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La Massa Intelligente Italiana

Ofcom, l’equivalente britannico della nostrana AGCOM, ha pubblicato la scorsa settimana i risultati della settima indagine comparativa sul settore delle comunicazioni a livello internazionale.

Il rapporto conclusivo fornisce i dati di 16 nazioni, Italia inclusa, oltre alla Gran Bretagna e si basa su dati in possesso di Ofcom, desk research, ricerche ad hoc e di parti terze, quale ad esempio PricewaterhouseCoopers, e da colloqui con opinion leaders del settore.

Nella lettura dei risultati è necessario tenere conto che le aree del rapporto che si basano su ricerche condotte ad hoc da Ofcom sono state ottenute attraverso un campione di 9,152 persone in nove nazioni: UK, Germania, Francia, Italia, Spagna, USA, Giapppone, Cina e Australia e che, soprattutto, essendo state condotte online l’universo di Internet è certamente sopra rappresentato rispetto alla realtà generale.

La relazione, liberamente scaricabile, si compone di ben 343 pagine e si articola in sei capitoli trasversali a tutto il mondo delle comunicazioni e dei media, dalla TV a Internet passando per un analisi comparativa dei prezzi pagati nelle diverse nazioni dalle persone per un paniere di servizi nell’ambito delle comunicazioni.  Per l’ennesima volta non posso che invitare a prendersi il tempo per leggere integralmente il rapporto che non può essere esaurito nella mia sintesi.

La prima evidenza, conferma di quanto emergeva già nelle precedenti edizioni, è che in tutte le nazioni analizzate la parte più importante della torta, la parte più importante dei ricavi è per le telecoms, per le società di telecomunicazioni. 

La spesa pubblicitaria nel suo complesso vede Internet al terzo posto dopo televisione e carta stampata.L’Italia dopo gli USA è la nazione con il maggior tempo passato davanti allo schermo televisivo [253 minuti] e al tempo stesso quella con la minor penetrazione della banda larga dopo l’India.

Ofcom ADV per Media

Forte invece la penetrazione delle connessioni ad internet in mobilità che in Italia è superiore a quella di molti altri Paesi, probabilmente a causa dei milioni di internet key in circolazione. Tra le più elevate sulle 8 nazioni considerate la penetrazione di smartphones e tablet nel nostro Paese; aspetto che verrà approfondito di seguito.

La comunicazione de visu resta la forma ampiamente preferita per relazionarsi con amici e familiari seguita da chiamate voce da fisso e/o mobile; i social network, nonostante ampissimo utilizzo e diffusione sono al fondo delle preferenze in quest’ambito stabilendo così la netta differenza tra amici e contatti. La posta elettronica resta invece il mezzo preferito per comunicare in ambito lavorativo, negli affari.

Il rapporto dedica una parte specifica al consumo di informazione, di notizie a livello internazionale riprendendo i dati del Reuters Institute Digital News report, pubblicati a luglio 2012 e integrandoli con dati emergenti da ricerche ad hoc commisionate da Ofcom che, è bene ricordarlo, sottolinearlo ulteriormente, si riferiscono agli internauti e dunque NON sono rappresentativi dell’universo in particolare per quanto riguarda l’Italia dove la penetrazione di Internet è nettamente inferiore alle altre nazioni prese in considerazione.

In Italia le persone che utilizzano internet, 14,8 milioni di utenti attivi nel giorno medio secondo i dati ad ottobre 2012 di Audiweb, lo preferiscono a qualunque altro media per informarsi sia che si tratti di notizie nazionali o locali ed ancor più nel caso di quelle internazionali.

Il rapporto non indica ahimè quali siano le fonti d’informazione a cui attingono gli italiani in Rete anche se visti i dati di portali e social network non sarebbe sorprendente scoprire che i quotidiani online hanno un ruolo circoscritto.

Quel che è certo è che si assiste, ancora una volta, ad un Paese a due velocità dove il tempo speso per vedere la televisione è quasi il più elevato del pianeta e al tempo stesso un gruppo sufficientemente allargato della popolazione ha deputato il Web ad essere la propria prima fonte, il primo canale privilegiato per ottenere notizie. Potrebbe essere la massa intelligente di cui da tempo parla The Economist, un gruppo di persone, la massa intelligente appunto, sufficientemente ampio ed altrettanto evoluto che può rappresentare il nucleo centrale di riferimento per contenuti di valore non massificati.

Ofcom Piattaforme Utilizzate per NotizieOfcom Piatteforme Utilizzate per Notizie InternazionaliOfcom Piatteforme Utilizzate per Notizie Locali

La parte di “The Communications Market Report” dedicata ad Internet ed al web-based content consente di approfondire.

Tra i dieci siti più visitati in Italia non compare alcun sito d’informazione ad eccezione dei due portali nazionali, Virgilio e Libero, che hanno anche una parte dedicata alle notizie. Nelle prime tre posizioni Google, Facebook e YouTube. Negli USA ed anche in Spagna invece emerge la presenza rispettivamente di AOL Media Network [che include la versione statunitense dell’HuffPost] ed ElMundo.es [di proprietà dell’italiana RCS].

L’Italia è l’ultima nazione tra i 16 considerati per quota di investimenti pubblicitari in valori assoluti su internet rispetto al totale e fanalino di coda per quanto riguarda la quota di investimenti in advertising online pro capite, per persona nonostante tassi d’incremento a due cifre negli ultimi 5 anni. Investimenti che si ripartiscono per il 42% sulla search, 35% display, 21% classified e 2% video. Gli investimenti in mobile advertising nel nostro Paese sfiorano la risibile cifra di 30 milioni di euro pari a 0,62€ a procapite.

Ofcom Quota ADV Online su totale

Gli smartphones, di cui siamo grandi possessori ma non utilizzatori pare, sono utilizzati nel 6% dei casi per collegarsi ad Internet [50% laptop & 40% desktop] ed il traffico derivante da mobile pesa in Italia il 5,6% del totale.

Il tempo speso su Internet è di 208 minuti alla settimana, incluse le applicazioni, secondo i dati Nielsen ad agosto 2012 riportati nel rapporto. Ancora una volta il più basso tra le 8 nazioni considerate.

Ennesime evidenze di come basarsi sulle proprie esperienze personali possa essere molto spesso fuorviante.

Facebook è il termine più ricercato su Internet in tutti i Paesi analizzati ad esclusione di Russia, Cina e Giappone, Italia inclusa ovviamente. Facebook che ha una reach del 71% in Italia con Twitter e GooglePlus a pari merito all’8%. Il termine che ha ottenuto il maggior incremento nelle ricerche tra agosto 2011 e agosto 2012 nel nostro Paese è [sigh!] Belen.

Il valore del B2C e-commerce in Italia è il più basso di tutti i Paesi occidentali con 141,50 € di spesa pro capite. Nel nostro Paese solo il 6% degli internauti paga regolarmente per dei contenuti online, qualunque esso sia, mentre il 55% non paga mai ed il 31% paga raramente/qualche volta.

Se per gli internauti italiani Internet è la fonte primaria di consultazione delle notizie non è attraverso gli smartphones che questo avviene con solo il 10% di chi ne possiede uno ad accedere quotidianamente ad un sito o ad utilizzare un’applicazione dedicata. Una frequenza talmente ridotta da stroncare qualunque velleità su un significativo recupero contributivo delle testate da questa piattaforma/device.

Ofcom Frequenza accesso siti web app informazione

Ho volutamente focalizzato l’attenzione su alcuni capitoli del rapporto, che torno ad invitarvi a leggere per intero se il vostro interesse sul tema è tale di avervi fatto leggere sin qui, e sulla nostra realtà nazionale che credo sia d’interesse primario. Per una visione più internazionale suggerisco la lettura di Paid Content sul tema che cita anche una ricerca che amplia la visione sulla realtà statunitense, che però appare molto distante da quella italiana come mostra anche la sintesi del capitolo del rapporto su Internet e i Web-based Content realizzata da Marco Dal Pozzo.

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È la Distribuzione dei Contenuti a Generare i Ricavi Online

Appuntamento settimanale con la mia colonna negli spazi di EJO, European Journalism Observatory, di analisi di scenario del mondo dei media e della comunicazione d’impresa.

La sintesi e la mia personale interpretazione delle 365 pagine di «International Communication Market Report 2011».

Il rapporto prende in considerazione la situazione del Regno Unito paragonandola con le principali nazioni europee, Italia inclusa, e i maggiori stati del mondo, dagli USA al Brasile, passando per Russia, India e Cina. Si compone di 6 capitoli che analizzano i principali media ed il settore delle comunicazioni tracciando un panorama davvero esaustivo della situazione attuale. Lo studio, oltre a basarsi su oltre 6mila interviste condotte nell’ottobre di quest’anno, utilizza ed assembla i dati di diverse fonti di buona autorevolezza quali, tra le altre,  Nielsen, Pricewaterhouse-Coopers, Forrester, comScore  e Kantar Media.

Le conclusioni alle quali giunge il report, pubblicato la settimana scorsa, sono nel titolo del pezzo, il resto potete leggerlo qui.

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Communications Market Report 2010

Ofcom, organismo anglosassone equivalente all’ AGCOM [Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni], ha rilasciato il 19 di questo mese la settima edizione del rapporto annuale sul mercato delle comunicazioni in Gran Bretagna.

Il Communication Market Report 2010 consta di ben 377 pagine ed analizza con profondità e dettaglio ogni media, ogni mezzo di comunicazione, fornendo un panorama del mercato di riferimento davvero particolareggiato ed esaustivo.

Ho selezionato alcuni dei dati di sintesi che mi sono sembrati più interessanti, che maggiormente mi sono parsi in grado di stimolare la riflessione ed il confronto sul panorama mediatico, concentrando i commenti sull’area relativa alla carta stampata.

La televisione continua ad essere il mezzo principale ed in generale i media tradizionali tengono in termini di penetrazione della popolazione. La carta stampata complessivamente ha una penetrazione di circa il 50% che sale all’80% su base settimanale.

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Lo stato di crisi e la disaffezione dei lettori nei confronti della carta stampata emerge con chiarezza esaminando la tendenza delle variazioni relativamente a quali mezzi i cittadini sentirebbero una maggiore mancanza. Come evidenzia il grafico di sintesi sottostante, la stampa risulta essere il media che ha il peggior rapporto, del quale con minor difficoltà i consumatori-lettori potrebbero prescindere. Questo si acutizza nella fascia di popolazione in età tardo adulta che rappresenta complessivamente “lo zoccolo duro” di questo mezzo.

Si evidenzia, inoltre, come per la fascia d’età 16-24 anni i videogiochi rappresentino il media che riscuote maggior affezione.

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La collocazione della stampa nel quadrante in basso a destra, relativo ad alta importanza ma basso livello di attenzione, è un altro campanello di allarme sull’appeal del mezzo sia del rapporto con i lettori che in riferimento alla relazione con gli investitori pubblicitari.

Sotto questo profilo la soluzione presentata ieri potrebbe rappresentare un importante contributo sia per i contenuti informativi che per le proposte di comunicazione pubblicitaria, soprattutto per [ri]avvicinare i giovani.

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Oltre a raccomandare inevitabilmente la lettura completa del documento, sono di assoluto interesse, a mio avviso le considerazioni espresse da Silvia Cobo, giornalista presso la Fundació Escacc , che giustamente rileva come l’analisi delle diverse fasce orarie di consumo dei media debba essere tenuto in considerazione nella progettazione di nuovi prodotti editoriali.

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