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Senza ScrEzio

Italia Oggi riporta le dichiarazioni di Ezio Mauro, rilasciate a margine della presentazione agli investitori del nuovo D qualche giorno fa, ci sono un paio di passaggi che vale la pena assolutamente di riprendere.

Da un lato il direttore di Repubblica afferma che bisogna “offrire al lettore pacchetti di notizie online con approfondimenti, commenti e consigli. Offerte speciali di news a pagamento, estrapolate dal nastro continuo dell’informazione giornaliera, in modo che il pubblico impari a cogliere il valore aggiunto dell’indagine giornalistica“.

Sono dichiarazioni che veicolano una visione sul futuro delle notizie che mi appaiono in assoluto contrasto rispetto a quelle rilasciate in precedenza secondo le quali “L’edicola….è un luogo dove si incontrano l’offerta di informazione e il diritto consapevole di essere informati. I lettori fermano l’automobile, scendono dal tram per cercare in edicola proprio questo. Questo luogo dove si cerca e si offre informazione

Il timore che le dichiarazioni fossero solo parole di circostanza, auguri di speranze in cuor proprio dimenticate, adattate al contesto in maniera evidentemente studiata era già stato espresso in questi spazi, ma che la dicotomia fosse così profonda preoccupa poiché potrebbe essere il frutto di una carenza di visione strategica oltreché la manifestazione di profonde lacune di memoria.

Ezio Mauro continua affermando che ” L’errore dell’ultimo decennio? Aver avvalorato nel lettore l’idea che tutte le notizie fossero gratuite. Adesso dobbiamo dare il via a un  inversione culturale e valorizzare il lavoro che c’è dietro ogni pubblicazione“.

Vale la pena di ricordare [pare che le lacune di memoria siano una costante] che quel che viene descritto in sintesi è l’effetto. La causa è l’illusione di aver creduto che tutti i proventi potessero derivare da una crescita inarrestabile degli investimenti pubblicitari.

Non è molto distante il tempo, per citare il caso più lampante, in cui gli editori compravano intere piattaforme di blog, o ne creavano di nuove tout court, realizzando investimenti significativi che ritenevano sarebbero stati [stra]ripagati dalla raccolta pubblicitaria. L’amica Titti ed io, tra gli altri, c’eravamo al tempo [e qualcosa dicemmo al riguardo nell’oblio generale che regnava allora sul tema], immagino che anche Ezio Mauro fosse presente.  Se i vuoti di memoria fossero così numerosi si potrebbe pensare, a malincuore, ad aspetti patologici.

Ed infine, perché ci si riferisce esclusivamente all’informazione, alle notizie, on line e sempre meno a quelle su carta? Al [ri]lancio di una testata che è fondamentalmente l’inserto cartaceo di un quotidiano cartaceo perchè parlare solo di on line?

Senza scrEzio, caro direttore, faccia memoria e ci rifletta. Grazie.

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