Archivi tag: pubblicazioni editoriali

Editoria Specializzata

 L’amico Angelo Centini, scegliendo proprio la notte degli oscar, insieme a un team di 7 giovani critici cinematografici, ha lanciato CineRunner, Blog-Magazine monotematico su tutto quel che riguarda il cinema, con un forte orientamento al web, ai social media e al mobile.

Il nome fa un vago riferimento a Blade Runner, presente anche nel logo con la silhouette di Rick Deckard, ma anche all’idea di un magazine pronto a cogliere le nuove sfide dettate dai media in continuo cambiamento.

Visitando CineRunner il lettore può consultare recensioni, analisi comparate su autori, temi, schede di film classificate e avere l’orario della programmazione nei cinema delle principali città.

Grazie ad un innovativo punteggio di valutazione meta-cinematografico, il “CineRunner Index”, che si basa su un algoritmo testato su un campione di circa 2000 film e che raccoglie oltre 80 fonti del mercato cinematografico globale e italiano, classificando questi punteggi in base al successo di critica, misurato in premi alle principali rassegne e festival cinematografici, e al successo di pubblico, misurato con i risultati raggiunti al botteghino.

E’ questo, a mio avviso, senza nulla togliere al resto, l’aspetto più interessante dell’iniziativa editoriale. Il database utilizzato per testare l’algoritmo del CineRunner Index è quello diffuso da David McCandless di Information is Beautiful che in occasione degli Oscar 2012 aveva prodotto un set di visualizzazioni davvero straordinario sull’industria cinematografica statunitense la cui completezza di informazioni aveva indotto il celebre Datablog del «The Guardian» a parlarne come esempio virtuoso di raccolta e visualizzazione di informazioni. Dati che ancora si utilizzano poco nell’ambito dei modelli di business, mentre la rivendita di analisi oggettive potrebbe essere un ulteriore spunto, un ulteriore fonte di ricavo.

Un punteggio chiaro e condivisibile, con parametri obiettivi e non affidati ai gusti dei singoli critici o agli umori del pubblico, con il rispetto della critica cinematografica che viene posta al centro e con i richiami al pubblico con il quale costruire spazi aperti al dibattito tramite commenti al sito, che hanno un sistema fortemente orientato alla creazione di community e, come sempre più spesso avviene, può continuare , anche sui canali social Facebook, Twitter e YouTube.

cinerunner-logo

Il mondo dell’editoria specializzata dell’editoria dedicata al cinema è estremamente variegato e vede riviste storiche e ben posizionate, perché popolari, come Ciak e FilmTV alla quale si affiancano riviste specializzate nell’approfondimento e nell’analisi critica, quali Segnocinema, Cineforum, Filmcritica, Fata Morgana, Duellanti, Nocturno, distribuite in libreria. A questi si affiancano riviste solo online come Badtaste, Sentieri Selvaggi e Gli Spietati.

Chi ha la rivista cartacea pare spingere solo quella, come nel caso di Mondadori con Ciak. Le altre riviste citate, di alto livello qualitativo e culturale, hanno iniziato solo da poco ad affacciarsi nel mondo dei media e di internet. Nascono però nuovi modelli di business come per la testata Sentieri Selvaggi che propone i propri corsi con la Scuola di Cinema.

Un tempo l’opinione del critico era l’unico modo per valutare la qualità di un film prima di andare a visionarlo e molto spesso i punteggi del pubblico erano visti come superficiali e ancora oggi sono influenzati da un gusto di massa. Oggi questa concezione pare, se non del tutto superata, per lo meno modificata, poiché, ai tempi del web 2.0, le persone sono più inclini a fidarsi degli amici o dell’opinione di un gruppo di sconosciuti spettatori che lascia il proprio giudizio sui siti di raccolta recensioni da parte degli utenti.

Anche sotto questo profilo CineRunner lancia il suo messaggio per rompere questa divisione e con il già citato CineRunner Index valorizza sia il punteggio della critica che l’opinione degli spettatori.

Bella iniziativa con una buona dose di innovazione e spunti davvero interessanti nell’affollato mondo dell’editoria specializzata dedicata a cinema e dintorni. Buona fortuna.

007 - 50 anni dal primo film di James Bond

2 commenti

Archiviato in Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Vendite Editoria

Pricing e Risultati

«The Economist» negli ultimi mesi del 2012 ha cambiato la propria politica di pricing per quanto riguarda gli abbonamenti alla rivista per il mercato statunitense offrendo la versione cartacea e quella digitale senza distinzione allo stesso prezzo di 127$ [96,1€] e proponendo il bundle, il pacchetto carta + digitale a 160$ [121,1€].

Al convegno “Digital Media Strategies” che si è tenuto in questi giorni a Londra tra i vari relatori è intervenuto anche Nick Blunden, responsabile di tutta l’area digital del settimanale anglosassone che ha parlato proprio delle strategie di prezzo  e dei risultati ottenuti.

Secondo quanto riportato il 75% dei nuovi abbonamenti dopo il cambio di prezzo comprende la versione cartacea della rivista con un 25% di sottoscrizioni alla sola versione cartacea, che comunque dà accesso anche all’edizione online, e ben il 50% di abbonamenti sono per il pacchetto carta + digitale nonostante questo costi il 25% in più come sopra riportato. Solo il restante 25% va alla versione esclusivamente digitale.

In un momento in cui la tensione per il recupero dei ricavi è alle stelle «The Economist» riesce ad alzare i prezzi e dunque di riflesso, come giustamente viene evidenziato, a garantirsi una migliore marginalità a conferma della relativa inelasticità della domanda per l’informazione di qualità.

E’ anche la conferma di come in un ambiente, in un ecosistema dell’informazione sempre più multipiattaforma la carta continui a giocare un ruolo essenziale.

Newsstand

1 Commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

La Carta è Morta e il Digitale non si Sente Tanto Bene

Le vendite di copie digitali di mensili e settimanali sono in crescita ma il calo delle versioni cartacee è di dieci volte superiore.

I dati sulle diffusioni dei periodici in  Gran Bretagna mostrano una crescita del 16%, pari a 29mila repliche digitali delle riviste aggiuntive, che portano il totale a 224mila copie nel secondo semestre del 2012. Nello stesso periodo le edizioni tradizionali cartacee hanno avuto un calo del 3,6% pari a 314mila copie in meno vendute. Nel complesso dunque il calo è stato di 285mila copie. Un rapporto di 10 a uno tra calo della carta e crescita del digitale.

Per la stragrande maggioranza dei periodici le repliche digitali pesano meno del 3% del totale delle copie vendute come mostra l’elaborazione realizzata da The Media Briefing dei dati sopra riportati. Anche per riviste di grande prestigio quale, una per tutti, «The Economist» il peso delle versioni digitali non raggiunge il 5% del totale con 30mila copie digitali rispetto alle 640mila della carta [versione USA esclusa].

Periodici Inglesi Carta vs Digitale

Sono cifre che anche nel mercato d’oltreoceano sono estremamente simili come tendenza e rapporto tra calo della carta e crescita del digitale che negli USA pesa l’1,7% del totale delle copie.

Il problema è duplice. Da un lato risulta evidente come attualmente l’acquisto delle versioni digitali dei periodici non compensi minimamente il crollo delle vendite di quella su carta. Dall’altro lato la definizione di copia digitale adottata nelle rilevazioni è castrante poichè si limita strettamente a quelle che sono le repliche digitali, termine utilizzato sin qui non a caso, della versione cartacea frenando pesantemente in questo modo l’innovazione nel settore.

E’ un problema che si presenterà a breve anche in Italia. Da gennaio infatti ADS ha iniziato, finalmente, il calcolo delle copie digitali di quotidiani e riviste nel nostro Paese e da marzo tali dati saranno pubblicamente disponibili.

Se ci sono voluti almeno due anni perché si arrivasse finalmente a una rilevazione sulle copie digitali, le definizioni di ADS sono fortemente restrittive sia per quanto riguarda le caratteristiche che deve avere una copia digitale che ancor più per quanto riguarda i dati sulla readership ed infatti c’è chi si è immediatamente adeguato, al ribasso.

La carta è morta e il digitale non si sente tanto bene.

Do not read me

1 Commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Quando il Prodotto Editoriale è il Giornalista

Dalle ceneri di «De Pers», free press olandese chiuso circa un anno fa, nasce all’inizio di questa settimana  DNP De Nieuwe Pers, il nuovo Pers, applicazione che offre ai lettori la possibilità di sottoscrivere un abbonamento anche ad un singolo giornalista.

DNP attualmente offre la possibilità di abbonarsi a dodici giornalisti ma ben presto l’offerta potrebbe allargarsi ad un numero superiore di giornalisti ed includere anche alcuni fotografi. Il costo dell’abbonamento è di 1.79€ al mese per singolo giornalista [16.99€ annui] o 4.49€ per il pacchetto completo dei 12 giornalisti [37.99€ annui].

Jan-Jaap Heij, responsabile dell’iniziativa, ha dichiarato: “We see ourselves as a combination of a newspaper, a news app and a publishing platform. People have asked me whether this is the answer to the crisis in journalism and I have said I don’t think it’s *the* answer, but it is one possible answer.”

Redazione

L’idea è sicuramente interessante perchè finalmente esce dalla tradizionale idea, legata alla concezione di prodotto editoriale cartaceo, di offrire al lettore, di costringere le persone ad acquistare un giornale o una rivista “completa” con contenuti che va da sè in parte sicuramente non interessano.

Dall’altro lato però trasforma il giornalista in brand. Se di fatto si tratta di una tendenza già in atto come testimonia il fatto che molti giornalisti, anche in Italia, abbiano individualmente più followers su Twitter e Facebook   che le testate per le quali lavorano, pone una ulteriore minaccia per i newsbrand.

Non è un caso infatti che in diverse testate, una per tutti «The Economist», non compaiano mai le firme, i nomi dei giornalisti che hanno redatto l’articolo poichè “la garanzia”  è data dal marchio della testata.

Quando il prodotto editoriale è il giornalista le pubblicazioni editoriali perdono immagine e  forza, appeal, anche nei confronti degli investitori pubblicitari oltre che del lettore. E’ un aspetto al quale prestare estrema attenzione.

4 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

La Bocca della Verità in Tempo Reale

Al «The Washington Post» tira aria di cambiamento e innovazione. Dopo “Live Grid”, formato di live blogging multimediale, e “Post Pulse”, segnalati e commentati il 22 gennaio scorso, adesso viene lanciata la bocca della verità in tempo reale.

“Truth Teller”, ancora in fase di prototipo, è un’applicazione realizzata da quotidiano statunitense con il finanziamento della Knight Foundation che verifica le affermazioni dei politici in tempo reale.

[vimeo.com/58400613 w=500&h=280]

Secondo quanto spiega il giornale viene utilizzata la tecnologia di Microsoft Audio Video Indexing Service [MAVIS] per estrarre i file audio dai video dei discorsi dei politici e trasformarli in testo combinandoli al database di informazioni del quotidiano o a fonti esterne per il fact checking, la verifica delle affermazioni in tempo reale.

Guardando le prime realizzazioni pubblicate il risultato è davvero interessante. In un unico spazio vi è il video del discorso, la trascrizione dello stesso al cui interno sono evidenziate le porzioni di testo che sono state verificate alle quali si ha accesso come mostra lo screenshot sottostante.

Ottima iniziativa sia perchè riporta, finalmente, il giornalismo ed i giornali al loro ruolo di watchdog che per la pregevole realizzazione grafica, oltre che tecnologica, con lo splash a tutta pagina di grande impatto per la storia principale.

Truthteller

1 Commento

Archiviato in Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi

La Lezione di Business Insiders

Business Insiders, testata all digital statunitense, si racconta e svela molte informazioni riservate sul suo successo, su come in 5 anni sia passata da mille ad un milione di visitatori al giorno. Una case history di grande interesse per cercare di comprendere quali dinamiche e leve per ottenere interesse e redditività con l’informazione online.

Cinque anni dopo il lancio il suo Direttore, Henry Blodget, identifica le quattro chiavi, i quattro elementi del successo:

  • Contenuto pensato esclusivamente per il digitale, elemento che le edizioni online delle testate tradizionali nella grande maggioranza dei casi faticano a proporre, o non propongono del tutto, privilegiando spesso la versione cartacea in tal senso.
  • Adattamento ad una distribuzione multischermo, multipiattaforma, con un forte accento su ottimizzazione dei contenuti in ottica SEO e reti social, social network
  • Misurazione dei risultati in tempo reale
  • Alta produttività della redazione

Un modello di giornalismo digitale estremamente aggressivo nella sua strategia di crescita dell’audience fatto di un mix di informazione economica e specializzata nel mondo della tecnologia e del business proposta con uno stile da intrattenimento di largo consumo.

Qui di seguito cinque immagini selezionate, quelle che mi sono apparse più significative, più rivelatrici, che meglio spiegano l’approccio e la strategia di Business Insider, tratte dalla presentazione completa che, ancora una volta, consiglio di leggere e “digerire” attentamente.

BI Digital Content

BI Distribution

BI Mix

BI Analitycs

BI Newsroom

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Toccare il Fondo

Grande attesa per la prima edizione solo digitale di «Newsweek» dopo la decisione di abbandonare la versione cartacea.

Il settimanale statunitense per l’esordio sceglie di dedicare la storia di copertina alle esplorazioni sottomarine e titola “Have we hit the bottom” come mostra l’immagine sottoriportata.

newsweek-cover

Nel tentativo di dimostrare tutta la dedizione, l’impegno e la capacità di utilizzo dei formati digitali il settimanale rende la copertina animata. Quando infatti gli abbonati alla versione per tablet scaricano l’edizione di questa settimana si apre un’animazione di circa quattro secondi che mostra un’attrezzatura per le riprese sottomarine in movimento, come mostra il video sottostante.

Se già la scelta del tema lascia perplessi non essendo esattamente una “storia da urlo”, ancor più dubbioso il valore dell’animazione sia per la realizzazione che non pare davvero di qualità straordinaria che, soprattutto, perchè forse non è questo il tipo di caratteristiche che il lettore cerca nel formato digitale come confermerebbe la scelta di «The Economist» e i dati di una ricerca recentemente pubblicata da PEW.

A questo si aggiunga che in realtà tali proposte non sono esclusiva del digitale ed anzi possono essere perfettamente realizzate anche nella versione cartacea come dimostra Aurasma al CES in corso in questi giorni a Las Vegas, per tornare ad una proposta di cui ho parlato spesso in questi spazi.

A «Newsweek» sono le scelte editoriali ad avere toccato il fondo a mio avviso.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

«Pubblico»: Perchè Business Plan & Marketing NON Sono un Optional

Come ormai molti sapranno con oggi «Pubblico», dopo soli 103 giorni, cessa le pubblicazioni, chiude. L’iter del quotidiano diretto da Luca Telese potrebbe facilmente definirsi cronaca di una morte annunciata ripercorrendone le diverse fasi.

Certamente, come segnalano i redattori del giornale,  un capitale sociale di 750mila euro è un segnale importante di quanta improvvisazione vi sia stata sin dalla nascita del quotidiano, basti pensare che «Linkiesta», testata all digital che dunque non deve sostenere i costi di carta, stampa e distribuzione, è stata fondata con un capitale sociale di un milione di euro ed ha ricapitalizzato per un pari importo nella primavera di quest’anno, per capire che più che crederci ci si provava.

Anche la compagine societaria, con due dei tre soci di maggioranza, Tommaso Tessarolo e Maurizio Feverati, senza esperienza alcuna nei giornali e con il primo dei due con alle spalle già un fallimento editoriale con Current TV, non era elemento di rassicurazione sulle prospettive del giornale.

Le cronache narrano che il business plan prevedesse breakeven a 9mila copie e l’obiettivo di vendita in una forbice compresa tra 10 e 15mile copie vendute a fronte di una tiratura di 30mila.

Un business plan perchè possa definirsi tale si articola su diverse sezioni tra le quali figurano elementi di analisi di mercato, di strategia di penetrazione del mercato, di marketing ed ovviamente di analisi economica e finanziaria.

Che 19 giornalisti, 3 poligrafici e 10 collaboratori fissi interni, unitamente ai precitati costi di stampa e distribuzione, fossero un costo fisso che necessitava di una capacità finanziaria decisamente superiore al capitale sociale in caso le vendite non avessero mantenuto la soglia di break even è un elemento che in qualunque business plan, anche il più scalcagnato, il più approssimativo, va inserito, va considerato.

Che poco più di tre mesi non sia un tempo per raggiungere il break even è altrettanto un elemento che, senza nulla togliere, persino un neolaureato in economia aziendale inserirebbe a chiare lettere nella sezione economico-finanziaria di un qualsiasi business plan. I casi sono dunque due: o il business plan non è mai stato fatto o, in alternativa, è stato realizzato partendo da basi di eccesso di ottimismo [per usare un eufemismo] atte solamente a convincere gli investitori ad apportare il loro contributo.

Dopo il successo del primo giorno, con vendite nell’ordine delle 50mila copie, il giornale è immediatamente crollato al di sotto delle copie necessarie a garantirne la sopravvivenza. La mia frequentazione di alcuni gruppi di giornalai, di edicolanti [che colgo l’occasione di ringraziare per ospitarmi pur non avendone titolo]  già dopo una settimana mi aveva evidenziato con chiarezza che il giornale non si vendeva, ed infatti, secondo quanto dichiarato dallo stesso Telese, il venduto è intorno alle 4mila copie.

Se i segnali erano chiari e forti sin dall’inizio che il progetto editoriale non dava i frutti sperati come mai non è stato fatto nulla? Per quanto a me noto l’unica iniziativa è stata di procedere ad una distribuzione selettiva, di non fornire le copie a tutte le edicole. Aspetto che in assenza di una mappatura delle edicole, elemento sul quale mi soffermerò con la dovuta attenzione nei prossimi giorni, rischia solamente di deprimere ulteriormente le vendite generando rotture di stock laddove il giornale si vende.

Pubblico Edicola Ultimo Numero

Anche le visite al sito del giornale, che vengono sbandierate come un successo, erano invece un altro segnale che l’interesse intorno alla testata era scarso se vi fosse stato qualcuno in  grado di interpretare quei numeri.

Ed ancora qual’era il progetto editoriale, esisteva davvero? Quali le azioni di marketing? Da osservatore esterno balzano agli occhi diversi aspetti al riguardo.

Si procede ad abbassare ad un euro il prezzo del quotidiano, lanciato ambiziosamente a 1,50€, un altro errore nel posizionamento di prezzo per un giornale che dichiaratamente si rivolge agli “ultimi”, il 17 di novembre, dopo due mesi, quando ormai era evidente a chiunque che il giornale “non andava”.

Nessuna altra iniziativa, per così dire, di marketing risulta. Interazione e coinvolgimento pressochè nulli su Facebook, dove il numero di “fans” è decisamente basso per una testata nazionale, e la consueta autorefernzialità tipica dei mainstream media anche su Twitter facente funzione di megafono monodirezionale.

Oggi forse in molti, a cominciare paradossalmente dal quotidiano in questione come mostra l’immagine soprariportata tratta dal giornale di oggi, scriveranno che il problema è la carta, che pensare nel 2012 di lanciare un quotidiano in edicola oggi è una follia.

Personalmente non sono certo che sia davvero così ma quello di cui sono sicuro è che in qualunque settore si operi un piano strategico di medio periodo, ed i relativi aspetti economici che qualunque “buon padre di famiglia” deve considerare, un busness plan da utilizzare come bussola del proprio cammino e non come strumento per gettare fumo negli occhi e un’attività di marketing degna di questo nome non possono mancare in fase di avvio di un progetto, di una start up come è di moda dire.

Vale evidentemente ancorpiù, se possibile, in un mercato quale quello editoriale attraversato da dinamiche che non ne fanno esattamente un segmento facile da approcciare nè sul fronte tradizionale e neppure online.

La prima pagina di oggi, l’ultima di questa breve storia di «Pubblico» titola a caratteri cubitali “Grazie”. Forse sarebbe stato più opportuno un “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”[#].

pubblico prima pagina ultimo numero

[#] Il riferimento NON è ovviamente ai dipendenti del giornale.

7 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Salvare la Mamma!

Solo l’altro ieri segnalavo quanto povera fosse la cultura del fumetto nel nostro Paese e come fosse desolante l’assenza di comics di attualità , ricchi di contenuti umoristici, politici o culturali.

Una delle poche realtà esistenti è «Mamma!», mensile nato nel settembre 2009  dalle ceneri di «Paparazzin», il paginone satirico di «Liberazione», quotidiano poi, come noto, chiuso a gennaio di quest’anno.

«Mamma!», rivista cartacea con inevitabile estensione Web, sceglie la satira a fumetti per informare in maniera non convenzionale, formula ibrida che permette di fare informazione nel rigore dell’inchiesta giornalistica documentata ma con la libertà che la satira consente come richiamato dal pay off della testata: “Se ci leggi è giornalismo. Se ci quereli è satira”.

Mamma! E’ il grido del disperato un attimo prima di morire, ma e’ anche la prima parola del bambino un attimo dopo aver conquistato il potere di esprimersi, e in questa danza tra vita e morte, tra nascita e distruzione, tra speranza e porcherie del mondo, tra merda e pannamontata vogliamo creare una macedonia di allegria, incazzatura, riflessione profonda e rilassamento leggero, dove il testo e l’illustrazione si guardano e si parlano, diversi ma indispensabili l’uno all’altro come l’uomo e la donna, come scrivono nel manifesto di fondazione della rivista.

«Mamma!» e’ una rivista autoprodotta, fenomeno di microeditoria della quale tanto si discute, e diffusa solo su abbonamento, con punti stampa e redazioni decentrate il cui modello, nella sua artigianalità dovuta alla carenza di risorse economiche, è esempio virtuoso di crowdsoucing e concretizzazione del modello fotovoltaico tanto richiamato dall’amico Marco Dal Pozzo.

Distribuzione Mamma

Rivista innovativa, unica nel suo genere, che ora rischia di chiudere per mancanza di risorse economiche, di fondi.

La campagna abbonamenti era partita all’inizio del 2012 con l’obiettivo minimo di 300 sottoscrizioni e restano 24 giorni e 16 ore, al momento della redazione di questo articolo, per non far fallire questo interessante progetto editoriale come visualizza il counter posto sotto l’header del sito web. Lo dice a chiare lettere, a suo modo, Carlo Giubitosa, co – fondatore della testata, che spiega: “Mancano 78 abbonati e ci salviamo. Leggete Mamma! senno’ mi costringete a cercare lavori da ingegnere”.

Le formule di abbonamento sono diverse e davvero alla portata di tutte le tasche partendo dai 15 € del “socio” sino ai 100 € di “eroe”, che oltre alla rivista dà diritto a ricevere un disegno originale di un autore di «Mamma!» e tutti i libri, passando per i 25 € di “abbonato” ed i 35 di “sostenitore”. Davvero poca cosa per non salvare la Mamma.

Copertina Mamma

Se prima di decidere se fornire il vostro contributo a pluralismo e innovazione nell’informazione voleste verificare i conti della rivista, potete farlo qui ,dove sono pubblicati nella massima trasparenza costi e ricavi della rivista.

1 Commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Vendite Editoria

Graphic Journalism

Fumetti e giochi sono entrambi mezzi di comunicazione di grande efficacia ampiamente sottovalutati nel nostro Paese. Troppo spesso ci si sofferma sul mezzo e non si analizza il messaggio, molto spesso mancano le competenze tecniche e/o culturali per comprendere e diffondere il messaggio che il fumetto propone.

In Italia i fumetti sono ritenuti una letteratura per ragazzi [nel genere avventuroso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è importato dall’estero, dai fumettisti americani soprattutto e quello d’attualità, ricco di contenuti umoristici, politici o culturale, come in altre nazioni, ad esclusione di rarissime pubblicazioni distribuite in circuiti “non ufficiali”, non esiste.  Unico raro esempio di relativa notorietà e successo è rappresentato dalla produzione di Joe Sacco che viene tradotto e distribuito da Mondadori.

Mentre la notizia della chiusura del quotidiano per tablet di Murdoch faceva il giro del mondo scatenando una ridda di commenti, congetture e interrogativi [qui la mia opinione], viene alla luce, viene lanciato «Symbolia», magazine che fonde comics e giornalismo.

Se sin ora prevalentemente, a cominciare dal «The Daily», quotidiani e periodici nella loro versione per tablet non hanno certo brillato nè per originalità nè per usabilità, riproducendo sostanzialmente contenuti disponibili altrove, come rileva giustamente Felix Salomon, «Symbolia», “The tablet magazine of illustrated journalism”, rappresenta finalmente una novità sia nella produzione di informazione che più in generale tra le riviste.

Il magazine bimestrale è attualmente disponibile per iPad, ed a breve lo sarà anche nella versione per Android e Kindle Fire.

Erin Polgreen, fondatore, caporedattore ed editore della testata, ne ha spiegato il concept in un’intervista a the International Women’s Media Foundation, che ha finanziato l’iniziativa, affermando che “quando parla di illustrated journalism […] si riferisce all’integrazione tra giornalismo investigativo   con comics, infografiche ed altri elementi interattivi per creare nel lettore un’esperienza inedita”.

Symbolia Erin

Il primo numero della rivista è di 77 pagine con 5 storie che vanno da un pezzo sull’ambiente marino alla vita nel Kurdistan iracheno ed è davvero ben realizzato, interattivo, con suoni e opzioni di lettura che lavorano nella mente del lettore permettendogli di scegliere il ritmo narrativo e di avere un’esperienza di lettura davvero interessante.

Il magazine viene venduto in abbonamento annuale [6 numeri] a 11,99 $ o a 2,99 $ ad uscita. Per coloro che non possiedono un tablet è disponibile anche una versione in PDF che però è più povera perdendo la multimedialità dell’edizione eletronica. PDF che per il primo numero è liberamente scaricabile.

In tempi in cui si cercano disperatamente nuove fonti di ricavo e modalità di coinvolgimento del lettore, «Symbolia» è un esempio da seguire, dando spazio a nuovi autori, producendo contenuti inediti ed esclusivi e creando dunque valore aggiunto per le persone. Come diceva Carl Sagan, astronomo, divulgatore scientifico e autore di fantascienza statunitense, “è meglio accendere una candela piuttosto che maledire il buio”.

Symbolia Copertina

A margine, da leggere: “Why Magazine Apps Suck”

1 Commento

Archiviato in Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi