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Secondo l’analisi effettuata da Buzzdetector tra il 17 di ottobre ed il 2 di dicembre solo su Twitter 3756 persone hanno generato oltre 11mila tweet sul crowdfunding in corso a supporto dell’edizione 2014 del Festival Internazionale del giornalismo.

In questo momento sono 492 coloro che hanno dato un loro contributo effettivo per la raccolta di fondi. Mancano all’appello, almeno, 3200 persone. Se siete tra questi mettetevi una mano sulla coscienza ed una sul portafoglio.

Se ciascuno dei 3200 che hanno tweettato ma non hanno ancora contribuito versasse 14 euro [cifra ragionevolmente modesta e sensata poichè è #ijf14] si raccoglierebbero 44800 € permettendo così di arrivare a oltre 82mila euro; cifra molto vicina all’obiettivo dei 100mila.

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Festival del Giornalismo, il Punto della Situazione

L’annuncio del possibile annullamento per l’edizione del 2014 del Festival del Giornalismo ha suscitato grande clamore ed ottenuto un ampio sostegno con l’intervento diretto, via Twitter, di soggetti del calibro di Emily Bell, Steve Buttry, Eric Carvin e molti altri ancora.

Buzzdetector ha tracciato le conversazioni di quello che ha catalogato come il tweet-movimento a sostegno di #ijf14 che raggiungono il loro apice il giorno dell’incontro pubblico trasmesso in diretta streaming lunedì 21.

#ijf14 Nodi All’incontro di lunedì, al quale non avevano partecipato le istituzioni pubbliche messe sotto accusa dagli organizzatori del Festival, è seguita la “contro-conferenza” di mercoledì da parte di Bracco e Cernicchi, assessori alla cultura di Regione e Comune e principali “imputati” del possibile annullamento della manifestazione, che nel corso dei loro interventi hanno declamato a più riprese il valore dell’evento, pur togliendosi qualche “sassolino” dalle scarpe, ed invitato caldamente gli organizzatori a restare a Perugia.

Appello che non è rimasto inascoltato e che porterà ad un secondo incontro aperto sabato 2 novembre, forse anticipato al 29 di ottobre [vedremo], al quale però questa volta dovrebbero partecipare anche le istituzioni. Insomma un minimo di dialogo, seppur per il momento a distanza, sembra ristabilirsi e le possibilità non solo che veda la luce l’edizione 2014 del Festival ma che resti nella sua sede nativa, Perugia, sembrano altrettanto prendere corpo.

Personalmente credo che il Festival per il 2014 debba farsi a Perugia fondamentalmente per motivi logistici. Ricercare Alberghi e sale in un’altra location sarebbe un ulteriore sforzo che credo aggraverebbe ulteriormente il già faticoso compito di organizzazione più generale. A questo si aggiunga che la città, oltre alla splendida cornice paesaggistica che offre, consente di racchiudere l’evento in 500 metri, aspetto non trascurabile sia, ancora una volta, sotto il profilo logistico che per quanto riguarda quello relazionale, “sottoprodotto” non trascurabile della manifestazione.

Si è parlato molto in questi giorni di crowdfunding come possibile soluzione per reperire i fondi in alternativa alle offerte economiche del pubblico giunte in extremis, apertamente rifiutate dagli organizzatori.   Ritengo che l’operazione di crowdfunding abbia senso in termini di immagine ma vadano valutati anche i costi – a cominciare dalla necessità di aprire una società in USA/UK se si vuole fare attraverso kickstarter – ed anche il possibile impatto negativo nel caso la raccolta non avesse successo; un rischio quest’ultimo che personalmente non ritengo troppo remoto come fa temere, seppur con le dovute differenze, il caso della campagna lanciata da «Il Manifesto» che a 6 giorni dalla sua chiusura pare lontana dall’obiettivo di raccolta stabilito.

Crowdfunding che ovviamente è comunque complementare a quello della corporate sponshorship, delle sponsorizzazioni da parte dei privati, che comunque hanno rappresentato il 75% dei ricavi per l’edizione 2013, relativamente alle quali il ritorno d’immagine sarà ancora superiore rispetto agli altri anni, non ho dubbi, per l’aurea di “mecenatismo” che caratterizzerà il loro intervento e per il fatto che sicuramente ijf14 farà parlare ancor più di se questa edizione per le vicende di cui si parla in questi giorni oltre che per la qualità, ed il valore sotto il profilo della comunicazione d’impresa, della manifestazione.

Se il giornalismo, l’informazione, sono un bene pubblico per una democrazia, comunque vada a finire va un plauso agli organizzatori per aver spostato il dibattito dalle stanze dei bottoni a quello del confronto pubblico. Il coraggio della coerenza delle proprie idee è merce rara di questi tempi e non può che essere apprezzato.

Avrei, se posso, anche altre considerazioni sulla questione ma preferisco attendere l’esito del secondo incontro prima di esprimermi ulteriormente. Per il momento null’altro da aggiungere se non i vostri commenti, contributi e integrazioni al punto della situazione sul Festival Internazionale del Giornalismo.

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Festival Internazionale del Giornalismo: Stay on Top

Nella mattinata di ieri, come ormai certamente molti sapranno, è arrivato l’annuncio da parte di Arianna Ciccone e Christopher Potter della decisione di cancellare l’edizione 2014 del Festival Internazionale del Giornalismo.

La questione ha suscitato immediatamente un grande clamore ed è stata ripresa da tutti i principali mezzi d’informazione del nostro Paese, ed anche all’estero da The Poynter Institute, che però si sono limitati fondamentalmente a riportare la notizia, in maniera più o meno estesa, senza commentarla. Unica eccezione virtuosa l’articolo di Marco Pratellesi che accenna al perchè gli organizzatori non riescano a reperire i fondi per dar vita alla manifestazione più importante d’Italia, e probabilmente d’Europa, sul giornalismo del futuro ed il futuro del giornalismo.

Arianna e Chris

Nell’articolo di Christopher Potter si dice che l’International Journalism Festival nell’edizione di quest’anno è stato realizzato con un budget di 400mila € in larga parte coperti da sponsor privati. Per quello che sono le cinque giornate  di lavoro con ospiti internazionali di elevatissima professionalità si tratta di una somma incredibilmente contenuta che rende ancora più onore agli organizzatori.

Si pensi che solo per avere la tappa finale del Giro d’Italia quest’anno il comune di Brescia avrebbe versato una cifra compresa tra i 500 ed i 700mila €. Si pensi non solo alle sagre ed alle manifestazioni semi clandestine a cui fa cenno Pratellesi, che complessivamente assorbono un fiume di denaro,  ma anche ad eventi recentemente conclusi o ancora in essere che ottengono sponsorizzazioni sia dal pubblico che dai privati, dalle imprese, per importi che si aggirano intorno agli 800mila € per arrivare addirittura sino ai tre milioni di euro [chi ha orecchie per intendere intenda], ed a molto altro ancora.

Sarubbi

Che l’assessore alla cultura della regione Umbria si svegli all’improvviso dal torpore da cui pare essere stato colto nell’ultimo biennio, e che ottenga la giusta risposta da parte degli organizzatori del Festival, non sorprende ahimè.

Sorprende invece che ci siano aziende che non colgono il valore delle giornate di lavoro e l’opportunità di comunicare ad un pubblico tanto importante quale è quello dei partecipanti ai lavori ed alla “conversazione” che questi generano.

E’ questa anche un’altra delle facce oscure del “belpaese”, mondo di belle dichiarazioni e cattive pratiche, e bene ha fatto la coppia anglo-napoletana a non accettare compromessi sulla qualità dell’evento ed a sollevare apertamente la questione.

Se gli articoli firmati da Arianna Ciccone e Christopher Potter sono titolati “Festival Internazionale del Giornalismo: stop at the top”, non a caso questo invece afferma “stay on top”.

Lunedì alle 11 sarò presente all’incontro all’hotel Brufani, ma una cosa posso dirla sin d’ora, il Festival Internazionale del Giornalismo nel 2014 si farà con il giusto budget che consenta almeno di mantenerne inalterata la qualità a costo di fare da chauffeur, se necessario ed utile, agli organizzatori per reperire nei tempi richiesti le risorse necessarie.

Il Festival Internazionale del Giornalismo will stay on top. E’ una promessa.

Bell

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