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Ricavi Virtuali

L’ottimo lavoro svolto da Massimo Russo relativamente ai possibili ricavi del Post ha richiamato immediatamente la mia memoria all’intervista che Arianna Huffington, co -fondatrice del famoso giornale on line statunitense al quale il quotidiano fondato da Sofri si ispira a partire dal nome, ha rilasciato a fine luglio a Newsweek.

Nell’ articolo la Huffington, rispondendo alle domande del suo collega del celebre settimanale economico, dopo aver effettuato un interessante excursus sul futuro del giornalismo e lo scenario [anche pubblicitario] digitale, rivela i numeri del quotidiano da lei diretto.

Secondo quanto dichiarato, il 2010 sarebbe finalmente l’anno, a cinque anni dal lancio, con ricavi positivi per la testata statunitense. In particolare emerge che l’Huffington Post è stato visitato da 24,3 milioni di utenti unici nel giugno 2010 e che la previsione di chiusura per quest’anno dovrebbe assestarsi intorno ai 30 milioni di dollari di ricavi. Se non vado errato significa orientativamente un dollaro all’anno di ricavi per ciascun lettore.

Come osserva Zambardino, pare davvero che le iniziative editoriali on line non mainstream facciano davvero fatica a trovare uno modello sostenibile dovendo lottare, tra l’altro, con un considerevole vantaggio dei brand che nascono dall’off line.

Seppure sia difficile, ed erroneo, trarre delle conclusioni generalizzate, personalmente ritengo che nel nostro paese le prospettive di successo, in chiave economica, a breve-medio termine siano davvero ridotte anche per i main players.

La ricerca di una Arianna Huffington italiana passa attraverso numeri e percorsi che sono davvero a lontani dal venire. I ricavi sono ancora virtuali.

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My Daily Newspaper

Paper.li organizza i link, le informazioni, condivise su Twitter trasformandole in una pagina web personalizzata che richiama il format di un quotidiano.

Dopo aver effettuato l’accesso utilizzando il proprio account di Twitter, o in alternativa quello di Facebook, è possibile inserire sino a 5 users della celebre piattaforma di microblogging ed altrettanto un ugual numero di tag e di liste.

Nella pagina creata vengono così visualizzate le informazioni di interesse condivise dal soggetto che crea la pagina e dalle persone, fonti, che segue.

Il risultato, aggiornato costantemente, è davvero interessante.

Ne parlano, anche, Gigaom & TechCrunch

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[Ec]Citazioni Mondiali

La coppa del mondo di calcio del 2010, al di là del risultato sportivo finale, passerà alla storia probabilmente per il momento nel quale le edizioni on line dei principali quotidiani internazionali hanno definitivamente intrapreso la strada della grafica interattiva.

E’ il caso sicuramente del New York Times che dal due di questo mese ha pubblicato [con i risultati retroattivi sin dall’inizio del torneo] una timeline interattiva dei giocatori del mondiale più citati su Facebook.

I risultati giornalieri possono essere visualizzati in ordine alfabetico dei giocatori o dei nomi delle squadre e per numero di citazioni. Ponendo il puntatore del mouse su ciascun giocatore vengono evidenziati i dati relativi allo stesso.

Interessante.

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Il Sito c’è ma Non si Vede

Pare che finalmente il sito del “Fatto Quotidiano” sia on line. La redazione ne dà comunicazione utilizzando quello che attualmente è il più elettivo dei social media in circolazione.

Cliccando sulla notizia fornita si legge: “Devi essere abbonato per leggere questo articolo! Per abbonarti clicca qui.”

Il sito, e le scuse, ci sono ma non si vedono.

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Fatti Sfuocati

Oggi “Il Fatto Quotidiano” esce in edicola nella versione cartacea con la prima pagina sfuocata per evidenziare il lancio del sito web del giornale.

L’unica cosa che si legge è: “Nasce ilfattoquotidiano.it. Nessuna censura, nessun guinzaglio, nessun padrone”

Peccato che anche il sito in questione sia “sfuocato”, o meglio, irraggiungibile.

Dopo aver tentato inutilmente per oltre due ore di accedere è ora possibile leggere solamente: “Aiuto, siamo in troppi. Centinaia di migliaia di accessi ci hanno mandato in tilt. I nostri tecnici stanno lavorando. Incrociamo le dita, ci vediamo tra poco.”

Se resta qualche dubbio sulla misura degli accesi che pare davvero eccessiva, è possibile consolarsi constatando la coerenza rispetto alla prima del giornale, sono fatti sfuocati.

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Rappresentazioni Mondiali

Semplicità di utilizzo e possibilità di avere tutta l’informazione necessaria integrata in una sola pagina, fanno del calendario dei mondiali del quotidiano sportivo spagnolo “Marca”  un buon esempio di utilizzo dell’infografica e delle possibilità di interattività offerte dal web.

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Cattive Notizie per le Notizie Online

Journalism Org, area di ricerca dello statunitense Pew Research Center dedicata specificatamente all’analisi del giornalismo ed alle sue evoluzioni, pubblica un resoconto di quelli che sono stati i risultati complessivi delle notizie online.

Per finalizzare l’analisi sono stati presi in considerazione ben 4600 siti web di notizie ed informazione.

Come riassume il grafico sottostante, a fronte di una crescita generale dell’audience del 9,25% i ricavi sono diminuiti del 4,6% rispetto all’anno precedente. Il gap, in termini reali, è dunque circa del 14%.

In questa dinamica generale vi è sicuramente l’impatto della negoziazione dei prezzi che in momenti di crisi tende inevitabilmente al ribasso, ma resta una indicazione, alternativamente, o di quanto scarso valore sia attribuito alle notizie on line o delle enormi difficoltà di riuscire ad ottenerne il giusto riconoscimento in termini economici.

Le considerazioni espresse sul futuro della mediasfera sembrano dunque confermate oltre che giustificate. Riflessioni che, se riferite in maniera specifica all’Italia, richiedono ancora maggiore attenzione ai facili entusiasmi.

Non si tratta di negare l’onda che sta arrivando ma di tenere sempre in mente il vecchio proverbio hawaiano.

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La Chatroulette delle Notizie

L’approfondimento della notizie e la capacità di fornire informazioni che interessino e coinvolgano l’utenza, i lettori, è, da un lato, uno degli indicatori della qualità di un quotidiano e, dall’altro, uno dei limiti attuali dell’informazione sul web.

Per cercare di ovviare a questo problema The Guardian, dopo aver realizzato Zeitgeist, continua sulla strada dell’innovazione realizzando quello che giocosamente è stato definito la “chatroulette delle notizie”.

The Random Guardian, questo il vero nome, è stato inaugurato alla fine della scorsa settimana ed ha, appunto, l’obiettivo di permettere ai lettori di andare oltre i contenuti segnalati nella home page del quotidiano, consentendo quindi, anche per sezioni, di trovare temi e notizie d’interesse che normalmente si identificano faticosamente.

La funzionalità introdotta agevola sicuramente una maggior permanenza facilitando il rapporto tra la testata ed il lettore; un “sottoprodotto” di importanza non trascurabile.

Come ha dichiarato recentemente Meg Pickard, responsabile dell’area social media del quotidiano anglosassone, le organizzazioni editoriali devono costruire una relazione fiduciaria per divenire parte dell’ecosistema sociale, della metapiattaforma.

Non vi è dubbio che The Guardian sia in prima linea tra coloro che sono sulla strada giusta nel farlo, andando ben oltre ipotesi tanto irrealistiche quanto patetiche, o inseguendo l’ultimo gadget in una corsa all’oro senza senso.

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Stay

L’80% delle conversazioni avvengono altrove rispetto al sito web dove sono state generate, o forse per meglio dire, iniziate.

Un dato, quello riportato dall’ infografica, che fa parte, anche, della mia esperienza quotidiana di partecipazione a FriendFeed, dove l’ultimo caso, in ordine cronologico, al momento della redazione di questo articolo registrava oltre 400 commenti contro i “miseri” sei all’interno del blog di chi aveva originato la discussione.

Questa evoluzione trova conferma anche in termini di accessi alle edizioni on line dei quotidiani e potrebbe avere un ulteriore impatto negativo in termini di prospettive sui già miseri ritorni che gli editori complessivamente ottengono dal web in termini di revenues pubblicitarie.

La reazione degli editori a questo fenomeno attualmente parrebbe essere quella di affidarsi maggiormente ai blog all’interno delle loro piattaforme, generando un modello di e-journalism dove i giornali assomigliano sempre più ai blog e viceversa, rendendo, forse, ancor più complessa la situazione.

Ad adbundatiam, in questo modo, da un lato, si legittimano le attese di un riconoscimento economico da parte di quelli che sapientemente Roberto Favini ha definito “i giardinieri”e, dall’altro, si rischia di complicare la già spinosa questione sulla trasparenza di quanto viene pubblicato.

Ai tempi della mia giovinezza era in voga, tra le tante, una canzone il cui ritornello: “Oh, won’t you stay, just a little bit longer, please let me hear you say that you will, say you will” sembra composto ad hoc per descrivere le attuali aspirazioni frustrate degli editori.

Torneremo sicuramente a parlarne, anche di persona.

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Lezioni d’Inglese

See Also è un blog dedicato al giornalismo realizzato dalla BBC, una raccolta di segnalazioni relativa al meglio del web relativamente all’editoria: commenti, giornali, editoriali ed analisi.

Dopo le recenti innovazioni apportate dal Guardian, un ottimo esempio di come anche importanti players dell’informazione possano scegliere di condividere informazioni guadagnandone in termini di reputazione dal quale molte versioni online dei nostri quotidiani potrebbero trarre insegnamento, volendo.

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