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Vendite Giornali: Carta & Digitale

Juan Varela ha realizzato un riassunto delle vendite di alcune delle principali testate a livello internazionale aggiornata al primo trimestre 2012. Una sintesi dello stato di implementazione dei paywall e di altri modelli di vendita per quanto riguarda le edizioni online/digitali.

Spiccano le testate di informazione economica – finanziaria, le uniche ad avere un incidenza della versione digitale superiore al 30% del totale.

Per quanto riguarda direttamente il nostro Paese, RCS, dunque «La Gazzetta dello Sport» ed «Il Corriere della Sera», si assesta a 71mila copie, contro le 704mila della versione cartacea, pari ad un incidenza di poco superiore al 9% sul totale delle copie vendute.

In molti casi pare essere prevalente un modello “misto” con la vendita abbinata di carta+digitale. Un dettaglio non trascurabile nell’interpretazione del significato dei dati.

– Copie x ‘000 –

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Tutto Sommato, Siete Solo un Altro Mattone nel Muro

“All in all you’re just another brick in the wall” recita la celeberrima canzone dei Pink Floyd, testo che forse dovrebbe essere diffuso con maggior frequenza all’interno dei consigli di amministrazione di molti gruppi editoriali

Paywall, valorizzazione dei contenuti online, modelli di pagamento…dove risiede la chiave del successo per le testate digitali e i gruppi editoriali? Questo il tema della mia colonna settimanale, tanto generosamente quanto impropriamente definita monday note dall’amico Nicola Bruno, all’interno degli spazi dell’European Journalism Observatory pubblicata quest’ oggi.

Buona lettura.

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Paywall

Lo share del New York Times sul totale dei siti d’informazione statunitensi, dopo l’introduzione a fine marzo del paywall, crolla al 10,6% ad aprile, non beneficiando neppure del traino della notizia della morte di Bin Laden.

E’ il livello più basso degli ultimi 12 mesi secondo quanto rilevato da comScore.

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Al di là del Muro

Secondo l’ultima edizione aggiornata di “State of the Media 2011”, i quotidiani statunitensi ricavano circa il 70% dei loro proventi dalle revenues pubblicitarie.  Il grafico pubblicato da Niemam Journalism Lab mostra il drastico crollo nella raccolta pubblicitaria e la pochezza dell’incidenza dall’online.

La decisione del New York Times di far pagare i contenuti online va inserita in questo contesto.

Seppure il muro che il NYT ha eretto nei confronti dei propri lettori online sia caratterizzato da crepe e buchi che permettono di infrangerlo, il quotidiano statunitense mostra una certa determinazione almeno a non facilitare troppo il lavoro di coloro che intendono utilizzare i diversi stratagemmi che consentono sostanzialmente di contenuare a leggere l’edizione online gratuitamente.

L’ipotesi suggerita dal sottoscritto che si tratti in realtà di una strategia tesa ad accrescere vendite e abbonamenti della versione cartacea, che ha l’abbonamento al digitale incluso, viene ripresa da Frédéric Filloux che sottolinea come il posizionamento di prezzo per la versione digitale sembri costruito, almeno, per evitare il crollo delle vendite nel formato tradizionale.

La tabella di comparazione dei prezzi nel contesto digitale sottoriportata mostra e dimostra lo sbilanciamento del costo dell’edizione online del NYT apportando ulteriori elementi  di concretezza all’idea di una manovra a favore del quotidiano in versione cartacea.

Al di là del muro il futuro è scritto sulla carta.

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Insert Coin

Giuseppe Granieri, a commento della decisione del New York Times di erigere quello che è possibile definire come un “soft paywall“, segnala quale sia il prezzo da pagare per far pagare i lettori.

Sfida problematica che Poynter riassume egregiamente in quello che è il punto chiave della questione: la possibile migrazione dei lettori verso altri quotidiani, altre fonti informative senza barriere.

L’articolo pubblicato ieri sul NYT che annunciava la presa di decisione ha registato 2141 commenti prima che venisse negata la possibilità di continuare a farlo. Mi sono preso un paio d’ore di tempo per scorrerli tutti e verificare che, ad esclusione di rarissime eccezioni, i segnali, le verbalizzazioni, dei lettori sono tutte di disapprovazione verso la decisione.

Le obiezioni più comuni, con toni più o meno accentuati, sono relative a prezzi troppo alti e spesso vengono citati la BBC e The Guardian come fonti alla quale i lettori intendono migrare.

Oltre alle tariffe illustrate, secondo quanto risponde Reply Eileen Murphy, Vice President, Corporate Communications del quotidiano, ad una domanda specifica di  un lettore, per le parole crociate ed i cruciverba in formato digitale sarà necessario inserire ancora delle altre monete.

Se si tratta di una strategia per accrescere vendite e abbonamenti della versione cartacea, che ha l’abbonamento al digitale incluso, potrebbe funzionare. Se così non fosse, Auguri!

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Come Continuare a Leggere Gratuitamente il New York Times

Il New York Times, dopo mesi di annunci e tentennamenti, ieri ha reso ufficiale che a partire dalla fine di marzo renderà a pagamento la versione online a gli “heavy users”, a coloro che vogliono leggere più di 20 articoli al mese della versione digitale del quotidiano statunitense.

La notizia ha scatenato un dibattito davvero esteso, qui di seguito una raccolta di quelle che mi sono sembrate le fonti più interessanti:

New York Times, Nieman Journalism Lab, Nieman Journalism Lab, The New York Times Company, yelvington.com, Epicenter, paidContent, SteveOuting.com, Online Journalism Blog, Mashable!, The Wire, DealBook, paidContent, Recovering Journalist, NPR, Yahoo! News, Techdirt, Mediaite, Mashable!, Poynter, SAI, Mixed Media, Yahoo! News, @rafat, The Daily Dish, @howardkurtz, @penenberg, AdAge, MediaFile, @pkafka, @natives, Wall Street Journal, Vanity Fair, The Wrap, Technologizer, 10,000 Words, HighTalk, @dannysullivan, @chanders, MediaFile, Daggle, Change of Subject, VentureBeat, Understanding Google …, L.A. Times Tech Blog, Marketing Pilgrim, CJR, Pulse2, @stevenjayl, Engadget, CNNMoney.com, Gizmodo, @learmonth, @tim, DigiDave, MediaShift, Gannett Blog, TUAW, Guardian, Switched, Electronista, Deadline.com, TVbytheNumbers, WebNewser, ReadWriteWeb, The Register, FishbowlNY, Media Buyer Planner, Gothamist, Tuned In, Gawker, @iwantmedia, @cressman, eMedia Vitals, Joho the BlogScripting News

Se esiste un quotidiano generalista al mondo che è in grado di riuscire in un’operazione i cui precedenti sono davvero poco confortanti in termini di probabilità di successo questo è certamente il NYT. Personalmente sono estremamente scettico dell’effettiva riuscita dell’operazione, sia per come è stata presentata nei contenuti offerti ai sottoscrittori che per i valori in gioco comunque estremamente ridotti rispetto al numero di visitatori mensili, stimati da Paid Content in circa mezzo milioni di utenti  che effettivamente sottoscriveranno un abbonamento mensile.

Mashable ha lanciato un sondaggio per testare la propensione effettiva dell’utenza ad una sottoscrizione a pagamento. Al momento della redazione di questo articolo su 2.700 rispondenti  oltre il 92% dichiara di non essere disponibile a pagare per i contenuti online del quotidiano in questione. Se certamente i risultati non hanno un valore statistico, è indubbio che rappresentino un’indicazione.

Oltre alla impressionante mole di commenti e previsioni sulla sensatezza e le possibilità di successo, sono già comparsi i primi suggerimenti su come continuare a leggere gratuitamente il NYT pur sorpassando il limite dei 20 articoli mensili imposto dal quotidiano.

E’ l’ulteriore conferma della fragilità dell’ipotesi di lavoro.

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Murati Vivi

Che il Times avesse perso una ampissima fetta di utenti in seguito al passaggio ai contenuti a pagamento della propria edizione on line è noto.

Ora, oltre ad avere, dopo circa tre mesi, una tendenza consolidata che registra un calo di visitatori del 42%, vengono rilasciate le stime economiche dell’impatto di questa scelta.

In buona sostanza, risulta che pur raddoppiando le cifre attuali di sottoscrizione all’edizione on line, il valore degli abbonamenti on line non supererebbe il 25% di quello che è il ritorno economico dall’edizione cartacea.

Sono gli effetti collaterali di profezie che dimenticano il significato di percezione del valore da parte dell’utente, nei quali molti editori rischiano di restare intrappolati, murati vivi.

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Il Tempo dei Muri

La scommessa di Murdoch sul pagamento delle notizie on line inizia a dare i suoi, amari, frutti.

Secondo i dati diffusi da Hitwise, la quota di traffico del quotidiano The Times è scesa dal 4,37% al 2,67 della settimana scorsa, dopo l’introduzione del “paywall”, e, addirittura al 1,81% di ieri.

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Biz Model

Secondo quanto riporta Newsweek, James Tyree, Chief Executive del fondo di investimenti che ha recentemente portato a termine il buyout del Chicago Sun-Times, ritiene che i quotidiani in versione cartacea avrebbero un futuro circoscritto ai prossimi 5 – 10 anni al termine dei quali saranno inevitabilmente fuori dal mercato soppiantati da formati digitali.

Al contempo, dopo aver preso atto del declino degli investimenti pubblicitari, Tyree dichiara che il quotidiano di Chicago non ha in programma di far pagare i lettori per accedere ai contenuti on line, poichè in tal caso si assisterebbe ad una migrazione in massa dell’utenza verso la concorrenza.

Per l’ennesima volta non è chiaro su quali modelli di business debbano dunque basarsi gli editori condannati apparentemente dall’ inevitabile avvento del digitale e, al tempo stesso, dalla impossibilità di ottenerne dei ricavi. Continua, pare, ad essere vero tutto ed il contrario di tutto.

Quel che sembra certo è che finchè il mondo della finanza continuerà ad interessarsi all’ editoria costituirà una parte non trascurabile dei suoi problemi. In Italia esistono numerose evidenze al riguardo.

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Volare, oh oh

Su Forbes si traccia un parallelo, tanto interessante quanto stimolante, tra i problemi affrontati dalle compagnie aeree e le attuali difficoltà, relative alla possibilità di ottenere dei ricavi dal web, che l’editoria si trova a combattere.

Nell’articolo di qualche giorno fa, viene analizzato come le le compagnie aeree siano riuscite a far pagare ai viaggiatori quel che erano abituati ad avere gratuitamente, specificatamente il trasporto del bagaglio.

Il paragone con la necessità di far pagare i contenuti on line all’utenza prosegue citando la famosa teoria dei giochi, affermando che si tratta del ben noto problema di coordinamento che si verifica quando due parti potrebbero ottenere un vantaggio facendo la sequenza giusta di scelte che se, al contrario, non effettuate portano ad un peggioramento della situazione.

Secondo l’autore, le edizioni on line possono riuscire a convincere l’utenza a pagare per i contenuti passando dapprima per un modelloibrido” fatto di una parte gratuita ed una a pagamento per successivamente far pagare tutti i contenuti. Ruolo chiave giocherebbero in questo processo quotidiani leader quali il New York Times in grado di traghettare anche i giornali di minore importanza verso il traguardo del paid content.

Lo spunto offerto, come detto, è sicuramente di valore e rappresenta una interessante integrazione rispetto a quanto proposto sin ora sul tema.

Mi pare, però, che sia la prospettiva di partenza da dover essere riconsiderata in questa come in altre ipotesi che sono state formulate sin ora. Fondamentalmente si continua a partire dall’assunto che il problema sia come far pagare le notizie [on line]. Ritengo che la vera domanda debba, invece, essere quali debbano essere i contenuti a pagamento e, soprattutto, su quali basi vi possa essere disponibilità da parte dell’utenza a pagare.

Vale inoltre la pena di considerare che il modello di business dell’editoria si fonda su un mix di ricavi generato sia dal pagamento dei contenuti che dagli introiti; questa peculiarità rende difficile oggettivamente il confronto con altri settori che si tratti di musica, acqua minerale o, appunto, ultimo in ordine di apparizione, linee di aerotrasporto. I paragoni un tanto al chilo sono curiosità che lasciano il tempo che trovano.

Diceva Emil Cioran “sperare significa smentire l’avvenire”, appunto!

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