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Le Buone Regole delle Mamme

Mi sarei dato, sperando possa essere condiviso, l’obiettivo di stilare una prima bozza del codice di autodisciplina per chi fa informazione  attraverso blog e social network entro la seconda settimana di Gennaio 2012. Una base di confronto e di raffinamento grazie alla quale arrivare ad una definizione definitiva dei criteri di autoregolamentazione da mettere a disposizione di chi crede che fiducia e responsabilità siano principi cardine dai quali non possono esimersi i blog e, più in generale, l’informazione in Rete.

Come ho già detto, in base a questa timetable, sto procedendo alla raccolta di materiali, dei pro ed anche dei contro, relativi all’ipotesi di lavoro. Un opera nella quale, oltre a tutti coloro che hanno già fornito la loro adesione e disponibilità [grazie!], gradirei, a loro piacendo, coinvolgere anche Ernesto Bellisario & Guido Scorza che con il loro expertise sono certo potrebbere essere di grande aiuto.

Un riferimento prezioso è stata stilato da tempo dalla WOMMA [Word of Mouth Marketing Association] che fornisce un codice di condotta etica i cui punti chiave, no a caso, si fondano su fiducia, integrità, rispetto, onestà e responsabilità.  Riferimenti per i professionisti della comunicazione che, a mio avviso, ben si integrano con i quattro principi per l’informazione di qualità proposti da Timu.

Se il concetto del diritto romano di diligenza del buon padre di famiglia è noto ed applicato come criterio di correttezza e buona fede, di responsabilità, grazie ad una segnalazione, apprendo che un folto gruppo di blogger-donne-mamme si sono date un codice delle buone pratiche dei blogger che è a disposizione di tutti, e che propone un’autoregolamentazione in merito alla gestione della pubblicità sui propri blog.

Il Codice è valido per tutti, mi pare davvero, e cerca di raccogliere vari aspetti legati alle caratteristiche, ed alla eventuale monetizzazione, dei blog, definendo, anche, tre livelli di blogging [ADV free, light, pro]. Si tratta di criteri, che, comunque sia, personalmente integrerò nella mia blog policy. Parametri ben stilati, condivisibili, e che rappresentano ulteriore elemento di arricchimento verso il raggiungimento della stesura dell’autoregolamentazione, dell’autodisciplina.

Le buone regole delle mamme sono un contributo importante, un altro passo partecipattivo [non è un refuso] verso l’obiettivo.

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Pointification & Badgification del Giornalismo Partecipativo

L’ecosistema dell’informazione vede la partecipazione volontaria di migliaia di persone che in tutto il mondo con i loro blog e attraverso i diversi social network sono sempre più soggetti attivi nella cura e diffusione di notizie. Un nuovo giornalismo i cui contorni e le relative implicazioni dopo essere state egregiamente descritte da Luca De Biase, sono testimoniate dall’ottimo lavoro svolto da Luca Alagna e Claudia Vago che con il supporto di diverse persone hanno dato vita a «Year in  Hashtag».

Modelli e dinamiche che se certamente costituiscono elemento di arricchimento evidenziano la necessità di determinarne le caratteristiche e di disciplinarne l’utilizzo affinchè non divenga “la creazione di un valore che trae linfa dalla cooperazione sociale, ma che viene distribuito tramite processi di espropriazione sociale”, come avverte Andrea Fumagalli.

Ad una condivisione delle revenues, dei ricavi, che la produzione di informazione in tutte le sue diverse forme e modalità genera, si vanno affiancando pointification e badgification come elementi di sostegno alla  partecipazione attiva dei citizen journalist.

E’ il caso di Citizenside che utilizza i meccanismi tipici del gioco come elemento di riscontro, di feedback sulla qualità del lavoro svolto dalle persone, di Digital Journal che ne ha introdotto meno di un mese fa le logiche puntando maggiormente sull’aspetto “social” e di diffusione promozionale, ed anche di TapIn Bay Area che ha realizzato un’applicazione ad hoc.

Modello che si va sempre più diffondendo ed allargando ad altre piattfarmo che si basano sul giornalismo collaborativo quali NowPublic e, a breve, Examiner.

Esempi che potrebbero essere applicati anche a supporto della definizione delle caratteristiche in via di definizione di un codice di autodisciplina tutto italiano in quest’ambito.

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Unmask Corruption – Filtr

Continuando il discorso intrapreso qualche giorno fa relativamente alla [ri]valutazione del fumetto come media non solo per intrattenere ma anche per formare ed informare, su Filtr parlo di comics politico e di nuovi modi di fare giornalismo con particolare riferimento a due temi d’attualità: evasione fiscale e corruzione.

Cliccando sull’immagine avrete la possibilità di leggerlo integralmente.

Unmask Corruption 4 Filtr

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Le 11 cose che farei se dirigessi una organizzazione editoriale

Dan Gillmor ha redatto una lista di 11 punti che ho tradotto per facilitarne la lettura.

Si consiglia a baristi e muratori dell’ editoria di stamparsene diverse copie – in formato A3 o superiore – con le quali tappezzare l’ufficio così da averne sempre visione e ricordo.

Sono 11 preziosi consigli per orientarsi ed affrontare la situazione:

  • Non pubblicherei storie e commenti sulle commemorazioni [gli anniversari] se non in rarissime occasioni; poiché sono il rifugio di giornalisti pigri e senza immaginazione.

  • Inviterei la nostra utenza [i lettori] a partecipare con tutti i modi e gli strumenti possibili; crowdsourcing, blog dei lettori, wiki…etc. Chiarirei che non si tratta di lavoro gratuito – e lavorerei per creare un sistema di ricompensa che vada oltre la classica pacca sulla spalla – desiderando prima di ogni altra cosa promuovere un flusso multidirezionale di notizie nel quale l’utenza giochi un ruolo determinante

  • La trasparenza sarebbe un elemento chiave del giornalismo. Ogni articolo sulla stampa avrebbe un box che segnala a cosa il giornalista non è riuscito a rispondere. Qualunque fosse il media, il sito web conterrebbe un invito esplicito ai lettori a contribuire nel riempire le falle che esistono in ogni articolo.

  • Creerei un servizio on line, per coloro che volessero sottoscriverlo, per segnalare ai lettori gli errori da noi commessi dei quali ci siamo successivamente resi conto.

  • Farei della conversazione un elemento essenziale della nostra mission. In particolare:

    • Se fossimo un giornale locale, l’editoriale e la pagina d’apertura sarebbero dedicate al “meglio di”, e sarebbero di guida alla conversazione che la comunità stessa sta avendo on line, ospitata che sia dall’organizzazione editoriale stessa o meno.

    • Gli editoriali sarebbe presentati sotto forma di blog, così come le lettere all’editore.

    • Incoraggeremmo commenti e forum, in spazi soggetti a moderazione che (a) incoraggino l’utilizzo dei nomi reali (b) incoraggino [o costringano] l’educazione.

    • I commenti inseriti da persone che utilizzino il proprio nome reale sarebbero inseriti per primi.

  • Ci rifiuteremmo di fare stenografia e chiamarla giornalismo. Se una parte, una fazione, stesse mentendo lo diremmo, supportandolo con prove. Se verificassimo che una parte consistente della nostra comunità credesse in delle menzogne su fatti o persone, ci faremmo carico di far comprendere la vera verità.

  • Rimpiazzeremmo alcune espressioni Orwelliane delle PR, con parole ed espressioni più precise e neutrali. [seguono esemplificazioni nel testo originale di Gillmor].

  • Utilizzeremmo gli hyperlink in ogni maniera possibile. Il nostro sito web conterrebbe il maggior numero possibile di media della nostra comunità di appartenenza, sia geografica che di interesse. “Linkeremmo” ogni rilevante blog, foto, video, database ed ogni altro materiale che potessimo incontrare, utilizzando il nostro giudizio editoriale per evidenziare quelli che consideriamo i migliori per la nostra comunità. “Linkeremmo” liberamente il nostro lavoro giornalistico ad altre fonti e materiali rilevanti rispetto all’argomento di discussione, riconoscendo che non siamo oracoli ma guide.

  • I nostri archivi sarebbero liberamente consultabili, con link permanenti a quanto abbiamo pubblicato, con le API affinché altri possano utilizzare il nostro lavoro giornalistico in modi che noi non abbiamo considerato/immaginato.

  • La mission principale del nostro lavoro sarebbe quella di aiutare le persone della nostra comunità a divenire utilizzatori informati dei media e non consumatori passivi – a comprendere perchè e come possono farlo.

  • Non pubblicheremmo mai una lista di dieci punti. Esse sono il carburante di persone pigre e senza fantasia.

I consigli di Gillmor riprendono ed amplificano i concetti espressi nelle linee guida, nei principi, anch’essi tutti da leggere, che hanno costituito il fondamento, i pilastri, del progetto di Gillmor.

A scettici e conservatori sui consigli e principi enunciati da Gillmor, mi preme, infine, ricordare come si sia delineata – da tempo ormai – una situazione competitiva generale che mi piace definire da tapis roulant: se corri resti fermo, se resti fermo scivoli all’indietro. Il comparto editoriale, come è dinnanzi gli occhi di tutti, non fa eccezione ovviamente; non tenerne conto sarebbe l’ennesimo tragico errore.

Update: Sono stati redatti ieri Eleven More Things I’d Do if I Ran a News Organization – se qualcuno vollese prendersi cura di tradurli….[via]

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