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L’Uragano dell’Informazione

Come faccio quasi ogni mattina, stavo dando un’occhiata alla versione online dei principali quotidiani quando, arrivato al terzo, qualcosa ha iniziato a stridere, perfino ad infastidirmi, spingendomi ad approfondire.

Ho così verificato che l’apertura, il primo titolo in testa, delle home page di tutti i maggiori giornali europei è dedicata a Irene l’uragano che sta colpendo gli Stati Uniti. Non c’è quotidiano per il quale la notizia principale non sia relativa a questo evento atmosferico eccezionale.

Jeff Jarvis parla di #stormporn ridicolizzando la qualità della copertura giornalistica, ed in particolare quella televisiva, dell’uragano.

Se è possibile comprendere che i giornali inglesi dedichino tanta rilevanza ai fatti poichè per loro la quota di traffico, di visite, che arriva dagli USA è una quota rilevante, che questo avvenga anche per i giornali italiani, francesi e spagnoli desta in me più di qualche perplessità e preoccupazione.

Se la teoria complottista potrebbe rilevare una strategia della disattenzione rispetto ad altri fatti che certamente hanno rilevanza superiore nei rispettivi Paesi, personalmente propendo per una non meno preoccupante omologazione al ribasso.

L’audience driven journalism, il giornalismo che punta tutto sull’attrazione dell’audience, si evolve, pare ad ogni latitudine, in karaoke journalism annullando di fatto le potenzialità di pluralità di visione e di pensiero della Rete in nome degli accessi da vendere agli investitori pubblicitari.

Tutto cambia, nulla muta.

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Sempre più Mass Media

Una giovane sola, con lo sguardo perso nel vuoto, avvolta in una lunga coperta, che tiene in mano un sacchetto da supermercato, è sullo sfondo di edifici e autoveicoli distrutti.

Questa fotografia, scattata tra le macerie della città d’Ishinomaki, una delle più colpite dal terremoto e dallo tsunami che si sono abbattuti sul Giappone undici giorni fa, ha fatto il giro del mondo.

E’ apparsa sulla prima pagina del Wall Street Journal, del Daily Telegraph, della Stampa, del Figaro, dell’Estado de S.Paulo e di numerosi settimanali in Europa, nelle Americhe e in Asia.

Il fotografo è stato Tadashi Okubo, appartenente alla redazione dell’Yomiuri Shimbun, il più grande quotidiano giapponese, diffuso in 13 milioni 800 mila copie al giorno, che ha messo l’immagine a disposizione di tre grandi agenzie di stampa, l’Associated Press, la Reuters e l’Agence France Presse. Queste l’hanno offerta ai giornali. Altre agenzie hanno naturalmente presentato le loro riprese. Ma quella della giovane giapponese è stata la preferita a livello internazionale.

Il responsabile del reparto fotografico del francese Télérama, che ha pubblicato la notizia, ritiene che le ragioni della scelta siano state la gioventù della protagonista, sommariamente coperta e collocata al centro delle distruzioni, quasi una figura simbolo del cataclisma e la tempestività della diffusione.

Le redazioni l’hanno preferita ad altre fotografie, più informative, che avrebbero confermato la gravità dei fatti contenuti nelle corrispondenze, ma esponevano al rischio del sensazionalismo.

Il giornalismo su carta si sarebbe oltre tutto imbarcato in una competizione, persa in partenza, con le migliaia di immagini riprese dalle televisioni e dalla rete. A queste tocca spettacolarizzare le notizie, alla stampa di favorire la riflessione.

Riprodotto da Iriospark

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