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La Libertà di Assange è Dedicata alle Persone

Dal discorso pronunciato da Julian Assange subito dopo la liberazione, la cui trascrizione è stata resa disponibile da The Lede, blog dedicato alle notizie internazionali del NYT, ho realizzato la word cloud, la nuvola di parole, che visualizza i termini più usati.

Appare con chiarezza come la libertà del fondatore di WikiLeaks sia dedicata alle persone.

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Silenzio Assordante

Apparentemente contraddittorio, il silenzio assordante è una sensazione che sono certo ciascuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita.

E’ esattamente questo stato d’animo che mi ha mosso ad approfondire il silenzio stampa, trasversale ad ogni orientamento politico, sulle gravi carenze, sulle limitazioni, che presenta l’informazione nel nostro paese.

In una nazione dove l’informazione è troppo spesso merce di scambio, che il silenzio dell’editoria nostrana potesse essere il prezzo del favore ricevuto amareggia ma non sorprende.

Decisamente più anomalo il silenzio sul web dove apparentemente nessuno sembrava interessato.

Tra i diversi quotidiani on line l’unico accenno viene fatto dal neo nato Lettera43 che tratta la notizia parlando della Francia senza riferimento alcuno alle dinamiche del nostro paese.

Le ricerche sia dei termini “libertà di stampa” che “classifica libertà di stampa” rilasciavano risultati prevalentemente datati alle indagini precedenti di RSF.

Anche l’unico quotidiano nazionale che tratta la notizia non compare nelle ricerche su google news neppure utilizzando le stesse parole [chiave di ricerca “rsf libertà di stampa”] che consentono di identificare l’articolo nel sito del giornale.

Torna in mente allora come, secondo quanto pubblicato da Google Trasparency, sia uno dei primi paesi per numero di richieste governative di rimozione dei dati al celebre motore di ricerca e che la nostra nazione abbia una classificazione di controllo sociale sul web “medio”.

Neppure casuale l’impennata di siti inaccessibili con un picco proprio il 20 Ottobre [giorno del rilascio del rapporto di RSF] che utilizzando herdict.org si ottiene, come testimonia il grafico sottostante che conferma la tendenza già evidenziata dall’analisi del traffico bloccato da fonti governative per quanto riguarda google news.it come illustra l’immagine soprarriferita.

Seppure sia allo stato attuale impossibile averne certezza, sulla base delle evidenze raccolte le probabilità che su questa vicenda vi sia stato un intervento governativo di censura, di addomesticamento di verità scomode in un momento già teso politicamente, sono estremamente elevate.

Diceva Albert Camus che l’assurdo nasce dal confronto tra la domanda dell’uomo e l’irragionevole silenzio del mondo, è certamente questo uno dei casi.

Ringrazio Giorgio Jannis, Gianluigi Cogo, Caterina Policaro, Luca Alagna e Gino Tocchetti per il supporto offerto nella ricerca di questo spicchio minimo di verità

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Silenzio Stampa

La nona edizione della classifica annuale sulla libertà di stampa vede l’Italia al 49° posto.

Come evidenziato in precedenza, è la condizione di un paese con serie problematiche per quanto riguarda la libertà d’espressione che viene paragonato, classificato pariteticamente, al Burkina Faso sotto questo profilo.

Il nostro paese deve la cattiva valutazione alle minacce mafiose, che una decina di giornalisti hanno avuto, alla presenza di un ordine professionale di settore, ai tentativi di legge bavaglio e alla presenza di  un primo ministro, tycoon dei media privati e forte nei pubblici.

La notizia della classifica del rapporto realizzato da Reporters sans Frontières ha ottenuto il giusto eco in ogni angolo del mondo ed i quotidiani della stragrande maggioranza dei paesi del pianeta hanno segnalato, con maggior o minor approfondimento, la notizia.

Anche nelle nazioni che escono male dal rapporto quali Francia e Spagna la copertura informativa è stata assolutamente adeguata.

Non è così in Italia dove, ad oggi, vige il silenzio stampa pressoché totale.

Diceva Michele Serra tempo fa nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”]: “…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Appunto!

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Benvenuti in Burkina Faso

Reporters Sans Frontieres ha pubblicato l’aggiornamento al 2010 dell’annuale rapporto sulla liberta’ di stampa, d’informazione, nel mondo.

L’Italia si colloca al 49esimo posto della classifica mondiale a pari merito con il Burkina Faso.

Nel rapporto la nostra nazione viene inserita tra i paesi con serie problematiche [in arancione sulla mappa].

Rispetto alle edizioni precedenti RSF rileva come non vi sia stato miglioramento alcuno, nessuna capacita’ di invertire la tendenza.

Note le cause a partire da una persistente concentrazione del possesso dei media.

Update: Non si può che restare davvero sorpresi di vedere che i maggiori quotidiani nazionali non riportano la notizia. Burkina Faso Rules!

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Press Freedom Day Ad

In occasione della giornata della libertà di stampa del passato 3 maggio, il quotidiano sudafricano Cape Times ha pubblicato una campagna a sostegno, in omaggio alla, giornata celebrativa.

Nella body copy dell’annuncio si legge: “Una volta che è stata stampata è difficile farla andare via”.

Seppure il riferimento sia evidentemente alla notizia ed al suo impatto in termini, appunto, di non censurabilità, la combinazione con il visual dove, invece, è chiaro il riferimento ad internet, suggerisce anche cause meno nobili nella disputa tra editoria tradizionale e digitale.

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Buon Natale

L’impatto generato dal “caso Repubblica – Berlusconi” è argomento internazionale che ancora una volta pone la nostra nazione al centro di un dibattito la cui conclusione pressoché generale è lo stupore per la tolleranza degli italiani nei confronti di un Presidente del Consiglio che alle loro latitudini sarebbe stato destituito già da tempo o, più dignitosamente, avrebbe comunque rassegnato le proprie dimissioni.

Domanda [Why have Italians put up with all this?] alla quale era giunta anche Chiara Volpato, docente universitaria e ricercatrice su pregiudizi e stereotipi, dalle pagine del New York Times che, partendo dalla sua prospettiva, analizza l’atteggiamento verso la parte femminile dell’universo del Cavaliere e la sua orchestra.

L’attacco di questi giorni da parte di Feltrusconi è solo un tassello nel disegno strategico che, partendo da un uso politico spinto dei media e della comunicazione pubblicitaria, ha caratterizzato sin dall’inizio il percorso, dalla “discesa in campo”, l’operato di Silvio Bonaventura. a salvaguardia dei propri interessi; mentre Craxi scappava ad Hammamet ed agli italiani veniva prelevata d’ufficio una percentuale della propria liquidità sui conti correnti bancari per fronteggiare l’esplosione del debito pubblico che egli aveva ampiamente contribuito a generare e che è stato sin qui abilmente mantenuto nelle tre legislature più buie dal dopoguerra ad oggi.

L’editoriale del Presidente Fnsi Roberto Natale, pubblicato in prima pagina dal Manifesto di sabato 29, rappresenta la più precisa ricostruzione di questo percorso: “Il cerchio che si sta chiudendo era stato aperto quindici anni fa, al momento della famosa “discesa in campo”: nella videocassetta che arrivò in tutte le redazioni dei telegiornali c’era già una programmatica eliminazione di ogni possibile mediazione giornalistica dal rapporto diretto con gli elettori”. Proseguendo: “Il modello caro al premier era ed è rimasto quello di una “informazione senza domande”: incompatibile con ogni paese decentemente democratico, con ogni sistema fornito di strumenti adeguati a regolare i conflitti di interesse. E tuttavia praticato con successo in Italia [con successo anche personale di coloro che, soprattutto nel servizio pubblico, sulle interviste senza domande hanno costruito brillanti carriere].”

Tasselli che fanno parte di uno stesso disegno di censura, disinformazione e semplificazione pour cause teso ad una gestione ad personam della nazione, che avevo già evidenziato tempo fa riprendendo le parole di Michele Serra che nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”] scriveva:“…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Ora, come ricorda, ad integrazione, El Pais: “Berlusconi saca la artillería pesada. Tras traspasar a Kaká, Berlusconi no reforzó el Milan, pero invirtió 15 millones de euros en un nuevo director para Il Giornale: Vittorio Feltri, veterano periodista con fama de killer de la información” [traduz.],facente funzione di ventilatore e citato recentemente anche in questi spazi

I lettori hanno già deciso quale sia il loro livello di fiducia nell’informazione e del restyling delle influenze scientemente effettuato in questi anni. Non si può, dunque, che condividere le conclusioni del presidente Fnsi: “Questo cerchio va spezzato, prima che sia troppo tardi. E di tempo non ce n’è più molto”.

Mi piacerebbe poter festeggiare il [e, perchè no, con] Natale brindando al ripristino dell’ Art.21 della Costituzione, solo allora, svegliati dal torpore, potremo riprendere a parlare con coscienza del futuro del giornalismo e dei giornali nel nostro paese.

 Berlusconi

PS: Come ho avuto modo di dire: I just changed my profile picture on FriendFeed, Twitter and Facebook to remind to all my contacts that Italy is under attack and press freedom is seriously treatened by our PM Mr B. If you agree with me please chance your picture as well. All sizes here: http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/

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