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Secondo l’analisi effettuata da Buzzdetector tra il 17 di ottobre ed il 2 di dicembre solo su Twitter 3756 persone hanno generato oltre 11mila tweet sul crowdfunding in corso a supporto dell’edizione 2014 del Festival Internazionale del giornalismo.

In questo momento sono 492 coloro che hanno dato un loro contributo effettivo per la raccolta di fondi. Mancano all’appello, almeno, 3200 persone. Se siete tra questi mettetevi una mano sulla coscienza ed una sul portafoglio.

Se ciascuno dei 3200 che hanno tweettato ma non hanno ancora contribuito versasse 14 euro [cifra ragionevolmente modesta e sensata poichè è #ijf14] si raccoglierebbero 44800 € permettendo così di arrivare a oltre 82mila euro; cifra molto vicina all’obiettivo dei 100mila.

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La Differenza tra Notizie e Informazione

Il digitale ha completamente stravolto, rivoluzionato come si suol dire, l’ecosistema dell’informazione. Twitter, newswire per eccellenza, è fonte primaria di notizie per i giornalisti stessi che vi attingono abbondantemente. La notizia è di per se stessa commodity, prodotto indifferenziato di scarso valore per il quale, rebus sic stantibus, le persone mostrano una bassissima propensione ad un riconoscimento economico, a pagare per ottenerla.

Notizia Tweet

Come riuscire dunque  a dare valore aggiunto, attrarre la giusta attenzione delle persone e [sperare di] ricavarne un introito è una delle domande di fondo a cui dare una risposta.

La metafora delle conchiglie suggerita da Annamaria Testa è illuminante in tal senso. Proviamo a guardare le due immagini sotto riportate immaginando di passeggiare in una spiaggia. Nel primo caso si presterebbe poca, o nulla, attenzione alle conchiglie sparse sull’arenile, forse, addirittura, le si calpesterebbero con noncuranza. Nel secondo caso  invece, credo non possano esserci dubbi al riguardo, ci si soffermerebbe, la nostra attenzione ed il nostro interesse per le conchiglie che formano un cuore sarebbe naturale, probabilmente scatteremmo una fotografia da condividere sui social network.

Ecco è questa l’immagine mentale. Il trattamento informativo tradizionale non è più valido, o quantomeno non crea un livello di interesse ed attenzione sufficiente a valorizzarlo. Il valore aggiunto sta nel dare forma e senso alla notizia. Questa è la differenza tra notizie e informazione.

Conchiglie Sparse

Conchiglie Cuore

Per approfondire, vale assolutamente il tempo investito nella lettura, l’articolo pubblicato in questi giorni su Nieman Journalism Lab: “Connecting the dots”

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2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indicato nelle “tre C”: Convergenza, Coinvolgimento e Citizen Journalism  le priorità di intervento, i key pillars per il settore editoriale nel 2013.  Dovendo fare un bilancio il risultato, ahimè, è complessivamente negativo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett strategici di intervento si è visto complessivamente, soprattutto per quanto riguarda il panorama nazionale, davvero poco; al massimo qualche, goffo, tentativo, sperimentazioni una tantum abbandonate tanto frettolosamente quanto intraprese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le priorità non siano cambiate e rilancio inserendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedicato, o almeno o provato a dedicare, spazio tutte le volte che è stato possibile per alimentare il dibattito, il confronto professionale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In primis le metriche sono fondamentalmente incentrate sul valore, o presunto tale, generato per l’inserzionista come [di]mostra la prevalente focalizzazione su utenti unici e pagine viste. Metriche prevalentemente quantitative che, da un lato, trascurano elementi essenziali comunque di valore per gli investitori pubblicitari e, dall’altro lato, non misurano  l’impatto giornalistico, il valore delle proposte informative della testata per la società nel suo complesso. Aspetto tutt’altro che trascurabile se si conferma che il giornalismo e l’informazione sono un pilastro fondamentale per le democrazie.

Inoltre, le metriche prevalentemente in uso non hanno possibilità di essere rese omogenee rispetto alla versione tradizionale, cartacea, dei quotidiani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore anche online.  In questo caso, se questo elemento di misurazione fosse applicato sia all’online/digitale che alla carta stampata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Collavorare [no, non è un refuso] sul tema è un must poichè è evidente la deriva qualitativa che gli attuali criteri generano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rimedio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

Whore

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Edicola Italiana: Il Flop è Servito?

Le indiscrezioni circolate a fine settembre parrebbero confermate. Nella primavera del 2014 dovrebbe vedere la luce, siamo ormai al sesto forse settimo annuncio di lancio, “Edicola Italiana“, consorzio costituito da Caltagirone Editore, Gruppo 24 ORE, Gruppo Editoriale L’Espresso, La Stampa, Mondadori e RCS MediaGroup al fine di consentire agli utenti di acquistare e leggere quotidiani e magazine, o abbonarsi a giornali e riviste preferiti in formato digitale.

Secondo quanto ha dichiarato Fabrizio Carotti, Direttore Generale della Federazione Italiana Editori Giornali, nominato Presidente del consorzio, “Gli editori italiani sono consapevoli che il futuro dell’industria dell’informazione passa attraverso l’innovazione digitale e, con l’iniziativa di EDICOLA ITALIANA, fanno un significativo passo avanti in questa direzione. È importante sottolineare come, a fronte di azioni a livello globale di operatori che mettono a disposizione a caro prezzo servizi di distribuzione dei contenuti giornalistici digitali, gli editori italiani, operando in stretta collaborazione, stiano ora offrendo alternative di pari qualità tecnologica e facilità d’uso”.

Sul significato di consapevolezza dell’innovazione digitale basti vedere, da un lato, i tempi biblici di realizzazione della piattaforma per immaginare quante e quali controversie e guerre di quartiere abbia dovuto  affrontare il progetto  annunciato in pompa magna nel marzo 2012 e poi alla fine dell’anno scorso quando si tornò a parlarne e, dall’altro lato, verificare come sulla tracciabilità delle vendite, a cui sono legati per decreto legislativo [*] i finanziamenti ai giornali per il 2013,  di fatto non abbia visto la luce neppure nel corso di quest’anno. Aspetto quest’ultimo sul quale mi chiedo dunque su quali basi verranno liquidati i finanziamenti.

A questo si aggiunga che se si osservano i dati di Francia e Spagna per iniziative simili a quella di Edicola Italiana non si può certo parlare di successo.

Oltralpe esistono tre piattaforme che distribuiscono, che vendono le copie digitali di quotidiani e periodici. Relay, che vende 158 titoli e appartiene a una società dell’editore Lagardère, Lekiosk, che peraltro è presente anche sul mercato italiano, ed ePresse. Secondo quanto dichiarato da OJD, l’equivalente della nostrana ADS, nel totale le copie digitali del primo semestre del 2013 hanno rappresentato il 9% degli esemplari venduti a pagamento.

In Spagna, Orbyt, che è molto più simile al consorzio della nascente Edicola Italiana, realizza numeri davvero ridotti ed, anche in questo caso, è tutt’altro che un successo di vendite come certifica la OJD della penisola iberica.

Da non trascurare infine che spesso le vendite sono effettuate a prezzi davvero ridotti se non addirittura seguendo la formula “all you can eat”.

Edicola Italiana: Il flop è servito?

Game Over Loser

[*] Come stabilito dal decreto legge di metà maggio dell’anno scorso, successivamente convertito con al cune modifiche dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonche’ di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicita’ istituzionale

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La Fiducia è Una Cosa Seria?

La fiducia è una cosa seria recitava in conclusione lo spot di una nota marca di formaggi la cui mollezza richiama, anche nel nome, il deprimente stato della nostra nazione.

Se già dai risultati del 47° rapporto del Censis emergeva con chiarezza come per il 70% della popolazione [71% nei giovani] “gli apparati dell’informazione tradizionale tendono a manipolare le notizie”, la conferma arriva ora dai risultati dell’indagine Demos & Pi sui mezzi di informazione.

Dalla sintesi dei risultati pubblicati ieri emerge con chiarezza  come sia la Rete, per coloro che la utilizzano evidentemente, sia il mezzo dove l’informazione è più libera e indipendente. La televisione è un medium non  fazioso per poco più di un quinto degli italiani mentre i quotidiani lo sono per poco più del 10% degli intervistati. I settimanali sono il mezzo con la peggior reputazione.

Informazione e Libertà Demos Dic 2013

In calo costante la fiducia nei confronti dei principali telegiornali e canali all news, ad eccezione di Rai News24. Lo stesso dicasi per i programmi di approfondimento, ad esclusione di Report.

Tra i programmi televisivi di informazione che godono di maggior fiducia spicca Striscia la Notizia che, seppur anch’esso in calo, gode del credito del 53.9% degli italiani. Un valore superiore a tutti i TG tranne quello del terzo canale RAI.

La fiducia è una cosa seria?

Evoluzione Canali di Informazione

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La Specializzazione Paga

Sono stati diffusi all’inizio di questa settimana i dati ADS con le vendite, secondo quanto dichiarato dagli editori, di ciascun quotidiano.

Human Highway, da quando ADS ha iniziato, al principio di quest’anno, a pubblicare anche le copie digitali sta facendo un utile servizio di raccolta e visualizzazione dei dati.

Nella lettura dei dati pubblicati alcune avvertenze d’uso possono essere di ausilio per la corretta interpretazione degli stessi. Come mostra la tabella sottostante, i due quotidiani che vendono il maggior numero di copie digitali, «Il Sole24Ore» e «Il Corriere della Sera», hanno una incidenza non trascurabile delle vendite in bundle, in abbinamento carta+digitale, che per il quotidiano di Confindustria pesano il 37.5%% del totale delle copie digitali, e per la testata di [ex?] Via Solferino rappresentano il 18.3%.

- Fonte: ADS Ottobre 2013 / Clicca per Ingrandire /

– Fonte: ADS Ottobre 2013 / Clicca per Ingrandire –

Non sono trascurabili nemmeno le vendite di copie multiple digitali che per i due quotidiani economico- finanziari e per i due “big players”[Corsera & Repubblica] hanno un-incidenza significativa rispetto al totale.

Osservando il trend di vendite delle copie digitali dal gennaio 2013 ad oggi si nota come siano «Il Sole24Ore», primo in assoluto con 103mila copie [pari al 40% del totale delle vendite] e «Italia Oggi», i cui valori di abbonamenti digitali sono ormai quasi pari a quelli per la versione cartacea, i due quotidiani che mostrano la maggior dinamicità ed  ed il maggior tasso di crescita mentre per tutte le altre testate dopo lo sprint iniziale è “calma piatta”

Resta un caso da osservare con attenzione «L’Unione Sarda» che pur avendo la sola edizione online⁄digitale a metà prezzo vende la stragrande parte delle copie in bundle, in abbinata, con il ritiro della copia cartacea in edicola.

La carta rinforza il digitale [e viceversa] e la specializzazione paga?  Parrebbe proprio di si.

- clicca per accedere alla versione interattiva -

– clicca per accedere alla versione interattiva –

A margine si segnala che i dati ADS con la spaccatura per provincia, che consentono di verificare le numerose distorsioni del sistema, sono fermi a dicembre 2012 e dopo tale data è  disponibile solo il dato del totale Italia. Gatta ci cova?  Approfondiremo a breve.

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Impenetrabile

eMarketer ha pubblicato la penetrazione di Internet nelle principali nazioni del vecchio continente, Italia compresa, prendendo come parametro coloro che utilizzano la Rete almeno una volta al mese; quindi anche che ne fa un uso sporadico.

Dai dati forniti, che sono coerenti con molte altre indagini e dunque affidabili, emerge come il nostro Paese sia il fanalino di coda, l’ultimo in Europa per utilizzo del Web da parte della popolazione. Situazione che, vedendo le proiezioni da qui al 2017, non pare cambierà nel medio periodo.

Penetrazione Internet Europa per Nazione

Osservando i dati nell’area dedicata all’agenda digitale europea si vede come su tutti gli indicatori relativi all’utilizzo di Internet l’Italia sia abbondantemente al di sotto della media UE27 e, ovviamente, di riflesso, ben sopra per quanto riguarda coloro che invece non utilizzano la Rete.

Internet Usage Chart Italy

– clicca per ingrandire –

Siamo ben al di sotto degli altri Paesi praticamente in tutti i parametri: dall’utilizzo dei servizi in rete [inclusa la lettura di quotidiani online] a e-Government ed e-Commerce.

I motivi di fondo sono legati al livello di alfabetizzazione informatica della popolazione italiana rispetto alla media dei 27 stati membri ed indicano con chiarezza l’analfabetismo dilagante nel nostro Paese, anche, sotto il profilo della capacità di utilizzo dell’ICT. Non si può non rilevare come la scuola sia completamente assente nel processo di formazione in tal senso.

Si tratta di aspetti macro che all’ora di valutare le oggettive prospettive di sviluppo di business nel medio periodo – anche in ambito editoriale – legate alla Rete ed al digitale devono essere tenute ben presenti prima di costruire ipotesi senza fondamento.

Impenetrabili, Ignoranti e Immobili, devono essere queste le tre i di cui parlava il Ministro dell’Istruzione di qualche Governo fa, se non ricordo male.

-  clicca per ingrandire -

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Bonus track: “Internet Monitor 2013: Reflections on the Digital World” raccolta di eventi chiave e tendenze a livello internazionale. Da leggere.

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4 Chiacchiere a Casa di Zuck

Puntuale come ogni anno è stato rilasciato ieri “Facebook Stories 2013” , sintesi di argomenti, luoghi ed avvenimenti più condivisi sul popoloso, e popolare, social network. Oltre ai trend globali viene fornito il dettaglio di 15 nazioni del mondo tra le quali figura l’Italia a testimonianza della rilevanza del nostro Paese all’interno di Facebook.

Gli avvenimenti più importanti a livello globale sono prevalentemente dedicati alla sfera relazionale delle persone. Spiccano le relazioni amorose intraprese, o concluse, nel corso dell’anno, nuove amicizie, nascite e lutti. L’uomo è un animale sociale e Facebook ne fotografa egregiamente l’essenza.

Avvenimenti Facebook Stories 2013

Per quanto riguarda le principali registrazioni in tutto il mondo nel 2013 in specifico riferimento al nostro Paese spicca Piazza San Marco a Venezia tra i luoghi più popolari in cui le persone attraverso Facebook Places hanno segnalato la loro presenza.

Nel complesso sono i parchi di divertimenti, ed in particolare le diverse location di Disneyland, ad essere tra i luoghi più gettonati del pianeta. Deve essere probabilmente in tal senso che va interpretata la presenza di Reeperbahn ad Amburgo, celebre via nel quartiere di St. Pauli famosa in tutto il mondo per i suoi locali e negozi prevalentemente a luci rosse; non resta che sperare che, almeno, si sia fatta attenzione a non postare fotografie che prima o poi ci si potrebbe amaramente pentire di aver condiviso.

Luoghi Facebook Stories 2013

Tra gli argomenti più discussi per quanto riguarda l’Italia è l’attualità a dominare la scena con Lampedusa al primo posto tra gli argomenti più popolari seguita dalle elezioni politiche. Non manca il gossip con Balottelli al terzo posto ed il “Royal Baby”, l’ultimo nato della famiglia reale britannica, al quarto. Sarebbe interessante entrare in maggior profondità e dettaglio analizzando il “sentiment” sui 10 temi più discussi e condivisi.

In tutte le altre nazioni del vecchio continente per le quali è fornito il dettaglio spicca sempre al primo posto il calcio con FC Bayern per la Germania, PSG in Francia, Real Madrid in  Spagna, mentre il nazionalismo britannico, si conferma con il tennista Andy Murray, il primo del suo Paese a vincere un titolo del Grande Slam dal 1977, in  cima alla classifica ben prima del neonato reale. Forse dovremmo ricrederci, in fondo non siamo poi così male come spesso crediamo di essere.

Argomenti Italia Facebook Stories 2013

In termini di tendenza globale è Papa Francesco l’argomento più discusso, contrariamente a quanto avviene in Italia dove hanno generato maggior dibattito le dimissioni del suo predecessore che non il suo insediamento e le sue opere.

Facebook ha prodotto anche un breve filmato della durata di poco più di due minuti che riassume in maniera emozionale le storie del 2013. Vale la pena di notare che il filmato originale è stato caricato su Vimeo e non su YouTube, piattaforma del grande rivale, di Google, e che il social network, che vive di condivisioni e commenti, ha disabilitato la possibilità di inserire un proprio commento al video; peccato che subito dopo qualcuno invece l’abbia messo su YouTube dove invece è possibile commentare. Anche questi aspetti fanno parte delle storie del 2013 e molto probabilmente degli anni a venire.

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I Consumi Mediatici degli Italiani

È stato presentato venerdì 7 dicembre il 47° rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese, dell’Italia. I risultati sono liberamente scaricabili, previa registrazione, sul sito web dell’istituto di ricerca socio-economica. All’interno del rapporto, come ogni anno, è contenuto un capitolo che analizza i consumi mediatici degli italiani e la loro evoluzione. Per ciascun medium viene riportato l’utilizzo considerando una frequenza di almeno una volta alla settimana.

Si conferma il ruolo intramontabile della televisione, che continua ad avere un pubblico di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione, con un rafforzamento però del pubblico delle nuove televisioni: +23.6% di utenza complessiva per le tv satellitari rispetto al 2012, +16.3% la web tv e quasi triplica [+272%] la mobile tv.

Cala del 4.4% la lettura di quotidiani [cartacei] a pagamento, mentre crescono del 2.4% i quotidiani online, che però hanno una penetrazione per meno della metà di quelli tradizionali come emergeva anche dalla mia analisi. La penetrazione dei siti d’informazione è superiore a quella dei quotidiani online e si assesta al 34.3% della popolazione del nostro Paese [contro il 43.5% dei quotidiani tradizionali] con una crescita del 3.9% rispetto al 2012.

In una nazione dove [sigh!] quasi la metà della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno, il consumo di e-book triplica rispetto all’anno precedente e raggiunge una penetrazione del 5.2% della popolazione.

La tavola di sintesi sotto riportata riassume i dati per mezzo e la loro evoluzione. Per facilitare la lettura ho evidenziato alcune voci.

Consumi Mediatici Censis 2013

Nel web domina la consultazione dei motori di ricerca che operano anche da aggregatori di notizie, come Google [al 46,4% di utenza per informarsi nel 2013], così come salgono gli impieghi di Facebook [37,6%] e YouTube [25,9%] come fonte di notizie. Praticamente raddoppiano l’utenza le app informative per smartphone e tablet attestandosi al 14,4%, e di Twitter, passato dal 2,5% al 6,3%. Calo non trascurabile dei siti web di informazione, scesi dal 29,5% del 2012 al 22,6% nel 2013, dei quotidiani online [21,8% Vs 20%] e dei siti web dei telegiornali [17,4% Vs 12,9%].

Ancora più evidente la dinamica se si analizza il dettaglio per fasce di età. Gli strumenti di informazione preferiti dai giovani d’età compresa tra i 14 e i 29 anni, oltre ancora una volta a i telegiornali, sono: Facebook [71%], i motori di ricerca [65,2%] e YouTube [52,7%]. Tutti gli altri mezzi, eccetto i giornali radio al 40,2% , sono molto lontani dalla soglia del 50%.

È la conferma della bocciatura sonora dei nativi digitali del nostro Paese, anche, nei confronti dei quotidiani online. Un campanello di allarme non trascurabile. Forse prima di portare i quotidiani in classe qualcuno tra gli editori parrebbe aver bisogno di ripetizioni sul coinvolgimento dei giovani. Qualche idea al riguardo, se posso dirlo, credo di averla.

Consumi Mediatici per età Censis 2013

Una parte delle motivazioni della relativa attuale inconsistenza dei quotidiani online viene fornita dalla parte qualitativa della ricerca del Censis che indaga le opinioni degli italiani sull’informazione nel nostro Paese.

Emerge come per il 70% della popolazione [71% nei giovani] “gli apparati dell’informazione tradizionale tendono a manipolare le notizie”. È forte la consapevolezza sul valore del giornalismo partecipativo, con il 57% che dichiara che “chiunque è testimone di un evento può fare informazione” e del superamento del sistema tradizionale d’informazione per oltre un terzo della popolazione. Opinione, vissuto, che arriva oltre il 44% per i giovani, per i nativi digitali.

L’inadeguatezza del trattamento informativo prescinde dalla piattaforma attraverso la quale viene erogata. Il problema non è che i giovani non leggono i quotidiani cartacei. Il problema è che non riconoscono, o riconoscono solo in minima parte, la suddivisione tradizionale di ciò che è informazione e di chi sia titolato a farla e, evidentemente, non apprezzano il trattamento che le testate tradizionali fanno della stessa.

Il problema è il contenuto ed il contenitore, anche online. Proverò ad approfondire a brevissimo utilizzando un’interessantissima metafora sulle conchiglie suggeritami da Annamaria Testa pochi giorni fa. Stay tuned.

Opinioni Informazione Censis 2013

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Commenti Chiarificatori

Ieri ho pubblicato un articolo di critica ad un’iniziativa lanciata da «Il Giornale». Le critiche non sono piaciute ad uno dei due reporter che realizzeranno, se si raggiungerà la soglia stabilita di raccolta fondi, uno dei servizi di “Gli occhi della guerra”. Il caso vuole proprio quello dal titolo più esilarante, paradossale: “Libia, il nostro petrolio è in pericolo servono 5000 euro”.

Il signor Gian Micalessin, “perde le staffe”, nonostante voglia immaginare che un reporter di guerra con un curriculum di tutto rispetto debba essere abituato a situazioni di stress emotivo, e la mette sul personale scrivendo nei commenti:

A Pier Luca Santoro alias “Il Giornalaio” non varrebbe la pena di rispondere. E’ uno dei tanti inetti del web che invece di “fare” sputa sulle iniziative degli altri. Rispondendogli so di attribuire ai suoi commenti un rilievo che non hanno. Ma vorrei ricordare un dettaglio. Il sottoscritto, Fausto Biloslavo, e Toni Capuozzo testimonial di Occhi della Guerra, lavorano da trent’anni nel campo del reportage a livello internazionale. “Il Giornale” è una testata nazionale di cui uno può condividere o meno le posizioni, ma che offre un punto di vista sulla realtà. Quali sono i meriti professionali del signor Santoro? Cos’ha fatto nella sua vita oltre a vantare una collaborazione con un fantomatico osservatorio del giornalismo europeo? Probabilmente nulla. Cari amici del web prima di criticare e sputare sentenze imparate a “fare”. E imparate una regola del giornalismo chiamare e chiedere l’opinione di tutti. Anche di quelli che intendete attaccare.

Per quanto riguarda ciò che io ho fatto nella mia vita professionale si rimanda alla sezione about, che evidentemente non è stata letta con sufficiente attenzione ma solo per trovare chi vi fosse a firma dell’articolo visto che mi si cita per nome e cognome, e, se d’interesse, al profilo Linkedin per maggiori dettagli. In riferimento all’European Journalism Observatory credo sia sufficiente visitare la pagina del sito web dedicata ai partner, tra cui spicca, uno per tutti, il Reuters Institute for the Study of Journalism dell’ Università di Oxford, per eliminare i dubbi pour cause del Micaselin.

Ciò premesso, rassicura, in caso di bisogno, la chiarificazione offerta dal reporter sullo spirito reale del crowdfunding, che secondo le dichiarazioni dovrebbe essere di costruire un rapporto più diretto con i lettori grazie al Web. Web contro il quale, in almeno due passaggi, si spara a pallettoni chiarendo con efficacia quale sia il reale vissuto.

Al Micalessin fa eco, in un altro commento, Luca Pautasso, che secondo quanto si legge sul suo profilo Twitter è social media editor per una trasmissione di La7, e che paradossalmente, nonostante il suo lavoro, parla di “socialqualunque 2.0”.

Sono commenti chiarificatori che confermano le reali intenzioni di un’iniziativa, mal congegnata, per recuperare visibilità da parte del giornale di famiglia, e di  quanto profonda sia, anche in questo caso, la distanza tra dichiarato ed il vissuto e il realizzato.

Grazie per la conferma all’ipotesi di lavoro. Keep trying.

Keep Trying

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