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Twitter: 15 x 17

Jay Rosen, mindcaster e professore di giornalismo, segnala quelli che sono a suo avviso i top 15 da seguire su Twitter per chi si interessa, o è comunque coinvolto a vario titolo, al giornalismo ed al mondo dei media:

“If you’re among the 5 per cent of users who have ‘lists’ turned on, here’s my list of the top 15 journalism and new media linkers: @lavrusik, @journalismnews, @paulbradshaw, @ksablan, @romenesko, @cressman, @jeffsonderman, @macloo, @mediatwit, @dangillmor, @GregMitch, @BenLaMothe, @stevebuttry, @mathewi, @NiemanLab – Jay Rosen.”

Restando sempre nel mondo dei 140 caratteri, credo valga assolutamente il tempo investito una lettura di 17 modi per visualizzare l’universo di Twitter, suddivisi a loro volta in quattro categorie: network diagrams, maps, analytics, and abstract.

Confusion vs Information

Qualunque sia la fonte o la modalità di rappresentazione l’importante ovviamente è riuscire a dare un senso alle parole.

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Consigli di Seth Godin

Dopo gli 11 punti di Dan Gillmor è la volta dei 12 consigli di Seth Godin.

La scorsa settimana è stato pubblicato un articolo dal titolo “Il problema riguardante l’attitudine mentale delle notizie via cavo”, ennesima brillante rappresentazione dell’autore che riguarda da vicino il mondo dei media e le imprese editoriali.

A beneficio di una migliore comprensione e diffusione dei concetti espressi dal testo originale, azzardo una traduzione dello stesso, ed alcune note [link] minime a margine.

Quando ero ragazzo, Eyewitness News trovava sempre un a casa in fiamme a South Buffalo. La notizia del giorno, intonava Irv Weinstein, ….un incendio a South Buffalo. Ogni sera, se scorrevi le notizie da fuori città, saresti stato sicuro che il comune era stato completamente raso al suolo dalle fiamme.

L’attitudine mentale delle notizie via cavo non ha nulla a che fare con gli incendi o con la politica. Amplifica, invece, i peggiori elementi delle reazioni emotive:

  1. Concentrare l’attenzione sull’urgente anziché sull’importante – vedi

  2. Emozioni vivide ed immagini di supporto selezionate appositamente per manipolare l’opinione – vedi

  3. Porre l’enfasi sul rumore invece che sull’analisi ragionata – vedi

  4. Mancanza di buona volontà di invertire il corso degli eventi – vedi

  5. Reazioni xenofobe e scioviniste [paura degli outsider]- vedi

  6. Difesa della status quo incoraggiata da un audience selezionata per essere uniforme – vedi

  7. Attribuzione dell’importanza delle cose solo perchè altri hanno deciso che lo sono – vedi

  8. Modalità di comunicazione top down ed incoraggiamento dell’amplificazione del messaggio [siate d’accordo con questo “editto” o cambiate canale] – vedi

  9. Male informati rispetto alla vicenda generale ed all’ argomento specifico – vedi

  10. Confondere le opinioni con i fatti –vedi

  11. Distorcere i fatti per adattarli al proprio punto di vista – vedi+

  12. Nessuna volontà di rivedere gli errori del passato alla luce dei fatti per trarne un insegnamento. – vedi

Se volessi mettere le pastoie ad una organizzazione o persino ad una nazione, vorrei che adottasse questi dodici punti. Mi domando se tutto ciò vi appare come il resoconto dell’ultima riunione del consiglio di amministrazione a cui siete andati….

altan-vignetta-giornalismo

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Ricette dal giornalismo del futuro

Nel tentativo di colmare il vuoto lasciato dalla recente cessazione delle pubblicazioni di “Gourmet”, nasce Zester Daily, pubblicazione esclusivamente on line dedicata all’enogastronomia.

Quello che appare d’interesse sono i presupposti di generazione dei contenuti e di remunerazione degli stessi sui quali si fonda la pubblicazione.

Infatti, secondo quanto pubblicato nel comunicato stampa diramato lunedì di questa settimana, il fondatore, autore per il Los Angeles Times, afferma che: “Zester Daily is not a reflection of one vision, but a collection of voices, making it a refreshingly authentic place for readers and a wonderfully liberating place for our writers”. Ed ancora: “Zester Daily upends the traditional publishing hierarchy by offering journalists the support of a dedicated team of editors, marketers and technical advisors, while allowing them to work independently, […..] This is not citizen journalism; rather it is a professional association where members are rewarded based on their reputations and their ability to find an audience for their work.”

E’ sulla base di questi presupposti che, peraltro, è possibile proporre e pubblicare i propri articoli.

crowdsourcing model

La concezione della linea editoriale, il modello organizzativo ed i criteri di remunerazione proposti ai contributors mi paiono la concreta esemplificazione di quelli che sono i più attuali criteri di costruzione della notizia in termini di collaborazione e di remunerazione.

I limiti del crowdsourcing e del citizen journalism, rappresentati, anche, dalla non retribuzione del lavoro effettuato, come ricordava Dan Gillmor recentemente, vengono superati nel modello proposto dal Zester Daily.

Direi che siamo sulla strada giusta, finalmente una buona ricetta e non più piatti immangiabili.

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Ladies & Gentleman … il comunicato stampa

Esattamente una settimana fa Class Editori ha lanciato un nuovo mensile: “Ladies & Gentleman”.

La comunicazione al trade, ai punti vendita, ricevuta in qualità di giornalaio, mi aveva già commosso fin dal principio, con un testo che iniziava recitando: “Gentile Edicolante” [si, con la e maiuscola, fantastico!] ed un seguito che vi risparmio poiché fondamentalmente non molto diverso da altri già visti e riportati.

Il meglio, in termini di sostegno alla pubblicazione mensile, viene espresso nell’articolo – comunicato stampa – advertorial pubblicato su uno dei quotidiani del gruppo il giorno precedente all’uscita della rivista. Mi pare assolutamente opportuno riprendere i passaggi salienti di quello che è a tutti gli effetti un comunicato stampa per gli addetti ai lavori.

Ladies & Gentleman nasce dall’esperienza che Class Editori ha maturato negli anni portando al successo italiano ed internazionale Gentleman [….] Ladies & Gentleman è il primo giornale dedicato al mondo femminile che, senza falsi pudori né rivendicazioni da quote rosa, rende protagoniste le sue lettrici, un target selezionato, selettivo e ricercato ”.

Proseguendo ancora: “ Ladies & Gentleman è un giornale veloce, agile, pratico e ricco di informazioni ed emozioni, non la versione femminile di un maschile socio – politico né tanto meno un catalogo di tendenze improbabili. E’ invece un giornale bello da sfogliare, appassionato, che segue una strada nuova coraggiosa e positiva […..] ”

Per concludere: “ [….] Donne impegnate nel lavoro e nella vita privata, concentrate nella carriera personale e/o a sostenere il proprio uomo nella propria, così come le lettrici del giornale che rappresentano il target più alto, il più ambito dal mercato pubblicitario, con capacità di spesa propria e influenza diretta nelle decisioni d’acquisto dei loro uomini. Un target che Ladies & Gentleman raggiunge in modo capillare e miratissimo, grazie al sistema di vendita articolato messo appunto da Class Editori per garantire la massima efficacia nella diffusione [….] ”

Rofl

E’ una settimana che leggo e rileggo i passaggi riportati dell’articolo ed alterno stupore, ilarità e fastidio.

Della strabiliante capacità del quotidiano in questione di continuare a produrre redazionali promo pubblicitari vestendoli da articoli ho già parlato e non credo vi sia nulla d’aggiungere.

Pur confidando nella ottima capacità di analisi e critica di chi legge e commenta in questi spazi, segnalo, da un lato lo straordinario numero di aggettivi contenuti nel testo da me ripreso e, dall’altro, la straordinaria sequenza di affermazioni contraddittorie che vi sono contenute.

L’articolo – comunicato stampa – advertorial [insito!] riassume tutta l’incapacità, l’ingenuità e il conseguente – maldestro – tentativo di molti editori di vendere quel che è evidente non posseggano: capacità professionali – giornalistiche, lettori e competenza di marketing.

Dan Gillmor, nell’ articolo da me tradotto recentemente, parla, tra l’altro, di “rimpiazzare alcune espressioni orwelliane delle PR” ; quest’oggi, mio malgrado, siamo riusciti ad avere un esempio di a che cosa si riferisse esattamente.

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Correlazioni ed ipotesi di lavoro

La percezione attuale dei lettori nord americani sull’accuratezza e la credibilità delle notizie è crollata ai livelli più bassi dal 1985 ad oggi.

Il rapporto recentemente pubblicato da The Pew Research Center for the People and the Press non lascia dubbi al riguardo. Circa due terzi dei lettori ritiene che le storie, gli articoli pubblicati siano spesso inaccurati, inesatti o pretestuosamente faziosi, con il conseguente sensibile aumento di coloro che affermano di non considerare professionale giornalismo e giornali.

Press accuracy

Al tempo stesso, come noto, la stampa è il media che maggiormente risente della crisi degli investimenti pubblicitari con una calo continuo che ne ha dimezzato gli introiti nel tempo. La situazione complessiva dei giornali statunitensi è stata ottimamente sintetizzata recentemente grazie all’efficacissima infografica realizzata da Mint.

Restando nel mondo anglosassone, è notizia di oggi il fatto che in Gran Bretagna internet abbia superato persino la televisione [e perciò anche i giornali] in termini di introiti pubblicitari. Il Guardian, nell’articolo che riporta il dato sopracitato, conclude ricordando che in Europa già in Danimarca sei mesi fa era avvenuto lo stesso sorpasso anche se, evidentemente, le dimensioni delle due nazioni/mercati renda di maggior rilevanza quello odierno.

Non casualmente, Danimarca e UK sono i due stati a livello europeo dove minore è la fiducia nei media tradizionali e maggiore è invece quella riposta nella notizie on line, come riportava una ricerca di TNS di fine 2008. Se le marche, gli investitori pubblicitari, devono sempre più creare una relazione fiduciaria con “il target di riferimento” è evidente che vadano a ricercare [e ad effettuare investimenti in] contesti che favoriscono queste dinamiche invece di ostacolarle poiché non credibili come mezzi di comunicazione.

Sono elementi e dinamiche, delle quali ho avuto modo di parlare a più riprese nel tempo, assolutamente presenti anche nel nostro paese. Anche se da una prospettiva distinta, alcuni dati di ulteriore supporto sono stati forniti-ricordati non più tardi di ieri.

Trust the media

Il prezzo dell’informazione è legato strettamente al credito che i lettori le portano [cit.] è questa la vera trave nelle rotative dei giornali. Sotto il profilo dei contenuti e della redditività tutto il resto è, nella migliore delle ipotesi [o peggiore, a seconda dei punti di vista], colore e corollario.

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Le 11 cose che farei se dirigessi una organizzazione editoriale

Dan Gillmor ha redatto una lista di 11 punti che ho tradotto per facilitarne la lettura.

Si consiglia a baristi e muratori dell’ editoria di stamparsene diverse copie – in formato A3 o superiore – con le quali tappezzare l’ufficio così da averne sempre visione e ricordo.

Sono 11 preziosi consigli per orientarsi ed affrontare la situazione:

  • Non pubblicherei storie e commenti sulle commemorazioni [gli anniversari] se non in rarissime occasioni; poiché sono il rifugio di giornalisti pigri e senza immaginazione.

  • Inviterei la nostra utenza [i lettori] a partecipare con tutti i modi e gli strumenti possibili; crowdsourcing, blog dei lettori, wiki…etc. Chiarirei che non si tratta di lavoro gratuito – e lavorerei per creare un sistema di ricompensa che vada oltre la classica pacca sulla spalla – desiderando prima di ogni altra cosa promuovere un flusso multidirezionale di notizie nel quale l’utenza giochi un ruolo determinante

  • La trasparenza sarebbe un elemento chiave del giornalismo. Ogni articolo sulla stampa avrebbe un box che segnala a cosa il giornalista non è riuscito a rispondere. Qualunque fosse il media, il sito web conterrebbe un invito esplicito ai lettori a contribuire nel riempire le falle che esistono in ogni articolo.

  • Creerei un servizio on line, per coloro che volessero sottoscriverlo, per segnalare ai lettori gli errori da noi commessi dei quali ci siamo successivamente resi conto.

  • Farei della conversazione un elemento essenziale della nostra mission. In particolare:

    • Se fossimo un giornale locale, l’editoriale e la pagina d’apertura sarebbero dedicate al “meglio di”, e sarebbero di guida alla conversazione che la comunità stessa sta avendo on line, ospitata che sia dall’organizzazione editoriale stessa o meno.

    • Gli editoriali sarebbe presentati sotto forma di blog, così come le lettere all’editore.

    • Incoraggeremmo commenti e forum, in spazi soggetti a moderazione che (a) incoraggino l’utilizzo dei nomi reali (b) incoraggino [o costringano] l’educazione.

    • I commenti inseriti da persone che utilizzino il proprio nome reale sarebbero inseriti per primi.

  • Ci rifiuteremmo di fare stenografia e chiamarla giornalismo. Se una parte, una fazione, stesse mentendo lo diremmo, supportandolo con prove. Se verificassimo che una parte consistente della nostra comunità credesse in delle menzogne su fatti o persone, ci faremmo carico di far comprendere la vera verità.

  • Rimpiazzeremmo alcune espressioni Orwelliane delle PR, con parole ed espressioni più precise e neutrali. [seguono esemplificazioni nel testo originale di Gillmor].

  • Utilizzeremmo gli hyperlink in ogni maniera possibile. Il nostro sito web conterrebbe il maggior numero possibile di media della nostra comunità di appartenenza, sia geografica che di interesse. “Linkeremmo” ogni rilevante blog, foto, video, database ed ogni altro materiale che potessimo incontrare, utilizzando il nostro giudizio editoriale per evidenziare quelli che consideriamo i migliori per la nostra comunità. “Linkeremmo” liberamente il nostro lavoro giornalistico ad altre fonti e materiali rilevanti rispetto all’argomento di discussione, riconoscendo che non siamo oracoli ma guide.

  • I nostri archivi sarebbero liberamente consultabili, con link permanenti a quanto abbiamo pubblicato, con le API affinché altri possano utilizzare il nostro lavoro giornalistico in modi che noi non abbiamo considerato/immaginato.

  • La mission principale del nostro lavoro sarebbe quella di aiutare le persone della nostra comunità a divenire utilizzatori informati dei media e non consumatori passivi – a comprendere perchè e come possono farlo.

  • Non pubblicheremmo mai una lista di dieci punti. Esse sono il carburante di persone pigre e senza fantasia.

I consigli di Gillmor riprendono ed amplificano i concetti espressi nelle linee guida, nei principi, anch’essi tutti da leggere, che hanno costituito il fondamento, i pilastri, del progetto di Gillmor.

A scettici e conservatori sui consigli e principi enunciati da Gillmor, mi preme, infine, ricordare come si sia delineata – da tempo ormai – una situazione competitiva generale che mi piace definire da tapis roulant: se corri resti fermo, se resti fermo scivoli all’indietro. Il comparto editoriale, come è dinnanzi gli occhi di tutti, non fa eccezione ovviamente; non tenerne conto sarebbe l’ennesimo tragico errore.

Update: Sono stati redatti ieri Eleven More Things I’d Do if I Ran a News Organization – se qualcuno vollese prendersi cura di tradurli….[via]

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Il fatto selettivo

Dopo la campagna di preemption svolta ottimamente della quale avevo parlato a suo tempo, da domani sarà in edicola il nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro.

“Il Fatto” sarà in vendita ad un prezzo di vendita di 1,20 € per sei giorni alla settimana [no lunedì] nel formato 31×45. Il quotidiano sarà distribuito da m-dis che ne curerà la diffusione, logistica e , pare, le attività promozionali in tutta Italia.

Gli abbonamenti percepiti effettivamente sono stati 27mila, dei quali 3mila hanno prenotato ma non pagato; di questi circa il 60% ha scelto la versione pdf da scaricare dal web. Probabilmente sia i 120 euro di risparmio [ 100 € vs. 220 della versione cartacea] che la promozione svolta fondamentalmente on line con l’Antefatto hanno inciso su questa dinamica.

Nella fase di lancio il quotidiano avrà una “diffusione mirata” in circa il 50% delle edicole [15mila su 37mila per l’esattezza] di aree selezionate. La tiratura dovrebbe aggirarsi intorno alle 85mila copie.

Visto che l’Emila R. dovrebbe essere coperta per intero mi riservo di tornare sull’argomento dopo aver visto fisicamente il quotidiano.

La politica di distribuzione selettiva e la campagna di comunicazione pre lancio svolta ne fanno un caso da seguire con attenzione nelle sue – speriamo – evoluzioni.

fiducia il fatto

Ovviamente al di là delle logiche distributive e promo-pubblicitarie, le firme – i giornalisti – ed il modello societario di finanziamento dell’iniziativa costituiscono ulteriore motivo di interesse e lettura del quotidiano che sulla carta [letteralmente] ha tutte le chance per ottenere ulteriori successi oltre a quelli già riscossi, fose, inaspettatamente in fase di pre lancio.

Si segnala, infine, che pare che Repubblica, La Stampa e L’Unità omettono – ad oggi – di parlare del nascente quotidiano. Anche questo costituisce un fatto selettivo.

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