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Grazie & Addio

Al “thank you and goodbye” dell’ultimo numero del «News of the World» di Murdoch, travolto dallo scandalo delle intercettazioni, ne segue ora uno meno celebre ma non per questo, a mio avviso, meno significativo.

Il «Seattle Post Globe», giornale solo digitale nato dalle ceneri, dalla chiusura, della versione cartacea del «Seattle Post Intelligencer» cessa le pubblicazioni.

Ne dà annuncio Sally Deneen, co-fondatore del quotidiano online, che, dopo aver riassunto il lavoro svolto in questi due anni, in una riga ne riassume le ragioni:

Donations have fallen off. Ads have generated no meaningful revenue — ever.

Se non è opportuno gioire di aver azzeccato la previsione,  è certamente consigliato comprenderne l’insegnamento.

Il futuro dei giornali si fonda sulla convergenza, sulla complementarietà e sulla capacità di dare senso e ruolo a ciascuna versione; la carta rinforza l’online e viceversa, non c’è contrapposizione bensì integrazione.

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Mi Interessa il Secondo Paragrafo

Lo scandalo delle intercettazioni dei telefoni delle vittime di delitti da parte di giornalisti e la decisione di chiudere “News of the World” stanno scuotendo il mondo del giornalismo.

The Guardian vi ha dedicato un apposito spazio con aggiornamenti in tempo reale al quale fanno riferimento, direttamente o indirettamente, la maggior parte dei principali organi d’informazione del mondo. La pagina di Facebook del quotidiano inglese [che conta più di 87mila fans] è colma di commenti, tutti da leggere, sul fatto.

Nel Regno Unito esiste una netta distinzione tra la stampa seria e quella sensazionalista, i tabloid, cosa che non avviene nella maggior parte dei casi nelle altre nazioni, Italia inclusa, dove invece la distinzione è prevalentemente in termini di riferimento territoriale con una divisione basata su stampa nazionale e locale.

Nello spezzone di “Front Page”, film cult da vedere e rivedere per chi si interessa di giornalismo, riproposto nel video, Walter Matthau dice a Jack Lemmon [1.14″] “chi diavolo vuoi che legga il secondo paragrafo?”.   Dichiarazione di efficacia giornalistica ma anche di disprezzo nei confronti dell’approfondimento della notizia proprio di un’informazione degna di questo nome.

Quello che è avvenuto con “The News of the World” è un avvertimento che non deve rimanere inascoltato sui limiti che è necessario adottare nella lotta per attirare audience che genera un giornalismo falso, esasperato, più vicino all’intrattenimento, al gossip, che all’informazione.

Di questo sono responsabili tanto coloro che lavorano nei giornali quanto i lettori che forse da troppo tempo hanno rinunciato ad avere un’informazione seria ed equilibrata.

Se la stampa, ed i quotidiani in particolare, sono un elemento imprescindibile per una democrazia moderna, come viene spesso viene affermato, è ora che tornino al ruolo di “cane da guardia”, abbandonando spettacolarizzazioni ed esasperazioni fini solo a se stesse [ri]conquistando il loro ruolo di organi d’informazione al servizio del lettore, del cittadino.

Mi interessa il secondo paragrafo.

Update: Pare che anche Luca De Biase sia d’accordo.

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