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Libertà Complementare

La pioggia di emendamenti rischia di annacquare e intorbidire i provvedimenti del Governo relativi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emendamenti proposti, per quanto riguarda gli interessi dello scrivente e degli argomenti trattati all’interno di questi spazi, è quello relativo alle edicole che pare essere a rischio di snaturare in maniera significativa lo spirito ed il significato della prima stesura. Emendamento “bipartisan” presentato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bubbico [PD] del quale, forse non casualmente, i giornali non parlano nonostante l’ampia copertura generale del tema, che rappresenta una pericolosa marcia indietro rispetto alla concezione originaria.

L’emendamento proposto infatti eliminerebbe la possibilità precedentemente prevista da parte dei giornalai di rifiutare i prodotti collaterali ricevuti, quell’accozzaglia di perline ed amuleti che inonda quotidianamente le edicole in viurtù di una pretestuosa ed anacronistica interpretazione della parità di trattamento, così come la possibilità di defalcare il valore del materiale restituito ai distributori locali in compensazione dei pagamenti delle nuove consegne.

Sono elementi che alleggerirebbero di non poco la pressione finanziaria alla quale 30mila le edicole sin qui sopravvisute sono sottoposte e, soprattutto, restituirebbe dignità imprenditoriale ad una categoria troppo spesso vituperata dagli altri attori del sistema favorendo il necessario processo di modernizzazione che dovrebbe essere alla base delle proposte di liberalizzazione e del quale la filiera editoriale ha tanto bisogno.

Se le modifiche venissero approvate i giornalai italiani,  che inizialmente erano stati promossi a lavoratori autonomi, che avevano facoltà di  decidere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, potevano scegliere cosa far entrare nelle loro rivendite e cosa no, ritornerebbero al loro status di peones per garantire a loro spese flussi di cassa ad editori disonesti inquinando, forse in maniera definitiva, la possibilità di un’evoluzione positiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rappresentante della categoria che Pietro Barcellona, un giurista, docente di diritto, scrive che “la certezza di esistere non è data dal denaro,ma dall’universo simbolico”, da quell’insieme di segni, usi, consuetudini, simboli insomma che sono capaci di mantenere un individuo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per precipitare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ universo simbolico dei giornalai. Se fosse confermato che ora non c’è più, sarà impossibile ripristinarlo.

Un concetto di libertà complementare agli interessi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiunque abbia a cuore uno sviluppo sano e sostenibile del nostro Paese non può accettare.

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Giornalai: Liberi di Fare che Cosa?

Le norme generali sulle liberalizzazioni approvate in questi giorni, per quanto riguarda i giornalai hanno introdotto una serie di novità che complessivamente possono essere giudicate positivamente. Riporto gli elementi salienti per evitarvi la difficoltà di ricercarli all’interno del testo generale.

Art. 39 Liberalizzazione del sistema di vendita della stampa quotidiana e periodica e disposizioni in materia di diritti connessi al diritto d’autore

1. All’articolo 5, comma 1, dopo la lett. d) decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 170 sono aggiunte le seguenti:

e) gli edicolanti possono rifiutare le forniture di prodotti complementari forniti dagli editori e dai distributori e possono altresi’ vendere presso la propria sede qualunque altro prodotto secondo la vigente normativa;

f) gli edicolanti possono praticare sconti sulla merce venduta e defalcare il valore del materiale fornito in conto vendita e restituito a compensazione delle successive anticipazioni al distributore;

g) fermi restando gli obblighi previsti per gli edicolanti a garanzia del pluralismo informativo, la ingiustificata mancata fornitura, ovvero la fornitura ingiustificata per eccesso o difetto, rispetto alla domanda da parte del distributore costituiscono casi di pratica commerciale sleale ai fini dell’applicazione delle vigenti disposizioni in materia.

f) le clausole contrattuali fra distributori ed edicolanti, contrarie alle disposizioni del presente articolo, sono nulle per contrasto con norma imperativa di legge e non viziano il contratto cui accedono.

2. Al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicita’ di gestione nonche’ l’effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti, l’attivita’ di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n.633, in qualunque forma attuata, e’ libera;

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge e previo parere dell’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato, sono individuati, nell’interesse dei titolari aventi diritto, i requisiti minimi necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi;

4. Restano fatte salve le funzioni assegnate in materia alla Societa’ Italiana Autori ed Editori (SIAE). Tutte le disposizioni incompatibili con il presente articolo sono abrogate

Sono aspetti di rilevanza non trascurabile. Per la prima volta si stabilisce un freno agli abusi che la parità di diritto generava e, finalmente, gli edicolanti possono rifiutare le forniture di prodotti complementari forniti dagli editori e dai distributori. Viene previsto inoltre, che fermi restando gli obblighi previsti per i giornalai a garanzia del pluralismo informativo, costituiscono casi di pratica commerciale sleale le seguenti ipotesi:

  1. ingiustificata mancata fornitura,
  2. fornitura ingiustificata per difetto,
  3. fornitura ingiustificata per eccesso.

Quindi tutta la pratica di cattiva gestione delle forniture da parte dei distributori locali potrà essere sanzionata. Dovrebbero così cessare i casi di sovrastoccaggio per ottenere un flusso finanziario a beneficio del DL ed altrettanto le microrotture di stock sui [pochi] prodotti alto vendenti. Aspetti che, ovviamente, dovranno andare di pari passo con la tanto attesa, ed auspicata, informatizzazione delle edicole.

Se nel suo insieme dunque la legge pare possa essere elemento di soddisfazione per il trade, per la rete di 30mila edicole sparse sul territorio, è giunto il momento di interrogarsi sui passi successivi.

Se le vendite di quotidiani e periodici, settimanali e mensili, poco verosimilmente avranno un recupero, ora che sono possibili alcune aree di recupero di efficienza grazie alle norme soprariportate, resta la domanda relativamente a quale sia l’indirizzo strategico che le edicole vogliono, vorranno, intraprendere.

Alla strada del generalismo, del vendere di tutto o del fornire servizi che già vengono forniti in altri canali [pagamento bollette, ad esempio] con margini inesistenti, privilegio quella della specializzazione sia per aver verificato direttamente che i servizi integrativi sin ora ipotizzati non apporterebbero alcuna marginalità integrativa al canale che per visione strategiuca e coerenza. Grazie all’informatizzazione mi piace pensare alle possibilità esistenti che questo processo consentirebbe, a partire, per citarne almeno una, dalla possibilità di effettuare in edicola il servizio di print on demand, che consentirebbe la quadra tra desiderio di personalizzazione da parte del lettore e mancanza di redditività che questo ottiene online nella sua declinazione all digital.

La specializzazione, con integrazione di servizi e offerta a monte ed a valle rispetto all’attuale modello, e non il generalismo sono LA scelta per il futuro delle edicole. Non ho dubbi.

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Nuotare Controcorrente è Difficile ma Possibile

Guido Veneziani Editore, a cui fanno capo riviste quali «Vero», «Top» e «Vera»,  pubblicazioni “popolari” leader o co-leader nel loro segmento, ha scelto la strada del dialogo con la Rete delle edicole invece di quella maggiormente praticata della contrapposizione o, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.

E’ una case history che merita di essere raccontata.

L’editore ha inserito, circa due anni fa, nel proprio staff la figura del Responsabile dei Rapporti con le Edicole scegliendo una persona di field, un professional con una lunga esperienza sul campo in grado di interpretare necessità e sentiment dei giornalai.

Da allora il tempo non è trascorso invano.

Uno degli elementi di contrasto tra editori e punti vendita sta nella consuetudine di ribaltare sul trade il costo delle operazioni, sempre più frequenti se non permanenti, di cut price, di taglio del prezzo di copertina. Guido Veneziani ha scelto la strada del riconoscimento dell’aggio pieno, indipendentemente dal cut-price, stabiliendo un precedente memorabile mai neppure contemplato dall’accordo [scaduto] nazionale. La tabella comparativa sottoriportata ne esemplifica la concretezza della portata paragonando la maggior marginalità riconosciuta da GVE rispetto ad una testata concorrente.

A questa iniziativa, adottata come pratica da circa un anno, nel tempo si sono aggiunti un forum di discussione, punto d’incontro per mantenere una relazione costante tra le parti, e, di recente, un minisito dove gli edicolanti possono inserire le giacenze delle testate del gruppo editoriale al fine di ottimizzare il processo di distribuzione – resa nei singoli punti vendita. Ottima iniziativa “tampone” in attesa della tanto auspicata, anche in questi spazi, informatizzazione delle edicole.

Iniziative tanto interessanti ed opportune quanto poco considerate sia dai sindacati di rappresentanza della categoria, che invece di cavalcare l’onda del “nuovo” si sono pure messe per traverso, che dalla FIEG  e dagli altri editori associati.

Si tratta di attività che, nella mia personale visione, dovrebbero costituire l’ABC, la base, di quello che in altri canali viene implementato ormai da oltre un decennio in maniera diffusa, collocate nel più ampio spettro delle attività di trade marketing. Un termine, e soprattutto una pratica, sconosciuta al comparto editoriale.

A Guido Veneziani Editore va indubbiamente riconosciuto il merito di aver dimostrato che nuotare controcorrente è difficile ma non impossibile.

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Tanto Tuonò che Piovve

Come molti sapranno è stato annunciato lo sciopero dei giornalai, la serrata delle edicole per il 27-28-29 dicembre prossimi.

Le ragioni della protesta, sintetizzate nel comunicato unitario delle principali sigle sindacali di rappresentanza degli edicolanti,  si basano sulla possibile liberalizzazione della vendita di pubblicazioni editoriali [giornali e periodici] che in base all’articolo 31 potrebbe riguardare i punti vendita, le edicole, unici rimasti dopo la marcia indietro su concessioni autostradali, tassisti e famacisti.

E’ difficile stabilire cosa effettivamente accadrà ma ho deciso di parlarne comunque, sia per rendere giustizia al nome di cui si fregia questo spazio che per fare chiarezza su un tema che gli organi di informazione stanno trattando in maniera, a dir poco, approssimativa e superficiale, limitandosi a pubblicare una sintesi del precitato  comunicato sindacale.

Se dal primo gennaio 2012 alcuni giornali potrebbero chiudere, la situazione delle edicole è di gran lunga peggiore già da tempo.  Negli ultimi anni hanno chiuso circa 8mila punti vendita passando da 38mila a 30mila, riducendosi per oltre un quinto.

Iniziamo subito col dire che questo sciopero, se si farà, è tanto tardivo quanto inutile. A prescindere dalla minaccia di liberizzazione delle licenze almeno 10mila giornalai, quelli esclusivi, quelli cioè che non trattano altre categorie merceologiche [tabacchi, giochi ed altro], hanno ormai il destino segnato, stritolati finanziariamente dai distributori locali che riversano su di loro la necessità di fare cassa inondandoli di pseudo pubblicazioni editoriali in virtù della vetusta ed anacronistica idea che si ha della parità di trattamento.

La convocazione di uno sciopero in questo contesto rischia di essere più strumento di contrattazione nelle mani della FIEG, che forse non a caso in questa circostanza non si è espressa sulla protesta come era avvenuto nelle rarissime occasioni precedenti, per salvare i finanziamenti milionari che lo stato gli elargisce, che non elemento efficace di rivendicazione dei diritti dei peones dell’editoria nostrana.

Il terreno su cui le relazioni di potere operano è principalmente costruito attorno a globale e locale ed è organizzato attorno a reti, non a singole unità. Le reti sono molteplici e le relazioni di potere sono specifiche di ciascuna. Una norma fondamentale di esercizio del potere, comune a tutte le reti, è l’esclusione dalla rete, spiega Manuell Castells. Possibile sintesi dell’abbandono, della colpevole trascuratezza nei confronti della rete di edicole nel nostro Paese.

Avevo già avuto modo di evidenziare la non trascurabile differenza tra liberalizzazione e libertà, sono concetti, credo di poter dire, che restano a distanza di due anni dalla pubblicazione di scottante attualità.  Senza una revisione complessiva del sistema la eventuale liberalizzazione delle edicole sarà solo ulteriore elemento di peggioramento che non apporterà alcun beneficio concreto alla filiera editoriale.

La tendenza a buttare via il bambino con l’acqua sporca, come si suo dire comunemente, era già emersa dal dibattito condotto sul tema all’ International Journalism Festival 2011. Dibattito al quale, nonostante i miei ripetuti inviti, non si erano presentati rappresentanti della distribuzione locale. Tematiche e problematiche che mi pare siano spiegate con sufficiente chiarezza e dettaglio sino al punto di divenire non solo propedeutiche alla risoluzione dei problemi ma addirittura didascaliche.

Quale sia la mia visione sull’edicola del futuro ed il futuro delle edicole mi pare di averlo espresso con chiarezza da tempo. Opinione che complessivamente non ho cambiato.

Credo che all’eventualità di una serrata debbano essere sostituiti, o perlomeno affiancati, strumenti e mezzi di maggior attualità, come dimostra la portata delle proteste degli “indignados” nel mondo occidentale,  che sin ora non sono mai stati sperimentati dai giornalai [e tanto meno dalle loro rappresentanze] spesso rinchiusi su se stessi in gruppi su Facebook che, ahimè, fungono più da “sfogatoio” che non da aggregatore di ri-soluzioni.

Mezzi e strumenti che servono ad attirare l’attenzione sui problemi, spesso sconosciuti ai più nell’opinione pubblica, sintetizzati sin qui, ai quali affiancare la concretezza di soluzioni ed azioni che non hanno più il tempo di essere rinviate oltre.

In tale ipotesi non posso che ribadire, confermare, la mia completa disponibilità già espressa pubblicamente a più riprese, a mettermi a disposizione con le mie competenze di coloro che, finalmente, volessero fare un lavoro serio, degno di questo nome al riguardo.

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Idee per il Marketing delle Edicole

Fiorello, apprezzato showman, da circa un paio di settimane effettua quotidianamente una sorta di rassegna stampa live.

Dall’interno del negozio del proprio edicolante di fiducia tutte le mattine dialoga, con l’ironia e la simpatia che lo caratterizza, sulle notizie del giorno sfogliando le principali testate giornalistiche.

Ne nasce un video di circa tre minuti che viene caricato sul sito di «Vanity Fair», che pare sponsorizzi l’iniziativa, e diffuso su YouTube amplificandone ulteriormente la portata della diffusione.

Mi pare una bella idea per, finalmente, fare promozione in maniera intelligente del canale edicole. Sindacati di categoria e FIEG sono pregati di prendere nota.

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Le Promozioni dei Settimanali vanno a Rotoli

Il numero in edicola quest’oggi di “Di Più Settimanale” è incellophanato per veicolare, come sempre più spesso avviene, inserti pubblicitari.

Nel caso specifico si tratta di un magnete, di quelli che pare alcuni amino attaccare al proprio frigorifero, che è la micro rappresentazione dei rotoli asciuga tutto di una nota marca di quel segmento di mercato.

Sono, almeno, tre gli aspetti che emergono da questo caso.

In estrema sintesi:

  1. Ingombro che non consente esposizione a scaffale nella maggior parte delle edicole
  2. I “micro-rotoloni” coprono la comunicazione, l’altro inserto pubblicitario che la rivista contiene oscurandone la visione e creando una potenziale associazione che non è certamente ideale
  3.  Assenza totale di comunicazione tra editore ed edicolanti che dà luogo alle fantasie più diverse nei gruppi di giornalai su Facebook. Confermando così, purtroppo, la carenza assoluta di qualsivoglia concetto di trade marketing e rendendo un pessimo servizio agli inserzionisti che avrebbero potuto ottenere se, banalmente, fosse stato suggerito di esporre al contrario la rivista, laddove possibile, per evidenziare il magnete “che tanto piace”.

La quadra sul perchè gli investimenti pubblicitari e le vendite dei periodici vadano, in questo caso letteralmente, a rotoli.

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Cara Grazia

Il canale edicole rappresenta ancora oggi mediamente l’80% dei ricavi [vendite e pubblicità su carta stampata] del settore nel nostro paese, ciò nonostante l’attenzione degli editori alla relazione con il trade, con i giornalai, è praticamente assente.

Non esistono politiche di canale, vi è una totale carenza di azioni di trade marketing e l’attenzione al punto vendita si limita alla produzione di locandine di dubbio gusto e fattura da esporre non si capisce bene dove.

Uno dei tanti elementi di frizione tra gli edicolanti e gli editori riguarda le azioni di cut price che, decise unilateralmente, contrariamente a quanto avviene in altri canali, vanno ad intaccare i margini dei giornalai come spiegava molto bene nel suo commento Massimo Ciarulli.

In uno dei tanti gruppi di aggregazione spontanea di edicolanti su Facebook è in atto una protesta contro il settimanale Grazia che in occasione del restyling/rilancio verrà veicolato per 4 settimane a 0,50€. La protesta questa volta, invece che contro l’editore come in passato, mira dritta al cuore rivolgendosi agli investitori pubblicitari, attraverso una mail che viene loro inviata, che hanno deciso di pianificare su quella rivista richiamando la loro attenzione sulla decisione di non esporre la rivista, vanificando dunque, almeno in parte, l’effort promozionale e, per traslato, la penetrazione delle campagne pubblicitarie.

c.a. DIREZIONE COMMERCIALE
Certamente sarete a conoscenza che il settimanale GRAZIA Ed. Mondadori per proprie strategie di Marketing verrà distribuito per un intero mese con prezzo speciale a 0,50. Tale prezzo permette all’editore di far conoscere al grande pubblico il proprio prodotto, ma il conseguente guadagno di appena 4cent per ogni giornale venduto, oltre a ledere la dignità di noi GIORNALAI, ci sacrifica materialmente ed economicamente
La vostra AZIENDA in questo giornale ha investito economicamente, con una intera pagina per pubblicizzare il proprio marchio, e nello specifico nel N° 31 01/08/2011; è nostro dovere comunicarvi che NON sarà nostro interesse tenere in evidenza e “ben esposto” il settimanale in oggetto, e certamente la nostra professionalità non verrà sfruttata per incentivare i nostri clienti all’acquisto di questa pubblicazione. Pare evidente alla prova dei fatti che privilegeremo la vendita di “illustrati” con prezzi e aggi che non mortifichino ancor di più la nostra categoria; ciò comporterà un sicuro calo di “lettori effettivi” del settimanale GRAZIA con un conseguente calo di visibilità della vostra pubblicità.
Certamente il vostro ufficio marketing potrà utilizzare i mezzi adatti per confrontare a fine campagna le statistiche di vendita del Settimanale GRAZIA, sia con la linea di “previsione”, sia quella di vendita “accertata”, e potrà certificare se l’investimento in pubblicità risulterà positivo o deficitario
Distinti saluti

Il rilancio di un prodotto, di qualsiasi prodotto, è sempre un’operazione costosa e difficile, non mi risulta che si possa ipotizzare di avere successo senza coinvolgere il trade in tali operazioni.

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