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Engagement del Lettore

«Slate» ha pubblicato i dati forniti da Chartbeat, società di web analytics focalizzata sul mondo editoriale, con le percentuali di lettura da parte delle persone.

Nell’articolo “You Won’t Finish This Article. Why people online don’t read to the end” sono pubblicati alcuni grafici di sintesi dai quali emerge come i lettori della testata in questione non scrollino, punto che richiama quanto sostenevo ieri sulla lunghezza delle home page di molti quotidiani online.

Emerge inoltre come mediamente venga letto il 50% del contenuto testuale di un articolo mentre nella stragrande maggioranza dei casi vengono visti integralmente i contenuti che hanno la presenza di video e/o foto.

SlatePercentScrolled

L’autore dell’articolo si preoccupa profondamente del deficit di attenzione da parte delle persone e mostra, con altri grafici, come vi sia una bassissima correlazione tra la condivisione di articoli su Twitter e la loro lettura completa dimostrando, o forse per meglio dire confermando, che ahimè la maggioranza delle persone non legge ciò che poi condivide, segnala ad altri.

L’effetto negativo di Internet sull’attenzione è un fatto sufficientemente noto ma è opportuno andare al di là di questo aspetto per riflettere su cause e concause di questo fenomeno per quanto riguarda l’informazione.

I dati, come sopra citato, mostrano come elementi di multimedialità forniscano un contributo fondamentale alla lettura completa dei contenuti.  Il caso di “Snow Fall” del «The New York Times», che ha ottenuto recentemente il premio Pulitzer per la sua narrativa evocativa, è il miglior esempio di integrazione multimediale.  Troppo spesso si afferma che la lettura online è veloce e che dunque gli articoli devono necessariamente essere brevi. Affermazione che probabilmente nasce da una confusione che non è solo di linguaggio tra veloce e distratta, tra disinteressata [nel senso di non interessata, non interessante] e coinvolta.

Inoltre, secondo uno studio condotto dall’ University of Bristol e dalla School of Journalism della Cardiff University pubblicato a fine 2012, i giornali soffrono di un deficit di leggibilità e chiarezza. La missione dei giornalisti è rendere comprensibile ed avvicinare i lettori all’informazione senza rinunciare alla profondità, anzi, aumentando però al tempo stesso la comprensione e riducendo il più possibile il rumore di fondo che assopisce l’intelligenza ed il giudizio del pubblico.

Il problema non è che le persone sono distratte, il problema è che evidentemente la maggioranza dei giornali non è in grado di interessarle, di coinvolgerle. E’ questo l’aspetto sul quale è necessario focalizzare l’attenzione.

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I Fantasmi del Giornalismo

E’ stato pubblicato meno di un mese fa “Il giornalista fantasma” e-book a cavallo tra il saggio ed il giornalismo narrativo, più spesso noto come long form journalism, scritto dall’amico Carlo Felice Dalla Pasqua, caposervizio della redazione Internet del «Gazzettino».

Lettura davvero consigliata per grandi e piccini, per chi si occupa di giornalismo da tempo e per i giovani che si stanno avvicinando alla professione, descrive con puntualità ed efficacia le trasformazioni del mestiere di giornalista e l’impatto del digitale, dell’online per le redazioni e i giornali nel loro insieme.

Credo che il modo migliore per spiegare il libro, ed incentivarne la lettura, sia riprendendone un passaggio, quello a pagina 15 che mi ha colpito più di altri, nel paragrafo che inizia all’insegna di “Mostrare la notizia, non raccontarla” e che esprime concetti che anche il sottoscritto, tra gli altri, ha cercato di identificare.

La notizia non può più essere soltanto detta, deve essere mostrata: il giornalista più bravo è colui che la mostra meglio, non colui che la scrive meglio o la scrive per primo. Nel tempo dell’information overload si perde il valore assoluto della velocità (basta non arrivare dopo due giorni) ed emerge più nitido quello della precisione, che è come un customer care efficiente di un’azienda. E’ chiaro che in questo contesto, anche la tanto raccomandata brevità perde valore assoluto: il lettore si concede forse meno tempo prima di leggere, ma ne trova ancora meno quando si rende conto che le notizie sono quasi tutte uguali su qualunque giornale. Essere originali ed essere anche lunghi (senza esagerazioni) può essere una carta vincente per recuperare l’attenzione dei lettori.

Il libro, in una domenica di pioggia come oggi, si legge in giornata e consente di far lavorare la propria testa ad un costo davvero irrisorio. Un’occasione da non perdere per scacciare i fantasmi del giornalismo.

Ad integrazione, il video su perchè il passato è diverso dal futuro, constatazione apparentemente banale sulla quale poi non si riflette mai abbastanza in realtà.

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