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Focalizzati sulle Competenze Tecniche

Sta ormai alla prima pagina del bignami sulle buone pratiche in ambito lavorativo la questione delle 3C:

  • Cononoscenze: Il sapere di un individuo
  • Competenze: La capacità “pratica” di saper applicare il sapere
  • Comportamenti: Modi di agire e strategie generali di azione dell’individuo nell’esercizio della sua professione

Secondo i risultati di una ricerca svolta dal National Council for the Training of Journalists [NTCJ], accreditato istituto di formazione alla professione giornalistica, per oltre 100 editori anglosassoni il focus è sulle competenze tecniche.

Il sondaggio online, al quale sono seguiti focus group di approfondimento in diverse città della Gran Bretagna, evidenzia come ai primi posti degli skill ritenuti rilevanti vi siano gli aspetti tecnici, quelli più tradizionali della professione giornalistica, mentre sono fanalino di coda l’interazione con i lettori, utilizzo delle tecnologie web based e social media.

Sono evidenze che definiscono la misura della distanza ancora da colmare tra comportamenti ed interessi dei lettori e quelli di molte redazioni.

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La Sfida della Convergenza Editoriale

Come ricordavo in estrema sintesi pochi giorni fa, la crescita delle audience on line dei quotidiani ne ha aumentato visibilità ed influenza senza che però sia stato trovato un modello economico sostenibile a questa evoluzione.

I dati pubblicati da eMarketer analizzano le piattaforme, i mezzi che l’utenza statunitense utilizza per avere notizie, evidenziando come, ad esclusione della televisione,   la quota maggiore [36%] sia di coloro che hanno una fruizione “mista” da media digitali e tradizionali.

E’ una realtà che si applica con differenze relativamente marginali anche al nostro paese nel quale, secondo una recente ricerca, ormai una quota di circa un terzo dell’utenza, di lettori, fa un utilizzo di entrambi i mezzi per avere informazione.

Credo non possa esserci dubbio che, in prospettiva, il futuro dei quotidiani si giocherà sulla capacità di realizzare sinergie, convergenza, tra le versioni digitali e quelle tradizionali, utilizzando ciascun mezzo, ciascuna versione a supporto dell’altra.

Sono dinamiche e modalità che in altri mercati sono state applicate da tempo con successo sulle quali sarà necessario concentrare attenzione e proposizione nel futuro prossimo venturo.

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Digital Journalism Study 2010

Oriella PR Network, ha rilasciato la terza edizione dello studio annuale sull’impatto delle nuove tecnologie sui media ed il giornalismo.

Lo studio, condotto tra Maggio e Giugno di quest’anno, ha coinvolto oltre 750 giornalisti di 15 nazioni diverse Italia inclusa. La continuità della ricerca consente di effettuare gli opportuni confronti rispetto alle edizioni precedenti.

Si conferma una tendenza generale al pessimismo da parte degli intervistati il cui focus prevalente permane relativamente ad una forte perdita degli investimenti pubblicitari. E’ peculiare come la perdita di utenza sia la minore delle preoccupazioni quando dovrebbe assolutamente essere la prima.

Le principali issues emergenti sono relative a:

  • Riduzione delle fonti a causa della crisi economica che sta attraversando i media tradizionali che porterà ad una uscita dal mercato molte testate.
  • Oltre la metà del campione ritiene che l’on line sia ben lungi da essere un modello di business profittevole.
  • Influenza negativa sulla qualità del giornalismo a causa della carenza di risorse
  • Nella minoranza dei casi contenuti pubblicati on line sono originali, mentre prevalentemente sono riproduzioni/adattamenti della versione tradizionale

Ci si affida, forse sarebbe più corretto dire si spera, nelle applicazioni come potenziale fonte di recupero dei ricavi. Contenuti in mobilità, che in Italia pesano circa il 30% dell’offerta, ed iPad fanno la parte del leone, mentre gli strumenti di interazione con gli utenti continuano a segnare il passo.

Davvero poco sembra cambiato in 12 mesi.

Molto interessanti le considerazioni di Jeremy Porter rispetto al rapporto PR e giornalisti/giornalismo, che personalmente mi sento di condividere al 100%.

In sintesi insomma, le sperimentazioni, le reali innovazioni, i casi di eccellenza continuano ad essere la minoranza mentre prevale l’incertezza, l’attendismo, la rincorsa all’ultima trovata.

Sono evidenze impietose del crepuscolo quotidiano, testimoniate proprio oggi in riferimento ad uno dei principali quotidiani nazionali del nostro paese.

Come dicevamo a commento dei risultati 2009, son contento di morire ma mi dispiace.

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Avanti c’è Post

Questa settimana dovrebbe essere ricordata per il fiorire di iniziative in ambito editoriale non tradizionale che stanno vedendo la luce.

Il debutto ufficiale di Blognation, aggregatore realizzato con il supporto economico di Telecom, che dopo un periodo di  test e “fasi beta”,  ha finalmente iniziato la propria attività in quella che possiamo immaginare essere la versione definitiva.

La spericolata iniziativa del Post,  che scommette su un modello ibrido di giornalismo online a cavallo tra l’aggregatore e il quotidiano.  “Copia di lusso”, grazie al sostegno di finanziatori, del modello proposto da Giuseppe Granieri, arenatosi nelle sabbie della blogosfera molle italiana che purtroppo, come anche io ho avuto modo di sperimentare nel tempo, è caratterizzata da una elevata distonia tra dichiarato e realizzato.

Paperblog, il cui esordio nella versione italiana di una iniziativa già in essere in Francia risale a ieri, e che mi pare abbia alcune frecce nell’arco sia per l’esperienza pregressa sulla quale può contare, che per i criteri di selezione che vanno ben oltre quelli della semplice aggregazione di blog e notizie rendendolo un vero media partecipativo. Prodotto editoriale che, come dice il nome, dovrebbe anche avere una versione cartacea, un magazine, sul quale verranno [se così sarà] stampati i migliori articoli.

Molti sono stati i commenti di augurio a queste iniziative anche se, ovviamente, non sono mancati scetticismo e critiche.

Personalmente ritengo che gli auguri vadano fatti a noi stessi più che ai responsabili dei prodotti, poichè è da noi, dalla nostra coerenza ed attenzione che queste iniziative di giornalismo digitale potranno ottenere il sostegno per il prosieguo. La storia da questo punto di vista non ci è di conforto. Vedremo.

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Il Futuro [nero] della Mediasfera

Monday Note è un contenitore [da aggiungere nei preferiti] che con frequenza settimanale, ogni lunedì, appunto, si concentra sull’analisi delle relazioni, apparentemente sempre più profonde, tra media e tecnologie.

Nell’articolo pubblicato ieri, uno dei due autori, Frederick Filloux, produce un’analisi sulla convergenza in ambito editoriale e sui fattori di “allineamento dei pianeti dei media digitali”: la mediasfera.

Sono quattro le key issues che emergono dall’analisi proposta sul futuro della mediasfera:

  1. Non fare affidamento sulla pubblicità. Non ipotizzare, quantomeno, modelli di business in ambito editoriale basati esclusivamente sull’advertising per un lungo periodo ancora.
  2. Le audience si stanno sempre più spostando sui social network, e su un ristrettissimo numero di siti web, a spese dell’industria delle notizie, dei media.
  3. I ricavi si sposteranno in maniera sempre più massiccia verso i contenuti in mobilità, specificatamente smartphones e quelli che vengono definiti “lean-back devicesquali l’iPad. A questo specifico ambito attengono tempo e attenzione da parte degli utenti.
  4. Un gruppo ristretto digatekeeperssarà proprietario di una potente combinazione di mezzi, contenitori, sistemi operativi e piattaforme di transazione.

In questo scenario, le ipotesi, i timori riassunti ieri sarebbero purtroppo più che confermati.

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