stato un fitto confronto nei giorni scorsi.

Confronto, per chi se lo fosse perso, al quale hanno partecipato, in ordine cronologico: Pier Luca Santoro, Giuseppe GranieriLSDI, Pier Luca Santoro, Giuseppe Granieri, LSDI, Marco Dal Pozzo, Pier Luca Santoro, Luca De Biase e LSDI.

Il rapporto realizzato dalla PWC è relativo sia all’intrattenimento, all’industria del tempo libero nelle sue diverse forme: dalla musica al gioco, che a mezzi di comunicazione. Per brevità ed interesse mi concentrerò sulle tendenze emergenti relativamente al solo comparto dei media, con particolare attenzione alle evoluzioni previste per quotidiani e  periodici, rimandandovi alla lettura completa del documento per ulteriori approfondimenti su aree di vostro specifico interesse.

Lo studio analizza le tendenze in atto e ne prevede le evoluzioni per 48 nazioni del mondo Italia inclusa.

Complessivamente la crescita del digitale nel medio – lungo periodo, prossimi 5 anni, appare meno importante di quanto ci si potesse immaginare passando dalla quota attuale del 28% a quella del 38% nel 2016. I supporti, i mezzi tradizionali continueranno anche nel futuro prossimo a mantenere la quota maggioritaria.

Copyright © 2012 Global Entertainment & Media Outlook. All rights reserved.

A. I LIBRI:

La metà del mercato digitale sarà negli USA che arriverà complessivamente [carta + ebook] a 21mila milioni di dollari rispetto agli attuali 19.500 [+7,7%]. In Europa il calo delle vendite di libri non sarà sostituito dalla crescita del digitale. Nel caso dei libri di testo la situazione resterà praticamente uguale.

B. CINEMA:

I ricavi cresceranno del 3,1%. Il consumo casalingo di video digitali raddoppierà nel prossimo quinquennio arrivando a pesare il 36% del totale mercato. Lo streaming di film on demand [a pagamento] in Rete supererà il valore delle sottoscrizioni ai canali a pagamento.

C. RADIO:

Il mercato radiofonico crescerà del 3,5% da qui al 2016. Due terzi dei ricavi del settore deriveranno dalla pubblicità. Radio digitali e radio online nonj vedranno crescere in maniera significativa le loro revenues. Gli abbonamenti ai canali radiofonici satellitari saranno quelli con il maggior tasso di crescita ma manterrrano un peso relativamente modesto con una quota sul totale del 9,5%.

D. TELEVISIONE:

A livello mondiale si prevede una crescita del 6,6% degli investimenti pubblicitari; uno sviluppo legato all’avanzare della diffusione di contenuti e pubblicità multipiattaforma anche su tablet e smartphones. La televisione tradizionale, “terrestre”, continuerà ad essere qualla che si accaparra la fetta maggiore. La Russia supererà l’Italia diventando così il mercato pubblicitario televisiovo più importante d’Europa.

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E. PUBBLICITA’ ONLINE:

Da qui al 2016 PWC prevede una crescita del 15,9%. La search a pagamento continuerà ad essere la parte più rilevante del mercato, buona la crescita di banner/display grazie anche al tempo passato dagli utenti, dalle persone, nei diversi social network. Nonostante tassi di adozione e penetrazione straordinari per smartphones e tablet il mobile advertising resterà il fanalino di coda come valori investiti.

Giornali e periodici, come vedremo più avanti, beneficieranno complessivamente poco della crescita degli investimenti online.

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F. GIORNALI:

Vi è un rapporto diretto tra diffusione della banda larga e circolazione, vendite, dei giornali; a minor diffusione corrispondono maggiori vendite e crescita dei ricavi pubblicitari e viceversa. Da questo punto di vista l’Italia si trova a metà strada tra le tendenze degli Stati uniti e Gran Bretagna e quelle di Argentina o India.

In Europa gli abbonamenti alla versione digitale dei quotidiani raggiungeranno una quota significativa nel 2016 compensando in parte la tendenza negativa della versione cartacea senza mai però consentire il ritorno ai livelli antecedenti al 2009. Una previsione che potrebbe incoraggiare a puntare tutto, o quasi, sul lettore.

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Negli Stati Uniti rallenta il calo della raccolta pubblicitaria ma la quota dell’online resta assolutamente minoritaria.

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G. PERIODICI:

Si dovrebbe assistere ad una stabilizzazione delle vendite  anche in Europa, continente dove le vendite di settimanali e mensili sono le maggiori al mondo.

L’area digitale triplicherebbe addirittura ma la quota resterebbe assolutamente minoritaria con la versione cartacea a farla da padrone ancorpiù che per i quotidiani.

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Pare insomma che le mie previsioni controtendenza di ottimismo e di un futuro anche per la carta vengano confermate nel complesso. Resta da lavorare, da un lato, sul ruolo di ciascun formato in un’ottica multipiattaforma di convergenza tra le distinte versioni e, dall’altro lato sull’ottimizzazione nella gestione dell’esistente e all’individuazione di nuove forme di ricavo oltre a vendite e pubblicità.

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Passaparola

Google e Keller Fay hanno realizzato uno studio teso ad analizzare l’influenza di internet nel passaparola.

La ricerca ha coinvolto un campione stratificato di 3.000 persone rappresentativo della popolazione analizzando il ruolo di ciascun media come canale di marketing per generare conversazione e dunque passaparola. Pur essendo particolarmente focalizzato sul ruolo della search, com’è naturale che fosse visto il committente, lo studio evidenzia degli elementi che sono di assoluto interesse.

Il 95% del passaparola avviene offline  [84% “face to face” – di persona – e 11% al telefono] e nel 5% dei casi online.

Internet sorpassa qualsiasi altro mezzo di comunicazione come fonte in grado di generare, alimentare e sostenere la conversazione. Di particolare importanza appare il ruolo della Rete nella fase di approfondimento successiva ad una conversazione interpersonale e nel caso di informazioni apprese dalla televisione.

La search influenza il 15% del totale nella ricerca di informazioni prima, durante e dopo le conversazioni, mentre le versioni online dei mainstream media ed i siti web  di notizie pesano rispettivamente attorno al 2%.

Il video sottostante riassume le principali evidenze raccolte i cui dettagli sono liberamente scaricabili.

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Digital Influence

Il Digital Influence Index è il rapporto annuale realizzato da Fleishman-Hillard su come internet non solo informi e colleghi gli utenti ma anche sull’influenza che questo media ha nel processo decisionale.

La ricerca misura diversi aspetti chiave dell’utilizzo di internet inclusi i diversi livelli di adozione di consumo digitale e la dieta mediatica dell’utenza.

Le evidenze di maggior rilevanza emergenti dall’ultima edizione dello studio sono in alcuni casi delle conferme, in altri forniscono nuovi spunti di riflessione e confronto.

- clicca per ingrandire -

In particolare emerge un eccesso di informazioni che rende cruciale l’identificazione di fonti fiduciarie di riferimento. Da questo punto di vista la pubblicazione da parte di blogger “sponsorizzati” o pagati viene vissuta in chiave decisamente negativa rivelandosi un boomerang.

Il forte utilizzo delle piattaforme di microblogging e messaggistica istantanea fa si che gli utenti vedano favorevolmente l’utilizzo aziendale delle stesse come fonte di ascolto ed interazione tendendo inevitabilmente a privilegiare quelle che forniscono risposte coerenti ed in tempi accettabili.

Il passaparola di amici e conoscenti si conferma essere fonte di influenza primaria nella presa di decisioni ed è il primo elemento di riferimento in Francia e Germania.

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Advertising effectiveness and buying intention

Harris Interactive , in collaborazione con Adweek Media, ha rilasciato l’altro ieri i risultati di una ricerca effettuata in giugno di quest’anno [su un campione di 2521 individui rappresentativo dell’universo della popolazione Statunitense].

Il sondaggio era teso a misurare l’influenza della comunicazione pubblicitari a seconda del media.

Quasi un terzo degli intervistati afferma di non ritenere utile rispetto al processo di decisione d’acquisto alcun mezzo di comunicazione, confermando – probabilmente – l’importanza della comunicazione sul punto vendita da questo punto di vista.

I livelli di persuasione/interesse dichiarati sono estremamente bassi per tutti i media presi in considerazione. La peggior performance è registrata dai banner sul web mentre la migliore è della televisione.

Advertising effectivness and buying intention

Benvenuti nel modo reale!

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