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Il Nulla, Più Velocemente

Ieri in prima serata Pierferdinando Casini ha postato su Twitter la foto di gruppo con Alfano, Bersani e Monti seguita dal commento” “Siamo tutti qui! Nessuna defezione!”. Esattamente 6 minuti dopo «Il Post», vincendo il palmares della rapidità tra le redazioni, l’aveva già [ri]pubblicata sul suo sito nonostante, pare, il suo Direttore non abbia apprezzato la mossa del leader dell’UDC.  Con tempi di reazione più o meno rapidi hanno fatto seguito tutti i principali organi di informazione nazionali nelle loro edizioni online, nessuno escluso, agenzie di stampa e ovviamente blog e superblog.

Esemplare sotto questo profilo Piero Vietti in suo recente articolo di autocritica giornalistica sul feticcio della rete scambiata per realtà che conclude: “C’è anche questo tweet, che andrebbe stampato nei manuali per l’esame di giornalismo: Giornalisti basta pezzi su quello che la gente scrive su Twitter. Non è una notizia e se voglio saperlo apro Twitter”.

Sempre ieri si è svolto a Milano presso lo IULM un convegno sulla SocialMediAbility, presentazione dei risultati dell’Osservatorio creato dall’Università sull’uso dei social media da parte delle aziende italiane.

In attesa che vengano diffusi i risultati completi della seconda edizione dell’indagine non resta che affidarsi alle parole di commento del Direttore Scientifico del Master che dichiara: “In sintesi, la ricerca mostra come le aziende italiane, anche di piccole e medie dimensioni, utilizzino sempre più spesso i social media nelle loro attività di comunicazione e marketing,[….] Ma i risultati ottenuti testimoniano anche come essi siano ancora molto spesso gestiti in maniera un po’ improvvisata e poco consapevole delle logiche comunicative e dei linguaggi propri di ciascuno di tali canali”.

Elemento confermato dalle sintesi effettuate da chi era presente alla presentazione dei risultati,  che, a titolo di curiosità, pare aver colpito gli organizzatori stessi che hanno sbagliato l’hashtag ufficiale dell’evento, #sma2011, inserendo l’anno passato.

Senza il giusto messaggio, senza la giusta strategia ed approccio di comunicazione, che si tratti di informazione giornalistica o di comunicazione d’impresa, Twitter, come tutti i mezzi, non è migliore del vecchio fax. Resta solo il nulla, più velocemente.

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Buon Natale

L’impatto generato dal “caso Repubblica – Berlusconi” è argomento internazionale che ancora una volta pone la nostra nazione al centro di un dibattito la cui conclusione pressoché generale è lo stupore per la tolleranza degli italiani nei confronti di un Presidente del Consiglio che alle loro latitudini sarebbe stato destituito già da tempo o, più dignitosamente, avrebbe comunque rassegnato le proprie dimissioni.

Domanda [Why have Italians put up with all this?] alla quale era giunta anche Chiara Volpato, docente universitaria e ricercatrice su pregiudizi e stereotipi, dalle pagine del New York Times che, partendo dalla sua prospettiva, analizza l’atteggiamento verso la parte femminile dell’universo del Cavaliere e la sua orchestra.

L’attacco di questi giorni da parte di Feltrusconi è solo un tassello nel disegno strategico che, partendo da un uso politico spinto dei media e della comunicazione pubblicitaria, ha caratterizzato sin dall’inizio il percorso, dalla “discesa in campo”, l’operato di Silvio Bonaventura. a salvaguardia dei propri interessi; mentre Craxi scappava ad Hammamet ed agli italiani veniva prelevata d’ufficio una percentuale della propria liquidità sui conti correnti bancari per fronteggiare l’esplosione del debito pubblico che egli aveva ampiamente contribuito a generare e che è stato sin qui abilmente mantenuto nelle tre legislature più buie dal dopoguerra ad oggi.

L’editoriale del Presidente Fnsi Roberto Natale, pubblicato in prima pagina dal Manifesto di sabato 29, rappresenta la più precisa ricostruzione di questo percorso: “Il cerchio che si sta chiudendo era stato aperto quindici anni fa, al momento della famosa “discesa in campo”: nella videocassetta che arrivò in tutte le redazioni dei telegiornali c’era già una programmatica eliminazione di ogni possibile mediazione giornalistica dal rapporto diretto con gli elettori”. Proseguendo: “Il modello caro al premier era ed è rimasto quello di una “informazione senza domande”: incompatibile con ogni paese decentemente democratico, con ogni sistema fornito di strumenti adeguati a regolare i conflitti di interesse. E tuttavia praticato con successo in Italia [con successo anche personale di coloro che, soprattutto nel servizio pubblico, sulle interviste senza domande hanno costruito brillanti carriere].”

Tasselli che fanno parte di uno stesso disegno di censura, disinformazione e semplificazione pour cause teso ad una gestione ad personam della nazione, che avevo già evidenziato tempo fa riprendendo le parole di Michele Serra che nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”] scriveva:“…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Ora, come ricorda, ad integrazione, El Pais: “Berlusconi saca la artillería pesada. Tras traspasar a Kaká, Berlusconi no reforzó el Milan, pero invirtió 15 millones de euros en un nuevo director para Il Giornale: Vittorio Feltri, veterano periodista con fama de killer de la información” [traduz.],facente funzione di ventilatore e citato recentemente anche in questi spazi

I lettori hanno già deciso quale sia il loro livello di fiducia nell’informazione e del restyling delle influenze scientemente effettuato in questi anni. Non si può, dunque, che condividere le conclusioni del presidente Fnsi: “Questo cerchio va spezzato, prima che sia troppo tardi. E di tempo non ce n’è più molto”.

Mi piacerebbe poter festeggiare il [e, perchè no, con] Natale brindando al ripristino dell’ Art.21 della Costituzione, solo allora, svegliati dal torpore, potremo riprendere a parlare con coscienza del futuro del giornalismo e dei giornali nel nostro paese.

 Berlusconi

PS: Come ho avuto modo di dire: I just changed my profile picture on FriendFeed, Twitter and Facebook to remind to all my contacts that Italy is under attack and press freedom is seriously treatened by our PM Mr B. If you agree with me please chance your picture as well. All sizes here: http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/

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In fondo a destra

Sia i quotidiani di regime quali “Libero” ed “Il Giornale” che “Panorama”, in ossequio alla campagna di ottimismo lanciata dal loro padrone, stanno dedicando spazio e dando particolare risalto alle occasioni di lavoro.

Da un lato “Panorama”, dalla scorsa settimana, pubblica oltre 10mila offerte di lavoro, dall’altro entrambi i quotidiani in prima pagina pongono enfasi sul lavoro che c’è e pubblicano speciali settimanali sul tema.

L’obiettivo è duplice, attirare lettori in cerca di occupazione e contemporaneamente far passare il messaggio che  le occasioni di lavoro esistono e che “basta darsi da fare”.

Come ricordava Michele Serra nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”] “…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero………….. all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Non vi è dunque nulla di sorprendente nella ennesima campagna di disinformazione pour cause lanciata sul lavoro, quel che lascia perplessi è invece il progressivo assottigliarsi delle pagine e della qualità delle stesse sia su “Il Corriere della Sera” che su “La Repubblica” che certamente storditi dalla crisi di vendite che li colpisce non colgono l’opportunità di attirare lettori con inserti sul lavoro che sino a poco tempo fa producevano.

Speriamo di non doverci abituare a sentirci dire [come nella migliore tradizione] il lavoro? In fondo a destra.

giornalisti

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