Archivi tag: marketing editoriale

Modelli di Business 2.0

Il tema della sostenibilità dell’industria dell’informazione resta il nodo centrale, il perno di se e come riuscire a gestire il passaggio, l’evoluzione in corso, con la consapevolezza che  il binomio vendite – advertising non è, e mai più sarà, sufficiente a garantire ricavi sufficienti.

L’identificazione di quali possano dunque essere nuove fonti di ricavo supplementari, integrative rispetto alle attuali, in calo o comunque non sufficienti  a generare nella maggior parte dei casi le revenues necessarie neppure per la copertura dei costi, è la sfida da vincere.

Che la possibilità esista lo testimonia uno studio del The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism pubblicato a febbraio 2013: “Newspapers Turning Ideas Into Dollars: Four Revenue Success Stories”, del quale avevo pubblicato una sintesi all’epoca, e che Mark Jurkowitz, Associate Director del Pew Research Center, commenta nel video sottostante.

Sul tema terrò domani una lezione per gli studenti del master in scienze della comunicazione.

Ho pensato di rendere pubblica la presentazione che utilizzerò per lavorare con i partecipanti al corso. Resta sempre valida l’avvertenza che le slide sono un punto di appoggio e dunque inevitabilmente non sono esaustive di per se stesse. Spero possano ugualmente risultare interessanti.

Lascia un commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

L’Insostenibile Leggerezza dei Settimanali Digitali

Se per i quotidiani sia gli accessi ai siti web che la vendita delle copie digitali hanno, con le dovute differenze, un valore, per i periodici la situazione è molto diversa e pare che l’impatto del digitale causi una “sofferenza” di gran lunga  maggiore.

Non solo il totale delle prime dieci testate, sia nel caso dei settimanali che dei mensili, non raggiunge nel complesso nemmeno gli accessi del solo Corriere.it [o Repubblica.it, fate vobis], ma anche le copie digitali sono decisamente al palo.

Secondo i dati ADS del mese di ottobre, se si escludono i magazine allegati ai quotidiani le vendite di copie digitali sono assolutamente inconsistenti e, ovviamente, con compensano neppure lontanamente il calo della versione cartacea.

«Chi» si assesta al di sotto delle 2mila copie digitali contro le 22omila del cartaceo, ed anche «Panorama» e «L’Epresso» hanno vendite risibili. Le uniche eccezioni sono rappresentate da «Donna Moderna», »Vanity Fair» e »Sorrisi e Canzoni TV» che superano le 15mila copie ciascuno ma che lo fanno prevalentemente [quasi esclusivamente] con le vendite abbinate, in bundle con la versione cartacea.

Grazie al grafico di sintesi dei dati realizzato, anche in questo caso da Human Highway, si rileva una buona dinamicità di «Milano Finanza» nell’ultimo mese che gli permette di raggiungere un’incidenza del 10% circa per il digitale sul totale delle copie vendute. Un’impennata che però è costituita praticamente in toto dalle vendite di copie multiple.

E’ chiaro che i periodici italiani non reggono il passo con i tempi e le modalità dell’online e del digitale. La necessità di un approccio completamente diverso al mercato, ai lettori, rispetto all’attuale è lampante.

L’insostenibile leggerezza dei periodici digitali.

– clicca per accedere alla versione interattiva -

– clicca per accedere alla versione interattiva –

Lascia un commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Ricavi per Gioco

I ricavi dal digitale per il «The New York Times» continuano ad essere una parte assolutamente minoritaria del totale nonostante il successo relativo, certamente ben oltre le aspettative di molti incluso il sottoscritto, come mostra una recente elaborazione.

NYTtotalrevs

Diventa quindi naturale ricercare nuove fonti di ricavo. Il quotidiano in tal senso si sta muovendo sia finalizzando offerte relativamente di nicchia che di ampliamento dell’audience con la produzione di una versione in cinese e di nuovi format.

In un recente speeech Mark Thompson, Chief Executive Officer di New York Times Co, ha affermato che l’idea più intrigante, più interessante a suo avviso è quella di fare soldi con i giochi.

Secondo quanto riporta Quartz nel corso della conferenza Thompson avrebbe detto che:

Abbiamo alcuni fantastici talenti che stanno lavorando sui giochi [….] Abbiamo molto da fare inizialmente ottimizzando la nostra offerta  in corso di sottoscrizione dei cruciverba e che inizierà a dare i suoi frutti nel corso del 2014. Oltre a questo abbiamo alcune idee molto ambiziose rispetto a ciò che possiamo fare con i giochi.

Il «The New York Times» già vende l’abbonamento alla sezione del proprio cruciverba per 7 dollari al mese [o 40$ all’anno] e secondo le stime quest’area genera quasi 3 milioni di ricavi all’anno con una base di oltre 57mila utenti giornalieri. Sicuramente una base interessante dalla quale partire per espandersi.

Ovviamente non si tratta di riproporre l’ultima versione di Angry Birds o Candy Crush ma di effettuare delle proposte coerenti con l’immagine della testata e coinvolgenti per il pubblico di riferimento, o una parte di questo.

È l’ennesima evidenza che “i giochini stupidi”, o ritenuti tali, funzionano, che il gioco e tutte le sue derivate sono un modo per coinvolgere le persone e dunque anche per ottenere dei ricavi. Quanto? Finchè non lo sperimenterete non sarete in grado di saperlo, questo è certo.

sales game

Lascia un commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

I Consumi Mediatici degli Italiani

È stato presentato venerdì 7 dicembre il 47° rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, dell’Italia. I risultati sono liberamente scaricabili, previa registrazione, sul sito web dell’istituto di ricerca socio-economica. All’interno del rapporto, come ogni anno, è contenuto un capitolo che analizza i consumi mediatici degli italiani e la loro evoluzione. Per ciascun medium viene riportato l’utilizzo considerando una frequenza di almeno una volta alla settimana.

Si conferma il ruolo intramontabile della televisione, che continua ad avere un pubblico di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione, con un rafforzamento però del pubblico delle nuove televisioni: +23.6% di utenza complessiva per le tv satellitari rispetto al 2012, +16.3% la web tv e quasi triplica [+272%] la mobile tv.

Cala del 4.4% la lettura di quotidiani [cartacei] a pagamento, mentre crescono del 2.4% i quotidiani online, che però hanno una penetrazione per meno della metà di quelli tradizionali come emergeva anche dalla mia analisi. La penetrazione dei siti d’informazione è superiore a quella dei quotidiani online e si assesta al 34.3% della popolazione del nostro Paese [contro il 43.5% dei quotidiani tradizionali] con una crescita del 3.9% rispetto al 2012.

In una nazione dove [sigh!] quasi la metà della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno, il consumo di e-book triplica rispetto all’anno precedente e raggiunge una penetrazione del 5.2% della popolazione.

La tavola di sintesi sotto riportata riassume i dati per mezzo e la loro evoluzione. Per facilitare la lettura ho evidenziato alcune voci.

Consumi Mediatici Censis 2013

Nel web domina la consultazione dei motori di ricerca che operano anche da aggregatori di notizie, come Google [al 46,4% di utenza per informarsi nel 2013], così come salgono gli impieghi di Facebook [37,6%] e YouTube [25,9%] come fonte di notizie. Praticamente raddoppiano l’utenza le app informative per smartphone e tablet attestandosi al 14,4%, e di Twitter, passato dal 2,5% al 6,3%. Calo non trascurabile dei siti web di informazione, scesi dal 29,5% del 2012 al 22,6% nel 2013, dei quotidiani online [21,8% Vs 20%] e dei siti web dei telegiornali [17,4% Vs 12,9%].

Ancora più evidente la dinamica se si analizza il dettaglio per fasce di età. Gli strumenti di informazione preferiti dai giovani d’età compresa tra i 14 e i 29 anni, oltre ancora una volta a i telegiornali, sono: Facebook [71%], i motori di ricerca [65,2%] e YouTube [52,7%]. Tutti gli altri mezzi, eccetto i giornali radio al 40,2% , sono molto lontani dalla soglia del 50%.

È la conferma della bocciatura sonora dei nativi digitali del nostro Paese, anche, nei confronti dei quotidiani online. Un campanello di allarme non trascurabile. Forse prima di portare i quotidiani in classe qualcuno tra gli editori parrebbe aver bisogno di ripetizioni sul coinvolgimento dei giovani. Qualche idea al riguardo, se posso dirlo, credo di averla.

Consumi Mediatici per età Censis 2013

Una parte delle motivazioni della relativa attuale inconsistenza dei quotidiani online viene fornita dalla parte qualitativa della ricerca del Censis che indaga le opinioni degli italiani sull’informazione nel nostro Paese.

Emerge come per il 70% della popolazione [71% nei giovani] “gli apparati dell’informazione tradizionale tendono a manipolare le notizie”. È forte la consapevolezza sul valore del giornalismo partecipativo, con il 57% che dichiara che “chiunque è testimone di un evento può fare informazione” e del superamento del sistema tradizionale d’informazione per oltre un terzo della popolazione. Opinione, vissuto, che arriva oltre il 44% per i giovani, per i nativi digitali.

L’inadeguatezza del trattamento informativo prescinde dalla piattaforma attraverso la quale viene erogata. Il problema non è che i giovani non leggono i quotidiani cartacei. Il problema è che non riconoscono, o riconoscono solo in minima parte, la suddivisione tradizionale di ciò che è informazione e di chi sia titolato a farla e, evidentemente, non apprezzano il trattamento che le testate tradizionali fanno della stessa.

Il problema è il contenuto ed il contenitore, anche online. Proverò ad approfondire a brevissimo utilizzando un’interessantissima metafora sulle conchiglie suggeritami da Annamaria Testa pochi giorni fa. Stay tuned.

Opinioni Informazione Censis 2013

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Commenti Chiarificatori

Ieri ho pubblicato un articolo di critica ad un’iniziativa lanciata da «Il Giornale». Le critiche non sono piaciute ad uno dei due reporter che realizzeranno, se si raggiungerà la soglia stabilita di raccolta fondi, uno dei servizi di “Gli occhi della guerra”. Il caso vuole proprio quello dal titolo più esilarante, paradossale: “Libia, il nostro petrolio è in pericolo servono 5000 euro”.

Il signor Gian Micalessin, “perde le staffe”, nonostante voglia immaginare che un reporter di guerra con un curriculum di tutto rispetto debba essere abituato a situazioni di stress emotivo, e la mette sul personale scrivendo nei commenti:

A Pier Luca Santoro alias “Il Giornalaio” non varrebbe la pena di rispondere. E’ uno dei tanti inetti del web che invece di “fare” sputa sulle iniziative degli altri. Rispondendogli so di attribuire ai suoi commenti un rilievo che non hanno. Ma vorrei ricordare un dettaglio. Il sottoscritto, Fausto Biloslavo, e Toni Capuozzo testimonial di Occhi della Guerra, lavorano da trent’anni nel campo del reportage a livello internazionale. “Il Giornale” è una testata nazionale di cui uno può condividere o meno le posizioni, ma che offre un punto di vista sulla realtà. Quali sono i meriti professionali del signor Santoro? Cos’ha fatto nella sua vita oltre a vantare una collaborazione con un fantomatico osservatorio del giornalismo europeo? Probabilmente nulla. Cari amici del web prima di criticare e sputare sentenze imparate a “fare”. E imparate una regola del giornalismo chiamare e chiedere l’opinione di tutti. Anche di quelli che intendete attaccare.

Per quanto riguarda ciò che io ho fatto nella mia vita professionale si rimanda alla sezione about, che evidentemente non è stata letta con sufficiente attenzione ma solo per trovare chi vi fosse a firma dell’articolo visto che mi si cita per nome e cognome, e, se d’interesse, al profilo Linkedin per maggiori dettagli. In riferimento all’European Journalism Observatory credo sia sufficiente visitare la pagina del sito web dedicata ai partner, tra cui spicca, uno per tutti, il Reuters Institute for the Study of Journalism dell’ Università di Oxford, per eliminare i dubbi pour cause del Micaselin.

Ciò premesso, rassicura, in caso di bisogno, la chiarificazione offerta dal reporter sullo spirito reale del crowdfunding, che secondo le dichiarazioni dovrebbe essere di costruire un rapporto più diretto con i lettori grazie al Web. Web contro il quale, in almeno due passaggi, si spara a pallettoni chiarendo con efficacia quale sia il reale vissuto.

Al Micalessin fa eco, in un altro commento, Luca Pautasso, che secondo quanto si legge sul suo profilo Twitter è social media editor per una trasmissione di La7, e che paradossalmente, nonostante il suo lavoro, parla di “socialqualunque 2.0”.

Sono commenti chiarificatori che confermano le reali intenzioni di un’iniziativa, mal congegnata, per recuperare visibilità da parte del giornale di famiglia, e di  quanto profonda sia, anche in questo caso, la distanza tra dichiarato ed il vissuto e il realizzato.

Grazie per la conferma all’ipotesi di lavoro. Keep trying.

Keep Trying

2 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Marketing Editoriale “De Noantri”

Dopo il social media marketing  ed il content marketing “de noantri” è oggi la volta di il marketing editoriale “de noantri”, definizione romanesca nella quale ho pensato abbia un senso far ricadere “il peggio di” per una volta al mese.

Lo spunto viene da un’iniziativa lanciata in questi giorni da «Il Giornale» che propone “Gli occhi della guerra” [Un nuovo modo di fare giornalismo], iniziativa di crowdfunding per finanziare reportage approfonditi dai fronti caldi del pianeta.

Attualmente i reportage proposti sono due: uno dedicato all’Afghanistan e l’altro alla Libia. Ai lettori vengono richiesti rispettivamente 4mila euro per il primo e 5mila per il secondo. Per entrambi la scadenza della raccolta di fondi è il primo marzo 2014 e a questo momento sono stati raccolti 6 € in un caso e 5 € nell’altro donati da unico sostenitore. Non esattamente una partenza “a razzo” come conferma l’account Twitter dedicato [che però non ha ancora tweetato] che ha un follower – chissà che non sia il misterioso donatore –  e la pagina Facebook con due fans.

Il perchè è facilmente comprensibile leggendo la presentazione dell’iniziativa dove tra le altre cose è scritto:

Il web, nonostante la crisi dell’editoria, ci offre gli strumenti per un nuovo modo di fare giornalismo costruendo un rapporto più diretto con voi lettori.

Un mix di rammarico, piagnisteo, sulla situazione economica e la banalizzazione di stereotipi consunti, usati ed abusati ma mai veramente perseguiti.

Il rapporto diretto con i lettori si costruisce dialogando con i lettori sul sito web, dove non vi è traccia dell’iniziativa, sui social e attraverso quello che viene definito “open journalism”, non con un’iniziativa di crowdfunding spuria, che gode anche del sostegno di sponsor, di imprese, da parte di una testata di proprietà del magnate dell’editoria italiana che chiede “quattro spicci” ai propri aficionados.

E’chiaro che si tratta invece di un’iniziativa, mal congegnata, per recuperare visibilità. Il marketing editoriale “de noantri”.

every model

8 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi

I Settimanali Online Italiani

Dopo l’analisi su quotidiani [+] e mensili dei giorni scorsi mi è sembrato naturale “chiudere il cerchio” ed effettuare la medesima desk research anche per i primi 10 settimanali, con una versione cartacea, per numero di utenti unici nel giorno medio secondo la rilevazione dell’ ottobre 2013 di Audiweb. Utilizzando un tool, uno strumento, ad hoc sono stati analizzati i principali driver di traffico relativi a ciascuno dei periodici presi in considerazione.

Se si considera che l’ultimo dei primi 10, «Gioia», secondo Audiweb ha poco più di 2mila utenti unici nel giorno medio e che uno dei settimanali più letti nel nostro Paese, «Sorrisi e Canzoni TV», resta sotto i 10mila, ci si rende immediatamente conto di quale che sia lo stato generale della versione online dei settimanali in Italia.

Il maggior numero di utenti unici è quello di «Donna Moderna» i cui numeri necessitano però di una taratura di oltre un terzo poichè sotto il brand della testata vengono aggregati 135mila di 3B Meteo e circa 16mila di Bambini. eu. Ciononostante la corazzata di Mondadori raggiunge 209mila utenti unici nel giorno medio, un risultato che quantitativamente è di tutto rispetto.

Seguono a circa la metà «D-la Repubblica», inserto femminile del sabato del quotidiano, a 119mila utenti unici e «Vanity Fair» con 109mila. I due settimanali di attualità «Panorama» ed «Espresso», restano entrambi abbondantemente sotto la soglia dei 100mila utenti unici nel giorno medio. Per «Panorama», seppure i referrals abbiano un peso marginale, vale la pena di segnalare che il primo per traffico generato è traffic.outbrain.com, uno di quei siti che “vendono traffico”.

Sia per «D-la Repubblica» ed «Espresso» i referals hanno un peso rilevante sul totale degli accessi al sito con ovviamente il sito del quotidiano ad essere il driver di traffico prevalente. Lo stesso avviene per «Io Donna», inserto femminile del sabato de «Il Corriere della Sera» che è la testata per la quale i referrals pesano più di tutti i periodici analizzati, oltre il 50% del traffico al sito web, e per il quale è assolutamente il sito del quotidiano ad essere il driver di traffico prevalente.

Vedendo i dati di «Grazia» ascoltare le dichiarazioni della sua direttrice, che ha aperto il proprio  profilo Twitter a gennaio 2011 e da allora pare non riesca a trovare il tempo neppure per un tweet, fa sorridere, diciamo.

La testata, che in termini di incidenza, ottiene maggior beneficio come volumi di visitatori al proprio sito web da social network e social media, è «Internazionale» che con il 50.33% del totale sbaraglia tutti gli altri. Se si considera però che, al momento della redazione di questo articolo, la testata in questione ha 413mila fans su Facebook [PTAT 14.4%] e 360mila followers su Twitter, che il 50% di 27mila visitatori arrivi dai social è sotto questo profilo un risultato assolutamente modesto.

E’ in fondo questa l’evidenza principale che emerge dall’analisi di quotidiani e periodici effettuata dal 22 novembre ad oggi. I social, se si escludono rare eccezioni quale, una per tutte, «Fanpage» non generano volumi di traffico significativi, e dunque ricavi, è sempre la search a dominare come driver.

Come dicevo, dunque non sono queste le metriche da tenere in considerazione ed analizzare per valutare l’efficacia della propria presenza sui social. E’ il dialogo, l’ascolto e le possibilità di stabilire una relazione privilegiata che consenta di offrire un prodotto sempre più mirato agli interessi prevalenti del proprio pubblico di riferimento il valore aggiunto che la presenza sui social offre.

Credo sia necessario segmentare per cluster, attraverso gli appositi strumenti di social network analysis, le persone [fans e followers] per analizzare quali siano più attivi, che tipologia di argomenti prediligano, se siano, o meno, maggiori lettori per quantità di articoli e per profondità di lettura, per tempo speso sul sito, e molto altro ancora.

Buon lavoro.

Settimanali Online

Bonus track: “Viral content is going to be a terrible business model” sul traffico da Facebook [e dintorni] da leggere, due volete.

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Lo Strapotere di Facebook per i Mensili Italiani

Dopo l’analisi sui principali quotidiani italiani ne ho effettuata una identica su come si comportano i periodici del nostro Paese su social network e social media.

La desk research è stata effettuata per la versione online dei primi dieci mensili, con una versione cartacea, per numero di utenti unici nel giorno medio secondo la rilevazione del settembre 2013 di Audiweb.

I risultati sono stati pubblicati ieri su «Wired» in un mio articolo di analisi e commento relativamente a quanto pare emergere.

Vi anticipo soltanto che è davvero strabiliante verificare come pubblicazioni che trattano di moda, stili di vita o motori pare non abbiano nulla da dire e/o tempo per farlo. Un’occasione sprecata a prescindere dal traffico che si ritiene di poter attirare da questo canale, qualunque che sia l’ipotesi di lavoro.

Buona lettura.

AdBuster

1 Commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Click & Strumenti

Lo strumento utilizzato per la desk research, che tanto interesse, e tante mail nella mia casella di posta elettronica, ha generato è SimilarWeb.

Il tool,  che ha una versione “light” gratuita ed una “pro” a pagamento,  consente di effettuare delle ricerche ad hoc per il dominio di proprio interesse, come è stato il mio caso, o di visualizzare i risultati per categoria, auto, giochi, sport…etc., e per nazione. E’ possibile anche installarlo, così da averlo sempre a portata di mano, come estensione, come “add-on” per Chrome e Firefox.

Lo strumento è stato utilizzato, o citato, da alcune delle principali testate internazionali quali Bild, The Guardian, The Wall Street Journal, Yahoo News e Tech Crunch. Anche se ovviamente non fornirà mai gli stessi dati corrispondenti a quelli interni aziendali la metodologia di raccolta dei dati appare poter garantire un buon grado di affidabilità complessiva.

Nella versione gratuita in pochi istanti fornisce un rapporto, liberamente scaricabile in formato PDF, che si articola in sette pagine: una prima riassuntiva dei principali risultati, una relativa alla provenienza geografica del sito preso in esame, una con il dettaglio dei referrals in entrata ed in uscita dal sito, una relativa alla search con il dettaglio per prime dieci parole chiave organiche e quelle, se del caso, a pagamento. Anche per i social viene fornita l’incidenza percentuale dei primi 5 rispetto al totale del traffico generato verso il sito web analizzato ed infine le ultime due relative al traffico proveniente da campagne display eventualmente effettuate nonché un riassunto degli interessi per argomento e dei principali siti web, oltre a quello preso in considerazione, visitati.

Ansa SimilarWeb

Che lo strumento abbia una sua validità, a mio avviso, viene confermato anche da una ricerca simile a quella effettuata dal sottoscritto, relativa al click-through da Twitter verso alcune testate del Regno Unito.

I dati pubblicati sono molto simili a quelli delle testate prese in considerazione dalla mia desk research confermando come il newswire per eccellenza favorisca il “news-snacking”, la visione del titolo della notizia, magari abbondantemente ritweetatata, senza la lettura dell’articolo.

Ancora una volta, buon lavoro.

GB Press TW

Lascia un commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Social, SEO, Visite Dirette & Refferrals dei Quotidiani Online Italiani

Dopo la pubblicazione di venerdì della desk research sul traffico proveniente dai social per i principali quotidiani online italiani, sia sulla mia bacheca personale di Facebook che all’interno di “Indigeni Digitali”, gruppo di discussione tanto numeroso quanto qualificato, da parte di diverse persone è stata effettuata la richiesta di vedere anche i valori assoluti e non soltanto le percentuali.

La tesi sostenuta è che le percentuali non mostrassero i rapporti di forza delle varie testate poiché, ad esempio, il 20% di 30mila utenti unici è molto meno del 9% di 300mila utenti unici.

Mi sono armato di pazienza, e di calcolatrice, ed ho cercato di soddisfare la richiesta. Oggi i dati con i valori assoluti integrati anche con i dati di visite dirette e referrals che il 22 ultimo scorso non erano stati pubblicati per tutte le testate prese in considerazione.

Per il calcolo sono stati presi i dati Audiweb a settembre 2013 – ultimo dato disponibile ad oggi – e sono state applicate le percentuali indicate dallo strumento [ɸ] utilizzato per l’analisi.

Per quanto riguarda Repubblica.it agli utenti unici indicati da Audiweb sono stati sottratti 91.491 utenti unici di Tom’s Hardware, a Il Post 95.641 utenti unici di Soldionline net e 31.626 di FilmTV ed a Lettera43 151.317 utenti unici di circuito local affiliati per raccolta adv, poiché tali valori se per Repubblica.it hanno un peso relativamente basso per le altre due testate avrebbero generato una distorsione nella lettura dei dati.

Personalmente credo che i valori assoluti [vd tavola sottostante] aggiungano poco o nulla, se non soddisfare il “celolunghismo” di qualcuno o, nella migliore delle ipotesi, avere funzione di promemoria per chi non li avesse presenti, anzi forse, al contrario, dicono meno delle incidenze percentuali che invece sono un riferimento omogeneo per tutte le testate prese in esame.  Come mi scrive l’amico Vincenzo Cosenza, con il quale mi sono confrontato su valore e significato dei dati, il discorso da fare alla base è che non esiste la metrica definitiva “silver bullett”. Ognuna offre un punto di vista della storia. Ecco perchè vanno tutte valutate congiuntamente per avere il quadro completo di ciò che funziona e di cosa fanno i lettori.

Analisi Social Quotidiani Online Italiani Valori Assoluti

Proprio per offrire un quadro il più completo possibile, partendo dai valori assoluti del traffico proveniente dai social ho voluto ulteriormente approfondire l’analisi incrociando il dato con il numero di fans su Facebook e dei followers su Twitter [ᵹ].

Nella tavola sotto riportata vi sono dunque la stima degli utenti unici che provengono da social ed il dato di rapporto, di incidenza percentuale, tra questi ed il numero di fans e followers. A titolo esemplificativo, se Fanpage ha 235mila accessi da social e per questa testata Facebook pesa il 99.8% del totale del traffico da social risultano oltre 234mila provenienti da “casa Zuck” che rappresentano il 10.9% del totale dei fan della testata in questione.

Dall’analisi emerge come sia La Stampa.it il quotidiano che ha il miglior rapporto [quasi 1:4] tra fans ed accessi al proprio sito, mentre “fanalino di coda” è Il Fatto online con solo il 2.4% che visitano il sito dell’oltre 1,1 milioni di fans.

Per quanto riguarda Twitter il rapporto tra numero di followers e visite, come in qualche modo lasciava già intuire l’incidenza percentuale pubblicata venerdì, è assolutamente marginale. La testata che miglior risultato ottiene – si fa per dire – è Linkiesta all’1%.

Il newswire per eccellenza parrebbe dunque favorire il “news-snacking”, la visione del titolo della notizia, magari abbondantemente ritweetatata, senza la lettura dell’articolo. Si tratta di un aspetto assolutamente non trascurabile.

Emerge fondamentalmente come, ad eccezione di Repubblica e Fanpage, per tutte le altre testate il traffico dai social sia assolutamente marginale e come non vi sia assolutamente una correlazione diretta tra la numerosità di fans e followers ed il numero di accessi al sito della testata.

Probabilmente, come emergeva dal confronto con Andrea Iannuzzi, direttore dell’AGL, l’Agenzia Giornali Locali del Gruppo Editoriale L’Espresso, non è questo il risultato che una testata si deve attendere dalla propria presenza all’interno dei social contrariamente a quella che è l’opinione più diffusa.

Altrettanto probabilmente [ritengo più corretto relativizzare], in assoluto non sono queste le metriche da tenere in considerazione ed analizzare per valutare l’efficacia della propria presenza sui social.

Se l’engagement, il livello di convolgimento, come scrivevo in estrema sintesi ieri, si misura sulla base del time spending e dell’impegno e della partecipazione che richiede, immagino possano essere questi parametri da considerare.

Credo sia necessario segmentare per cluster, attraverso gli appositi strumenti di social network analysis, le persone [fans e followers] per analizzare quali siano più attivi, che tipologia di argomenti prediligano, se siano, o meno, maggiori lettori per quantità di articoli e per profondità di lettura, per tempo speso sul sito, e molto altro ancora.

Ecco, forse, questo mio lavoro potrebbe servire proprio a questo, a convincere i più ostinati, quelli del social media marketing “de noantri”, che l’equazione contenuti facili/tanti like-condivisioni/tanto traffico è come la corazzata potemkin. Se così sarà avrò investito bene il tempo dedicato a raccolta ed elaborazione dei dati.

Comment is free. Buon lavoro.

Analisi Social Quotidiani Online Italian In Depth

Per approfondire ulteriormente il tema, due consigli di lettura:

– “I giornali online e la dipendenza da Facebook”, buona sintesi di Vincenzo Marino per l’International Journalism Festival delle evidenze dalle ricerche statunitensi sul tema.

– “Quello che i mi piace e i retweet non rivelano sulle notizie”, che conferma l’assenza di una correlazione diretta ed univoca tra numero di condivisioni e click, come emerge dalla mia desk research.

[ɸ] Lo strumento utilizzato per la desk research, che tanto interesse, e tante mail nella mia casella di posta elettronica, ha generato è:_______ Se vuoi provare ad indovinare lo spazio dei commenti è a disposizione, anche, per questo [consideriamola una forma primordiale di gamification]. Altrimenti ti chiedo solo un po’ di pazienza. Domani pubblicherò un articolo specificatamente dedicato al tool usato

[ᵹ] Il numero di fans su Facebook e dei followers su Twitter è quello pubblicamente disponibile al 23.11 scorso

[*] Utenti unici Repubblica al netto di 91.491 utenti unici di Tom’s Hardware, come indicato da Audiweb

[#] Utenti unici Il Post al netto di 95.641 utenti unici di Soldionline net & 31.626 di FilmTV, come indicato da Audiweb

[§] Utenti unici Lettera43 al netto di 151.317 utenti unici di circuito local affiliati per raccolta adv, come indicato da Audiweb

NB: Gli utenti unici Audiweb inseriti sono quelli del giorno medio, non mensili.

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali