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Studio di una Comunità di Pratica sul Futuro del Giornalismo

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory sintesi e commento di uno studio effettuato da una dottoranda al master in comunicazione all’Università di Ottawa dal titolo: “The Future is Not Black and White: A Study of a Twitter-based Community of Practice on the Future of Newspapers”.

Molto spesso si ritiene che Twitter non possa essere strumento di conversazione ma solamente di diffusione di messaggi spesso monodirezionali.

Twitter, come ogni altro mezzo, come ogni strumento, genera effetti diversi in funzione di come viene utilizzato. E’ questa forse la più banale ma anche la più rilevante constatazione alla quale lo studio giunge.

Buona lettura.

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Zigzagare tra Divieti e Socialità della Notizia

Twitter, alcuni dei principali media internazionali ed i giornalisti, ancora una volta, anche questa settimana, al centro del dibattito, non senza polemiche, trasversale a tutto il mondo del giornalismo.

Nella mia colonna settimanale all’interno degli spazi dell’European Journalism Observatory analizzo il rapporto conflittuale tra mainstream media e la piattaforma di microblogging caratterizzato, allo stato attuale, da uno zigzagare tra veti e divieti da un lato e socialità della notizia dall’altro.

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Twitter for News

Secondo una ricerca della Carnegie Mellon University, del Mit e del Georgia Institute of Technology, solo il 36% dei 200 milioni di tweet che mediamente ogni giorno sono postati sulla piattaforma di microblogging è apprezzato dagli utenti. In generale i tweet maggiormente apprezzati sono quelli a contenuto informativo.

Spiegano nelle conclusioni gli autori della ricerca che i risultati emergenti possono essere utilizzati sia per ridurre o ritarare la trasmissione di messaggi che non siano apprezzati che per facilitare la comprensione di cosa sia percepito di maggior valore con l’obiettivo evidentemente di trasformarlo in pratica.

Con il medesimo obiettivo di massima Twitter ha lanciato due giorni fa Twitter for News account dedicato a raccogliere e segnalare le best practices e gli utilizzi più innovativi di Twitter da parte dei giornalisti e delle redazioni.

Twitter dice che non si focalizzerà solamente sulle notizie dell’ultima ora, sulle breaking news, ma si occuperà più in generale di tutti i modi nuovi di usare la piattaforma in maniera innovativa per tutti i tipi di notizie e di giornalismo. In parallelo Twitter for News segnalerà le risorse per i giornalisti che da tempo sono già a disposizione e, ovviamente, tutti gli aggiornamenti.

Mossa che arriva un po’ a sorpresa dopo le recenti dichiarazioni di Dick Costolo, ma della quale non c’è dubbio che vi sia un gran bisogno come dimostrano i risultati dell’indagine sopra citata e l’analisi di un paio di giorni fa sull’utilizzo di Twitter da parte dei principali quotidiani italiani.

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Twitter per Neofiti

Twitter nel nostro paese ha una penetrazione molto limitata, un utilizzo decisamente ancora fortemente circoscritto.

L’infografica realizzata da twiends consente al neofita che volesse avvicinarsi all’utilizzo di Twitter di comprendere le basi del funzionamento di quella che è la piattaforma di microblogging, e sempre più mezzo di diffusione di notizie, più celebre al mondo.

Il libro recentemente pubblicato dall’amica Federica Dardi consente, a chi lo desiderasse, di approfondire ulteriormente l’utilizzo di questo strumento di comunicazione digitale.

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Twitter Facts & Figures

La rappresentazione di dati ed informazioni con l’ausilio dell’infografica è ormai una realtà consolidata.

Creando delle rappresentazioni grafiche di informazioni e statistiche si riesce a comunicare con chiarezza ed immediatezza informazioni, notizie anche complesse. L’ infografica generalmente sul web presenta il vantaggio della possibile interattività, mentre su carta – in particolare nel formato dei quotidiani – della chiarezza.

L’ultimo update sullo stato dell’arte della celebre piattaforma di microblogging realizzato da Website Monitoring riassume la timeline dei fatti più salienti evidenziandoli in un colpo d’occhio.

clicca sull'immagine per l'infografica completa

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Chavez & Twitter

Da circa una decina di giorni Hugo Chàvez, Presidente del Venezuela, ha aperto un suo account su Twitter.

Al momento della redazione di questo articolo, colui che si definisce “Presidente de la República Bolivariana de Venezuela. Soldado Bolivariano, Socialista y Antiimperialista” ha oltre 291mila “followers” ed è inserito in circa 9.400 liste. Da parte sua segue soltanto 5 account, tra i quali quello di Fidel Castro.

Dall’apertura dell’account sono stati oltre 50mila i messaggi ricevuti e dunque, secondo quanto riportato, Chàvez ha assunto ben 200 persone per far fronte all’incredibile successo e riuscire a rispondere.

Un cambio radicale di strategia, dopo che solo 2 mesi fa aveva accusato la piattaforma di microblogging di diffondere messaggi terroristici e aveva richiesto all’Assemblea Nazionale di preparare un provvedimento che regolasse l’accesso alla rete internet.

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Spunti e commenti sull’ utilizzo corporate dei social media

L’articolo redatto qualche giorno fa da Stefania Riccio, oltre ad essere ricco di spunti di riflessione e confronto ha innescato un dibattito meritevole di essere approfondito.

In “Dal blog al book” viene sostanzialmente fatta una critica dei social media, con particolare riferimento ai blog, sia in termini di autoreferenzialità quando riconducibili ad una persona, che di utilizzo scorretto o quantomeno fuorviante quando riferibili ad una impresa.

Tesi sposata e rinforzata quasi all’unisono nei commenti e sintetizzata da quelli espressi da Ferruccio Biraghi che afferma: I blog padronali, allo stesso modo di tutto quello che è finalizzato al profitto, sono costituzionalmente rivolti a persuadere. La comunicazione aperta e la costruzione di conoscenza sono aldilà della loro logica d’azione. La degradazione in book è legata agli utili e il modello redattore-lettore ripetono le strutture verticistiche dell’organizzazione di fabbrica, formaggini, servizi, notizie, inserzioni che siano. Seguito subito da Simona Avitabile con: L’abuso della parola community vorrebbe alleggerire la subordinazione delle audience e la primazia delle formule redazionali adottate, copia conforme dei modelli gerarchici delle aziende patrocinatrici, un trucco troppo evidente per convincere sugli obiettivi dichiarati.

Come dicevo, l’argomento è talmente vasto ed articolato che difficilmente può esaurirsi in spazi così ridotti. Tentiamo comunque di ampliare il dibattito e di raccoglierne, spero, gli spunti che verranno approfondendo alcuni aspetti citati in sintesi.

In generale, se da un lato Manuel Castells ricorda che La logica di rete induce una determinazione sociale di livello superiore rispetto a quello degli interessi sociali specifici espressi nelle reti; il potere dei flussi afferma la sua priorità sui flussi del potere , dall’altro Andrea Fumagalli afferma come “Siamo di fronte a un paradosso o meglio ad una potenziale contraddizione: il general intellect consente la creazione di un valore che trae linfa dalla cooperazione sociale, ma che viene distribuito tramite processi di espropriazione sociale”.

Se pensiamo al twitter-giornalismo, per citare non solo un argomento di attualità ma anche un settore economico storicamente al servizio del potere costituito, non possiamo che concordare con la frase citata di Castells. Dall’altro lato, rimanendo nello stesso ambito/settore, è di questi giorni, altrettanto, l’espropriazione effettuata da “La Repubblica” a danno di blogger ed utenti relativamente all’annosa questione delle dieci domande; coinvolti solo per essere sfruttati come amplificatori del messaggio del quotidiano senza coinvolgimento e riconoscimento alcuno da parte degli ideatori della campagna sociale, avvallando così la tesi di Fumagalli.

future-of-social-web

In ambito corporate l’utilizzo dei social media è stato inficiato fondamentalmente – nel nostro paese più che altrove, forse – da sedicenti esperti che pour cause ne hanno declamato e promosso per anni l’adozione presso le aziende, senza che fosse valutato l’impatto da nessun punto di vista. Molto spesso i social media sono stati descritti come la panacea low cost di tutti mali, senza che vi fosse una valutazione di coerenza rispetto al mix di comunicazione e, soprattutto, senza considerare l‘impatto sull’organizzazione interna e la coerenza tra questa e lo stile comunicazione effettuata all’interno dell’ impresa. E’ in questi casi, ahimè diffusi, che devo assolutamente concordare con Stefania Riccio quando afferma che: “Il blog diventa una raccolta di immagini e osanna, simile ai book di presentazione di oggetti, macchine o persone e la modernizzazione apparente finisce con il mostrare la vera identità”.

La storia della comunicazione via internet è lastricata di errori, spesso pagati a caro prezzo. Dalla creazione dei primi siti web alla presenza all’interno dei più noti social network, passando per second life e, appunto, i corporate blog abbiamo compreso, mi auguro, come l’importante non sia esserci ma saperci stare.

I modelli culturali e di comunicazione vanno rivisti e adattati, se necessario rivoluzionati, per uscire dalla logica top down [notare il linguaggio non verbale: quando parla di quanto è importante la rete per Fiat, incrocia le braccia e non guarda nella telecamera, ma divaga con gli occhi da una parte all’altra. Qualcuno potrebbe sostenere che non è molto sincero] ed ingaggiare la conversazione con le persone sul web e fuori da esso.

L’impresa va umanizzata e l’organizzazione interna dell’azienda adattata sia in termini di struttura che di coinvolgimento dei dipendenti. Più forte è il coinvolgimento, maggiore è la flessibilità, che serve alle performance collettive.

Troppo spesso ci si concentra sul mezzo non sul contenuto e le sue implicazioni. E’ ora che la cosiddetta visione olistica venga effettivamente applicata e non solamente declamata come avviene prevalentemente.

Il passaggio al web 2.0 è conclamato, la frattura causata dall’assenza della realizzazione effettiva di << modelli enterprise 2.0 >>, passato – auguriamoci – l’attuale – momento congiunturale potrebbe causare dicotomie e scompensi altrettanto gravi.

Buona parte della mappa è disponibile, non resta che utilizzarla adeguatamente mantenendo la rotta.

Social media specialist

Nota: Sul tema si segnalano due interessanti conversazioni: una innescata dal sottoscritto che ha riportato uno dei commenti all’articolo ed un altra che verte sulla domanda se social media e fatturato siano compatibili.

Articolo originariamente redatto per Iriospark

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