Archivi tag: libri

Il Passaggio dal Business Tradizionale a quello Digitale per l’ Industria dell’ Informazione

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory, partendo da uno studio sul passaggio dal business tradizionale a quello digitale per l’industria dell’Informazione pubblicato da Boston Consulting Group, viene fatto il punto su come le imprese editoriali che nascono dalla carta stampata possano sopravvivere alla transizione dando uno sguardo a quali siano i KPI, gli indicatori di prestazione, in  questo percorso.

Paper

Sempre in tema, per gli amici di LSDI, la mia recensione di “News(paper) Revolution” libro su ‘’l’ informazione online al tempo dei social network’’, come recita il sottotitolo, in vendita da pochi giorni. Saggio sulle modalità di approccio dei quotidiani alla Rete, di cui ne ripercorre le evoluzioni dalle primissime sperimentazioni degli anni novanta ad oggi, su alcuni dei tratti distintivi del Web, a cominciare ovviamente da multimedialità ed interattività, e sul modo con il quale vengono utilizzati i social network da i feed RSS a Twitter e Facebook passando per Instagram e Reddit.

Buona lettura.

newspaper-revolution-umberto-lisiero

Lascia un commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Scenario dei Media 2012 – 2016

Se il rapporto “The medium is the message*: Outlook for magazine publishing in the digital age” segnalato ieri si concentrava sulle evoluzione delle pubblicazioni periodiche [settimanali e mensili], la pubblicazione, sempre da parte di PriceWaterhouseCoopers, di “Global entertainment and media outlook: 2012-2016” permette di verificare con buona approssimazione, trattandosi di previsioni, le tendenze dell’industria dell’informazione sulle quali vi è stato un fitto confronto nei giorni scorsi.

Confronto, per chi se lo fosse perso, al quale hanno partecipato, in ordine cronologico: Pier Luca Santoro, Giuseppe GranieriLSDI, Pier Luca Santoro, Giuseppe Granieri, LSDI, Marco Dal Pozzo, Pier Luca Santoro, Luca De Biase e LSDI.

Il rapporto realizzato dalla PWC è relativo sia all’intrattenimento, all’industria del tempo libero nelle sue diverse forme: dalla musica al gioco, che a mezzi di comunicazione. Per brevità ed interesse mi concentrerò sulle tendenze emergenti relativamente al solo comparto dei media, con particolare attenzione alle evoluzioni previste per quotidiani e  periodici, rimandandovi alla lettura completa del documento per ulteriori approfondimenti su aree di vostro specifico interesse.

Lo studio analizza le tendenze in atto e ne prevede le evoluzioni per 48 nazioni del mondo Italia inclusa.

Complessivamente la crescita del digitale nel medio – lungo periodo, prossimi 5 anni, appare meno importante di quanto ci si potesse immaginare passando dalla quota attuale del 28% a quella del 38% nel 2016. I supporti, i mezzi tradizionali continueranno anche nel futuro prossimo a mantenere la quota maggioritaria.

Copyright © 2012 Global Entertainment & Media Outlook. All rights reserved.

A. I LIBRI:

La metà del mercato digitale sarà negli USA che arriverà complessivamente [carta + ebook] a 21mila milioni di dollari rispetto agli attuali 19.500 [+7,7%]. In Europa il calo delle vendite di libri non sarà sostituito dalla crescita del digitale. Nel caso dei libri di testo la situazione resterà praticamente uguale.

B. CINEMA:

I ricavi cresceranno del 3,1%. Il consumo casalingo di video digitali raddoppierà nel prossimo quinquennio arrivando a pesare il 36% del totale mercato. Lo streaming di film on demand [a pagamento] in Rete supererà il valore delle sottoscrizioni ai canali a pagamento.

C. RADIO:

Il mercato radiofonico crescerà del 3,5% da qui al 2016. Due terzi dei ricavi del settore deriveranno dalla pubblicità. Radio digitali e radio online nonj vedranno crescere in maniera significativa le loro revenues. Gli abbonamenti ai canali radiofonici satellitari saranno quelli con il maggior tasso di crescita ma manterrrano un peso relativamente modesto con una quota sul totale del 9,5%.

D. TELEVISIONE:

A livello mondiale si prevede una crescita del 6,6% degli investimenti pubblicitari; uno sviluppo legato all’avanzare della diffusione di contenuti e pubblicità multipiattaforma anche su tablet e smartphones. La televisione tradizionale, “terrestre”, continuerà ad essere qualla che si accaparra la fetta maggiore. La Russia supererà l’Italia diventando così il mercato pubblicitario televisiovo più importante d’Europa.

Copyright © 2012 Global Entertainment & Media Outlook. All rights reserved.

E. PUBBLICITA’ ONLINE:

Da qui al 2016 PWC prevede una crescita del 15,9%. La search a pagamento continuerà ad essere la parte più rilevante del mercato, buona la crescita di banner/display grazie anche al tempo passato dagli utenti, dalle persone, nei diversi social network. Nonostante tassi di adozione e penetrazione straordinari per smartphones e tablet il mobile advertising resterà il fanalino di coda come valori investiti.

Giornali e periodici, come vedremo più avanti, beneficieranno complessivamente poco della crescita degli investimenti online.

Copyright © 2012 Global Entertainment & Media Outlook. All rights reserved.

F. GIORNALI:

Vi è un rapporto diretto tra diffusione della banda larga e circolazione, vendite, dei giornali; a minor diffusione corrispondono maggiori vendite e crescita dei ricavi pubblicitari e viceversa. Da questo punto di vista l’Italia si trova a metà strada tra le tendenze degli Stati uniti e Gran Bretagna e quelle di Argentina o India.

In Europa gli abbonamenti alla versione digitale dei quotidiani raggiungeranno una quota significativa nel 2016 compensando in parte la tendenza negativa della versione cartacea senza mai però consentire il ritorno ai livelli antecedenti al 2009. Una previsione che potrebbe incoraggiare a puntare tutto, o quasi, sul lettore.

Copyright © 2012 Global Entertainment & Media Outlook. All rights reserved.

Negli Stati Uniti rallenta il calo della raccolta pubblicitaria ma la quota dell’online resta assolutamente minoritaria.

Copyright © 2012 Global Entertainment & Media Outlook. All rights reserved.

G. PERIODICI:

Si dovrebbe assistere ad una stabilizzazione delle vendite  anche in Europa, continente dove le vendite di settimanali e mensili sono le maggiori al mondo.

L’area digitale triplicherebbe addirittura ma la quota resterebbe assolutamente minoritaria con la versione cartacea a farla da padrone ancorpiù che per i quotidiani.

Copyright © 2012 Global Entertainment & Media Outlook. All rights reserved.

Pare insomma che le mie previsioni controtendenza di ottimismo e di un futuro anche per la carta vengano confermate nel complesso. Resta da lavorare, da un lato, sul ruolo di ciascun formato in un’ottica multipiattaforma di convergenza tra le distinte versioni e, dall’altro lato sull’ottimizzazione nella gestione dell’esistente e all’individuazione di nuove forme di ricavo oltre a vendite e pubblicità.

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Mediactive

Dan Gillmor, imprenditore, giornalista e direttore del Knight Center for Digital Media Entrepreneurship, autore di We the Media, pietra miliare sulle evoluzioni dei media e dell’ecosistema delle notizie, ha pubblicato ora un testo straordinario incentrato sugli sviluppi e sui modelli di business possibili a partire dall’attuale scenario.

Mediactive si divide in tre parti.

Nella prima si traccia una sintesi dello stato dell’essere attuale, delle problematiche economiche, della scarsa criticità del potere e dell’eccesso di sensibilità nei confronti delle nuove proposte emergenti dal web e nel mondo digitale più in generale.

La seconda parte si concentra sui mezzi, gli strumenti ed i sistemi per produrre un giornalismo migliore. Una sezione “pratica”, dedicata a tutti coloro che vogliono comprendere come usare al meglio gli strumenti attualmente disponibili per rendere un servizio di qualità alla propria comunità di riferimento.

Nella terza vengono trattati i temi macro di sviluppo. Sono identificate le linee guida per l’insegnamento del giornalismo, la legislazione, il rapporto con l’utenza e la network neutrality.

Come recita la copertina del libro: ” We’re in an age of information overload, and too much of what we watch, hear and read is mistaken, deceitful or even dangerous. Yet you and I can take control and make media serve us –all of us–by being active consumers and participants. Here’s how“.

Il libro è arricchito ulteriormente dalla prefazione realizzata da Clay Shirky.

Sono disponibili in 3 versioni: quella tradizionale cartacea, e-book e liberamente scaricabile in pdf.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Nuovi Prodotti Editoriali, Scenari Editoriali

Books vs E-Books

La scorsa settimana il dibattito, la conversazione,  per chi si interessa al comparto editoriale nel suo complesso, è stata fortemente incentrata sul comparto dei libri.

La notizia della decisione da parte di Barnes & Noble di mettere sul mercato la propria catena di librerie  ed il sorpasso della vendita di libri elettronici rispetto ai tradizionali per Amazon, hanno rinsaldato le previsioni di chi vede un futuro tutto digitale in campo editoriale.

Nicolas Negroponte si schiera apertamente dalla parte di non vede altra possibilità che non sia la morte del libro fisico al quale fa Eco chi invece mette la mano sul fuoco sui volumi di carta.

Riferimenti, tanto equilibrati quanto qualificati, sul tema sono stati proposti da Giuseppe Granieri nei giorni scorsi fornendo spunti diversi al riguardo.

Da parte mia ritengo che la decisione di Kindle, il più celebre dei lettori per libri elettronici, di introdurre dei videogames sia un segnale altrettanto forte di dove realmente il mercato sia ed andrà a collocarsi.

Non ho, ovviamente, una risposta certa al futuro dei libri, ma resto sorpreso da come si ragioni sempre in termini di alternativa invece che di integrazione.

E’ la stessa domanda che si pone Newsweek in un articolo sul tema che viene corredato da un’interessante infografica nella quale capeggia il quesito “does one have to win?” [deve per forza vincere solo uno?].

Nell’epoca in cui si celebra il concetto di win-win, sorprende spiacevolmente come il confronto sia prevalentemente in termini di contrapposizione.  In una nazione come l’Italia in cui l’alphabetical divide è una triste realtà, le preoccupazioni dovrebbero incentrarsi su altri aspetti e la ristretta minoranza di lettori attivi concentrarsi su come facilitare un percorso virtuoso invece di lasciarsi andare  a conflitti ideologici e previsioni che lasciano il tempo che trovano.


1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Segnalibro

Al passo coi tempi il segnalibro disegnato da Igor “Rogix” Udushlivy, parte analogica e parte digitale.

Per stamparlo può essere scaricato in diversi formati.

Resta solo un dubbio: IVA 4 o 20%?

[Via]

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Personal

Il Potere della Confindustria

La settimana scorsa la Confindustria ha celebrato i 100 anni, un’occasione importante per rinnovare le richieste al presidente del Consiglio, come al solito presente e partecipe, rinsaldare il consenso degli associati sulla linea d’azione, convocare la grande imprenditoria privata e pubblica, i sindacati, i più importanti rappresentanti delle istituzioni e dei partiti politici. Non è la prima volta che la massima organizzazione imprenditoriale italiana fa esibizioni simili.

E’ rituale ormai che in tali circostanze il governo rassicuri sul suo sostegno o addirittura sull’identità di vedute, che una parte dei sindacalisti si affretti a simpatizzare, che i rappresentanti delle istituzioni tacciano o si distinguano con altre dichiarazioni in sede propria. Le assemblee della Confindustria sono occasioni fatte per ascoltare e la sintonia totale o parziale delle forze di governo è data per scontata, pena il dissenso rumoroso di una platea che conosce il suo peso.

L’influenza della Confindustria e dell’imprenditoria sul governo e i partiti moderati è documentata da Filippo Astone, giornalista del settimanale economico «Il Mondo», nel libro <<Il partito dei padroni>>. Come Confidustria e la casta economica comandano in Italia», Longanesi, Milano, 2010.

L’autore ricorda l’anomalia di un’organizzazione, capace di condizionare il potere politico, ramificata sul territorio con 18 organizzazioni regionali, 21 federazioni di settore, 3 di scopo, 97 strutture di categoria, 258 organizzazioni associate, oltre alla sede centrale di Roma, guidata da un presidente con pieni poteri e da boiardi silenziosi, che riceve contributi per 506 milioni di euro e arriva a un miliardo, sommando i ricavi delle società controllate, che sono il «Sole24Ore», la LUISS di Roma e una galassia di altre aziende, editrici di giornali come l’«Arena», «Il Giornale di Bergamo», «Il Giornale di Vicenza», società di certificazione della qualità, di software, della fotografia, dell’editoria libraria.

Confindustria ha circa 4 mila dipendenti diretti, rappresenta 142 mila imprese, che danno lavoro a poco meno di 5 milioni di persone. Dispone di una ricchezza e un potere, che non ha nessun partito o sindacato in Europa, talchè il suo presidente è una delle figure di massimo rilievo e a livello locale conta più il presidente della Confindustria provinciale che il sindaco.

Astone ritiene che la vocazione ad essere partito la Confindustria ce l’abbia nel DNA. Cita a sostegno la decisione costitutiva, dei fondatori, Louis Bonnefon Craponne e Gino Olivetti, il primo presidente e il primo segretario, che nel 1910, a Torino e poi radunando le federazioni di Piemonte, Liguria, Milano e Monza, vagheggiarono di dar vita a un vero e proprio «partito degli industriali». Ma, nel confronto allargato, trovarono più conveniente dare il contributo di mezzi finanziari, idee e uomini ai partiti conservatori e reazionari per favorirne l’ascesa al governo.

Hanno avuto così appoggio Mussolini, Fanfani, Andreotti, Craxi e Berlusconi.

Come scrisse Ernesto Rossi nel 1955, «invece di fondare un partito nuovo, trovavano un cavallo che si prestava bene a portarli dove desideravano».
La trasformazione di «Confindustria in partito» avviene soprattutto negli anni di Tangentopoli e dello sgretolamento dei partiti tradizionali. Nel biennio 1992-94, l’organizzazione imprenditoriale diventa un soggetto politico, che contratta direttamente con i sindacati e i governi tecnici di Amato, Ciampi e Dini.

Le privatizzazioni di ENI, ENEL, Finmeccanica e Telecom portano allo scioglimento dell’Intersind, la loro organizzazione imprenditoriale e all’ingresso in Confindustria, che in tal modo accresce il suo potere già forte. Si dà vita alla concertazione e la presidenza del tempo, di Luigi Abete, sostiene l’azione di «Mani pulite», dando l’ultima spallata alla prima Repubblica.

Nel 2000 è il turno del piccolo imprenditore campano Antonio D’Amato, che stringe un patto di ferro con Berlusconi per un programma liberista sul modello tatcheriano.

Il fallimento di questa visione e dell’esclusione del maggiore sindacato italiano, complemento indispensabile di una scelta autoritaria, sono fattori di una grave crisi economica, politica e sociale. Contribuiscono a portare alla ribalta della Confindustria il presidente più «innovatore», propenso al confronto con le rappresentanze del mondo del lavoro. Luca Cordero di Montezemolo chiude la parentesi D’Amato e comincia a «giocare di sponda tra centrodestra e centrosinistra, strizzando l’occhio al secondo».

E’ l’uomo che cumula il maggior numero di ruoli imprenditoriali, mai posseduti da altri fino ad allora, un protagonista, ampiamente legittimato a negoziare e a dare indicazioni a nome del capitalismo nostrano. La sua presidenza coincide con una breve legislatura di governo del centrosinistra, caduto per l’aspra opposizione del centrodestra, che non si fa scrupolo di usare nessun mezzo e per l’insoddisfazione delle componenti interne, più orientate a soddisfare le richieste immediate di riequilibrio sociale.

La successione di Emma Marcegaglia è data quasi per scontata. E’ donna, da sempre in Confindustria, quarantenne, dotata di un temperamento, che l’ha fatta soprannominare «Black&Decker». Viene scelta per «rimettere al lavoro l’organizzazione». E’ eletta con il 99,2% dei voti, mentre si svolge la campagna per le elezioni legislative, dopo le dimissioni del governo Prodi. Decide di camminare mano nella mano con Silvio Berlusconi, uscito vincitore dalle urne a capo di una coalizione, che ritorna al governo con una legge elettorale maggioritaria, «una porcata», secondo un esponente della nuova maggioranza.

La nuova presidente è eletta mentre scoppia la più grave crisi economica da sessant’anni, che il nuovo governo trascura, mentre rimanda le costose promesse fatte per avere consenso. Per lo stretto legame governativo, Marcegaglia è accusata d’immobilismo e di sudditanza alle esigenze del presidente del Consiglio.

Il libro di Astone si conclude con un capitolo, intitolato «La casta di lorsignori», che ricorda la meritocrazia made in Italy, le scatole cinesi di controllo delle aziende, i casi più clamorosi del familismo e dell’imprenditoria in un paese, incrocio di caste.

Sappiamo che all’assemblea della settimana scorsa il presidente del Consiglio, in difficoltà con il suo partito, non si è speso più di tanto a sostenere la sua alleata, anzi ha rivelato che la sera prima la presidente Marcegaglia era andata a trovarlo per fargli leggere il discorso preparato. Un gesto che potrebbe significare la fine di un’alleanza e portare a una maggiore attenzione della presidente alle istanze della piccola e media impresa.

Il libro di Astone è ricco di informazioni e di richiami ad avvenimenti e pareri autorevoli. L’abilità giornalistica dell’autore si rivela nel continuo collegamento delle une e degli altri con un percorso avvincente, che fa riflettere il lettore sulla realtà di un ambiente instabile, delle «mille confindustrie», che sopravvive tra guerre e intrighi.

Estratto da: Iriospark

1 Commento

Archiviato in Media & Finanza, Scenari Editoriali

Se i Prodotti Editoriali fanno POP

Publishing Trends, nel numero di aprile della propria newsletter, pubblica i risultati di una ricerca sui principali driver, le principali fonti di influenza, per l’acquisto di libri.

Al primo posto in assoluto figura l’esposizione sul punto vendita, seguita dal passaparola di amici e conoscenti, come il grafico di sintesi sottostante, realizzato con pub track, sintetizza.

In generale si conferma, da un lato, come la comunicazione below the line, termine che il caso vuole derivi dal gergo giornalistico e stia ad indicare, letteralmente, il complesso delle notizie nella metà inferiore, cioè sotto [below] la piega [line] della prima pagina di un quotidiano esposto assieme agli altri in edicola, sia sempre di maggior rilevanza e, dall’altro lato, il ruolo e l’importanza del punto vendita anche in ambito editoriale.

E’ importante segnalare che anche nelle diverse classi di età, sino ad arrivare alla “generazione Z” [under 21], il ruolo del Point Of Purchase resta di assoluta rilevanza.

Seppure i dati siano riferiti specificatamente all’acquisto dei libri e non a quotidiani e periodici, evidenziano che l’assoluta carenza di attenzione al punto vendita e l’assenza di qualsivoglia azione di trade marketing è uno dei tanti grossolani errori che caratterizzano questo mercato-canale.

Il vuoto assoluto rappresenta una opportunità importante per chi volesse coglierla. Senza necessariamente dover inseguire, per l’ennesima volta, ipotesi tanto futuribili quanto irrealistiche, spazi di redditività diretti ed indiretti sono assolutamente alla portata di chi, tra gli editori [ma non solo, eh!] si attivasse seriamente in tal senso.

Il futuro dell’edicola è oggi.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Sobillare alla lettura

Il vizio di leggere è un piacere irrefrenabile e inestinguibile che impedisce a chi lo prova di trattenersi davanti alla tentazione di qualunque testo scritto

Gli Italiani con più di 14 anni che nel 2009 hanno comprato un libro sono soltanto il 45% di quest’ampia parte della popolazione, quelli che ne hanno letto uno costituiscono il 56%, quelli che affermano che potrebbero fare tranquillamente a meno di leggere libri sono il 34%. Non va meglio per i quotidiani, comprati da poco meno di una persona su dieci e per l’informazione giornalistica online, i cui siti sono frequentati da un Italiano su quindici, qualsiasi tipo di diffusione considerata.

In compenso siamo un paese che abbonda di fiere del libro, letture in pubblico e distribuzione di quotidiani nelle scuole, negli alberghi e nei condomini, tutte operazioni promozionali dal bassissimo ritorno in lettori.

Ci sono però ancora irriducibili lettura-dipendenti, che riescono a trovare le più impensabili occasioni e i modi più insoliti per abbandonarsi al vizio di leggere, veri e propri superstiti di un paese, che avverte l’obbligo di fare a meno di libri e giornali e guardare solo la televisione, pressappoco come accadeva nel libro e nel film predittivo «Fahrenheit 451». Nell’opera di Ray Bradbury o di François Truffaut, Vittorio Sermonti potrebbe essere il ribelle Granger, che incitava il gruppo dei fuorilegge, scampati nella foresta vicino a Londra, a disobbedire al divieto di conservare e diffondere l’abitudine della lettura.

Sermonti ha appena pubblicato «Il vizio di leggere», Rizzoli, Milano, 2009, una raccolta di 160 brani degli autori, che ha più amato, delle etichette, avvertenze e norme di sicurezza, che più lo hanno impressionato. Ci sono, in una galleria personale, Faulkner e Saffo, Auden e Melville, Pound e Fellini, le etichette dei liquori, i foglietti illustrativi dei farmaci, le lunghezze minime dei pesci, ammesse in un mercato, l’Almanacco illustrato del calcio, le figurine Panini: una pratica viziosa, vecchia di settant’anni, trasformata in una lettura insolita e affascinante.

Il libro è nato da una rubrica preparata per la radio e ha radici all’epoca del ginnasio.

«Quell’adolescente, che divorava con ingordigia animalesca i romanzi di Salgari (“pusher della mia bibliodipendenza”) e decantava a voce alta i drammi shakespeariani chiuso nella sua stanza, non ha mai smesso di coltivare la perversa inclinazione a perdersi tra le pagine dei libri. E offre oggi ad altri viziosi un campionario (“una tombola col trucco”) delle parole degli autori più amati».

Sermonti ha accumulato brani e frasi memorabili per indurre al vizio, alla virtù e all’arte del leggere, che rende più complicata, ma anche più bella la vita. «Finchè il fatto non sarà perseguibile a termini di legge», promette che si consentirà lo «spregevole lusso di sobillare il suo prossimo alla lettura».

editoria

[Estratto da IrioSpark – notizie, commenti e riflessioni sull’attualità manageriale ]

2 commenti

Archiviato in Comunicazione, Nuovi Prodotti Editoriali