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Il Primo Quotidiano per Tablets Chiude

Dopo l’annuncio dello spin off di News Corporation , della separazione del ramo di azienda e la realizzazione di due imprese distinte, entertainment e news, autonome e separate tra loro, Murdoch aveva anticipato che l’area publishing dovrà portare alla profittabilità di tutte le testate.

A 18 mesi di distanza dal lancio del «The Daily», testata per tablet che nelle intenzioni avrebbe dovuto segnare l’inizio della rivoluzione editoriale, le evidenze sono a dir poco deludenti e appare davvero distante il break even point per rientrare dell’investimento iniziale di 30 milioni di dollari, ai quali si sommano costi di esercizio ordinario di 500mila $ alla settimana.

Ecco che allora il primo quotidiano per tablets viene messo “on watch”, sotto osservazione, ed è già stata fissata una data – 6 novembre – per deciderne le sorti.

Annunciato come il quotidiano del futuro parrebbe, ad oggi, apportare delusioni giornaliere, confermando come una visione a compartimenti stagni basata sul contenitore invece che sul contenuto, sul profitto atteso invece che sulle attese dei fruitori, non sia un percorso premiante.

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Morte & Resurrezione della Carta

Sono tempi in cui il lancio di una pubblicazione su carta fa notizia.

E’ stato lanciato ieri «The Sun on Sunday» erede, sostituto naturale in casa Murdoch del frettolosamente chiuso a luglio dell’anno scorso «News of the World»  in seguito allo scandalo delle intercettazioni dal quale è stato travolto.

Dopo la chiusura del settimanale l’80% degli investimenti pubblicitari che vi erano allocati e ben 800mila lettori sono scomparsi, evaporati nel nulla senza che nessuno dei concorrenti esistenti, quale ad esempio il  «Sunday Mirror», riuscisse a recuperarne una quota significativa.

Secondo quanto annunciato su Twitter personalmente da Rupert Murdoch il primo numero di ieri di «The Sun on Sunday» avrebbe venduto la bellezza di 3 milioni di copie.

Ovviamente si tratta di dati di vendita che probabilmente si ridimensioneranno nelle prossime uscite poichè è noto che al lancio si ottengano risultati superiori a quelle che poi saranno le vendite fisiologiche, ciò nonostante sia il tasso di sostituzione di investimenti e lettori tendente a zero, che il successo del primo numero credo debbano far riflettere.

Se indubbiamente non si può pensare solamente di riarredare il Titanic, altrettanto si tratta, come si suol dire volgarmente, di non buttare via il bambino con l’acqua sporca, come mi pare venga fatto abitualmente da coloro afflitti da tabletmania o altre simili affezioni patologiche.

Come ho già avuto modo di dire , sarò della vecchia scuola, forse, ma mi hanno sempre insegnato che per innovare, per costruire il futuro è necessaria una attenta gestione del portfolio prodotti/canali. Mi pare si chiami matrice di boston ed anche in tutti i suoi adattamenti non mi risulta che contempli la possibilità di buttare alle ortiche l’80% delle revenues.

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Murdoch Ricomincia da Facebook & Gossip

Ad un anno di distanza circa dal lancio del «The Daily», testata per tablet che secondo Murdoch avrebbe segnato l’inizio della rivoluzione editoriale, le evidenze sono a dir poco deludenti e appare davvero distante il break even point per rientrare dell’investimento iniziale di 30 milioni di dollari, ai quali si sommano costi di esercizio ordinario di 500mila $ alla settimana.

Annunciato come il quotidiano del futuro parrebbe, ad oggi, apportare delusioni giornaliere, confermando come una visione a compartimenti stagni basata sul contenitore invece che sul contenuto, sul profitto atteso invece che sulle attese dei fruitori, non sia un percorso premiante.

Elementi che, al di là delle dichiarazioni di circostanza, hanno di fatto accantonato, pare per sempre, un progetto segreto di News International sempre basato sull’iPad.

Ecco allora che dall’inizio di questo mese si ricomincia da Facebook e gossip. Dal primo febbraio infatti, «Fabulous», magazine settimanale allegato ogni sabato al popolare «The Sun», è anche una applicazione per Facebook che distribuisce i contenuti della rivista in esclusiva sul celebre social network. Nonostante tutti i benefici, i ricavi pubblicitari, dell’operazione siano appannaggio esclusivo di Zuckerberg & Co., l’ipotesi è che questo sia un modo per spingere  rivista e quotidiano del gruppo editoriale che fa capo a Murdoch.

Insomma, per risollevarsi dalle delusioni dell’attesa rivoluzione su tablet, massificate e volgarizzate qualcosa resterà attaccato di sicuro.

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Delusioni Giornaliere

John Nitti, Executive Vice President di Publicis Groupe, divisione media-buying di Zenith Optimedia, ha svelato i numeri del «Daily», il quotidiano all digital per tablet lanciato in pompa magna qualche mese fa.

Secondo quanto riportato da «Bloomberg» il giornale digitale si attesterebbe intorno ai 12omila lettori alla settimana, una cifra molto distante dai 500mila che Rupert Murdoch aveva dichiarato essere il numero minimo per rientrare dell’investimento iniziale di 30 milioni di dollari, ai quali si sommano costi di esercizio ordinario di 500mila $ alla settimana.

Le cause dei risultati deludenti potrebbero spiegarsi con le motivazioni raccolte dalla ricerca, realizzata nella primavera di quest’anno da KnowDigital, che evidenzia come «The Daily» sia apprezzato per la parte grafica, foto e video, ma raccolga scarsi consensi per quanto riguarda la parte testuale, per i contenuti ritenuti di scarsa qualità e non sufficientemente aggiornati.

Annunciato come il quotidiano del futuro parrebbe, ad oggi, apportare delusioni giornaliere, confermando come assenza della socialità della notizia e una visione a compartimenti stagni basata sul contenitore invece che sul contenuto, sul profitto atteso invece che sulle attese dei fruitori, non sia un percorso premiante.

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Iperconcentrazione dei Media

Rogier Klomp, direttore di This is Propaganda, nel breve documentario, ottimamente realizzato con delle animazioni, analizza la crescente concentrazione nel mondo dei media.

Nel 2010 sei imprese controllano i tre quarti dei network televisivi del mondo influenzando inevitabilmente secondo i propri interessi la percezione della realtà.

Sono dinamiche alle quali, contrariamente a quanto si possa comunemente ritenere, non si sottrae neppure la Rete.

[Via]

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Grazie & Addio

Al “thank you and goodbye” dell’ultimo numero del «News of the World» di Murdoch, travolto dallo scandalo delle intercettazioni, ne segue ora uno meno celebre ma non per questo, a mio avviso, meno significativo.

Il «Seattle Post Globe», giornale solo digitale nato dalle ceneri, dalla chiusura, della versione cartacea del «Seattle Post Intelligencer» cessa le pubblicazioni.

Ne dà annuncio Sally Deneen, co-fondatore del quotidiano online, che, dopo aver riassunto il lavoro svolto in questi due anni, in una riga ne riassume le ragioni:

Donations have fallen off. Ads have generated no meaningful revenue — ever.

Se non è opportuno gioire di aver azzeccato la previsione,  è certamente consigliato comprenderne l’insegnamento.

Il futuro dei giornali si fonda sulla convergenza, sulla complementarietà e sulla capacità di dare senso e ruolo a ciascuna versione; la carta rinforza l’online e viceversa, non c’è contrapposizione bensì integrazione.

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Murati Vivi

Che il Times avesse perso una ampissima fetta di utenti in seguito al passaggio ai contenuti a pagamento della propria edizione on line è noto.

Ora, oltre ad avere, dopo circa tre mesi, una tendenza consolidata che registra un calo di visitatori del 42%, vengono rilasciate le stime economiche dell’impatto di questa scelta.

In buona sostanza, risulta che pur raddoppiando le cifre attuali di sottoscrizione all’edizione on line, il valore degli abbonamenti on line non supererebbe il 25% di quello che è il ritorno economico dall’edizione cartacea.

Sono gli effetti collaterali di profezie che dimenticano il significato di percezione del valore da parte dell’utente, nei quali molti editori rischiano di restare intrappolati, murati vivi.

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