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Chi Cerca Trov@

Sono passate poco più di 48 ore dal lancio di “The Stream” da parte di Al Jazeera e dall’altra parte del mondo arriva subito la replica.

Il Washington Post, come era stato annunciato da tempo, ha lanciato ieri “Trove”, aggregatore sociale di notizie e informazioni.

Il sito aggrega le informazioni da oltre 10mila fonti calcolando gli interessi del lettore in funzione degli interessi rilevati dall’account su Facebook, attraverso il quale si accede con le proprie credenziali, e grazie all’osservazione implicita dei comportamenti dell’utente ed esplicita delle preferenze di selezione effettuate.

Un ulteriore livello di personalizzazione è garantito dal monitoraggio delle fonti social del lettore, Facebook, Twitter ed altro, che i propri contatti segnalano.

Se aggregazione e rilevanza sono effettivamente, come ritengo, elementi qualificanti e distintivi nell’attuale fase, il prodotto del WP sembra essere davvero sulla strada giusta.

Come sempre avviene in qualsiasi settore di mercato, e dunque anche in ambito editoriale, grazie alla sperimentazione, chi cerca trov@!

Al tempo stesso il New York Times sferra un deciso attacco al già traballante Daily di Murdoch ed entra, con lo stesso posizionamento di prezzo [$34.99 all’anno], nel segmento delle applicazioni per leggere le notizie su iPad con NewsMe. Se ne segnala marginalmente l’uscita poichè la reason why, le motivazioni ed i punti di forza del prodotto appaiono davvero deboli.

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Botta & Risposta

Il “New York Times” e “The Huffington Post”, pur avendo stili e modalità di trattamento dell’informazione molto diverse tra loro, sono in diretta concorrenza per quanto riguarda la conquista dell’audience online in cui sono entrambi del colossi, dei “pezzi da 90”.

Il “superblog” statunitense dopo l’acquisizione da parte di AOL è divenuto certamente un concorrente ancora più temibile per il NYT.

Dalle colonne del suo quotidiano il Direttore , Bill Keller, sferra un attacco senza mezzi termini all’HuffPost accusandolo sostanzialmente di aggregare si ma “fuffa”, contenuti di bassa qualità scopiazzati, e di dovere il suo successo [anche economico] allo sfruttamento di personale non retribuito. Immediata la replica di Arianna Huffington che  non le manda a dire e ribatte rispedendo l’accusa al mittente.

Botta & Risposta.

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The Election Will Be Tweeted [and Retweeted]

Interessante applicazione del New York Times che traccia i tweets ed i retweets nei quali appaiono i nomi dei candidati alle elezioni di Governatore del Senato.

Per ciascun candidato i cerchi si allargano e restringono nel tempo in funzione del numero di messaggi relativi a ciascuno di essi.

Cliccando sul singolo cerchio sono disponibili informazioni supplementari ed è possibile confrontare i diversi candidati tra loro.

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[Ec]Citazioni Mondiali

La coppa del mondo di calcio del 2010, al di là del risultato sportivo finale, passerà alla storia probabilmente per il momento nel quale le edizioni on line dei principali quotidiani internazionali hanno definitivamente intrapreso la strada della grafica interattiva.

E’ il caso sicuramente del New York Times che dal due di questo mese ha pubblicato [con i risultati retroattivi sin dall’inizio del torneo] una timeline interattiva dei giocatori del mondiale più citati su Facebook.

I risultati giornalieri possono essere visualizzati in ordine alfabetico dei giocatori o dei nomi delle squadre e per numero di citazioni. Ponendo il puntatore del mouse su ciascun giocatore vengono evidenziati i dati relativi allo stesso.

Interessante.

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Questa è una Notizia Interattiva, Punto!

Il New York Times ha creato Innovation Portfolio, spazio di interazione di straordinario interesse sotto il profilo editoriale sia in termini di rappresentazione della notizia che in chiave di offerta pubblicitaria.

Come viene spiegato in apertura della pagina d’inizio del percorso, Innovation Portfolio è una raccolta, tratta dalla nostra newsroom [del NYT], dei migliori percorsi interattivi concepiti per ispirare, facilitare, la conversazione relativamente allo storytelling ed al processo di comunicazione pubblicitaria.

Dopo la premessa di spiegazione si viene immersi, oserei dire travolti, positivamente, in una moltitudine di possibili percorsi che sono quasi impossibili a spiegarsi e che non posso che suggerire di provare.

Ho pensato di proporre alcune videate che illustrassero in parte il funzionamento.

La prima è relativa all’apertura generale, mentre le successive sono inerenti possibili  scelte che il singolo utente effettua.

Personalmente lavorerei su iniziative di questo tipo che mi pare abbiano il pregio, da un lato, di magnificare le potenzialità del web e, dall’altro lato, di consentire un percorso positivo di differenziazione della fruizione di informazione su carta.

Chiamiamola sinergia, chiamiamola convergenza se preferiamo, l’importante è non continuare a sprecare le occasioni che si presentano.

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In Difesa del Lettore

El Pais da qualche tempo ha introdotto la defensora del lector, figura professionalmente preparata, che, come è possibile leggere nella sezione dedicata allo scopo del sito web del quotidiano spagnolo, è stata creata, voluta, dalla direzione del giornale per garantire i diritti dei suoi lettori, dare risposta ai loro dubbi, alle lamentele e suggerimenti sui contenuti ed al tempo stesso vigilare affinchè il trattamento delle informazioni proposte sul giornale avvenga secondo le regole etiche e professionali del giornalismo.

Il difensore del lettore ha il potere di intervenire sia su segnalazione che autonomamente, motu proprio. Ogni domenica nella versione cartacea viene trattato un tema, una lamentela, una segnalazione e sul sito web sono consultabili le sezioni dove vengono trattati i temi che restano ancora aperti e le segnalazioni dei lettori.

E’ una dimostrazione concreta di civiltà, di rispetto per la propria utenza, che trova riscontro anche da parte del New York Times che addirittura ha dotato questa figura di maggior autonomia rendendolo esterno [non dipendente funzionalmente] all’organizzazione editoriale e ne mette a disposizione pubblicamente ogni riferimento incluso quello telefonico.

Che sia un atto doveroso, oltreché una sensata mossa di concretezza nella relazione con la propria utenza, è testimoniato dalle recenti iniziative in essere che sottopongono a crescente pressione l’industria editoriale, e che fanno parte di quel trend generale che viene riassunto sotto il termine di disintermediazione.

Il senso, la logica, di avere questo tipo di figura e di iniziativa in ambito editoriale viene egregiamente argomentato nel sito dell’ organizzazione internazionale che raggruppa le figure professionali, le persone, che si dedicano a questo tipo di attività.

Sono attenzioni che attualmente non trovano riscontro alcuno nel nostro paese che evidentemente ha un percorso più lungo da compiere rispetto ad altre nazioni anche sotto questo profilo. Invece di proporre continuamente inutili proclami in salsa social, personalmente mi adopererei allo scopo con la massima celerità possibile per l’adozione di questa funzione, questo ruolo, inserendolo nel contesto di una più ampia revisione dell’organizzazione editoriale.

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Fact Checking: Quando i Conti non Tornano

Ieri sono stati rilasciati i risultati del 1st quarter [1° trimestre] del New York Times. Dopo un lungo periodo buio, il celebre quotidiano statunitense torna all’utile con risultati positivi in assoluto ed ancor più se paragonati al pari periodo dell’anno precedente.

Nel riportare la notizia l’attenzione di praticamente la totalità delle fonti ha enfatizzato come nell’ambito dei ricavi la grande crescita sia dovuta all’ottima performance della vendita della pubblicità on line, evidenziando, in molti casi, altrettanto, la debacle della raccolta pubblicitaria tradizionale su carta.

Ho verificato essere così per TechCrunch, Paid ContenteMedia, The Awl ed altri ancora. Anche le agenzie in Italia, riprendendo la notizia, enfatizzano il medesimo aspetto.

Per chi si interessa di questi aspetti la notizia era una bomba, come si suol dire, sia per la positività dei risultati che a maggior ragione per la fonte dei ricavi. Mi sono sentito in dovere dunque di approfondire, di verificare, di ricercare se i conti originali del NYT erano stati pubblicati per leggere con i miei occhi il dettaglio di quanto le fonti che ho citato segnalavano.

Li ho trovati! Chiari , dettagliati, in  forma di conto economico a scalare, facilmente comprensibili anche a chi non è un esperto.

Incredibilmente nessuno cita quello che è il dato in assoluto di maggior rilevanza: una crescita del 3,5% dei ricavi dalla vendita del giornale. Sono tralasciati tutti gli aspetti inerenti gli importanti aspetti riorganizzativi del quotidiano di New York che generano un non trascurabile -18% dei costi.

Sia l’aumento delle vendite che l’importante saving dei costi sono lampanti, evidenti a chiunque legga il conto economico del giornale. Se nessuno ne parla può dunque significare che la verifica fatta dal sottoscritto non è stata effettuata, e questo per testate quali TechCrunch sarebbe grave, o che non si ha interesse a presentare questo aspetto essendo focalizzati [pour cause?] solo sulle revenues derivanti dal digitale. In nessuna delle due ipotesi si può stare allegri.

clicca per ingrandire

Tutto il dettaglio, incluso l’aspetto relativo ai ricavi pubblicitari suddivisi per area, è disponibile QUI.

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Armageddon

In questi spazi sono già stati presentati e commentati, , all’epoca, i risultati del Newspapers Outlook 2009 condotto da PWC in collaborazione con The World Association of Newspapers.

Rileggendo il rapporto, in vista del workshop di domenica prossima, ha attirato la mia attenzione il grafico sottostante che confronta la tendenza della quota di investimenti pubblicitari tra internet e la stampa.

Certo esistono distinzioni tra le diverse nazioni e l’Italia ha una quota di investimenti decisamente inferiore rispetto a quella che il grafico propone, certo si può continuare a contare sulle sovvenzioni anche per il 2010, certo le previsioni sono sempre suscettibili di errore.

Passerà un anno in più o, più probabilmente, vista la prepotente accelerazione delle dinamiche in atto, uno in meno, ma non vi è dubbio che senza una importante e drastica riconsiderazione di modi e modalità di proposizione l’Armageddon della carta stampata sia sempre più prossimo.

Se è vero che quel che avviene oltreoceano anticipa le tendenze di quanto accadrà in Europa e nel nostro paese, potrebbe essere questa la chiave di lettura della partenza da questa settimana di un circuito di ben 850 megaschermi sui quali vengono veicolati i contenuti [e la comunicazione pubblicitaria, eh!] del New York Times.

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2010 Newspaper Rankings

4 International Media & Newspapers è una organizzazione indipendente che due volte all’anno rilascia i risultati delle classifiche dei quotidiani on line di maggior successo sia a livello complessivo mondiale che suddivise per macroareee [continenti]

La classificazione è prettamente quantitativa e la metodologia utilizzata per redigere la classifica si basa su un algoritmo che elabora tre elementi:

In questi giorni sono stati rilasciati i risultati della classifica del 2010.

Nel ranking a livello mondiale dei primi 200 quotidiani i primi tre sono il New York Times, The Guardian ed il cinese The People’s Daily.

Tra i quotidiani italiani il primo è Repubblica al 12° posto seguita dal Corsera al 16° e la Gazzetta dello Sport al 22°, segue Il Sole24Ore al 30° e La Stampa al 43°; ultimo degli italiani classificati Il Foglio in 88esima posizione.

Sia nella classifica mondiale che nel dettaglio relativo ai primi 10o in Europa numerose conferme ma anche qualche risultato forse inaspettato.

Oltre che per tutti i dettagli del ranking, 4 International Media & Newspapers vale una visita per il dettaglio che fornisce relativamente ai quotidiani nel mondo sia a livello di singola nazione che di testata specifica.

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The Unofficial Apple Tablet Game

Anticipazioni, considerazioni e speculazioni si inseguono mentre sale la febbre da Apple Tablet in attesa della presentazione di domani.

Il New York Times, con l’ironia sottile che fa grande un quotidiano, ci gioca sopra, letteralmente, con The Unofficial Apple Tablet Game.

Scaricate e stampate, in un numero sufficiente anche per i vostri amici, il tabellone di gioco. Le regole sono semplici, si tratta di cerchiare dieci dei quadranti ed attendere la presentazione di domani del tablet; vince chi avrà indovinato il maggior numero di caratteristiche.

Speriamo che una volta esaudita la curiosità si possa tornare a centrare la sfida sui contenuti, sul messaggio invece che sul mezzo.

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