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[S]Fiducia e Lavoro nei Media in Europa

In occasione della giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa il Parlamento Europeo ha pubblicato un’infografica di sintesi sulla situazione in Europa dall’avvento della crisi, dal 2008, ad oggi.

Secondo i dati diffusi il mezzo d’informazione verso il quale gli europei nutrono maggior fiducia sarebbe la radio, seguito da televisione e carta stampata. L’informazione ottenuta attraverso la Rete gode di un livello di fiducia inferiore a quella riservata ai media tradizionali.

Emerge inoltre come in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Croazia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, tra il 2008 ed il 2012 a causa della crisi siano stati più di 12mila i giornalisti che hanno perso il posto di lavoro.

Infine, Il Parlamento europeo ricorda che sta attualmente esaminando due rapporti sulla libertà di stampa. L’obiettivo è quello di “garantire una maggiore trasparenza e  libertà di informazione, in un momento in cui più della metà degli europei diffida di televisione e stampa” secondo i dati del Eurobarometro e si accentuano comportamenti non etici da parte dei media. Il rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, scritto dal liberale olandese Marietje Schaake , dovrebbe essere sottoposto al voto del Parlamento in giugno di quest’anno.

EU Media Crisis

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Ultim’Ora della Libertà di Stampa

Il giornalista Russo Jadzhimurad Kamalov, fondatore del quotidiano «Chernovik», è stato ucciso questa notte poco dopo la mezzanote ora locale all’uscita dai locali del quotidiano nella capitale del Daguestan in Caucaso.

Il giornale, noto per le sue inchieste sul malaffare dei politici locali, già nel 2009 era stato minacciato di chiusura dalle autorità del Caucaso proprio per il suo ruolo e la sua indipendenza.

L’assassinio del direttore del quotidiano rientra in un più ampio quadro di costanti minacce e intimidazioni nei confronti dei giornalisti che non si piegano alle regole imposte dal sodalizio tra criminalità e governanti del luogo.

Al momento, per quanto verificato, nessun quotidiano europeo ne parla ancora. Informazioni sono disponibili sul sito di CPJ, Committee to Protect Journalists, e «Rianovosti».  Altre informazioni di base su Twitter.

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Libertà di Stampa & Dichiarazioni Malinconiche

Il Presidente della Fieg, Carlo Malinconico, si scaglia a scoppio ritardato contro la mancanza di libertà di stampa in Italia.

La scorsa settimana, in occasione dell’incontro con i rappresentanti dell’ International Press Institute, cita lo studio di Reporters Sans Frontieres ricordandosene per porre l’accento sulla concentrazione di investimenti pubblicitari sul mezzo televisivo del nostro paese.

Visto il silenzio assordante che indiscriminatamente tutti i quotidiani in Italia hanno applicato a questa notizia, sentirne parlare a distanza di un mese non può che rendere ulteriormente malinconici sullo stato dell’informazione nel nostro paese.

Diceva Luigi Einaudi che <<la libertà economica è la condizione necessaria per la libertà politica>>, è evidente come non sia questo il caso.

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Silenzio Assordante

Apparentemente contraddittorio, il silenzio assordante è una sensazione che sono certo ciascuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita.

E’ esattamente questo stato d’animo che mi ha mosso ad approfondire il silenzio stampa, trasversale ad ogni orientamento politico, sulle gravi carenze, sulle limitazioni, che presenta l’informazione nel nostro paese.

In una nazione dove l’informazione è troppo spesso merce di scambio, che il silenzio dell’editoria nostrana potesse essere il prezzo del favore ricevuto amareggia ma non sorprende.

Decisamente più anomalo il silenzio sul web dove apparentemente nessuno sembrava interessato.

Tra i diversi quotidiani on line l’unico accenno viene fatto dal neo nato Lettera43 che tratta la notizia parlando della Francia senza riferimento alcuno alle dinamiche del nostro paese.

Le ricerche sia dei termini “libertà di stampa” che “classifica libertà di stampa” rilasciavano risultati prevalentemente datati alle indagini precedenti di RSF.

Anche l’unico quotidiano nazionale che tratta la notizia non compare nelle ricerche su google news neppure utilizzando le stesse parole [chiave di ricerca “rsf libertà di stampa”] che consentono di identificare l’articolo nel sito del giornale.

Torna in mente allora come, secondo quanto pubblicato da Google Trasparency, sia uno dei primi paesi per numero di richieste governative di rimozione dei dati al celebre motore di ricerca e che la nostra nazione abbia una classificazione di controllo sociale sul web “medio”.

Neppure casuale l’impennata di siti inaccessibili con un picco proprio il 20 Ottobre [giorno del rilascio del rapporto di RSF] che utilizzando herdict.org si ottiene, come testimonia il grafico sottostante che conferma la tendenza già evidenziata dall’analisi del traffico bloccato da fonti governative per quanto riguarda google news.it come illustra l’immagine soprarriferita.

Seppure sia allo stato attuale impossibile averne certezza, sulla base delle evidenze raccolte le probabilità che su questa vicenda vi sia stato un intervento governativo di censura, di addomesticamento di verità scomode in un momento già teso politicamente, sono estremamente elevate.

Diceva Albert Camus che l’assurdo nasce dal confronto tra la domanda dell’uomo e l’irragionevole silenzio del mondo, è certamente questo uno dei casi.

Ringrazio Giorgio Jannis, Gianluigi Cogo, Caterina Policaro, Luca Alagna e Gino Tocchetti per il supporto offerto nella ricerca di questo spicchio minimo di verità

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A Sostegno dell’Infodiversità

In una nazione nella quale l’infodiversità è seriamente minacciata da potenti associazioni criminali e pericolose concentrazioni di potere. Un paese in cui si verificano inquietanti commistioni tra il nobel della pace e quello del marketing editoriale.

Comunque la si pensi, per poter continuare a farlo, il sostegno ad un quotidiano che storicamente rappresenta un caposaldo della libertà d’informazione merita di essere promosso.

 

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Press Freedom Day Ad

In occasione della giornata della libertà di stampa del passato 3 maggio, il quotidiano sudafricano Cape Times ha pubblicato una campagna a sostegno, in omaggio alla, giornata celebrativa.

Nella body copy dell’annuncio si legge: “Una volta che è stata stampata è difficile farla andare via”.

Seppure il riferimento sia evidentemente alla notizia ed al suo impatto in termini, appunto, di non censurabilità, la combinazione con il visual dove, invece, è chiaro il riferimento ad internet, suggerisce anche cause meno nobili nella disputa tra editoria tradizionale e digitale.

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Predatori della Libertà di Stampa

Reporters Sans Frontières ha pubblicato oggi l’elenco di quelli che definisce i predatori della libertà di stampa.

Sono 40 i politici, i governanti, le nazioni incluse nella lista nera aggiornata al 2010. Rispetto al 2009 non ci sono variazioni di rilievo; ai “soliti noti”: Putin, Gadafi, Kim Jong Il o Hu Jintao, si aggiunge soltanto il Presidente Ceceno Ramzan Kadyrov.

In Europa sono due le nazioni che vengono comprese nella lista, una delle quali, manco a dirlo, è l’Italia strangolata dalle organizzazioni criminali e dai ripetuti attacchi del Presidente del Consiglio in carica.

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Iperconcentrazione della Stampa in Italia

Le 24 pagine dello speciale regalato per celebrare i primi 40 anni di vita del Manifesto sono tutte da guardare e da leggere.

Offrono uno spaccato approfondito dello stato dell’arte dei media nel nostro paese da diverse prospettive, sintetizzando la massa di informazioni con infografiche chiare e ben realizzate.

Tra tutte ho scelto quella relativa all’iperconcentrazione della stampa nel nostro paese che mostra come circa il tre quarti del mercato sia nelle mani di cinque gruppi editoriali: RCS, L’Espresso, Mondadori, Il Sole24Ore e Caltagirone; dettagliando per ciascun editore la tipologia di attività.

Se pochi attori detengono il mercato e riescono ad avere bilanci in passivo viene naturale pensare o che non sappiano fare il proprio mestiere o che gli interessi economici di chi detiene il comando di questi gruppi siano rivolti altrove.  Nessuna delle due ipotesi è di conforto per chi lavora, a vario titolo, in questo settore.

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Ringrazio gli amici del Manifesto per avermi fornito il file immagine soprariportato con cortesia e sollecitudine. Ricordo che lo speciale è disponibile per il download gratuito.

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40 Cents per un Peluche [per Pensatori Liberi]

Il Manifesto, secondo i dati relativi alle diffusioni dei quotidiani rilasciati ieri, scende per la prima volta sotto le 20mila copie.

Non è un buon modo, purtroppo, per festeggiare l’anniversario di quarant’anni di [r]esistenza del giornale che cade proprio oggi.

Per l’occasione il quotidiano comunista mette in vendita il giornale a 40 centesimi omaggiando uno speciale sulla libertà di stampa che è di grande valore per qualità dei contenuti.

Una iniziativa di pregio che prosegue nella direzione giusta. Se non riusciste a trovarlo potete scaricarlo liberamente a partire da stasera.

Dice Alessandro Robecchi, in uno dei rari casi in cui non utilizza la sua ficcante ironia, che la vita comincia a 40 anni.

Avendo già formulato qualche minimo suggerimento, oggi non posso che limitarmi a formulare alla redazione i miei migliori auguri. Per il sottoscritto dopo 33 anni di lettura del quotidiano in questione , seppur con frequenze diverse in distinti periodi, sarebbe come perdere il primo peluche; anche se lo teniamo impolverato in uno scaffale nascosto siamo contenti di sapere di averlo.

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Buon Natale

L’impatto generato dal “caso Repubblica – Berlusconi” è argomento internazionale che ancora una volta pone la nostra nazione al centro di un dibattito la cui conclusione pressoché generale è lo stupore per la tolleranza degli italiani nei confronti di un Presidente del Consiglio che alle loro latitudini sarebbe stato destituito già da tempo o, più dignitosamente, avrebbe comunque rassegnato le proprie dimissioni.

Domanda [Why have Italians put up with all this?] alla quale era giunta anche Chiara Volpato, docente universitaria e ricercatrice su pregiudizi e stereotipi, dalle pagine del New York Times che, partendo dalla sua prospettiva, analizza l’atteggiamento verso la parte femminile dell’universo del Cavaliere e la sua orchestra.

L’attacco di questi giorni da parte di Feltrusconi è solo un tassello nel disegno strategico che, partendo da un uso politico spinto dei media e della comunicazione pubblicitaria, ha caratterizzato sin dall’inizio il percorso, dalla “discesa in campo”, l’operato di Silvio Bonaventura. a salvaguardia dei propri interessi; mentre Craxi scappava ad Hammamet ed agli italiani veniva prelevata d’ufficio una percentuale della propria liquidità sui conti correnti bancari per fronteggiare l’esplosione del debito pubblico che egli aveva ampiamente contribuito a generare e che è stato sin qui abilmente mantenuto nelle tre legislature più buie dal dopoguerra ad oggi.

L’editoriale del Presidente Fnsi Roberto Natale, pubblicato in prima pagina dal Manifesto di sabato 29, rappresenta la più precisa ricostruzione di questo percorso: “Il cerchio che si sta chiudendo era stato aperto quindici anni fa, al momento della famosa “discesa in campo”: nella videocassetta che arrivò in tutte le redazioni dei telegiornali c’era già una programmatica eliminazione di ogni possibile mediazione giornalistica dal rapporto diretto con gli elettori”. Proseguendo: “Il modello caro al premier era ed è rimasto quello di una “informazione senza domande”: incompatibile con ogni paese decentemente democratico, con ogni sistema fornito di strumenti adeguati a regolare i conflitti di interesse. E tuttavia praticato con successo in Italia [con successo anche personale di coloro che, soprattutto nel servizio pubblico, sulle interviste senza domande hanno costruito brillanti carriere].”

Tasselli che fanno parte di uno stesso disegno di censura, disinformazione e semplificazione pour cause teso ad una gestione ad personam della nazione, che avevo già evidenziato tempo fa riprendendo le parole di Michele Serra che nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”] scriveva:“…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Ora, come ricorda, ad integrazione, El Pais: “Berlusconi saca la artillería pesada. Tras traspasar a Kaká, Berlusconi no reforzó el Milan, pero invirtió 15 millones de euros en un nuevo director para Il Giornale: Vittorio Feltri, veterano periodista con fama de killer de la información” [traduz.],facente funzione di ventilatore e citato recentemente anche in questi spazi

I lettori hanno già deciso quale sia il loro livello di fiducia nell’informazione e del restyling delle influenze scientemente effettuato in questi anni. Non si può, dunque, che condividere le conclusioni del presidente Fnsi: “Questo cerchio va spezzato, prima che sia troppo tardi. E di tempo non ce n’è più molto”.

Mi piacerebbe poter festeggiare il [e, perchè no, con] Natale brindando al ripristino dell’ Art.21 della Costituzione, solo allora, svegliati dal torpore, potremo riprendere a parlare con coscienza del futuro del giornalismo e dei giornali nel nostro paese.

 Berlusconi

PS: Come ho avuto modo di dire: I just changed my profile picture on FriendFeed, Twitter and Facebook to remind to all my contacts that Italy is under attack and press freedom is seriously treatened by our PM Mr B. If you agree with me please chance your picture as well. All sizes here: http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/

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