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Elementi per la Gestione di una Crisi di Comunicazione

Cresce in maniera esponenziale rispetto al passato il numero di occasioni nelle quali un’impresa può trovarsi esposta ad una crisi di comunicazione.

Social media e social network, il rapporto più diretto, quello che viene raccolto nella definizione di disintermediazione, che si genera tra organizzazioni e persone, sono ormai caratteristiche strutturali della comunicazione in Rete. Processo di comunicazione e relazione che, nonostante se ne parli ormai da tempo, sfocia molto più frequentemente di quanto sarebbe ragionevole attendersi in un caso di crisi di comunicazione.

A tale proposito utile la sintesi realizzata dal diagramma sottostante che evidenzia gli elementi per la gestione di una crisi di comunicazione. Nello schema infatti, viene sintetizzato il processo nel suo insieme e le distinte fasi per una gestione efficace di social media e della comunicazione digitale nel complesso.

Non sfugga che nelle diverse fasi ed aree del processo richiamate nello schema viene sempre dato per scontato che esista, che sia stato concepito preventivamente, un piano di gestione.  Sarà forse tautologico, apparentemente rindondante, ma la pratica quotidiana dimostra che così non è. Senza un piano è davvero difficile implementare un piano nel momento del bisogno; elementare, Watson!

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L’Utilizzo della Rete e dei Social Media da parte dei Giornalisti

Arketi ha pubblicato la sintesi dei risultati del Web Watch Media Survey 2011.

I dati sono di particolare interesse per chi si occupa professionalmente di public relations.

Lo studio si è focalizzato su come i giornalisti statunitensi che scrivono per pubblicazioni B2B utilizzano la Rete, quali le fonti d’informazione dalle quali attingono e quali social network prediligono.

E’ Linkedin il social network con la maggior partecipazione, seguito da Facebook e Twitter quasi alla pari, crolla il tasso di adesione, di partecipazione ed utilizzo degli altri social network.

Il 64% degli intervistati dichiara di utilizzare Internet per almeno 20 ore alla settimana. La ricerca di fonti d’informazione, di notizie è ovviamente l’attività principale.

La possibilità di trovare direttamente il contatto giusto e di effettuare delle ricerche all’interno del sito web sono le variabili che maggiormente interessano i giornalisti quando visitano le pagine aziendali. Fonti aziendali, agenzie di PR e comunicati stampa i mezzi più utilizzati per ottenere informazioni grazie alle quali redigere un articolo.

Inizia ad essere positivo anche l’utilizzo e la partecipazione dei social media, con il 56% degli intervistati che usa i corporate blog come fonte informativa e  nel 53% dei casi ne cura uno personale.

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La Polvere Sotto il Tappeto

Inizia con oggi la collaborazione con L’Indro, testata editoriale online che si definisce “appzine digitale” diretta da Carlo Fuscagni e Maria Margherita Peracchino, la cui idea fondante di essere utero da ingravidare da parte degli utenti, siano essi lettori-consumatori di notizie, lettori-produttori di informazione o lettori ed investitori, mi è piaciuta a tal punto da portarmi ad assumere questo impegno.

Rubrica fissa con due appuntamenti ogni martedì e venerdì della settimana parlando degli argomenti dei quali, avendo stabilito che millantato credito di questi tempi è di gravità inferiore a concussione, mi dichiaro [sedicente] esperto.

Il pezzo di oggi è relativo ad un caso di reputazione online mal gestita da parte di una multinazionale alimentare italiana. Nascondere la polvere sotto il tappeto non è mai servito a nulla, oggi oltre che impossibile è dannoso per qualsiasi impresa.

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Digital Journalism Study 2010

Oriella PR Network, ha rilasciato la terza edizione dello studio annuale sull’impatto delle nuove tecnologie sui media ed il giornalismo.

Lo studio, condotto tra Maggio e Giugno di quest’anno, ha coinvolto oltre 750 giornalisti di 15 nazioni diverse Italia inclusa. La continuità della ricerca consente di effettuare gli opportuni confronti rispetto alle edizioni precedenti.

Si conferma una tendenza generale al pessimismo da parte degli intervistati il cui focus prevalente permane relativamente ad una forte perdita degli investimenti pubblicitari. E’ peculiare come la perdita di utenza sia la minore delle preoccupazioni quando dovrebbe assolutamente essere la prima.

Le principali issues emergenti sono relative a:

  • Riduzione delle fonti a causa della crisi economica che sta attraversando i media tradizionali che porterà ad una uscita dal mercato molte testate.
  • Oltre la metà del campione ritiene che l’on line sia ben lungi da essere un modello di business profittevole.
  • Influenza negativa sulla qualità del giornalismo a causa della carenza di risorse
  • Nella minoranza dei casi contenuti pubblicati on line sono originali, mentre prevalentemente sono riproduzioni/adattamenti della versione tradizionale

Ci si affida, forse sarebbe più corretto dire si spera, nelle applicazioni come potenziale fonte di recupero dei ricavi. Contenuti in mobilità, che in Italia pesano circa il 30% dell’offerta, ed iPad fanno la parte del leone, mentre gli strumenti di interazione con gli utenti continuano a segnare il passo.

Davvero poco sembra cambiato in 12 mesi.

Molto interessanti le considerazioni di Jeremy Porter rispetto al rapporto PR e giornalisti/giornalismo, che personalmente mi sento di condividere al 100%.

In sintesi insomma, le sperimentazioni, le reali innovazioni, i casi di eccellenza continuano ad essere la minoranza mentre prevale l’incertezza, l’attendismo, la rincorsa all’ultima trovata.

Sono evidenze impietose del crepuscolo quotidiano, testimoniate proprio oggi in riferimento ad uno dei principali quotidiani nazionali del nostro paese.

Come dicevamo a commento dei risultati 2009, son contento di morire ma mi dispiace.

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Comunicazione pubblicitaria e copertura giornalistica

I dubbi, che i lettori più attenti hanno sempre nutrito sulla reale indipendenza di giornali e giornalisti sono confermati, o quanto meno alimentati, da Diego Rinallo [Università Bocconi] e Suman Basuroy [University of Oklahoma] che nell’articolo Does Advertising Spending Influence Media Coverage of the Advertisers?, pubblicato sul numero di novembre del “Journal of Marketing” [di]mostrano una forte influenza da parte degli investitori pubblicitari sul contenuto della stampa di tutto il mondo.

Analizzando la spesa pubblicitaria e la copertura giornalistica di 291 imprese italiane della moda sulle pubblicazioni di 123 editori in Italia [61], Francia [15], Germania [15], Gran Bretagna [16] e USA [16], i due studiosi concludono perentoriamente che “ci sono le prove di una forte influenza <<positiva>> della pubblicità sulla copertura giornalistica”.

In particolare dalla ricerca emerge che:

  • Gli investitori pubblicitari ricevono un trattamento preferenziale nella copertura giornalistica.
  • Le testate specializzate che dipendono esclusivamente da un determinato settore sono maggiormente influenzabili.
  • Le pressioni di gruppi d’interesse influenzano le decisioni sul tipo di copertura giornalistica.
  • Le imprese di maggiori dimensioni e con prodotti innovativi hanno possibilità superiori alle altre di ottenere una copertura mediatica.
  • Gli effetti dell’influenza da parte degli investitori pubblicitari esistono sia negli USA che in Europa.

Editoria e Condizionamenti

Finché gli articoli dei giornali saranno scritti sul retro degli annunci pubblicitari credibilità e fiducia nei media non potranno che continuare a crollare inesorabilmente.

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Ladies & Gentleman … il comunicato stampa

Esattamente una settimana fa Class Editori ha lanciato un nuovo mensile: “Ladies & Gentleman”.

La comunicazione al trade, ai punti vendita, ricevuta in qualità di giornalaio, mi aveva già commosso fin dal principio, con un testo che iniziava recitando: “Gentile Edicolante” [si, con la e maiuscola, fantastico!] ed un seguito che vi risparmio poiché fondamentalmente non molto diverso da altri già visti e riportati.

Il meglio, in termini di sostegno alla pubblicazione mensile, viene espresso nell’articolo – comunicato stampa – advertorial pubblicato su uno dei quotidiani del gruppo il giorno precedente all’uscita della rivista. Mi pare assolutamente opportuno riprendere i passaggi salienti di quello che è a tutti gli effetti un comunicato stampa per gli addetti ai lavori.

Ladies & Gentleman nasce dall’esperienza che Class Editori ha maturato negli anni portando al successo italiano ed internazionale Gentleman [….] Ladies & Gentleman è il primo giornale dedicato al mondo femminile che, senza falsi pudori né rivendicazioni da quote rosa, rende protagoniste le sue lettrici, un target selezionato, selettivo e ricercato ”.

Proseguendo ancora: “ Ladies & Gentleman è un giornale veloce, agile, pratico e ricco di informazioni ed emozioni, non la versione femminile di un maschile socio – politico né tanto meno un catalogo di tendenze improbabili. E’ invece un giornale bello da sfogliare, appassionato, che segue una strada nuova coraggiosa e positiva […..] ”

Per concludere: “ [….] Donne impegnate nel lavoro e nella vita privata, concentrate nella carriera personale e/o a sostenere il proprio uomo nella propria, così come le lettrici del giornale che rappresentano il target più alto, il più ambito dal mercato pubblicitario, con capacità di spesa propria e influenza diretta nelle decisioni d’acquisto dei loro uomini. Un target che Ladies & Gentleman raggiunge in modo capillare e miratissimo, grazie al sistema di vendita articolato messo appunto da Class Editori per garantire la massima efficacia nella diffusione [….] ”

Rofl

E’ una settimana che leggo e rileggo i passaggi riportati dell’articolo ed alterno stupore, ilarità e fastidio.

Della strabiliante capacità del quotidiano in questione di continuare a produrre redazionali promo pubblicitari vestendoli da articoli ho già parlato e non credo vi sia nulla d’aggiungere.

Pur confidando nella ottima capacità di analisi e critica di chi legge e commenta in questi spazi, segnalo, da un lato lo straordinario numero di aggettivi contenuti nel testo da me ripreso e, dall’altro, la straordinaria sequenza di affermazioni contraddittorie che vi sono contenute.

L’articolo – comunicato stampa – advertorial [insito!] riassume tutta l’incapacità, l’ingenuità e il conseguente – maldestro – tentativo di molti editori di vendere quel che è evidente non posseggano: capacità professionali – giornalistiche, lettori e competenza di marketing.

Dan Gillmor, nell’ articolo da me tradotto recentemente, parla, tra l’altro, di “rimpiazzare alcune espressioni orwelliane delle PR” ; quest’oggi, mio malgrado, siamo riusciti ad avere un esempio di a che cosa si riferisse esattamente.

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