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Analisi della Diffusione Sociale sull’Attentato a Brindisi

Sono trascorse esattamente due settimane dal giorno dell’attentato a Brindisi e, purtroppo, nonostante le riprese delle telecamere di sicurezza l’attentatore non è stato ancora consegnato alla giustizia.

La notizia della bomba davanti alla scuola è stata una giornata buia dell’informazione italiana per il trattamento effettuato da quasi tutti i principali quotidiani nazionali come testimonia sia il richiamo del garante della privacy che quello del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, che recentemente ha avviato tre procedimenti disciplinari sulla questione.

Una questione non soltanto etica ma di responsabilità sociale frutto della ricerca dello scoop ad ogni costo che, ahimè, si sta ripetendo anche in occasione del terremoto che ha colpito l’Emilia e la provincia in cui risiedo.

Con l’amico Giacomo Fusina, titolare di Human Highway, società di ricerche che ha sviluppato UAC Meter, strumento di monitoraggio della social popularity delle notizie  e delle fonti d’informazione, abbiamo deciso di concentrare l’analisi sull’attentato del capoluogo pugliese per verificare l’impatto del tragico fatto.

L’elaborazione, basata sui dati raccolti da UAC meter dal 19 al 27 maggio, mostra lo sviluppo temporale delle condivisioni, la progressione per giorno e ora del numero complessivo di condivisioni degli articoli prodotti sul tema.

Complessivamente su Facebook, Twitter e [per quel che vale] Google Plus, vi sono state 200mila condivisioni della notizia. Le tre fonti maggiormente citate sono state, in ordine di numero di mention, «La Repubblica» con 98 articoli citati, «Il Corriere della Sera» con 66 ed «Il Fatto Quotidiano» con 49.

Le tre testate da sole pesano il 65% del totale delle condivisioni di articoli sulla notizia. L’articolo che ha avuto la maggior partecipazione sociale, di «La Repubblica», ha ottenuto 66.168 condivisioni.

Cliccando sull’immagine sottostante avrete accesso ad altre informazioni supplementari, che per sintesi ho tralasciato, nonchè alla versione interattiva e personalizzabile dell’elaborazione realizzata.

Benvenuti nell’era della distribuzione sociale dei mezzi di massa.

A margine, sempre in tema di condivisioni, si segnala quanto pubblicato da Nieman Lab relativamente al peso, al valore dei “bottoni” di Twitter all’interno dei siti d’informazione.

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Correlazioni: Il Dato è Tratto

A complemento e completamento della visione che emerge dalle elaborazioni realizzate nell’ultima settimana, sollecitato da una mail a commento dei dati, inviatami da un professionista del settore di cui ho stima e considerazione,  ho deciso di paragonare i dati precedemente prodotti relativamente all’online con quelli delle vendite  [edicola + abbonamenti pagati] dei quotidiani nella loro versione cartacea.

Obiettivo dell’analisi verificare il mercato contendibile, quello di chi va a comprare in edicola ed ha la possibilita’ di scegliere una qualunque testata, e ogni volta che compra un giornale fa una scelta, come avviene altrettanto ogni volta che punta un browser ad un indirizzo di un sito web di un quotidiano online.

L’elaborazione realizzata si basa sui dati aggiornati a settembre di quest’anno per le edizioni online, mentre i dati delle vendite sono aggiornati a luglio 2011. Il totale del mercato è riportato a 100 in maniera “fittizia” per rendere il più omogeneo possibile il confronto tra i due segmenti che sappiamo essere molto più articolati e complessi di quanto rappresentato dalla tabella di sintesi sottoriportata. In base a questa, minima, precisazione metodologica, per inquadrare i contorni generali è possibile contestualizzare meglio il panorama generale e le singole specificità.

Complessivamente, tra le testate prese in considerazione, si evidenzia, ad esclusione di  «Gazzettino» e «Messaggero», entrambi dello stesso gruppo editoriale [Caltagirone], andamento negativo per le vendite della versione cartacea alle quali corrisponde invece positività per numero di utenti unici che accedono al sito web corrispondente alla medesima testata.

L’andamento negativo dei quotidiani tradizionali è confermato, anche se solo in forma aggregata, dai dati FIEG che sono aggiornati a settembre 2011.  Seppure in maniera meno accentuata rispetto ad altre nazioni, anche in Italia dunque si assiste ad un  progressivo spostamento verso l’online. Tendenza che, visti dati di permanenza sul sito e per singola pagina, al momento, a mio avviso si concentra sui lettori deboli di quotidiani tradizionali, su coloro, per dirla in una battuta, che comunque già prima non compravano quotidianamente il giornale in edicola.

Sono portato a ritenere che invece per gli “heavy users”, per chi fruisce di informazione con continuità, si tratti di duplicazione, di sovrapposizione tra piattaforme diverse, anche, in funzione di momenti diversi della giornata. E’ una sensazione, un’ ipotesi di lavoro, che pare essere confermata dallo share, dalla quota che ciascuna testata ha nei due formati.

Proprio dall’analisi dello share sulle diverse piattaforme emerge come «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera» siano molto sopra la loro quota di mercato cartaceo, beneficiando sia di  investimenti realizzati in ambito digitale certamente superiori alle altre testate che del fatto di essere generalisti e nazionali.

A livello di singola pubblicazione si evidenzia, da un lato, la forza relativa del «Fatto Quotidiano» in Rete con una quota quasi doppia rispetto all’edizione cartacea e, dall’altro lato, un allineamento “perfetto” tra edizione digitale e cartacea del «Sole24Ore» contrariamente a quanto avviene per gli altri quotidiani presi in considerazione.

Forse il dato più interessante che emerge dall’analisi realizzata è relativo a come, complessivamente, l’informazione online sia decisamente più concentrata rispetto a quella cartacea con le prime 4 testate che raccolgono il 65% degli utenti contro il 49% delle vendite. Una concentrazione che contribuisce a spiegare ulteriormente la difficoltà di emergere da parte delle nuove iniziative editoriali, dei cosidetti “superblog”. Sotto questo profilo sembrerebbe dunque che la vantata pluralità della Rete sia distante dalla realtà delle cose. Aspetto che, evidentemente, impatta direttamente non solo sulla qualità dell’informazione ma anche sulle prospettive di ottenere ricavi dall’online da parte degli “outsider”.

Se a commento dei dati Audiweb sono state mosse perplessità da più parti, personalmente resto decisamente più dubbioso sull’attendibilità dei dati Audipress che ho incluso nella tavola di sintesi che che preferisco, per questo motivo, astenermi dal commentare.

Sempre in  tema di commenti, in conclusione, ancora una volta, ogni commento è gradito, auspicato, nonchè gratuito.

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La Repubblica & Il Social Media Marketing

Il 2 giugno il quotidiano “La Repubblica” ha lanciato l’iniziativa a sostegno del voto ai referendum di domenica prossima: “Io vado a votare: Passaparola”.

Si tratta di una campagna che è possibile classificare nell’ambito del social marketing, o cause related marketing che dir si voglia, che coniuga, appunto, una causa, una motivazione sociale, ad un obiettivo d’impresa.

Il 28 maggio infatti, “Il Fatto Quotidiano” annunciava trionfalmente il superamento di mezzo milione di fan su Facebook. Nell’articolo venivano riepilogati il numero di fan degli altri principali quotidiani nazionali Repubblica inclusa che, secondo quanto riportato, contava quel giorno 365.293 fan.

E’ quasi certamente questo l’obiettivo di quella che in qualche modo è possibile definire come una contromossa del quotidiano diretto da Ezio Mauro, incrementare il numero di sostenitori su Facebook. Non a caso, nella pagina dedicata all’iniziativa [promossa anche in home page] sotto il logo disegnato da Altan, che si viene incitati a condividere, viene riportato con grande evidenza, tutto maiuscolo e in colore rosso, l’invito a diventare fan di Repubblica sul celebre social network.

Se su Twitter parrebbe che l’impatto della campagna sia limitato, la ricerca su Google all’interno dei blog restitusce circa 50mila risultati.

Per quanto riguarda specificatamente Facebook, ho monitorato il numero di fans sulla pagina del quotidiano rilevando, a questo momento, 383.143 fans. Un incremento di oltre 16mila utenti rispetto ai dati del 28 maggio e di poco meno di 1500 rispetto allo stesso momento di ieri quando avevo visionato il loro numero.  Il post   dedicato all’iniziativa ha ottenuto 1579 “likes” e 112 commenti. Continuerò a monitorare quotidianamente il numero di fan aggiornando quest’articolo con i nuovi dati sino al giorno del voto.

Pare dunque che l’iniziativa, ad eccezione di Twitter, che comunque ha una bassa penetrazione sia in assoluto che in riferimento specifico all’Italia, stia funzionando. Una volta incrementato il numero di fan e raggiunta una massa critica significativa resta il problema di come “sfruttare”, di come relazionarsi adeguatamente con queste persone, di quali obiettivi darsi e di come mantenerli attivi convertendoli in visitatori fedeli del sito del quotidiano. Non vi è dubbio che sia questa la parte più rilevante di una campagna di social media marketing di un quotidiano, e dunque anche di Repubblica.

Se fossi chiamato infine ad esprimere una mia personale raccomandazione, suggerirei di integrare questa presenza con la realizzazione di una piattaforma sociale proprietaria. In tal senso il miglior esempio, ad oggi, di gestione attiva delle relazioni con l’utenza in ambito editoriale, dal quale trarre spunto, è Eskup di “El Pais” che rinforza sia il brand della testata che il rapporto con l’audience.

Inutile dire che, al di là della sintetica analisi svolta, il 12 giugno personalmente non vi è dubbio che io vada certamente a votare.

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Posizionamento Libero

Libero, secondo quanto pare emergere dall’editoriale in prima pagina quest’oggi, punta sullo stesso concept, sul medesimo posizionamento del “Fatto Quotidiano”, peccato per quei 5 milioni di euro di contributi statali che rendono davvero poco credibile le affermazioni del quotidiano organo del partito monarchico come ricordava lo stesso Belpietro qualche tempo fa.

Vuoti di memoria che partoriscono posizionamenti liberi. Auguri!

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Cinguettii Quotidiani

Twitter nel nostro paese è un fenomeno relativamente modesto nei numeri, con valori assoluti e penetrazione dell’utenza nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Facebook.

E’ una realtà che, se applicata specificatamente ai quotidiani, diviene ancor più limitata con soltanto il 16% dei giornali italiani che ha un account ufficiale su Twitter come rilevato dal monitoraggio effettuato prima di quest’estate.

Utilizzando questo strumento ho voluto verificarne  le tendenze attualizzandole rispetto alle precedenti indagini.

Per semplicità di lettura mi sono concentrato sui principali quotidiani generalisti. E’ stato escluso <<Il Sole24Ore>> poichè con oltre 20 account distinti diviene molto difficile da censire.

E’  <<La Repubblica>> il giornale nazionale con il maggior numero di followers, mentre la miglior tendenza negli ultimi tre mesi è quella registrata per <<Il Fatto Quotidiano>> con un incremento quasi al raddoppio.

Complessivamente tutti i quotidiani presi in considerazione hanno un trend estremamente positivo con tassi di crescita che, partendo da valori assoluti relativamente contenuti, sono davvero importanti.

- Elaborazione "Il Giornalaio" -

- Elaborazione "Il Giornalaio" -

Con uno stato dell’informazione sul web, che anche nel nostro paese ha ormai un peso rilevante, è proprio il successo del “Fatto” che dovrebbe indurre a riflettere circa l’opportunità offerta da una presenza corretta, inserita all’interno di una più ampia strategia di relazione con l’utenza,  su una piazza virtuale comunque significativa quale è Twitter.

Se si vuole che le persone parlino delle notizie e dei giornali, promuovendoli dunque, non esiste altra alternativa che non sia quella di divenire significativi, nell’accezione più ampia del termine, per loro.

Anche per le imprese del comparto editoriale è giunto il momento di rovesciare i paradigmi, abbandonare identità precostituite ed ingaggiare la conversazione partendo dall’ascolto attento dell’utenza, della comunità di riferimento.

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Update: Grazie al confronto sorto su FriendFeed, relativamente ai dati pubblicati ed alle relative implicazioni, due integrazioni rispetto a quanto pubblicato stamattina.

1) Gli account Twitter @corriereit & @gazzettait NON sono ufficiali ma importano i feed rss dai rispettivi siti dei due quotidiani.

2) Grazie alla segnalazione di FedericaB del tool che mi ha consentito di effettuare l’approfondimento all’analisi di stamane relativamente a sovrapposizione degli utenti, dei followers, del <<Fatto Quotidiano>> e dell’ <<Antefatto>> sottoriportata.

Emerge come vi sia una sovrapposizione di circa 7mila utenti e dunque l’utenza totale ammonta a 23.960 utenti unici.

Non mancherò di approfondire ulteriormente nei prossimi giorni. Sfido chiunque ad affermare che la conversazione è inutile, superflua.

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Il fatto selettivo

Dopo la campagna di preemption svolta ottimamente della quale avevo parlato a suo tempo, da domani sarà in edicola il nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro.

“Il Fatto” sarà in vendita ad un prezzo di vendita di 1,20 € per sei giorni alla settimana [no lunedì] nel formato 31×45. Il quotidiano sarà distribuito da m-dis che ne curerà la diffusione, logistica e , pare, le attività promozionali in tutta Italia.

Gli abbonamenti percepiti effettivamente sono stati 27mila, dei quali 3mila hanno prenotato ma non pagato; di questi circa il 60% ha scelto la versione pdf da scaricare dal web. Probabilmente sia i 120 euro di risparmio [ 100 € vs. 220 della versione cartacea] che la promozione svolta fondamentalmente on line con l’Antefatto hanno inciso su questa dinamica.

Nella fase di lancio il quotidiano avrà una “diffusione mirata” in circa il 50% delle edicole [15mila su 37mila per l’esattezza] di aree selezionate. La tiratura dovrebbe aggirarsi intorno alle 85mila copie.

Visto che l’Emila R. dovrebbe essere coperta per intero mi riservo di tornare sull’argomento dopo aver visto fisicamente il quotidiano.

La politica di distribuzione selettiva e la campagna di comunicazione pre lancio svolta ne fanno un caso da seguire con attenzione nelle sue – speriamo – evoluzioni.

fiducia il fatto

Ovviamente al di là delle logiche distributive e promo-pubblicitarie, le firme – i giornalisti – ed il modello societario di finanziamento dell’iniziativa costituiscono ulteriore motivo di interesse e lettura del quotidiano che sulla carta [letteralmente] ha tutte le chance per ottenere ulteriori successi oltre a quelli già riscossi, fose, inaspettatamente in fase di pre lancio.

Si segnala, infine, che pare che Repubblica, La Stampa e L’Unità omettono – ad oggi – di parlare del nascente quotidiano. Anche questo costituisce un fatto selettivo.

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