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Se il Giornale va in Scena con gli Users Generated Content

All’inizio di questa settimana «La Stampa» ha lanciato “UP2U”, talent show users generated content nato da un’idea della giornalista Giulia Vola, che qualche anno fa ha fatto un’esperienza nel mondo teatrale.

Per partecipare i candidati, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, devono inviare alla redazione un provino inedito. Un video, lungo non più di cinque minuti, che racconti [attraverso i gesti, le parole o l’espressione corporea] le realtà quotidiane. Ogni performance deve interpretare uno tra i seguenti temi di attualità: lavoro, cittadinanza, generazioni, cronaca [stra]ordinaria, corpore sano, amore e rivoluzione.

Sul mini-sito creato ad hoc c’è anche un blog dove scambiarsi opinioni e consigli su come realizzare i filmati. L’ultimo giorno per inviare i video – per posta, via mail o tramite un upload sul sito – è il 7 gennaio. Dopo tale data la gara entrerà nel vivo. Verranno selezionati trenta finalisti. Dodici [ovvero i primi due delle sei categorie] saranno scelti dallla “giuria popolare”, dalle persone che potranno votare i video selezionati, gli altri 18 da una giuria di esperti di teatro e giornalisti.

Il 23 gennaio il primo verdetto. Per chi supera questo scoglio si spalancheranno le porte della redazione. I prescelti, infatti, verranno nello studio de La Stampa tv a registrare una performance. Tutti i video realizzati saranno caricati online. Ci saranno anche i backstage delle registrazioni e le interviste ai protagonisti. Dal 9 marzo via alla seconda fase. I “live” affronteranno il giudizio di entrambe le giurie: quella popolare e quella di qualità. I vincitori scelti dalla Rete si esibiranno il 14 aprile ai Cantieri Ogr, una delle grandi realtà industriali di Torino che si è reinventata laboratorio artistico. Gli altri, invece, il giorno dopo, solcheranno il palco del Teatro Carignano.

UP2U

L’iniziativa del quotidiano torinese mi pare interessante da diversi punti di vista.

Sotto il profilo giornalistico costituisce una nuova modalità di narrazione, di raccontare la cronaca quotidiana. Utilizza la multimedialità della Rete fornendola di una “lettura artistica” della nostra quotidianità vista con gli occhi del lettore, delle persone.

E’ anche un modo per creare engagement, coinvolgimento online e, al tempo stesso, presidiare sul territorio di riferimento del quotidiano un rapporto diretto, un aspetto troppo a lungo trascurato nella relazione con i lettori.

Iniziativa decisamente fuori dal comune che mi [pre]occuperò di monitorare nel tempo per verificarne il livello di adesione da parte delle persone.

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Racconto di Natale

Una saletta affittata in un luxury boutique hotel, un 4 stelle stelle davvero unico nel suo genere, un po’ fuori mano ma con caratteristiche da lasciare di stucco anche chi, per piacere e per dovere, di alberghi ne ha visti davvero tanti nella sua vita.

Sandro [nome di fantasia], più di 20 anni passati tra scrivania e marciapiede nelle file del marketing e delle vendite, vi era arrivato dopo essere stato contattato via Linkedin. Una sua amica, una persona con la quale era in contatto da diverso tempo, lavorava già da un annetto in una web agency ed ora cercavano un direttore commerciale.

L’ambiente era quasi surreale, molto hi tech, glaciale. Più che in un hotel sembrava di essere nel  caveau di una banca o forse in una di quelle stanze a temperatura contrallata dove vengono custoditi i server. Un posto davvero strano, Sandro si guardava intorno smarrito, incerto, osservava l’ambiente con un sentimento misto tra meraviglia e repulsione.

Nella saletta che dava nell’ampio e luminoso ingresso dell’albergo c’era una coppia, un uomo ed una donna, giovani.

“Buongiorno e ben arrivato. Grazie di essere venuto. Si accomodi, prego” disse lei. Sandro prese posto, l’uomo, “un ragazzotto” di quelli che sotto gli abiti firmati all’ultima moda cercano di nascondere le proprie origini, alla sua destra, di fronte lei, la donna, tipo fine, forse con troppi gioielli addosso, dai tratti del viso tradiva una certa rigidità avrebbero detto gli esperti di fisiognomica.

“Siamo una start up, fondata un anno fa,vogliamo fare le cose per bene.  Il primo anno è andato bene e siamo già a pareggio di bilancio, sà siamo una SPA”, ci tenne a sottolineare subito l’uomo. “Abbiamo 11 agenti e sin ora me ne sono occupato io”, continuò, “ma ora vogliamo espanderci, arrivare a coprire tutta Italia e per questo cerchiamo un direttore commerciale, una persona di esperienza che abbia il presidio di quest’area dell’azienda, così potrò, finalmente fare l’Amministratore Delegato a tempo pieno” concluse, non senza far trasparire il proprio orgoglio mentre ne parlava.

A quell’incontro, come succede sempre in questi casi, ne seguirono altri e, alla fine, Sandro, nonostante un penoso mercanteggiamento sulle condizioni economiche, decise di accettare.  Si a lui, anche se non era più giovanissimo, le sfide piacevano ancora, gli piaceva l’idea di mettersi in gioco e dare il suo contributo alla riuscita di un progetto imprenditoriale, al raggiungimento di un successo.

Bastarono pochi giorni di lavoro per capire che i numeri citati in fase di colloquio erano distanti dalla realtà e meno di un paio di mesi per stabilire che il percorso e gli obiettivi erano da rivedere, da ridefinire sia in  termini di curva di sviluppo che a livello di approccio strategico.

Sandro, com’era abituato a fare da sempre nel suo lavoro, al termine del terzo mese scrisse un documento di analisi. Una fotografia della situazione del primo trimestre, problemi, difficoltà e, ovviamente, proposte di soluzione. Lo rilesse un paio di volte, smussò qualche eccesso cercando di ammorbidire se non la sostanza almeno la forma e lo mandò per mail all’Amministratore Delegato e, per conoscenza, alla Responsabile Amministrativa, la donna, partner con una quota di minoranza della società. “Vi prego di considerare il documento allegato una base di discussione, elemento di confronto fattivo che spero di avere al più presto”  c’era scritto in calce alla mail come accompagnamento.

Il confronto, per così dire, avvenne solo a distanza di oltre 40 giorni nella sala colazioni di un albergo romano dove si erano recati per fare delle selezioni di agenti per la zona. Sandro parlava e lui, il ragazzotto-ceo-salumiere, annuiva mentre tutta la sua attenzione era dedicata all’inizializzazione del nuovo iPhone.

Dopo quell’incontro le relazioni inevitabilmente si affievolirono, Sandro, pur con riserve sempre maggiori, continuava nel suo lavoro per quanto possibile ma le telefonate da giornaliere si fecero prima settimanali e poi cessarono per addirittura due settimane consecutive.

Dopo un periodo così lungo di silenzio Sandro decise di mettere da parte l’orgoglio e di chiamare lui, la situazione andava sbloccata. Si c’era un incontro fissato già a fine mese ma era passato così tanto tempo che… e poi voleva sapere che ne era stato del suo compenso, in ritardo, anche, questa volta. Il telefono squillava a vuoto, lui, il CEO, era sempre così occupato, anche se non aveva mai capito a fare  cosa  Sandro ci si era abituato. Mandò l’ennesima e-mail.

Gli fu risposto, in buona sostanza, che i rapporti erano interrotti, che non lavorava più per quella società e che non sarebbe stato pagato.

Sono passati circa 6 mesi da allora e l’avvocato l’ha informato ieri che il suo omologo della controparte, della società in questione, dice che non hanno i soldi per pagare, che bisogna avere pazienza ancora un po’, che pagheranno [il 30% del dovuto] appena possono.  Sandro ha detto al suo avvocato di non aspettare più e di procedere legalmente per il recupero nelle opportuni sedi del totale della somma sperando che i tempi della giustizia non siano eccessivamente dilatati, in queste cose non si sà mai quando e come  va a finire.

Una storia che ho voluto raccontare, uscendo da i temi normalmente trattati in questi spazi, per narrare come spesso funzionano le cose in questo Paese, nazione dei doveri e dei diritti sulla carta in cui il furbo sfrutta le pieghe dell’inefficienza statale per prevaricare il prossimo. Sono cose che, ahimè, succedono molto più spesso di quanto si pensi.

Una buona coscienza è un Natale perpetuo – Benjamin Franklin. Buon Natale a voi tutti tranne a chi è senza coscienza.

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Il Gioco dell’Oca per Freelance

L’esperto di marketing, il Web designer, il formatore, il tecnico di laboratorio, l’analista di processi organizzativi, il copywriter, sono solo alcune delle nuove professioni «indipendenti», emerse anche in Italia negli ultimi trent’anni, ma esplose negli ultimi dieci. Appartengono all’evoluzione dell’organizzazione del lavoro nelle aziende, passate da una prevalenza di attività esecutive, caratteristiche di sistemi produttivi, collegati in gerarchie di rapporti con il mercato e il contesto di riferimento ad altre, in rete e basate sulle professionalità dei lavoratori.

Sono il frutto dei fenomeni chiamati globalizzazione, nuove tecnologie, economia della conoscenza.

I quadri intermedi e tecnici, supercompetenti dei processi aziendali, di un’azienda, che li teneva presso di sé a lungo, hanno dovuto aggiornarsi continuamente a nuovi modi di produzione in rapporto continuo con i clienti, i fornitori e gli stakeholder, acquisire quella flessibilità operativa, diventata utile quando gli organici sono diminuiti, le delocalizzazioni e le ristrutturazioni sono diventate regola.

L’infografica pubblicata da Mashable, seguendo lo schema del gioco dell’oca, permette di giocare la simulazione della vita da freelance della quale sintetizza vantaggi e svantaggi.

Per approfondire:

– Il libro di Bologna e Banfi «Vita da freelance» fa il punto sui lavoratori della conoscenza, la loro condizione professionale e sociale, le prospettive future.

– Il Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione.

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Se Potessi Avere 1000 Lire al Mese

Verso la fine del 2010 era esploso il caso di Paola Caruso, giornalista precaria al Corriere della Sera, divenuta icona, simbolo, forse suo malgrado, delle difficili condizioni lavorative legate al precariato anche per una professione ambita e considerata elitaria quale quella del giornalista.

Minor impatto mediatico e minor attenzione, sin ora, sta ottenendo una storia, tanto simile quanto emblematica della situazione, venuta alla luce in questi giorni.

Monica Piccinini, giornalista professionista, il 16 marzo scorso ha aperto un blog il cui nome, “il cinico è adatto a questo mestiere”, la dice lunga sui dodici anni di lavoro usa e getta che racconta nell’unico articolo pubblicato.

Una sintesi a ritroso dal 1998 ai giorni nostri di ordinarie storie di involontari eroismi quotidiani, collaborazioni con testate note caratterizzate sempre  dal leitmotiv di un’epoca buia per i diritti fondamentali delle persone.

L’ennesimo caso di esasperazione dettata da condizioni di lavoro indegne tanto diffuse da dare luogo al recente avvio della campagna “Non lavoro per meno di 50 euro”, che si richiama idealmente allo sciopero degli immigrati contro il caporalato.

Sono storie di anomala normalità sulla facilità immorale con la quale si interviene con la scure nei tagli al personale e si ricama di fino, per così dire, su aspetti che offrirebbero possibili recuperi contributivi ai quali pare nessuno sia interessato.

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L’Albero della Vita

Il settimanale statunitense Newsweek ha reso disponibile recentemente un’applicazione web based che consente di creare l’albero della propria vita lavorativa.

Career Tree permette di visualizzare la sintesi del proprio percorso formativo e lavorativo utilizzando il proprio profilo su linkedin o, in alternativa, produrre la versione preferita autonomamente.

La realizzazione, che può essere condivisa su Facebook e Twitter e con coloro che hanno un itinere simile, ad ogni variazione verrà modificata ed aggiornata ampliando le ramificazioni.

Conferma di come la rete renda ogni aspetto della persona sempre più sociale nonchè ausilio ai frettolosi head hunters.

- Profilo Professionale Pier Luca Santoro - Clicca per Ingrandire -

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Linkedin Clichè

Dati, cifre, statistiche e riassunti si inseguono e ci perseguitano ricorrentemente in questo periodo dell’anno.

Dicembre è il mese delle classifiche e delle previsioni per il futuro prossimo venturo per antonomasia.

Essendo Linkedin un social network con finalità esclusivamente attinenti al mondo del lavoro, tra tutte le reti sociali è quella relativamente alla quale filtrano meno informazioni.

Anche per questo motivo mi è sembrata di particolare interesse la mappa dei termini, delle definizioni più usate dagli iscritti per descrivere le proprie competenze pubblicata questa settimana   dal network più utilizzato in assoluto da dirigenti e professionals di tutto il mondo.

Dall’analisi condotta su 85 milioni di profili emerge come il termine maggiormente utilizzato nelle descrizioni del proprio profilo sia la parola “innovativo”.

Termine che alla luce dei risultati appare paradossale, confermando in realtà esattamente il contrario:  la propensione agli stereotipi, ai clichè.

 

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Nuovi Eroi

Sospeso lo sciopero della fame si affievolisce l’eco della protesta di Paola Caruso, che con la sua iniziativa ha fatto emergere come il precariato sia un fenomeno che coinvolge e colpisce professioni tradizionalmente considerate elitarie e sicure.

E’ un fenomeno trasversale a moltissime professioni, fatto di insicurezze, ricattabilità e compensi al ribasso, che conferma come la struttura sociale si sia evoluta mutando da piramidale a clessidra schiacciando prevalentemente verso il basso quello che una volta veniva definito il ceto medio.

A queste dinamiche è dedicata la graphic novel “The Adventures of  Unemployed Man” [Le Avventure di un Disoccupato] che descrive avventure e disavventure di milioni di nuovi eroi alle prese con la più grave recessione che si ricordi.

Con intelligenza ed umorismo gli autori tratteggiano le peripezie, la quotidianità di coloro che si trovano in questa condizione, affiancando al personaggio principale, disegnato come un super man dei giorni nostri, tutta una serie di figure che descrivono egregiamente  il mondo del lavoro attuale e i suoi contorni.

Da “Wonder Mother”, la massaia che lotta per far quadrare il bilancio familiare a “Master of Degrees”, studente a vita per costrizione, passando per “The Firing Squad”, il team aziendale dedicato ai licenziamenti, e “The Outsourcerer”, mago aziendale della riduzione di costi, la ricchezza narrativa è davvero tale.

La novella grafica se, da un lato, conferma il valore di questa forma di storytelling, dall’altro, ripropone la necessità diffusa di forme di “flexi-sicurezza” adeguate all’attuale scenario.

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