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L’Infobesità è Causata dai Social Network

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory si parla di infobesità.

W. Russell Neuman, professore di studi della comunicazione alla University of Michigan,  Eszter Hargittai, professore associato di studi della comunicazione alla Northwestern University, e Olivia Curry, assistente alla ricerca presso la  Northwestern University, hanno pubblicato sulla rivista statunitense «The Information Society» i risultati del loro studio “Taming the Information Tide: Information Overload in the American Home”. Una sintesi del risultati è stata resa disponibile recentemente dalla Northwestern University che ha concesso al sottoscritto, per conto appunto dell’European Journalism Observatory, copia integrale della ricerca.

Emerge, lo anticipo, come per le persone l”information overload non sia vissuto complessivamente come un problema ma sia invece l’eccesso di condivisioni, di informazioni non richieste sui social network ad infastidire. Aspetto che anche altre ricerche confermano.

Se già l’anno scorso c’era chi sosteneva che il problema era mal posto e che invece di information overload fosse necessario parlare di information overconsumption, di sovraconsumo informativo, Clay Shirky sostiene che si tratti di utilizzare i giusti filtri. Filtri che, come suggerivo ieri, possono essere, anche, quelli delle piattaforme, degli strrumenti, di content curation.

Pare dunque che l’infobesità non sia un problema ma che sia il consumo compulsivo e l’eccesso di condivisioni di informazioni ad esserlo. C’è da rifletterci.

Buona lettura. [Comment is free]

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Infocalypse

L’avvento dell’era digitale ha provocato un esplosione della comunicazione e dell’informazione. La crescita di internet, la televisione 24/h e la telefonia mobile fanno si che attualmente ciascuno di noi attualmente riceva un numero di informazioni 5 volte superiori rispetto  al 1986.

Lo studio statunitense pubblicato pochi giorni fa su Science Magazine, segnalato dal Telegraph, rende molto bene l’idea del fenomeno utilizzando la metafora proprio dei giornali. Allo stato attuale riceviamo una quantità giornaliera di informazioni pari a 174 quotidiani e ciascuno di noi mediamente produce, in termini di comunicazione ed informazione, l’equivalente di 6 giornali al giorno.

Sono dinamiche ottimamente sintetizzate dal grafico pubblicato dal Washington Post che ne documenta mezzi e dimensioni.

In queste condizioni la vera sfida è su come attrarre a sè, al proprio messaggio, alla propria comunicazione ed al proprio mezzo  l’attenzione dell’utenza, come suggerisce Steve Rubel quando parla di “attentionomics“, riferendosi esattamente alle attenzioni ed alle modalità da utilizzare nell’era del decadimento dell’attenzione.

In un mondo di informazioni infinite il bisogno di soggetti autorevoli che selezionino, rielaborino ed aggreghino contenuti è sempre più pressante. La capacità di farlo concretamente soddisfacendo quest’area di bisogno, ed al tempo stesso l’innato bisogno di socialità dell’uomo e della notizia, è la sfida che si pone per la creazione di valore aggiunto e del relativo riconoscimento/ritorno economico in ambito editoriale.

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Consumo, Produzione & Sovraccarico Informativo

Dopo il recente rapporto di Pew Internet sul tempo dedicato alla fruizione di informazioni, arriva da Ipsos Explorer la conferma sull’incremento del tempo dedicato ai media.

Secondo quanto riportato, le persone dedicano ormai più del 50% del loro tempo al consumo di media.  L’incremento del tempo dedicato è di oltre un’ora al giorno  negli ultimi due anni poichè dai dati emerge come non vi sia sostituzione ma integrazione e quindi, in termini di tempo dedicato, una maggiorazione.

L’infografica realizzata da Exponentialedge riassume il proliferare di fonti e mezzi d’informazione, documentandone sinteticamente l’esplosione.

Il rischio di uno scorrere troppo rapido di informazioni che trasformi la ricchezza teorica disponibile nell’economia della disattenzione è concreto. L’elaborazione di nuovi strumenti che consentano di affrontare, di gestire, il sovraccarico di messaggi è sempre più urgente.

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