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L’Alto Costo del Sensazionalismo

«Estrella Digital», quotidiano all digital spagnolo, pubblica i costi sostenuti da News Corp a seguito dei numerosi scandali legati alle intercettazioni del «The News of The World» che ad un anno di distanza dalla chiusura del quotidiano continua a creare problemi al più grande colosso del mondo dei media con  addirittura la Chiesa d’Inghilterra schierata contro.

Sono ad oggi 224 milioni di dollari in spese legali e 125 in azioni di marketing i costi diretti sostenuti da News Corp per far fronte ad un a delle peggiori pagine del giornalismo internazionale. Costi ai quali certamente è legata la decisione di scorporare le attività di publishing del gigante mediatico di Rupert Murdoch che a causa della ristrutturazione ha accumulato perdite per la bellezza, si fa per dire, di 2.800 milioni di dollari [circa 2.200 milioni di euro].

Un costo economico e d’immagine che ha portato all’annuncio della revisione del codice etico dell’azienda con una nota interna diffusa direttamente da Murdoch a tutti i dipendenti di richiamo ai nuovi standard dell’impresa.

Dal testo integrale del memo interno ho creato la nuvola di parole per vedere quali fossero i termini più usati e, come mostra appunto l’immagine sottostante, tra tutti spicca “compliance”. Termine che in economia indica la funzione atta a prevenire il rischio connesso alla possibilità di giungere a danni di immagine o perdite finanziarie, in seguito a cattivo funzionamento e/o comportamento.

L’alto costo del sensazionalismo.

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Il Primo Quotidiano per Tablets Chiude

Dopo l’annuncio dello spin off di News Corporation , della separazione del ramo di azienda e la realizzazione di due imprese distinte, entertainment e news, autonome e separate tra loro, Murdoch aveva anticipato che l’area publishing dovrà portare alla profittabilità di tutte le testate.

A 18 mesi di distanza dal lancio del «The Daily», testata per tablet che nelle intenzioni avrebbe dovuto segnare l’inizio della rivoluzione editoriale, le evidenze sono a dir poco deludenti e appare davvero distante il break even point per rientrare dell’investimento iniziale di 30 milioni di dollari, ai quali si sommano costi di esercizio ordinario di 500mila $ alla settimana.

Ecco che allora il primo quotidiano per tablets viene messo “on watch”, sotto osservazione, ed è già stata fissata una data – 6 novembre – per deciderne le sorti.

Annunciato come il quotidiano del futuro parrebbe, ad oggi, apportare delusioni giornaliere, confermando come una visione a compartimenti stagni basata sul contenitore invece che sul contenuto, sul profitto atteso invece che sulle attese dei fruitori, non sia un percorso premiante.

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Morte & Resurrezione della Carta

Sono tempi in cui il lancio di una pubblicazione su carta fa notizia.

E’ stato lanciato ieri «The Sun on Sunday» erede, sostituto naturale in casa Murdoch del frettolosamente chiuso a luglio dell’anno scorso «News of the World»  in seguito allo scandalo delle intercettazioni dal quale è stato travolto.

Dopo la chiusura del settimanale l’80% degli investimenti pubblicitari che vi erano allocati e ben 800mila lettori sono scomparsi, evaporati nel nulla senza che nessuno dei concorrenti esistenti, quale ad esempio il  «Sunday Mirror», riuscisse a recuperarne una quota significativa.

Secondo quanto annunciato su Twitter personalmente da Rupert Murdoch il primo numero di ieri di «The Sun on Sunday» avrebbe venduto la bellezza di 3 milioni di copie.

Ovviamente si tratta di dati di vendita che probabilmente si ridimensioneranno nelle prossime uscite poichè è noto che al lancio si ottengano risultati superiori a quelle che poi saranno le vendite fisiologiche, ciò nonostante sia il tasso di sostituzione di investimenti e lettori tendente a zero, che il successo del primo numero credo debbano far riflettere.

Se indubbiamente non si può pensare solamente di riarredare il Titanic, altrettanto si tratta, come si suol dire volgarmente, di non buttare via il bambino con l’acqua sporca, come mi pare venga fatto abitualmente da coloro afflitti da tabletmania o altre simili affezioni patologiche.

Come ho già avuto modo di dire , sarò della vecchia scuola, forse, ma mi hanno sempre insegnato che per innovare, per costruire il futuro è necessaria una attenta gestione del portfolio prodotti/canali. Mi pare si chiami matrice di boston ed anche in tutti i suoi adattamenti non mi risulta che contempli la possibilità di buttare alle ortiche l’80% delle revenues.

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