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Storie da Copertina

«The Economist», attraverso le sue copertine degli ultimi dieci anni, ripercorre la storia del Presidente del Consiglio, dimissionario in pectore, da quella del luglio del 2001 “Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy” sino al giugno 2011 con “The man who screwed an entire country”.

Tra i numerosi ricordi di 17 anni di premiership, anche il sito d’informazione online «Slate.fr» ha ripubblicato, aggiornato, l’articolo di Margherita Nasi e Grégoire Fleurot, apparso il 14 aprile scorso, “Les plus belles connneries de Berlusconi“, una rassegna delle stupidaggini più clamorose dette dal Presidente del Consiglio italiano, distinte per argomenti, occasioni e quantità annua, connesse con le pronunce ufficiali, che il blog “gemello” del «Giornalaio»  ha ripreso e tradotto in italiano per facilitare la lettura.

- Tipi di berlusconerie per argomento - 44 dichiarazioni in 8 categorie -

Sono storie da copertina che, sintetizzando per immagini mentali l’operato del [ex?] Premier italiano, colpiscono la fantasia, l’immaginario collettivo e, dunque, fanno audience.

Le copertine dell’autorevole settimanale inglese vengono riprese da «Repubblica» che non inserisce alcun collegamento ipertestuale, alcun link, alla fonte, così come era avvenuto non più tardi di ieri con il video realizzato dalla Sora Cesira “Berlushka bye bye” remake, come nel suo stile, di “Babooshka” di Kate Bush, per celebrare le dimissioni annunciate, che addirittura viene personalizzato, per così dire, con il logo della testata, non è chiaro, letteralmente, a che titolo.

Ad inizio di ottobre avevo [ri]pubblicato una guida per i giornalisti per la verifica delle immagini la cui attualità ahimè permane.

Finchè le testate ricercheranno esclusivamente volumi di traffico ai loro siti web basandosi sull’economia dei broken links anzichè su quella del collegamento, del coinvolgimento e della relazione, il loro destino è segnato, altrettanto, dall’essere broken, termine che in inglese, oltre a significare rotto, viene utilizzato per fallimento/fallimentare.

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Update: Pare che sia una caratteristica, una cattiva abitudine, alla quale non sfuggono neppure alcune delle nuove proposte editoriali italiane, i cosidetti “superblog”, come dimostrano a «Giornalettismo». Pare che lo stimolo abbia funzionato come incentivo a dare il giusto credito.

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Una Guida per Giornalisti per la Verifica delle Immagini

Incidente di percorso, per usare un eufemismo, da parte di «La Repubblica XL» che pubblica senza citare la fonte una delle geniali elaborazioni che quotidianamente propone l’amico Salvatore Mulliri.

L’abitudine diffusa ad attingere a man bassa dai social media, blog, tumblr, ed ora anche Twitter, da parte delle edizioni online di molte pubblicazioni è una questione mai risolta che trova la sua peggior declinazione, a mio avviso, nella sgradevole consuetudine di pubblicare sul proprio sito i filmati prelevati da YouTube arrivando addirittura ad applicarvi il logo della testata.

Nel caso specifico il tentativo di difesa agli oltre 200 commenti di critica al non aver riconosciuto il giusto credito si è retto sulla giustificazione di non essere stati in grado di conoscere la fonte originale perchè l’immagine “era stata trovata in Rete”, scatenando ilarità e disgusto da parte della maggioranza di coloro che hanno commentato l’assenza di etica, di quella che, al di là della legislazione, viene chiamata  “netiquette”, finalmente assolta dopo 36 ore.

Ieri ijnet [International Journalists’ Network] ha pubblicato una guida per la verifica delle immagini da parte dei giornalisti il cui intento è quello di evitare che restino vittime delle bufale che circolano sul Web. Ovviamente è possibile utilizzare anche i tools che la guida propone per il riconoscimento del giusto credito dei contributi, evitando così bufale che sui social media possono costare molto care.

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Riconoscere il Giusto Credito

Senza dubbio uno dei fattori di creazione di valore aggiunto della rete e dell’ambiente digitale è nei “mash up”, nella elaborazione e rielaborazione dei contenuti, che arrichiscono il prodotto originale  migliorandolo progressivamente per giungere spesso ad uno di fatto completamente diverso, nuovo.

Nell’era in cui il crowdsourcing, le sue dinamiche e le modalità di riconoscimento del lavoro svolto, è uno dei temi da approfondire, è la dimostrazione di come spesso l’innovazione possa essere generata spontaneamente con percorsi di condivisione sociale dal basso, o meglio “bottom up”, attraverso  meccanismi a rete resi possibili e favoriti dal web.

Il limite tra sfruttamento delle idee, del lavoro, altrui e l’utilizzo con correttezza di questi meccanismi è il riconoscimento del giusto credito dei contributi.

L’infografica sottostante, seppure non brilli per facilità di lettura e comprensione, costituisce senza dubbio un buon riferimento etico delle linee guida  da osservare per operare secondo i giusti criteri sia per quanto riguarda le immagini, alle quali si riferisce specificatamente, che, più in generale ai contenuti diffusi sul web.

Mi piacerebbe vederne l’adozione sia in un contesto “amatoriale” quali possono essere i blog che, a maggior ragione, da parte di “fonti ufficiali” come le edizioni online dei quotidiani che troppo spesso si dimenticano di riconoscere il giusto credito.

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