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Social Media [In]Ability

Diffusi, finalmente, ieri, i risultati di “Il SocialMediAbility delle aziende italiane: un anno dopo”, seconda edizione dellla desk research effettuata dallo IULM sull’utilizzo dei social media da parte delle imprese di casa nostra.

Le evidenze raccolte, a proposito di social media e buzz, sono state sintetizzate in un’infografica. Personalmente avrei preferito un maggior dettaglio informativo ed una forma diversa; insomma più sostanza e meno forma, ma tant’è [#].

 La definizione, l’inquadramento che normalmente viene fatto di social media mi appare troppo generale e rischia di diventare una delle tante “parole scatolone”, termine tanto omnicomprensivo da diventare privo di significato. Ritengo possa essere di gran lunga più corretto ed interessante ragionare in termini di earned, owned, paid e shared media, ai quali, correttamente, Brian Solis suggerisce di aggiungere i promoted media quali ad esempio i promoted tweet introdotti recentemente da Twitter o le shared stories di Facebook.

Si basa sul presupposto tutt’altro che scontato che le imprese abbiano risorse per utilizzare il mix possibile dei canali di comunicazione e, soprattutto, che abbiano volontà e capacità di portare, in una logica di comunicazione integrata, messaggi personalizzati a persone diverse.  Ipotesi di lavoro che complessivamente, allo stato attuale, appare ben distante dalla realtà secondo le evidenze raccolte dall’Osservatorio Social Media dello IULM.

In particolare sono le piccole e le medie imprese, che di fatto costitutiscono l’ossatura imprenditoriale del nostro Paese, a dimostrare la maggior social media inability. Si tratta evidentemente di un approccio culturale ed organizzativo inevitabilmente orientato al breve periodo che ha ricadute sulla capacità di comunicazione, di proposizione da parte delle stesse. Si tratta altrettanto, credo sia giusto dirselo, di uno stuolo infinito di [sedicenti] web agency sul territorio che propongono la “paginetta e la app per Facebook con comodo pagamento dilazionabile a soli 120€ al mese” ingannando pro domo propria imprese ed imprenditori sui possibili risultati derivanti da questo tipo di logiche.

La maturità, il vero asset di questo mezzo di comunicazione, potrà essere davvero tale solo nel momento in cui sarà compiuto il passaggio da socievole a sociale. Non è un problema di terminologia ma di approccio.

Update: Arriva ora il contributo di Gianluca Diegoli sul tema.

[#] Mi viene segnalato inoltre nei commenti che è possibile richiedere la ricerca completa compilando questo form al quale si arriva seguendo un percorso non esattamente immediato. Grazie, comunque, della precisazione che doverosamente riporto.

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Il Nulla, Più Velocemente

Ieri in prima serata Pierferdinando Casini ha postato su Twitter la foto di gruppo con Alfano, Bersani e Monti seguita dal commento” “Siamo tutti qui! Nessuna defezione!”. Esattamente 6 minuti dopo «Il Post», vincendo il palmares della rapidità tra le redazioni, l’aveva già [ri]pubblicata sul suo sito nonostante, pare, il suo Direttore non abbia apprezzato la mossa del leader dell’UDC.  Con tempi di reazione più o meno rapidi hanno fatto seguito tutti i principali organi di informazione nazionali nelle loro edizioni online, nessuno escluso, agenzie di stampa e ovviamente blog e superblog.

Esemplare sotto questo profilo Piero Vietti in suo recente articolo di autocritica giornalistica sul feticcio della rete scambiata per realtà che conclude: “C’è anche questo tweet, che andrebbe stampato nei manuali per l’esame di giornalismo: Giornalisti basta pezzi su quello che la gente scrive su Twitter. Non è una notizia e se voglio saperlo apro Twitter”.

Sempre ieri si è svolto a Milano presso lo IULM un convegno sulla SocialMediAbility, presentazione dei risultati dell’Osservatorio creato dall’Università sull’uso dei social media da parte delle aziende italiane.

In attesa che vengano diffusi i risultati completi della seconda edizione dell’indagine non resta che affidarsi alle parole di commento del Direttore Scientifico del Master che dichiara: “In sintesi, la ricerca mostra come le aziende italiane, anche di piccole e medie dimensioni, utilizzino sempre più spesso i social media nelle loro attività di comunicazione e marketing,[….] Ma i risultati ottenuti testimoniano anche come essi siano ancora molto spesso gestiti in maniera un po’ improvvisata e poco consapevole delle logiche comunicative e dei linguaggi propri di ciascuno di tali canali”.

Elemento confermato dalle sintesi effettuate da chi era presente alla presentazione dei risultati,  che, a titolo di curiosità, pare aver colpito gli organizzatori stessi che hanno sbagliato l’hashtag ufficiale dell’evento, #sma2011, inserendo l’anno passato.

Senza il giusto messaggio, senza la giusta strategia ed approccio di comunicazione, che si tratti di informazione giornalistica o di comunicazione d’impresa, Twitter, come tutti i mezzi, non è migliore del vecchio fax. Resta solo il nulla, più velocemente.

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