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Social Gaming

All Facebook pubblica un’infografica che sintetizza i dati principali relativi al social gaming.

Oltre ad essere una conferma dell’enorme adesione di persone a questa pratica, i dati proposti evidenziano tre elementi chiave:

  • Assoluta preponderanza di strategy/simulation games tra quelli preferiti dal pubblico. Indicazione interessante nel momento in cui una impresa dovesse decidere di realizzare un gioco ad hoc come mezzo di coinvolgimento e di comunicazione.
  • Il mezzo si presta anche ad iniziative promozionali, come testimonia quel 78% di donne che guadagna moneta virtuale [ma spendibile] in questo modo
  • Il 50% degli accessi a Facebook avviene esclusivamente con l’obiettivo di giocare ed un quinto degli utenti del mass social media in questione gioca a Farmville.

Sempre in tema di Gamification, per coloro che fossero particolarmente attenti al tema, segnalo quanto proposto da LaFra e da Fabio Viola.

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Proofreader’s Mark

Proofreader’s mark è il termine che si utilizza in ambito tecnico per i segni del correttore sulle bozze per indicare i cambiamenti che il tipografo deve apportare.

Flurry ha analizzato oltre 500 milioni di sessioni aggregate di utilizzo di 85mila applicazioni nel mese di maggio di quest’anno da parte di chi utilizza internet in mobilità [smartphones + tablets] rilevando quali categorie sono le più utilizzate.

Come mostra il grafico di sintesi sottostante il 79% è costituito da giochi, che rappresentano quasi la metà del totale, e social networking, mentre quelle “stand alone” di fruizione delle notizie meno del 10%.

La necessità di eliminare finalmente il consumo solitario e anonimo delle notizie, per tutti coloro dalla fascia d’età della “Space Invaders Generation” in poi, passa sempre più attraverso il gioco. Correggete prontamente le bozze del vostro marketing plan inserendovi il divertimento e la socialità.

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Attualissimo

Il Presidente del Consiglio rispolvera ancora una volta il suo discorso del 1994, quello della discesa in campo perché – spiega – «mi sono reso conto che è attualissimo».

Sono andato a ripescare il discorso integrale di allora per produrre una “word cloud”, una nuvola di parole, che visualizzi i concetti espressi.

Una legge elementare di psicologia della comunicazione dice che più le parole ripetute sono astratte e interpretabili con larghezza di significati, più alto è il rischio che siano passepartout, che non impegnano l’emittente e possono essere equivocate.

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Intervista

Divenuta celebre grazie alla messa in onda su “Striscia la Notizia” del suo intervento alle spalle dell’Onorevole Bernini, Annarella viene intervistata mentre partecipa ad un presidio per la raccolta di firme contro il Governo.

Il video, dopo essere stato condiviso su Facebook il 17 Febbraio, ha già sorpassato le 400mila visualizzazioni su YouTube e la ricerca su Google fornisce oltre 34mila risultati.

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La Polvere Sotto il Tappeto

Inizia con oggi la collaborazione con L’Indro, testata editoriale online che si definisce “appzine digitale” diretta da Carlo Fuscagni e Maria Margherita Peracchino, la cui idea fondante di essere utero da ingravidare da parte degli utenti, siano essi lettori-consumatori di notizie, lettori-produttori di informazione o lettori ed investitori, mi è piaciuta a tal punto da portarmi ad assumere questo impegno.

Rubrica fissa con due appuntamenti ogni martedì e venerdì della settimana parlando degli argomenti dei quali, avendo stabilito che millantato credito di questi tempi è di gravità inferiore a concussione, mi dichiaro [sedicente] esperto.

Il pezzo di oggi è relativo ad un caso di reputazione online mal gestita da parte di una multinazionale alimentare italiana. Nascondere la polvere sotto il tappeto non è mai servito a nulla, oggi oltre che impossibile è dannoso per qualsiasi impresa.

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Lettori Stampa & Visitatori Internet nel Giorno Medio

Il Censis ha presentato ieri i risultati del 44° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2010, come avviene ogni anno al suo interno è contenuto il capitolo dedicato a «Comunicazione e Media».

Rispetto ad altre edizioni  mi pare che sia stata dedicata maggior attenzione ad altri fenomeni della società italiana e dunque vi sia maggior superficialità rispetto agli anni precedenti per quanto riguarda quest’area.

Avendo ripreso e pubblicato ieri alcuni estratti relativamente al minutaggio dei partiti politici all’interno dei tg nazionali, sulla propensione a pagare per contenuti dell’informazione online e sull’utilizzo del pc da parte dei nativi digitali,  i cui dati sono autoesplicativi e non necessitano, a mio avviso, di particolari commenti, ho deciso di concentrare la mia attenzione sul rapporto tra lettori dei quotidiani su carta e quelli on line.

La questione di fondo, la domanda che chi si interessa a media e comunicazione si pone, è fondamentalmente sempre una: il digitale supererà davvero il cartaceo sia per numero di lettori che a livello di ritorni?

La tabella 9 del capitolo su quest’argomento mostra i lettori della stampa ed i visitatori internet nel giorno medio suddivisi per quelle che sono le testate nazionali di maggior importanza.

Non vi è dubbio che ci sia sovrapposizione tra le due categorie e che una quota dei lettori online sia anche presente all’interno dei lettori su carta.

Per alcuni quotidiani, specificatamente “Repubblica” ed “Il Sole24Ore”, i lettori on line pesano quasi un quinto del totale.

I visitatori internet dei quotidiani on line complessivamente calano nel secondo trimestre di quest’anno passando dal 14,5% al 13,9%, una flessione del 2,2%.

I lettori su carta al contrario aumentano dell’ 1,8% passando da 17,8 milioni a 18,1.

Questo, nella mia personale interpretazione avviene poichè, seppur la penetrazione di internet sia in crescita nel nostro paese [anche se a tassi inferiori alle attese], da un lato le nuove iniziative hanno rubato quota agli esistenti e, dall’altro,  portali e social network hanno catalizzato l’attenzione e tempo degli internauti.

E’ il sintomo, uno dei tanti, dell’ insostenibilità di un ecosistema dell’informazione inquinato.

Sono numeri che rimandano a data da destinarsi la digitalizzazione dei quotidiani italiani e le relative ipotesi di redditività di quest’area che è ben lontana dal divenire primaria.

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