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Petite histoire des sites médias

Cross Media Consulting, società francese di consulenza focalizzata nell’aiutare le imprese editoriali alla transizione sul web, ha realizzato un interessante video che ripercorre le tappe essenziali nello sviluppo della versione on line di alcuni quotidiani.

Nel filmato viene mostrata l’evoluzione dei siti web di Le Monde, Le Figaro, dello sportivo L’Equipe e dell’inglese The Guardian.

Una scoperta per chi non li ha vissuti all’epoca, un utile ripasso per non perderne memoria per gli altri.

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Print is King

Martin Lagenveld ha aggiornato l’analisi effettuata esattamente un anno fa, che aveva causato diverse controversie, rispetto all’incidenza del consumo di notizie, paragonando la versione tradizionale su carta a quella, apparentemente emergente, on line.

Se nel 2009 lo share complessivo era per il 97% dei quotidiani nella versione non digitale, il cambiamento calcolato per il 2010 sposta la percentuale della versione on line al 4,6%.

Parrebbe dunque che, seppure le versioni on line dei quotidiani crescono, il tempo dedicato alla lettura sia assolutamente prevalente per quanto riguarda i giornali su carta.

Print is King!

E’ disponibile on line anche il foglio di calcolo come supporting evidence della simulazione effettuata.

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Conversazioni e Commenti

Il Consell de la Información de Cataluña, tra ottobre e dicembre del 2009 ha analizzato i commenti delle edizioni on line dei quotidiani catalani con l’obiettivo di verificare il livello di partecipazione dei lettori, i contenuti, gli argomenti di maggior coinvolgimento ed i meccanismi di controllo da parte degli editori.

Il gruppo di lavoro che ha finalizzato la ricerca, costituito da diversi professori universitari della regione autonoma spagnola, in seguito alla presentazione, ha reso disponibili i dati completi non più tardi di ieri.

Lo studio è liberamente scaricabile dal sito dell’ ordine dei giornalisti catalani.

L’analisi ha preso in considerazione 36mila commenti complessivi e 1554 notizie, durante lo studio è stata resa pubblica dal principale quotidiano della regione, La Vanguardia, la notizia relativa ad un caso di presunta corruzione urbanistica che ha destato grande scalpore registrando complessivamente quasi il 50% dei commenti. Potrebbe essere questo uno degli elementi che richiedono una taratura rispetto ai risultati emergenti.

I quotidiani, nella loro versione on line, considerano sempre più necessari i commenti in funzione della possibilità di fidelizzare il lettore attraverso gli stessi ed allo stesso tempo per conoscerlo in maggiore profondità.

I quotidiani che ottengono il maggior tasso di commenti, sono La Vanguardia e l’Avui, rispettivamente con il 66.9 ed il 47% .

I lettori prevalentemente effettuano un solo commento e non pare emergere una effettiva volontà di dialogo bensì un’attitudine prevalente al monologo. Scarsità degli argomenti forniti e, nella maggior parte dei casi, attitudine alla litigiosità ed all’insulto sembrano essere le connotazioni dei contributi con una accentuata polarizzazione dei contrasti che sovrastano decisamente positività e desiderio di contribuire attivamente.

Politica ed economia sono i temi sui quali si concentrano la maggior parte dei commenti; lo sport è il fanalino di coda ma probabilmente il risultato è inficiato dalla tipologia di testate prese in considerazione come il grafico sottostante sembrerebbe suggerire.

Fonte: Fundación del Consell de la Información de Cataluña

Complessivamente sembrerebbe che i commenti siano ben lontani dall’essere critiche rigorose, tesi più all’espressione di opinioni personali che al contributo per un raffinamento dell’informazione.

Lo studio conferma infine, le difficoltà di gestione dei commenti causato dall’elevato volume degli stessi e dalla scarsità di risorse umane che le redazioni allocano allo scopo.

L’etica del discorso, la conversazione democratica professata da Jürgen Habermas sembrano ancora lontani sia da parte degli editori che della maggioranza degli utenti.

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2010 Newspaper Rankings

4 International Media & Newspapers è una organizzazione indipendente che due volte all’anno rilascia i risultati delle classifiche dei quotidiani on line di maggior successo sia a livello complessivo mondiale che suddivise per macroareee [continenti]

La classificazione è prettamente quantitativa e la metodologia utilizzata per redigere la classifica si basa su un algoritmo che elabora tre elementi:

In questi giorni sono stati rilasciati i risultati della classifica del 2010.

Nel ranking a livello mondiale dei primi 200 quotidiani i primi tre sono il New York Times, The Guardian ed il cinese The People’s Daily.

Tra i quotidiani italiani il primo è Repubblica al 12° posto seguita dal Corsera al 16° e la Gazzetta dello Sport al 22°, segue Il Sole24Ore al 30° e La Stampa al 43°; ultimo degli italiani classificati Il Foglio in 88esima posizione.

Sia nella classifica mondiale che nel dettaglio relativo ai primi 10o in Europa numerose conferme ma anche qualche risultato forse inaspettato.

Oltre che per tutti i dettagli del ranking, 4 International Media & Newspapers vale una visita per il dettaglio che fornisce relativamente ai quotidiani nel mondo sia a livello di singola nazione che di testata specifica.

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Play Paywall!, The new web game sweeping the newspaper industry

Nieman Journalism Lab ha creato uno strumento, un simulatore, che consente di calcolare l’impatto economico generato dalle barriere all’accesso eventualmente erette dal New York Times, e dai quotidiani più in generale, per far pagare l’accesso ai contenuti on line delle loro versioni digitali.

Il simulatore è settato sui dati raccolti da Neiman Lab con specifico riferimento al quotidiano newyorkino ma è possibile variare i dati ed effettuare una elaborazione a proprio piacimento, variando i cpm per view [settati per default sui livelli alti del mercato], la percentuale di adesioni scomponendola in 5 sottogruppi di utenti e numerosi altri elementi che impatteranno sul risultato finale.

Lo strumento è funzionale e funzionante per lo scopo per il quale è stato creato, ma in realtà rappresenta una modalità geniale di illustrare l’enigma che molti editori, perlopiù senza arrivare ad una decisione, stanno affrontando attualmente.

L’autore, non a caso ironizza, a partire dal titolo dell’articolo, sul dilemma che divide l’industria editoriale per la difficoltà delle prese decisionali che, se favorevoli alla creazione di paywalls, fino a questo momento hanno decisamente portato più insuccessi che altro.

Praticamente tutte le ricerche, in qualsiasi nazione del mondo, hanno confermato che l’utenza non è attualmente disponibile a pagare i contenuti dei quotidiani on line. Talvolta, è proprio il caso di dirlo, si vuole sbattere la testa contro il muro a tutti i costi.

How do you play? First, hit “Turn Paywall On!” From there, “Views before paywall” is the most fun slider, and the number that many paywall discussions focus on. This sets the number of free pageviews (not the same as stories) that are allowed for each reader before requiring them to subscribe. As the number of free views decreases, the net revenue jumps as each audience segment hits the paywall, then falls from lost ad impressions. Somewhere, there’s a sweet spot.  The key to paywall revenue projections is to understand how different portions of the audience are affected differently. The model used in this calculator breaks the audience into five distinct segments. These can be given names such as “Fly-By” and “Daily,” but for accounting purposes each segment is completely described the number of unique visitors (readers), the number of pageviews per month, and the fraction of readers who will subscribe when they hit the paywall. (Of course, in the real world, people aren’t so neatly divisible into segments.)  The main graph shows these five segments as five bars. The height of each bar is the number of pageviews per month for that segment, and the width is the number of readers. Each pixel on this graph corresponds to a fixed number of pageviews times users, and therefore the same amount of advertising revenue. Ads shown to unsubscribed readers are in blue, ads shown to paid subscribers are in red, and ad sales lost due to non-subscribers stopping at the paywall are in gray.  The scroll bar at bottom of the graph zooms the display for better viewing. The calculator starts zoomed in for clarity, but by zooming all the way out you can see that only a very small fraction of readers will be affected by most paywalls. The crux of the paywall issue is that these are also the most valuable readers, the ones that a publisher can least afford to turn away. In terms of ad revenue, one Loyal may be worth a hundred Fly-Bys.  Ad revenue is captured in the “CPM per view” slider, measured in dollars per 1000 pageviews; it can be thought of as the per-ad CPM times the number of ads on each page. Some pages have higher CPM than others, so this value is an average across all pages actually served.  When a reader hits the paywall, several different things can happen. They may subscribe; they may come back next month when they have free views again; or they may never come back. The “Subscribed” and “Never came back” sliders model this.  “Subscribed” is the fraction of the most loyal readers who subscribe when they hit the paywall — that’s the width of those red “paid” bars on the graph. This figure is necessarily a guess, and the real world subscription rate will also vary by segment, with loyal readers far more likely to subscribe. That’s why there are segment-specific subscription rates in the boxes at bottom. The slider up top sets the maximum possible subscription rate, the rate for a segment with a relative subscription rate of 100 percent. Paywall revenue is very sensitive to subscription rate, because every non-subscriber also represents lost advertising impressions.  “Never came back” represents the fraction of the audience that simply disappears when the paywall goes up. Some regular readers will hit the paywall and switch to a source of free news — but even readers who wouldn’t hit the paywall may be lost, because the existence of a paywall can discourage linking. In the Times’ case, they’ve said that articles arrived at via links from other sites won’t count towards paywall metering — but that might just encourage people to browse Times content through an aggregator instead of the front page, which still amounts to a loss of casual readers. In any case, this slider subtracts readers from all segments in the same proportion.  Below the graph are the audience segment definitions. Each of five segments is described by the number of unique readers in that segment, the number of monthly pageviews of each of those readers, and the subscription conversion rate relative to the most loyal readers. The subscription rate slider and the relative subscription rate are multiplied to get the final subscription rate for each segment. A bit tricky, I know, but I wanted to make it possible to visualize global changes in subscription rate with one slider.  The number of pageviews for each segment is also calculated; note that the Loyal and Fly-By readers both represent a large fraction of pageviews. Again, this is the difficulty with a paywall.

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Internauti per Sport

Qualche giorno prima di natale sono stati diffusi i dati Audiweb [richiede registrazione] relativamente al mese di ottobre di quest’anno. Interessante estrapolarne le visite ai siti web dei quotidiani.

Come sintetizzato dalla tavola sottostante, ad ottobre cala complessivamente la lettura dei quotidiani on line fatta eccezione per L’Unità mentre crescono i visitatori dei siti web di quelli sportivi.

Perdono anche i portali di Ansa ed Adnkronos che registrano un calo rispettivamente del 13% e del 4,6%; buona al contrario la performance di Blitz quotidiano [+6,5%] anche se i valori assoluti del numero di visitatori è di entità decisamente modesta.

I valori assoluti degli utenti unici si prestano ancora a diverse considerazioni, se voleste integrare qui [nello spazio dei commenti] o altrove.

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Unwilling to pay

Nell’autunno 2009 GfK Custom Research ha effettuato una ricerca sull’utilizzo di internet e, per l’ennesima volta, sulla disponibilità degli utenti a pagare i contenuti dei quotidiani on line. Lo studio è stato effettuato per conto del Wall Street Journal di Murdoch ed ha coinvolto 16.800 individui di 17 nazioni diverse, Italia compresa.

Nella stragrande maggioranza dei casi viene confermato l’orientamento a non pagare, gli intervistati sono disponibili ad accettare la pubblicità a condizione di non dover effettuare alcun esborso per avere accesso alle notizie on line.

Nel nostro paese, come emerge dalla tavola di sintesi dei risultati sottostante, solo il 13% degli intervistati si dichiara disponibile a pagare i contenuti a condizione di non avere alcuna pubblicità.

Risultati in linea complessivamente con le precedenti inchieste sul tema già proposte anche all’interno del Giornalaio. Una conferma indiretta di quanto approssimativo o pour cause fosse lo studio effettuato da BCG; elemento quest’ultimo che potrebbe essere fonte di qualche fuorviante interpretazione al cda di RCS Mediagroup.

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I giornali tradizionali continuano a dominare

Nonostante il nuovo che avanza, la versione cartacea dei giornali continua a prevalere nettamente su quella on line.

Secondo la simulazione effettuata da un giornalista del Wall Street Journal, sia in termini di tempo che a livello di readership la versione cartacea dei principali quotidiani statunitensi prevale abbondantemente su quella on line.

reading char usa newspapers

E’ sempre della medesima fonte una precedente stima che confermerebbe come anche negli Stati Uniti la redditività dei quotidiani on line, nel caso passassero – come parrebbe – ad una versione a pagamento, sarebbe tendenzialmente ininfluente.

I dati e le stime degli USA confermano dunque le simulazioni effettuate dal sottoscritto poco più di un mese fa; la prossima volta che potrò prendermi una mezza giornata filata per farlo proverò ad effettuare la medesima tabella con riferimento ai quotidiani italiani per avere una ulteriore conferma [o smentita, se del caso] delle ipotesi di lavoro sin qui sviluppate.

Oltre alla bufala del tutto gratis su internet, i quotidiani potrebbero essere vittime di un abbaglio altrettanto importante che li sta portando a cannibalizzarsi.

Non vi è dubbio su quale sia il nuovo ecosistema delle notizie, ma non di meno è assolutamente necessario non esserne distratti eccessivamente sviluppando ipotesi fuorvianti di redditività. Il modello di business futuro continuerà a passare ancora per almeno i prossimi venti anni attraverso la diffusione cartacea e il canale edicole; dimenticarsene potrebbe essere fatale.

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