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Gnu Media

L’hype del momento per il nostrano giornalismo parrebbero essere le nuove tecnologie ed i relativi nuovi mezzi di pubblicazione messi a disposizione dalle stesse.

In ordine di apparizione si presentano le seguenti meraviglie:

  • Mine, suggestivo progetto editoriale di realizzazione di un magazine apparentemente personalizzato [5 testate preselezionate] stampato in 31mila copie ed inviato come pdf ad ulteriori 200mila lettori/indirizzi email con la benedizione di Lexus. I fundamentals del progetto e la straordinaria innovazione si basano parrebbe su 3 elementi distintivi che non potranno che determinarne il successo tracciando finalmente il percorso smarrito da mass media e giornalisti d’antan:
    • L’esiguità dei numeri che rispetto al totale dei lettori statunitensi è irrisoria
    • L’abolizione dei feed rss che prima consentivano un livello di personalizzazione decisamente superiore
    • L’ignoranza dell’esistenza, da tempo, di Meehive che attinge ad un numero di fonti di gran lunga superiore, consente [previa registrazione] una maggior personalizzazione e, a completamento, ha un aggiornamento con frequenza quasi in tempo reale.
  • L’annuncio trionfante per l’innovazione del “Corriere della Sera” che diviene il primo quotidiano italiano a poter essere sfogliato con Kindle2. Trascurando elementi insignificanti quali:
    • Un prezzo di abbonamento eccessivo se paragonato al saving che l’editore realizza rispetta all’edizione cartacea, immediatamente rilevato dai lettori.
    • La disponibilità effettiva solo per i lettori dall’estero che sono una frazione minima evidentemente del quotidiano in questione. Per l’esattezza stiamo parlando di un potenziale massimo di circa 41mila al giorno [copie diffuse all’estero – dati ads 2008] contro una tiratura media su carta di 780mila copie. Big deal!
    • L’essere oggetto di pubblica “tirata d’orecchie” in cui Anna Masera ricorda che “La Stampa” ha vinto la corsa con almeno un paio di settimane di vantaggio.

Non me ne voglia Luca De Biase se prendo in prestito il motto della testata di cui è responsabile, ma mi pare davvero calzante al contesto generale: “Affacciamoci al futuro ovunque sia arrivato“. Che non si sappia dove ci porti, con quali effettivi benefici ed a costo di cosa paiono aspetti trascurabili a molti sembrerebbe.

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