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Send Them Away

«El Pais» yesterday has introduced “buscador” [finder] a feature to see all the related news to the information provided.

At the end of each article of its online edition there is the option to read related sources from other news websites with a summary of contents and the link to read it fully.

Of course this is not so new as «The Guardian» as well, among others, does it on the right side of each section even if not at the same extent.

Giving people the option of finding in  the same place all the news they might be interested in, and the way to deepen the information they care about, also by providing directly external sources, should not be a worry of digital editions of newspapers. By apparently sending them away it’s given the reason to keep people coming back over and over to you as comprehensive and trusted source.

People pay you not pageviews!

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Agenda Setting: Dalle Radiazioni ai Bombardamenti [e ritorno?]

PEJ, Pew Research Project for Excellence in Journalism, riporta a cadenza regolare le storie, le notizie, che hanno ottenuto maggior esposizione mediatica nella settimana precedente.

La rilevazione della settimana dal 14 al 20 marzo mostra come, a partire da giovedì 17, vi sia stata una drastica riduzione delle informazioni relative al terremoto, ed al relativo allarme nucleare, in Giappone e il focus si sia progressivamente spostato sulla guerra in Libia.

Dando una scorsa alle prime pagine dei quotidiani nazionali, pare si verifichino le medesime dinamiche anche nel nostro paese.

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Google One Pass

Esattamente il giorno dopo il lancio del nuovo modello di sottoscrizione di Apple, Google rivela il proprio sistema di pagamento dedicato al mondo editoriale con specifico riferimento a giornali e pubblicazioni periodiche.

Dalle pagine del blog ufficiale dell’azienda di Mountain View, Lee Shirani, director, business product management, di Google Commerce, ne spiega i principi basici del funzionamento stressando le differenze rispetto alla proposta di Steve Jobs.

Google One Pass consente agli editori di far pagare i propri contenuti per le distinte versioni sul web, su smatphones e tablets.  Gli editori tratterranno per se il 90% dei ricavi lasciando a Google il 10%, contro il rapprto 70 – 30 proposto da Apple.

Ancora più importante la flessibilità del sistema proposto che offre numerose opzioni con la possibilità di regalare i contenuti digitali ai sottoscrittori delle pubblicazioni in formato cartaceo tradizionale e di proporre opzioni “freemium”.

One Pass dunque, si propone fondamentalmente come piattaforma di pagamento lasciando agli editori, ai proprietari dei contenuti, il controllo delle dinamiche commerciali e di ciò che di più prezioso esiste: la relazione con l’utenza.

Disponibile in 7 nazioni tra cui l’Italia rappresenta certamente una possibilità decisamente più adeguata alla esigenze del comparto editoriale rispetto a quella proposta dall’azienda di Cupertino.

Restano irrisolte le problematiche relativamente alla scarsa disponibilità dell’utenza, salvo rare eccezioni, al pagamento e la piattezza complessiva delle proposte realizzate sin ora in ambito digitale.

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Modelli di Business tra le Nuvole

Apple ha lanciato ieri un nuovo sistema, un nuovo modello di sottoscrizione per i contenuti ed i prodotti realizzati in ambito editoriale.

“Our philosophy is simple—when Apple brings a new subscriber to the app, Apple earns a 30 percent share; when the publisher brings an existing or new subscriber to the app, the publisher keeps 100 percent and Apple earns nothing,” said Steve Jobs, Apple’s CEO. “All we require is that, if a publisher is making a subscription offer outside of the app, the same (or better) offer be made inside the app, so that customers can easily subscribe with one-click right in the app. We believe that this innovative subscription service will provide publishers with a brand new opportunity to expand digital access to their content onto the iPad, iPod touch and iPhone, delighting both new and existing subscribers.”

La novità, attesa da tempo, ha scatenato innumerevoli reazioni, commenti e considerazioni relativamente al senso di questa operazione da parte della stampa e di blogger che hanno diffusamente proposto la loro visione sul tema.

Le mie personali considerazioni su quella che ho definito tabletmania credo siano sufficientemente chiare, non posso dunque che concordare con la posizione espressa da Dan Gillmor relativamente ad arroganza dell’impresa di Cupertino ed ai principi estorsivi che nessun editore dotato di buon senso dovrebbe accettare.

Indipendentemente dalla mia visione, per fornire un panorama informativo il più ampio possibile, affinchè ciascuno possa farsi una propria opinione dopo la lettura delle diverse fonti, utilizzando  Infomous ho realizzato una nuvola interattiva che sintetizza e fornisce accesso diretto ad oltre 500 articoli sul tema.

Se successivamente alla lettura delle informazioni selezionate voleste [ri]tornare per proporre e discutere la vostra visione, non potrà che essere un ulteriore arricchimento alla disamina del caso.

clicca per accedere alla versione interattiva

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Guida Visuale ai Cambiamenti del Giornalismo

Nieman Lab, utilizzando wordle, ha realizzato la word cloud, la nuvola di parole, che maggiormente caratterizza il dibattito sul futuro del giornalismo.

Il lavoro svolto si articola su un arco temporale di tre anni, consentendo di visualizzare con immediatezza quella che è l’evoluzione dell’ultimo triennio.

Il modificarsi delle parole principali che emergono, spiccano, evidenziano il cambiamento di focus nel tempo.

Emerge come, fondamentalmente, l’attenzione si sia spostata progressivamente dall’area relativa al giornalismo ed al suo rapporto con il pubblico a quella inerente un particolare mezzo o supporto.

Se l’ipotesi di lavoro fosse confermata, si tratterebbe, a mio avviso, di un arretramento nella qualità del confronto su cui riflettere con attenzione.

2008

2009

2010


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Digital Influence

Il Digital Influence Index è il rapporto annuale realizzato da Fleishman-Hillard su come internet non solo informi e colleghi gli utenti ma anche sull’influenza che questo media ha nel processo decisionale.

La ricerca misura diversi aspetti chiave dell’utilizzo di internet inclusi i diversi livelli di adozione di consumo digitale e la dieta mediatica dell’utenza.

Le evidenze di maggior rilevanza emergenti dall’ultima edizione dello studio sono in alcuni casi delle conferme, in altri forniscono nuovi spunti di riflessione e confronto.

- clicca per ingrandire -

In particolare emerge un eccesso di informazioni che rende cruciale l’identificazione di fonti fiduciarie di riferimento. Da questo punto di vista la pubblicazione da parte di blogger “sponsorizzati” o pagati viene vissuta in chiave decisamente negativa rivelandosi un boomerang.

Il forte utilizzo delle piattaforme di microblogging e messaggistica istantanea fa si che gli utenti vedano favorevolmente l’utilizzo aziendale delle stesse come fonte di ascolto ed interazione tendendo inevitabilmente a privilegiare quelle che forniscono risposte coerenti ed in tempi accettabili.

Il passaparola di amici e conoscenti si conferma essere fonte di influenza primaria nella presa di decisioni ed è il primo elemento di riferimento in Francia e Germania.

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My Daily Newspaper

Paper.li organizza i link, le informazioni, condivise su Twitter trasformandole in una pagina web personalizzata che richiama il format di un quotidiano.

Dopo aver effettuato l’accesso utilizzando il proprio account di Twitter, o in alternativa quello di Facebook, è possibile inserire sino a 5 users della celebre piattaforma di microblogging ed altrettanto un ugual numero di tag e di liste.

Nella pagina creata vengono così visualizzate le informazioni di interesse condivise dal soggetto che crea la pagina e dalle persone, fonti, che segue.

Il risultato, aggiornato costantemente, è davvero interessante.

Ne parlano, anche, Gigaom & TechCrunch

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Newspapers Economics

Secondo Hal Varian, Chief Economist di Google, i giornali statunitensi non hanno mai guadagnato effettivamente  con le notizie.

Non vi è dubbio che si tratti dell’ennesimo capitolo della guerra tra Google ed il mondo editoriale ma i dati della presentazione effettuata a supporto delle argomentazioni di Varian sono da leggere ed interpretare con attenzione.

Potrebbe persino avere ragione.

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Advertising effectiveness and buying intention

Harris Interactive , in collaborazione con Adweek Media, ha rilasciato l’altro ieri i risultati di una ricerca effettuata in giugno di quest’anno [su un campione di 2521 individui rappresentativo dell’universo della popolazione Statunitense].

Il sondaggio era teso a misurare l’influenza della comunicazione pubblicitari a seconda del media.

Quasi un terzo degli intervistati afferma di non ritenere utile rispetto al processo di decisione d’acquisto alcun mezzo di comunicazione, confermando – probabilmente – l’importanza della comunicazione sul punto vendita da questo punto di vista.

I livelli di persuasione/interesse dichiarati sono estremamente bassi per tutti i media presi in considerazione. La peggior performance è registrata dai banner sul web mentre la migliore è della televisione.

Advertising effectivness and buying intention

Benvenuti nel modo reale!

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Asociali quotidianamente

Tra novembre e dicembre dell’anno scorso Gartner ha realizzato una ricerca su un campione di utilizzatori di internet negli Stati Uniti, Regno Unito ed Italia per comprendere come le persone scoprano e condividano diversi tipi di contenuti.

La ricerca “”Newspaper Publishers Must Do More to Empower Brand Stewards” ,come si può intuire dal titolo, focalizzava la propria attenzione sui quotidiani dei paesi in questione.

I risultati sono davvero d’interesse, visto anche lo specifico riferimento alla nostra nazione.

I quotidiani non fanno abbastanza per favorire il passaparola on line, infatti in rarissimi casi sono integrati i tools dei social media all’interno dei siti dei quotidiani [verificare per credere!]. In questo modo vengono perse importanti opportunità di condivisione dei contenuti e quindi di diffusione della marca/quotidiano.

Se il 49% dei rispondenti usa i motori di ricerca con regolarità, la percentuale scende al 20% per gli strumenti di ricerca interna ai siti dei quotidiani.

Insomma, per dirla con le parole di A.Weiner [Vice Presidente Gartner]: “…………..publishers are losing focus on the crucial imperative of how to capitalize on those consumers who remain loyal, engaged online and print readers,………Brand-loyal news consumers need to be turned into brand stewards who can wield their influence to two parts of their social graph – those who know them personally, and those who regard the brand stewards as tastemakers with similar points of view

Certamente il campione di soggetti intervistati è numericamente davvero ridotto [989 rispondenti] e, pur non dubitando della professionalità della Gartner, non può evidentemente essere rappresentativo della popolazione delle tre nazioni in questione. Nondimeno i risultati sono indubbiamente indicativi di una tendenza in essere.

social media main benefits

social media main benefits

Il marketing editoriale deve uscire dal primo stadio legato alle semplificazioni dei tagli prezzo, dei collaterali e delle prevaricazioni per entrare finalmente in relazione con i pubblici di riferimento secondo le loro attese ed abitudini. Mi pare di ricordare che, fra gli altri, l’avessi già suggerito più di 12 mesi or sono.

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