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Rendere Obsoleta la Censura

Reporters Without Borders ha annunciato il lancio di una nuova iniziativa volta alla pubblicazione esclusivamente di contenuti censurati. Il progetto è stato co-finanziato dall’Unione Europea e dal Comune di Parigi

Su “We Fight Censorship”, questo il nome dato all’iniziativa, dopo una verifica preventiva da parte dello staff di RWB, vengono pubblicati contenuti che sono stati censurati, bannati o che hanno dato luogo a rappresaglie contro gli autori siano essi giornalisti o meno. Il sito web ospita contenuti sia testuali che multimediali [foto, video, audio] nella loro lingua originale qualunque essa sia che poi vengono tradotti in inglese e francese ed eventualmente da documentazione di supporto.

Il sito web è costruito per essere duplicato [“mirroring”], così come era avvenuto inizialmenente anche per WikiLeaks, e, ovviamente, viene garantito l’anonimato a chi invia il materiale attraverso una “cassaforte digitale”, un sistema protetto di invio dei files. Allo scopo esiste una specifica sezione che rende disponibile un kit di sopravvivenza online con materiali e spiegazioni ed un’altra che sintetizza le principali forme di censura in Rete ed i principali Paesi coinvolti.

Sul sito sono già presenti contenuti relativi a casi in diverse nazioni del mondo quali Vietnam e Bielorussia passando per Iran e Chad, tutte nazioni inserite da Reporters Without Borders tra i nemici di Internet.

L’obiettivo è quello di rendere obsoleta la censura dimostrando che privare di libertà d’espressione chi produce contenuti, informazione, non ne previene comunque la diffusione, anzi ne amplifica la portata come dimostra il ben noto “effetto streisand”. Impossibile, almeno per quanto mi riguarda, non condividerne lo spirito.

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Ultim’Ora della Libertà di Stampa

Il giornalista Russo Jadzhimurad Kamalov, fondatore del quotidiano «Chernovik», è stato ucciso questa notte poco dopo la mezzanote ora locale all’uscita dai locali del quotidiano nella capitale del Daguestan in Caucaso.

Il giornale, noto per le sue inchieste sul malaffare dei politici locali, già nel 2009 era stato minacciato di chiusura dalle autorità del Caucaso proprio per il suo ruolo e la sua indipendenza.

L’assassinio del direttore del quotidiano rientra in un più ampio quadro di costanti minacce e intimidazioni nei confronti dei giornalisti che non si piegano alle regole imposte dal sodalizio tra criminalità e governanti del luogo.

Al momento, per quanto verificato, nessun quotidiano europeo ne parla ancora. Informazioni sono disponibili sul sito di CPJ, Committee to Protect Journalists, e «Rianovosti».  Altre informazioni di base su Twitter.

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AGCOM Tra le Nuvole

Nonostante le diffuse proteste dei giorni scorsi, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni [AGCOM] ieri ha approvato a larga maggioranza lo schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica.

Seppure ammorbidito rispetto alla versione originale, il provvedimento sembra disegnato per dar lavoro agli avvocati ed intasare ulteriormente i tribunali della penisola, oltre che evidentemente per proteggere i poteri forti e condizionare la libertà d’espressione.

Scriveva John Maynard Keynes in “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”, nel 1936, che “La saggezza del mondo insegna che è cosa migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anziché riuscire in modo anticonvenzionale”. Risulta evidente come sia stato questo il riferimento primario del Garante.

- Word Cloud AGCOM -

A margine, se vi fosse sfuggito sin ora, si segnala quanto scritto da Stefano Quintarelli sul tema.

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L’Italia non è un Paese per Giornalisti

L’annuale rapporto sulla libertà d’informazione pubblicato da Reporters Sans Frontieres nell’ottobre 2010 traccia un quadro sulla situazione italiana confermato dal silenzio assordante sotto il quale è passata la relazione della nota organizzazione internazionale.

Le problematiche evidenziate pochi mesi fa trovano ulteriore conferma nel rapporto pubblicato in questi giorni da Ossigeno per l’Informazione elaborato dalla FNSI-Ordine dei Giornalisti.

La relazione, che prende in considerazione il 2009 ed il 2010 [sino al mese di settembre], documenta le violenze e le minacce subite da cronisti che non si adeguano al servilismo strutturale del giornalismo italiano e le notizie oscurate con la violenza nelle diverse regioni del nostro paese. Viene richiamato come, tra i giornalisti, pochi siano coloro  che manifestano solidarietà ai colleghi che subiscono pressioni, confermando il dilagare di paura mista a servilismo.

Sembra davvero che l’Italia non sia un paese per giornalisti [liberi].

Mappa per regione delle minacce e violenze ai giornalistti

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Telefonami

Google si unisce alla condanna ed alla lotta alla censura di internet da parte del governo egiziano come era stato fatto da Twitter qualche giorno fa.

Mentre, al momento della  redazione di questo articolo, le sonnolente redazioni dei quotidiani italiani non riportano la notizia, Reuters informa che il colosso di Mountain View ha messo ha disposizione tre numeri telefonici per consentire agli Egiziani di aggirare il blocco governativo lasciando una mailvoice che si trasforma in un tweet senza necessità di accedere alla rete.

I numeri per utilizzare il servizio, uno dei quali con prefisso internazionale italiano, sono: +16504194196  +390662207294  +97316199855.

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Social Media & Cause Sociali

AdAge pubblica la sintesi dei risultati di uno studio condotto da TBWA relativamente alle motivazioni che smuovono le coscienze dei giovani.

Se una volta la protesta sociale era veicolata attraverso le manifestazioni, i sit in e la disobbedienza civile, oggi è in buona parte il web il luogo [o forse il non luogo] dove si svolgono queste azioni.

Lo studio, non a caso condotto da una delle più celebri agenzie pubblicitarie a livello mondiale, mira a fornire ai marketers indicazioni su come coinvolgere gli internauti cavalcando l’onda di quello che viene racchiuso nella definizione generale di green marketing.

Sono dinamiche non consolidate nella pratica che sono oggetto di sperimentazione, con esempi, concentrati proprio nella prima area che riporta il grafico [libertà di parola], anche nel nostro paese.

Molto spesso, ahimè, ricadono sotto l’egida dello slack activism, come testimonia proprio oggi la chiusura, con oltre 2mila iscritti, per eccesso di successo, di Diritto alla Rete che il suo principale promotore spiega così: “Dal 1 luglio la piattaforma Ning non è più gratuita, ma a pagamento. Le comunity con oltre 1.500 iscritti pagheranno 500 dollari all’anno.”

Sperimentazioni che attualmente nel nostro paese sembrano incidere ben poco e nei fatti interessare solo i soliti 44 gatti. Forse meglio darsi al marketing alla griglia senza griglia.

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Senza Parole

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