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Rendere Obsoleta la Censura

Reporters Without Borders ha annunciato il lancio di una nuova iniziativa volta alla pubblicazione esclusivamente di contenuti censurati. Il progetto è stato co-finanziato dall’Unione Europea e dal Comune di Parigi

Su “We Fight Censorship”, questo il nome dato all’iniziativa, dopo una verifica preventiva da parte dello staff di RWB, vengono pubblicati contenuti che sono stati censurati, bannati o che hanno dato luogo a rappresaglie contro gli autori siano essi giornalisti o meno. Il sito web ospita contenuti sia testuali che multimediali [foto, video, audio] nella loro lingua originale qualunque essa sia che poi vengono tradotti in inglese e francese ed eventualmente da documentazione di supporto.

Il sito web è costruito per essere duplicato [“mirroring”], così come era avvenuto inizialmenente anche per WikiLeaks, e, ovviamente, viene garantito l’anonimato a chi invia il materiale attraverso una “cassaforte digitale”, un sistema protetto di invio dei files. Allo scopo esiste una specifica sezione che rende disponibile un kit di sopravvivenza online con materiali e spiegazioni ed un’altra che sintetizza le principali forme di censura in Rete ed i principali Paesi coinvolti.

Sul sito sono già presenti contenuti relativi a casi in diverse nazioni del mondo quali Vietnam e Bielorussia passando per Iran e Chad, tutte nazioni inserite da Reporters Without Borders tra i nemici di Internet.

L’obiettivo è quello di rendere obsoleta la censura dimostrando che privare di libertà d’espressione chi produce contenuti, informazione, non ne previene comunque la diffusione, anzi ne amplifica la portata come dimostra il ben noto “effetto streisand”. Impossibile, almeno per quanto mi riguarda, non condividerne lo spirito.

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Media di Massa & Personali in via di Omologazione

Da qualche anno il Web è sottoposto alle spinte di forze organizzate, che vogliono controllarlo per ragioni economiche o politiche e di aggregazioni spontanee, configurate a seconda delle dinamiche interattive, che intendono mantenere il suo carattere di area per la libertà di espressione e lo scambio di conoscenze.

Eric Schmidt , il CEO del principale motore di ricerca, qual è Google, in una conferenza di fine estate a Techonomy, in California, ha detto che il solo modo di fare funzionare Internet in maniera trasparente è «finirla con l’anonimato» e ha precisato chiaramente che «occorre un servizio per controllare l’identità delle persone, i governi ce lo chiederanno presto».

Una proposta, che potrebbe essere di semplice identificazione all’inizio, per trasformarsi poi in un «cyberpermesso di surfare sul Net», ha commentato Michel Ktitareff di Les Echos.

Contemporaneamente, la Commissione europea ha invitato i 27 paesi dell’UE a realizzare entro due anni la rete a banda larga, che migliorerà la connessione e la velocità d’interazione online in tutta l’area.

L’anonimato sul Web è stata una delle caratteristiche fondamentali, che in venti anni ha portato ad utilizzarlo 2 miliardi di internauti, un terzo degli abitanti del mondo.

Internet ha cambiato la comunicazione interpersonale e ha influenzato la trasformazione sociale, consentendo a ciascuno di prendere la parola, di non dipendere più dai grandi comunicatori che hanno tutte le possibilità di accesso ai microfoni e alle telecamere, ma di diventare un «indymedia», in grado di partecipare alla circolazione dell’informazione e all’emergere di tematiche originali, proprie di quelli che discutono in pubblico.

Google e alcuni governi hanno, naturalmente, tutto l’interesse a guidare l’internauta nelle sue ricerche e comunicazioni in rete. Ma all’origine della straordinaria diffusione di Internet ci sono esigenze d’emancipazione e d’indipendenza politica, che i media tradizionali non avevamo consentito prima.

Ai «Mediactivistes» è dedicato il libro scritto da Dominique Cardon, ricercatore del laboratorio R&D di France Telecom e da Fabien Granjon, sociologo di Orange Labs, pubblicato da SciencesPo. Les Presses, Paris, 2010.

I due autori hanno ricostruito l’evoluzione dei media personali, dall’origine, contro l’imperialismo culturale e l’egemonia mediatica, ai mezzi di comunicazione partecipativa, allo sviluppo dell’utopia di Internet, come sostegno alla democrazia, ai limiti e ai problemi, che, più o meno palesemente, gli operatori commerciali e politici hanno posto e pongono al libero sviluppo di conoscenza.

Mostrano come le attività di sorveglianza e controllo sulla Rete per il ripristino di egemonie di parte si vadano realizzando, con le limitazioni degli accessi, le censure, le classifiche delle produzioni informative, l’ordine di presentazione dei siti nelle sequenze di videate per i link d’apertura.

La portata emancipatrice della Rete viene indebolita continuamente, se quelli che hanno qualcosa da dire rinunciano e si astengono dalla «guerra massacrante per la visibilità», in cui sono in ballo i modi alternativi di presentare i fatti del mondo e la parità dei diritti.

Estratto da Iriospark

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