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Communications Market Report 2010

Ofcom, organismo anglosassone equivalente all’ AGCOM [Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni], ha rilasciato il 19 di questo mese la settima edizione del rapporto annuale sul mercato delle comunicazioni in Gran Bretagna.

Il Communication Market Report 2010 consta di ben 377 pagine ed analizza con profondità e dettaglio ogni media, ogni mezzo di comunicazione, fornendo un panorama del mercato di riferimento davvero particolareggiato ed esaustivo.

Ho selezionato alcuni dei dati di sintesi che mi sono sembrati più interessanti, che maggiormente mi sono parsi in grado di stimolare la riflessione ed il confronto sul panorama mediatico, concentrando i commenti sull’area relativa alla carta stampata.

La televisione continua ad essere il mezzo principale ed in generale i media tradizionali tengono in termini di penetrazione della popolazione. La carta stampata complessivamente ha una penetrazione di circa il 50% che sale all’80% su base settimanale.

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Lo stato di crisi e la disaffezione dei lettori nei confronti della carta stampata emerge con chiarezza esaminando la tendenza delle variazioni relativamente a quali mezzi i cittadini sentirebbero una maggiore mancanza. Come evidenzia il grafico di sintesi sottostante, la stampa risulta essere il media che ha il peggior rapporto, del quale con minor difficoltà i consumatori-lettori potrebbero prescindere. Questo si acutizza nella fascia di popolazione in età tardo adulta che rappresenta complessivamente “lo zoccolo duro” di questo mezzo.

Si evidenzia, inoltre, come per la fascia d’età 16-24 anni i videogiochi rappresentino il media che riscuote maggior affezione.

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La collocazione della stampa nel quadrante in basso a destra, relativo ad alta importanza ma basso livello di attenzione, è un altro campanello di allarme sull’appeal del mezzo sia del rapporto con i lettori che in riferimento alla relazione con gli investitori pubblicitari.

Sotto questo profilo la soluzione presentata ieri potrebbe rappresentare un importante contributo sia per i contenuti informativi che per le proposte di comunicazione pubblicitaria, soprattutto per [ri]avvicinare i giovani.

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Oltre a raccomandare inevitabilmente la lettura completa del documento, sono di assoluto interesse, a mio avviso le considerazioni espresse da Silvia Cobo, giornalista presso la Fundació Escacc , che giustamente rileva come l’analisi delle diverse fasce orarie di consumo dei media debba essere tenuto in considerazione nella progettazione di nuovi prodotti editoriali.

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La reputazione on line dei quotidiani italiani

Italia Oggi ha commissionato ad Act Value l’analisi della distribuzione dei commenti positivi e negativi on line per cinque quotidiani della nostra nazione.

Utilizzando uno strumento messo a punto dalla società di consulenza, sono stati monitorati i commenti degli internauti relativamente a “Il Fatto”, “Il Giornale”, “Libero”, “L’Unità” e “La Repubblica”. Al momento dello scandaglio di blog e social networks “il Fatto” non era ancora approdato in edicola ma era presente solo sul web con “L’Antefatto”.

Dall’analisi effettuata sul sentiment dei navigatori, “Il Giornale” è il quotidiano che maggiori critiche raccoglie su internet, mentre “Il Fatto” è quello che ottiene maggiori consensi. La tendenza degli “opposti estremismi”, peraltro, sta attualmente premiando entrambe le testate che, secondo le prime anticipazioni sulle diffusioni dei quotidiani a novembre, hanno tendenze più che positive.

Se Facebook possa o meno essere ritenuto lo specchio della rete è opinabile, quel che appare certo è che i gruppi di sostenitori e detrattori presenti sul celeberrimo social network confermano complessivamente la tendenza generale seppur con accenti meno spiccati. Il popolo di Facebook sicuramente ama meno “Libero” ed il suo direttore rispetto alla media degli internauti.

Visti i risultati al di là di ogni aspettativa registrati dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro si comprende con facilità quale sia la concretezza ed il valore della reputazione on line; come dicevano i latini fama nihil est celerius [nulla è più rapido dei “rumors”].

Sotto questo profilo, resta la curiosità di sapere lo scoring assegnato da Act Value al quotidiano che ha commissionato la ricerca che purtroppo non sono stati resi noti.

Anche su You Tube “Il Fatto” è il quotidiano che riscuote maggiori consensi con commenti positivi alla maggioranza dei video pubblicati dalla testata in questione che ottengono anche un ampio numero di visualizzazioni [oltre 38mila].

Complessivamente, nonostante lo “strapotere” di Travaglio & Co, la testata che ha un maggior equilibrio è “L’Unità” di Concita De Gregorio che raccoglie commenti positivi e negativi praticamente in egual misura ottenendo così indirettamente il riconoscimento di un buon equilibrio nella linea editoriale basato anche sulla scelta di non dare al “gossip politico” gli spazi che molti altri quotidiani hanno invece concesso.

Difficile entrare in maggior dettaglio per mancanza purtroppo di dati approfonditi.

Se dopo le recenti analisi sulle dinamiche ed il valore del passaparola favorito dai quotidiani ci si [pre]occupa anche della reputazione on line credo si stia finalmente procedendo nella giusta direzione.

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Consumo di informazioni: Media Classici & New Media

In occasione del convegno organizzato dall’ Ordine dei Giornalisti della Lombardia sul futuro del giornalismo sono stati presentati i risultati della ricerca “ Gli internauti italiani e il consumo di informazioni tramite ‘media’ classici e ‘new media’ ” realizzata da AstraRicerche per conto dell’ordine.

La completezza dei dati resi disponibili [grazie!] e la qualità degli stessi, congiuntamente alla specificità dei riferimenti alla realtà italiana ed all’attualità del tema ne fanno un indicatore importante per il mercato editoriale nel suo complesso.

La ricerca è stata svolta a fine luglio su un campione di 805 individui con accesso ad internet, per la raccolta delle in formazioni è stato utilizzato il metodo Cawi. Il campione è stato stratificato secondo le più rilevanti discriminanti socio demografiche e dovrebbe essere rappresentativo di una popolazione di oltre 16 milioni di individui [pari al 49% dei 15 – 55enni]. Le prime 12 slide della presentazione, che consta di ben 719 diapositive nella versione integrale, sono, doverosamente dedicate a questo aspetto. Mi auguro di aver rassicurato, tra gli altri, Massimo Mantellini al riguardo, anche se alcune perplessità ed incongruenze permangono.

Alcune informazioni di base, seppur rilevanti, come premessa all’approfondimento del tema:

  • Il 21% del campione non utilizza mai quotidiani specializzati per informarsi, per contro il 23% li utilizza da un minimo di tre a tutti i giorni. Complessivamente vi è una ripartizione abbastanza equilibrata con il 48% di non users, il 29% di light users ed il 23% di heavy users.

  • L’utilizzo di quotidiani nazionali è ovviamente molto più diffuso. Solo l’8% dichiara di non utilizzarli mai. [R]Esiste uno zoccolo duro di 6,3 milioni di persone – 38,9% – che fa un utilizzo intensivo dei quotidiani generalisti nazionali. Per i quotidiani locali/regionali si salirebbe al 40,5%.

  • La penetrazione dei periodici specializzati è certamente inferiore e solamente un 11% ne fa un utilizzo intenso. I non specializzati crollano addirittura al 7%. Pare dunque che il ruolo informativo della stampa periodica sia minimo.

  • I canali televisivi nazionali vengono utilizzati quotidianamente come fonte d’informazione dal 63% degli intervistati. Gli heavy users sono oltre il 76%. Forse troppo sottovalutate e svalutate, le televisioni locali sono fonte d’informazione quotidiana per il 32% del campione, gli heavy users sarebbero complessivamente il 47%.

  • La radio non è solo fonte di svago per il 48% dei rispondenti che la utilizza quotidianamente per informarsi.

  • Raggiunge l’83% di utilizzo quotidiano quale fonte d’informazione internet. Aspetto che probabilmente deve tener conto del fatto che sono stati intervistati solo i soggetti con accesso al web. Gli heavy users sono circa il 90% .

  • Il telefonino, appendice indispensabile dell’italiano, è fonte quotidiana d’informazione per il 48% della popolazione di internauti.

  • In termini di frequenza [numero medio di volte alla settimana] il ranking dei media è:

    • Internet: 6.2

    • Tv Nazionali: 5.2

    • Radio: 4.4

    • Telefono cellulare: 3.7

    • Tv Locali: 3.3

    • Quotidiani Locali/Regionali: 2.9

    • Quotidiani Nazionali: 2.8

    • Quotidiani Specializzati: 1.7

    • Periodici Specializzati: 1.1

    • Periodici non specializzati: 0.8

Utilizzo Media per informarsi

Si ricorda che i dati sin qui riportati si riferiscono alla “versione tradizionale” [off line] dei mezzi citati, con l’eccezione di internet per definizione.

Complessivamente mi pare si confermino i dati emergenti anche da altre fonti/ricerche.

Telefonino e Televisioni Locali sono media che pare non siano utilizzati adeguatamente rispetto alle potenzialità che la ricerca gli attribuisce. I quotidiani lo sono davvero per una fascia minore della popolazione di internauti. Potrebbero essere questi aspetti sui quali lavorare.

Oltre agli aspetti quantitativi sin qui citati, sono di assoluto interesse i dati rispetto al vissuto delle notizie, i contenuti qualitativi emergenti dalla ricerca che dovrebbero essere, tra l’altro, quelli che consentono di intervenire, di differenziarsi e di [re]agire alla attuale crisi.

Quali sono dunque le caratteristiche di maggior rilevanza in un mezzo di comunicazione di massa quando lo si utilizza per avere delle notizie?

La ricerca [ed in questo Finzi dimostra la sua esperienza e professionalità] identifica le aree e gli items che vanno a costituire il profilo d’immagine ideale delle informazioni/notizie.

Nonostante il web ed il telefonino [in particolare gli smartphones in prospettiva – neppure troppo lontana] facciano dell’immediatezza e della disponibilità uno dei propri punti di forza il maggior peso viene dato ai contenuti mentre l’aspetto di servizio viene posto in secondo piano. Si segnala che la voce/item “che sia espressione della mia comunità locale” raccoglie solo il 6,7% dei consensi collocandosi al penultimo posto della graduatoria; l’ hyperlocal journalism sembra davvero marginale anche in prospettiva.

Il grafico sottostante sintetizza i primi quattro citati in ordine di rilevanza.

Profilo di Immagine ideale delle notizie

Nella ricerca si identifica e si assegna uno scoring all’indice di professionalità/affidabilità auspicato, indice di chiarezza/velocità/comodità, indice di divertimento [assolutamente ininfluente], indice di originalità/aggressività [che, in epoca di diffusioni infeltrite, non interessa ad oltre il 64% dei rispondenti], indice di eticità auspicata, indice di coerenza, indice di autonomia/indipendenza, indice di buona presentazione.

Per tutti gli indici indicati tra il 45 ed il 55% dei rispondenti esprime un giudizio negativo nei confronti della stampa periodica e quotidiana. Per i profili di immagine degli altri media vi rimando inevitabilmente alla lettura della ricerca ed alle interessantissime tavole di sintesi e confronto tra i diversi media [diapositive n° 490 – 526] che consentono in un colpo d’occhio di comprendere aree di forza e di debolezza dei diversi mezzi.

La mappa sottostante ne riprende i risultati sintetizzandoli.

Profili di Immagine media a confronto

La ricerca prosegue analizzando con buona profondità il mondo delle notizie on line nei suoi diversi mezzi, focalizzandosi, in particolare sulla frequenza di utilizzo delle fonti di informazione su internet.

Siti e portali generalisti sono le fonti d’informazione più consultate seguiti dai siti raggiunti di volta in volta tramite un motore di ricerca; solo al terzo posto le edizioni on line [i siti web] dei quotidiani. Potrebbe spiegarsi anche così la guerra in corso, anche nel nostro paese, con Google.

I blog sembrano essere “un affare di famiglia”, con la consultazione di blog di amici/conoscenti che supera di gran lunga quella di personaggi noti ed ancor più dei giornalisti. Probabilmente prevale in quest’ambito la logica di rete e la comunicazione tra pari che molti giornalisti devono ancora comprendere ed apprendere.

Blog audience

Nella parte conclusiva della ricerca si arriva dunque a quello che pare [against all odds] essere il tormentone del momento: il pagamento -o la disponibilità a pagare – delle notizie on line.

Attualmente, pare, che il 4,4%, pari a 700mila individui su base nazionale, sia iscritto ad un servizio internet con accesso a pagamento quale la possibilità di scaricare in formato pdf il proprio quotidiano ed un ulteriore 4,2% sarebbe iscritto a delle alert via sms. Sinceramente mi sfugge come si giunga ai 3 e rotti milioni di persone che pagherebbero le notizie; ed, ancor più, non mi pare che venga definito il quantuum, lasciando così la potenziale intenzione d’acquisto in termini davvero troppo vaghi per poterci sviluppare un ipotesi di lavoro sensata.

Interessante la lettura dei cinque cluster [tipologie] di utenti/lettori che Astra Ricerche identifica nella parte finale del documento prodotto. Materiale strategico da utilizzare da parte degli editori e dei giornalisti che pare ne abbiano sempre maggior necessità, sul quale tornerò, focalizzandomi su questo aspetto specifico, nei prossimi giorni.

Sarebbe, infine, importante poter verificare almeno con la stessa profondità l’altra metà del cielo, quel 45% della popolazione italiana che internet non lo usa mai, che vissuto ha e che dieta multimediale segue. Tra due giorni è in consegna il Media Monitor di Eurisko, chissà mai che riesca a reperire i dati ed a tracciare così un panorama davvero completo del consumo di informazioni e del time budget multimediale nella nostra nazione.

Ah, dimenticavo. Il bollino blu? Una trovata d’impatto per accontentare il committente. Finzi annovera indubbiamente anche queste abilità tra i suoi skills; definiamolo disordine creativo.

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