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I Valori dell’Editoria Giornalistica

La FIEG ha elaborato un’analisi degli andamenti trimestrali ed il consolidato dell’ultimo triennio delle otto società editrici quotate in borsa [Mondadori, Espresso-Repubblica, RCS Mediagroup, Caltagirone Editore, Il Sole24Ore, Poligrafici Editoriale, Monrif], campione rappresentativo dell’editoria giornalistica nel suo complesso che concentra oltre tre quarti del mercato.

L’analisi fornisce le variazioni sull’andamento documentando gli scostamenti rispetto al pari periodo.

Complessivamente nel primo trimestre del 2011 i ricavi hanno subito una leggera contrazione [-0,3%], senza però che venissero compromessi ulteriormente i margini aziendali a fronte del proseguimento delle politiche di contenimento dei costi [-0,6%)]. Il Mol è infatti ulteriormente migliorato [+14,9%], e l’utile netto, pur mantenendo un risultato negativo, ne ha ridotto l’entità.

Sulla base dei dati forniti, ho ritenuto interessante effettuare una rielaborazione che più che le variazioni percentuali identificasse l’incidenza di ciascuna voce generale dei ricavi dell’editoria giornalistica.

Come illustra la tabella di sintesi realizzata, i ricavi da vendita incidono mediamente per oltre il 60% del totale mentre le revenues dell’area elettronica ed online si assestano a poco più del 2%.

Sono certamente dati mediati che bilanciano, ad esempio, la pesante crisi di RCS con gli utili di Caltagirone, ciò nonostante forniscono una dimensione ai valori in gioco in quest’area del comparto editoriale consentendo di valutare con maggior oggettività le aree da presidiare, quelle da sviluppare e quelle da abbandonare.

Non vi è dubbio che la vendita continui, e continuerà ancora a lungo, a rappresentare l’area che fornisce maggiori ricavi. Su come presidiare efficacemente quest’ambito, unendo come si suol dire la pratica alla grammatica, ho idee ben precise.

Note: Valori in milioni di euro, Ricavi da Vendita e Pubblicità si riferiscono a 8 società quotate, Ricavi dei Collaterali si riferiscono a 5 società quotate, Ricavi Elettronica & Online si riferiscono a 4 società quotate.

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Eravamo quattro amici al bar

A metà giugno avevo indicato con chiarezza quali fossero i cinque punti essenziali per il rilancio dell’editoria, specificando tra l’altro che si rendeva necessario il << divieto assoluto per i bar di rendere disponibili quotidiani e riviste ai loro avventori. I bar , infatti, si sono trasformati in sale di lettura gratuita minando seriamente le vendite ed i conseguenti ricavi per l’editoria nazionale. I bar che previa autorizzazione ministeriale volessero offrire questo servizio alla propria clientela dovranno registrarsi presso il locale “centro di lettura” autorizzato e pagare una tassa mensile basata sul rapporto tra il numero di quotidiani acquistati e gli scontrini fatti nel mese di competenza >>.

La tesi era stata successivamente ripresa dal relatore sui contributi all’editoria della Camera dei Deputati che infatti non aveva mancato di ricordare che: “[……] è lo stesso discorso dei giornali dati gratuitamente in lettura nei bar e in tutti i locali pubblici: gli editori non possono più permetterselo

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Una ulteriore conferma della gravità del fenomeno arriva ora grazie alle dichiarazioni di Andrea Riffeser Monti che, secondo quanto riportato da Italia Oggi, ha reso noto di “aver attivato una collaborazione con lo Studio Ruffolo per valutare una serie di interventi che tutelino anche per i quotidiani il diritto d’autore, attraverso la regolamentazione della lettura dei giornali in pubblico [….] mettere in atto azioni di razionalizzazione strutturale dei costi, ma anche iniziative per far si che i giornali non debbano essere più regalati o messi a disposizione senza opportuna regolamentazione”.

Al di là della conferma di come la realtà superi spesso e volentieri la fantasia, sono certo che la concessionaria di pubblicità [non visitatelo, non hanno un sito web!] del gruppo quando andrà ad argomentare le readership presso i key clients non mancherà di riportare il messaggio di Monti.

Continuano a manifestarsi le dicotomie tra i diversi pubblici di riferimento [lettori vs inserzionisti + potere politico], anime dei giornali [giornalisti vs commerciale] e ornai presi dalla disperazione del momento, come in questo caso, si sfiora il ridicolo. I divergenti interessi della filiera editoriale non potranno essere appianati o risolti dagli studi legali ma imparando dalle lezioni e riprogrammando su nuovi equilibri i rapporti tra gli stakeholder, giornalai compresi ovviamente.

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Convegnistica ed apertura al nuovo

Ormai pare non vi sia più dubbio alcuno i giornali ed il giornalismo [purtroppo] devono fare i conti con il web e cambiare.

Come questo cambiamento debba e possa avvenire, al convegno tenutosi questo weekend alla Bagnaia, in fondo non l’ha detto nessuno ma quel che è certo è che per recuperare redditività il must è quello di far pagare le notizie on line.

E’ tale la determinazione e la consapevolezza della necessità di apertura al cambiamento per sorpassare questa crisi che persino i perseguitati politici, nonostante sino al giorno precedente evidenziassero la faziosità [comunista!] dei media, in occasione del convegno ricordano come il Paese [maiuscolo in riferimento alla località alle porte di Treviso] cresca grazie alla cultura, all’informazione ed alla libertà.

Forte di questa rassicurazione il cane da guardia della villa di Arcore, scodinzolando, esulta per la strabiliante iniziativa che il governo si impegna ad implementare a sostegno dell’editoria nazionale: regalare 380mila abbonamenti a quotidiani e riviste per un semestre a chi compie 18 anni.

Iniziativa necessaria, oltreché lodevole, poiché come ricorda l’ ad di Poligrafici editoriale i giornalai sono colpevoli di poter godere di ben 22 domeniche all’anno di chiusura [fanno circa solamente 330 giorni lavorativi all’anno], infatti: la domenica metà delle edicole sono chiuse, si spende più di benzina per andare in edicola che per il prezzo del quotidiano.

Insomma ci sono molte strade da provare per salvare informazione e giornali di carta ed al convegno non ne è stata trascurata nessuna: far pagare quel che oggi è gratuito, regalare ciò che alcuni insistono ad acquistare e penalizzare/bastonare il canale di sbocco commerciale.

Pare che andandosene qualcuno abbia scritto sulla lavagna della sala congressi la sua soluzione: “Salvare le notizie”. Già.

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