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Sindrome dell’equilibrista & Prospettive del futuro dell’informazione

“Se tracci una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perchè non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo” – Hermann Hesse

Ai contributi di Luca De Biase e Marco Formento, ed alle integrazioni da Giornalaio offerte dal sottoscritto, si è aggiunta la visione di Vittorio Pasteris sul tema delle prospettive del futuro dell’informazione.

Sono prospettive diverse che mi pare si compenetrino e diano un senso compiuto all’idea di rete e di lavoro collettivo di cui spesso si parla, come lo stesso De Biase deve aver constatato decidendo di raccoglierle ed integrarle prendendo a pretesto – nel senso buono del termine – il festival del giornalismo prossimo venturo.

I temi su cui verte la discussione sono fondamentalmente tre, con un quarto aspetto, legato alle logiche commerciali e distributive, introdotto dal sottoscritto e ripreso da Pasteris:

  1. Valore e valorizzazione dell’informazione
  2. Ambiente – Macroscenario di riferimento e professionalità richieste
  3. Tecnologia – Ruolo e prospettive di uso
  4. Sistema distributivo

Sono aspetti interdipendenti che inevitabilmente si intersecano tra loro, schematizzati per semplicità e sintesi.

Rifacendomi concettualmente alla citazione di Hesse proposta in apertura, voglio tentare di approfondire ad ampliare riflessioni e contributi sul tema [ri]partendo, in particolare, dalle nuovissime prospettive offerte dallo stimato professionista torinese.

1] Valore e valorizzazione dell’informazione:

Mi pare emerga con forza, con particolare riferimento ai quotidiani, ma non solo, il concetto, l’ idea, di informazione. Questa constatazione, apparentemente banale, comporta l’ipotesi che il prodotto [da vendere] non sia il suo supporto, il contenitore ma il contenuto; l’informazione ed, appunto, il suo valore.

Non vi è dubbio che l’ecosistema delle notizie sia variegato e composito per definizione, articolato per interessi, necessità di approfondimento, rilevanza del fattore tempo, divenendo sempre più processo evolutivo. In quest’ ottica gli asset strategici sui quali il valore e la valorizzazione dell’informazione si fonda sono costituiti dall’utenza, dai lettori, e dal rapporto fiduciario che i media saranno in grado di [ri]costruire con loro.

Il valore attribuito da un consumatore [vale assolutamente anche per l’informazione/le notizie] è pari al rapporto tra il livello di soddisfazione che associa all’insieme dei benefici percepiti ed il costo – o sacrificio – associato alle modalità di acquisizione ed il godimento dei suddetti benefici considerando sia le componenti monetarie che non monetarie.

Sono aspetti che, tra gli altri, ho avuto modo di evidenziare sin dall’inizio all’interno di questi spazi ed in particolare [scusate le reiterate autocitazioni] sono stati esaminati nei tre articoli sottostanti ai quali, per sintesi, rimando per tutti di dettagli e gli approfondimenti del caso:

Non esistono, ad oggi, modelli di business per l’editoria diversi da quelli che sin ora hanno generato ricavi per l’editoria. Se è vero, come ricorda Pasteris, che “la pubblicità resta la voce di ricavo più sensata e il modello di business più probabile” non bisogna, come è stato fatto invece nell’ultimo decennio, considerare esclusivamente il lettore come merce di scambio con gli investitori pubblicitari ai quali vendere numeri di copie e di contatti.

I mercati sono conversazioni intangibili da valorizzare, senza lettori, senza riportare l’individuo nella sua centralità, senza appropriarsi delle aree di quella che, per differenziazione concettuale dalla customer satisfaction, è stata da tempo definita human satisfaction non sarà possibile possibile, a mio avviso, ipotizzare prospettiva alcuna per il futuro dell’informazione.

Coinvolgimento del lettore, creazione del senso di comunità ed identificazione nella stessa, anche grazie agli strumenti ed all’interattività che il web consente, sono senza dubbio gli elementi chiave del conclamato successo del “Fatto” a supporto della bontà delle tesi sin qui sostenute, che anche “Il Sole 24 Ore” sta, faticosamente, iniziando a percorrere.

Continuerò nei prossimi giorni l’approfondimento dedicandomi in particolare all’area relativa al sistema distributivo che mi vede direttamente coinvolto. Se, nel frattempo, qui o altrove, voleste integrare ulteriormente la discussione non potrà che essere elemento di arricchimento del percorso.

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Nuove prospettive sul futuro dell’ informazione – Contributi da Giornalaio

“Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi fissano le stelle”.

La frase di Oscar Wilde credo riassuma perfettamente la situazione attuale, e le speranze di rinascita, sia in termini generali che con specifico riferimento al comparto editoriale.

Luca De Biase, nell’articolo Nuove prospettive sul futuro dell’informazione, con la competenza e la professionalità che lo distinguono dalla massa di molti suoi colleghi, sintetizza in tre punti quelli che sono a suo avviso gli aspetti salienti e qualificanti per un futuro – redditizio – dell’editoria.

Visione che viene integrata e specificata dalle interessantissime postille di Marco Formento.

Uno degli aspetti che emerge è relativo alle nuove professionalità richieste per soddisfare l’evoluzione dell’utenza, elemento che peraltro viene specificato con chiarezza anche nel successivo articolo che, in qualche modo, integra il precedente, richiamando con maggior vigore la massima di Wilde qui riportata.

Per quanto riguarda le professionalità richieste credo che una lettura dell’ Observatoire des métiers de la presse, ed in particolare all’area della Cartographie des métiers de la presse che mappa con estrema precisione l’elenco di tutte le funzioni coinvolte nel processo di realizzazione di un prodotto editoriale, suddividendole per aree di competenza [dalla elaborazione e produzione di contenuti sino alla logistica], sia elemento di straordinaria chiarificazione al riguardo. Sotto questo profilo vale anche la pena di ricordare come la carta stampata sia il settore che assorbe attualmente circa il 70% dei giornalisti impiegati.

Sempre in termini di completezza di informazione e di visione, credo possa valere la pena di riprendere i passaggi salienti dei direttori dei principali quotidiani riportati dalla rivista che ho già avuto modo recentemente di citare. In sintesi:

  • Ferruccio De Bortoli – Corriere della Sera: “[….]Meglio guardare in faccia la realtà e riboccarci le maniche. Tutti insieme. Noi che confezioniamo l’informazione quotidiana e voi che la distribuite nella società. Voi [gli edicolanti] che rimanete sempre il punto di riferimento principale per le aziende editoriale e, soprattutto, per i lettori.”
  • Ezio Mauro – La Repubblica: “L’edicola….è un luogo dove si incontrano l’offerta di informazione e il diritto consapevole di essere informati. I lettori fermano l’automobile, scendono dal tram per cercare in edicola proprio questo. Questo luogo dove si cerca e si offre informazione”.
  • Carlo Verdelli – La Gazzetta dello Sport: “[….] La cosa che mi fa più felice come direttore è vedere qualcuno, la mattina, che si avvicina al chiosco verde, posa un euro e se ne va con una copia della Gazzetta sotto braccio. Quel gesto, il posto dove avviene, è il fulcro di tutta l’attività giornalistica…..L’edicola di nuovo al centro del sistema dell’informazione scritta: ecco secondo me la vera sfida che ci aspetta”.
  • Gianni Riotta – Il Sole 24 Ore: “E’ possibile una democrazia senza giornali quotidiani? No. Sono immaginabili, in Italia, giornali quotidiani senza edicole? Credo di no.”

Certamente sono parole adattate al contesto ma non posso , non voglio, pensare che siano solo questo; spero davvero che riflettano anche effettivamente l’opinione, il sentimento, di quelli che sono i direttori dei principali quotidiani del nostro paese.

Legittimamente ciascuno osserva la situazione dalla propria prospettiva, come disse Konrad Adenauer “viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”, ma non posso che esprimere il mio sconcerto ed il mio rammarico per il silenzio che vige sul ruolo di giornalai ed edicole anche da parte di persone nei confronti delle quali nutro sincera stima e considerazione.

Mentre in altri settori di mercato la distribuzione ha un ruolo determinante nelle politiche delle imprese fornitrici, gode di meritato rispetto e di dovute attenzioni, in campo editoriale a nessun livello vi è traccia di interesse, di una benché minima progettualità che coinvolga la distribuzione.

Non esiste, ad oggi, nel nostro paese, convegno, festival, conferenza o incontro che tratti i temi dell’informazione e del suo futuro con il contributo dei protagonisti della distribuzione commerciale dei prodotti editoriali. Tutto il settore appare disinteressato alla costruzione di percorsi di rivitalizzazione dell’editoria attraverso la partecipazione della distribuzione, si immaginano, si progettano, nuovi prodotti e nuovi scenari senza menzione o considerazione alcuna del ruolo dei punti vendita, perpetuando il loop di nuovi mezzi e vecchi problemi. L’unica eccezione alla attuale desolazione è rappresentata dalle raccomandazioni di Econsultancy che, vivaddio, all’interno dei 5 punti cardine per un modello di successo [e redditizio] delle pubblicazioni editoriali include anche il suggerimento esplicito: “Think like a Retailer”.

Continuare il dibattito sul futuro dell’informazione e dell’editoria senza ascoltare la voce, senza dare spazi, alla distribuzione è portare avanti un discorso monco sin dall’inizio che inevitabilmente porterà a conclusioni altrettanto tanto parziali quanto provvisorie. Mi pare la si chiami visione strategica, torneremo a parlarne ben presto, statene certi.

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